Il Silenzio
Nella vita spirituale, ciò
che viene chiamato “silenzio” non è un vuoto né un mondo muto. Nel linguaggio
dello Zohar, il silenzio è il luogo in cui la Parola nascosta dimora prima di
manifestarsi. È il grembo di Binah, la Madre superiore, dove ogni suono è
ancora potenziale, dove la voce non è ancora parola ma luce sottile che vibra
senza forma.
I saggi d’Oriente parlano
della “voce del silenzio”, e lo Zohar la chiama qol demamah daqqah, “voce di un
silenzio sottile”, la stessa che udì Elia sul monte Horeb. Non è un suono che
colpisce l’orecchio, ma una risonanza che tocca l’anima. È la voce che nasce
quando le acque superiori e inferiori si pacificano, quando le Sefirot trovano
equilibrio e l’uomo diventa un piccolo santuario.
Per chi sa ascoltare, il
silenzio – il vero silenzio – ha una voce, poiché esso è l’espressione della
vita, della pienezza della vita divina. Nel silenzio si percepisce il fluire
della Shefa, l’emanazione che scende dall’Infinito (Ein Sof) attraverso i mondi.
Il silenzio non è assenza, ma sovrabbondanza: è così pieno di luce che la
parola non può contenerlo.
La voce del silenzio è la
voce di Dio, ma non come un comando esterno: è la vibrazione dell’unità che
precede ogni dualità. Lo Zohar insegna che Dio parla nel silenzio perché la Sua
voce è troppo sottile per essere udita da chi è ancora prigioniero del rumore
interiore. Solo quando l’uomo placa le acque turbolente del proprio cuore –
rivolte, timori, bramosie – la voce divina può emergere come un sussurro che
illumina.
Questa voce può essere udita
unicamente in sé stessi, perché il luogo della rivelazione non è fuori, ma nel
punto più intimo dell’anima, dove risiede la scintilla divina (neshamah). La
voce di Dio si confonde con quella della nostra natura superiore, poiché in
realtà è la stessa voce: la parte dell’uomo che non è mai stata separata
dall’Infinito.
Essa può esprimersi solo
quando tutte le passioni tacciono. Quando il desiderio egoico si quieta, Malchut
– il regno, la nostra dimensione terrena – diventa trasparente alla luce delle
Sefirot superiori. Allora il silenzio non è più un’assenza, ma un incontro:
l’uomo ascolta e scopre che ciò che credeva silenzio era in realtà la Parola
eterna che da sempre lo chiama.
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