mercoledì 27 maggio 2026

Vedere ciò che è Nascosto

 Vedere ciò che è Nascosto

Alcune persone, per giustificare i propri capricci o le proprie fughe, affermano che il matrimonio uccide l’amore. Ma questa è una visione superficiale, priva di radici nella saggezza. Lo Zohar insegna che il matrimonio non è la tomba dell’amore, bensì la sua dimora segreta, il luogo in cui l’amore può elevarsi dal livello istintivo al livello divino. Il matrimonio non uccide l’amore: lo uccide soltanto l’incapacità di vedere nell’altro la scintilla del Divino Nascosto.

Quando un uomo e una donna si uniscono, non sono soltanto due corpi che si incontrano: sono due mondi, due Sefirot che cercano di armonizzarsi. L’uno deve imparare a contemplare nell’altro non un semplice compagno, ma una emanazione del mondo superiore, un’anima che porta in sé un raggio dell’Infinito. Solo così l’amore diventa degno di durare, perché si radica non nella carne, ma nello spirito.

Se invece ci si aspetta che sia il corpo fisico a soddisfare e a sostenere l’amore, allora sì, esso svanirà. Perché il corpo è come un vestito: si consuma, cambia, si deteriora. Lo Zohar dice che il corpo è “una candela senza fiamma” quando è separato dall’anima. Quando un uomo muore, ciò che resta è un involucro; e la moglie, pur amandolo, non può trattenerlo accanto a sé, perché ciò che amava non era la carne, ma la vita che la carne ospitava, la luce sottile che ora è tornata alle sue origini.

Ciò che si ama veramente è ciò che è vivo, e ciò che è vivo è l’anima. L’anima è movimento, è rinnovamento continuo, come l’acqua che scorre nei canali segreti della Creazione. Il corpo invecchia, ma l’anima — quando è nutrita — si rinnova senza fine. Per questo lo Zohar paragona l’amore autentico all’acqua della Sefirà di Chesed, che fluisce senza mai esaurirsi.

In una coppia, ciascuno deve imparare a cercare nell’altro questa acqua vivente, questa sorgente inesauribile che sgorga dal mondo interiore. È lì che risiede la vera unione, lo zivug sacro: non nell’incontro dei corpi, ma nell’incontro delle anime che riconoscono l’una nell’altra la propria radice divina.

Quando due esseri si amano in questo modo, il loro amore non solo non si consuma, ma cresce, si raffina, si trasforma. Diventa un ponte tra i mondi, un atto creativo che partecipa all’armonia cosmica. Perché, come dice lo Zohar, “l’amore che nasce dallo spirito non conosce fine”, poiché appartiene alla dimensione in cui nulla muore e tutto si rinnova.

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