Vedere ciò che è Nascosto
Alcune persone, per
giustificare i propri capricci o le proprie fughe, affermano che il matrimonio uccide
l’amore. Ma questa è una visione superficiale, priva di radici nella saggezza.
Lo Zohar insegna che il matrimonio non è la tomba dell’amore, bensì la sua
dimora segreta, il luogo in cui l’amore può elevarsi dal livello istintivo al
livello divino. Il matrimonio non uccide l’amore: lo uccide soltanto
l’incapacità di vedere nell’altro la scintilla del Divino Nascosto.
Quando un uomo e una donna si
uniscono, non sono soltanto due corpi che si incontrano: sono due mondi, due
Sefirot che cercano di armonizzarsi. L’uno deve imparare a contemplare
nell’altro non un semplice compagno, ma una emanazione del mondo superiore, un’anima
che porta in sé un raggio dell’Infinito. Solo così l’amore diventa degno di
durare, perché si radica non nella carne, ma nello spirito.
Se invece ci si aspetta che
sia il corpo fisico a soddisfare e a sostenere l’amore, allora sì, esso
svanirà. Perché il corpo è come un vestito: si consuma, cambia, si deteriora.
Lo Zohar dice che il corpo è “una candela senza fiamma” quando è separato dall’anima.
Quando un uomo muore, ciò che resta è un involucro; e la moglie, pur amandolo,
non può trattenerlo accanto a sé, perché ciò che amava non era la carne, ma la
vita che la carne ospitava, la luce sottile che ora è tornata alle sue origini.
Ciò che si ama veramente è
ciò che è vivo, e ciò che è vivo è l’anima. L’anima è movimento, è rinnovamento
continuo, come l’acqua che scorre nei canali segreti della Creazione. Il corpo
invecchia, ma l’anima — quando è nutrita — si rinnova senza fine. Per questo lo
Zohar paragona l’amore autentico all’acqua della Sefirà di Chesed, che fluisce
senza mai esaurirsi.
In una coppia, ciascuno deve
imparare a cercare nell’altro questa acqua vivente, questa sorgente
inesauribile che sgorga dal mondo interiore. È lì che risiede la vera unione,
lo zivug sacro: non nell’incontro dei corpi, ma nell’incontro delle anime che riconoscono
l’una nell’altra la propria radice divina.
Quando due esseri si amano in
questo modo, il loro amore non solo non si consuma, ma cresce, si raffina, si
trasforma. Diventa un ponte tra i mondi, un atto creativo che partecipa
all’armonia cosmica. Perché, come dice lo Zohar, “l’amore che nasce dallo spirito
non conosce fine”, poiché appartiene alla dimensione in cui nulla muore e tutto
si rinnova.
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