martedì 17 febbraio 2026
lunedì 16 febbraio 2026
Evitare di esternare il proprio malcontento
Evitare di esternare il proprio malcontento
Chi esterna continuamente il proprio malcontento attiva in
sé il Partzuf del Din, una configurazione interiore in cui la severità domina
senza la dolcezza di Chesed. In questo stato, la persona diventa un veicolo di
contrazione, restringimento, oscurità. Ovunque passi, lascia un’impronta di
tzimtzum non creativo, un restringimento sterile che sottrae luce invece di
generarla.
Il malcontento come moto di Ghevurah verso se stessi
Esiste tuttavia una forma di malcontento che i Maestri
considerano utile: quella rivolta verso sé stessi.
Quando l’uomo è insoddisfatto della propria condotta e
desidera elevarsi, egli risveglia Ghevurah della Kedushah, la severità santa
che purifica, delimita, raffina. In questo caso, il Partzuf attivato è Ghevurat‑Abba,
la forza del discernimento che separa il puro dall’impuro, il vero dal falso.
Ma quando il malcontento si dirige verso Dio, verso
l’esistenza o verso il mondo, esso scivola in Ghevurah della Sitra Achra, la
severità dell’altro lato, che non costruisce ma distrugge, non chiarifica ma
confonde.
La Kabbalah insegna che il volto dell’uomo è un microcosmo
delle Sefirot:
• lo sguardo
appartiene a Chokhmah,
• la voce a Binah,
• i gesti a Ze’ir
Anpin,
• l’espressione
complessiva a Tiferet.
Quando il malcontento domina, queste Sefirot si oscurano.
Lo sguardo si fa torvo perché la luce di Chokhmah non
scorre; la voce diventa dura perché Binah si è chiusa; i gesti si irrigidiscono
perché Ze’ir Anpin è contratto; il volto si incupisce perché Tiferet ha perso
la sua armonia.
L’uomo diventa così un piccolo Partzuf di oscurità, un volto
che non riflette più la Shekhinah ma la sua assenza.
Molti credono che criticare tutto e tutti sia segno di
intelligenza, di lucidità, di superiorità.
Ma nella visione cabalistica, questa è una forma di Ghevurah
non bilanciata, che si traveste da saggezza ma in realtà è solo frammentazione.
Le persone che vivono in questo stato non sono considerate
piacevoli perché la loro presenza attiva negli altri un moto di difesa: il loro
campo energetico è un continuo richiamo al giudizio, e l’anima umana cerca
naturalmente di evitarlo.
Come può la Shekhinah dimorare accanto a chi apre la bocca
solo per criticare, lamentarsi, recriminare?
La Shekhinah si posa dove c’è Chesed, dove c’è apertura,
dove c’è spazio per la luce.
Il lamento continuo, invece, crea un ambiente in cui la
Presenza Divina non trova luogo.
Il compito dell’uomo: trasformare il giudizio in
misericordia
Il lavoro spirituale consiste nel trasformare il malcontento
in discernimento, il giudizio in compassione, la severità in forza equilibrata.
È il Tikkun di Ghevurah in Tiferet, la rettificazione che
permette al giudizio di diventare bellezza, proporzione, armonia.
Chi impara a contenere il proprio malcontento non reprime la
verità: la eleva.
E diventa un luogo in cui gli altri possono respirare, un
piccolo santuario in cui la Shekhinah trova riposo.
domenica 15 febbraio 2026
I nostri sforzi contano più dei risultati
I nostri sforzi contano più dei risultati Zohar, Ari, Ramchal
Lo sforzo è il
movimento di Yesod che si tende verso Tiferet, come insegnato dall’Ari, che
descrive Yesod come il canale attraverso cui l’uomo eleva le sue scintille e
prepara i recipienti per il flusso superiore (Etz Chaim, Sha’ar Ha‑Kelalim). Il successo,
invece, appartiene al dominio di Keter, e nessuno può forzare Keter: esso si apre solo quando la misura è colma, quando il recipiente è purificato, quando il tempo è maturo. Per questo il successo può talvolta illudere, gonfiare l’ego, far credere che la luce appartenga a noi; mentre
lo sforzo ci mantiene umili, vigili, radicati nella verità del nostro cammino.
E anche quando lo
sforzo non produce alcun frutto visibile, esso non è mai vano. Il Ramchal
insegna che “ogni movimento dell’anima verso il bene crea un sentiero nei mondi
superiori” (Derech Hashem II:3), anche se l’occhio non lo vede. Ogni sforzo è
una scintilla che risale, un atto di Tikkun, un filo di luce che si aggiunge
alla trama dell’anima. Il Cielo non chiede di riuscire: chiede di partecipare
all’opera. Non chiede di vincere: chiede di essere presenti nel lavoro sacro
che ci è stato affidato.
Il successo non
dipende da voi, perché appartiene al dominio del Shefa, il flusso che discende
dall’Alto quando e come il Cielo ritiene opportuno. Gli sforzi, invece,
dipendono da voi, perché nessuno può compiere la vostra Avodah al vostro posto.
Così come nessuno può respirare per voi, nessuno può elevare le vostre
scintille interiori. L’Ari sottolinea che ogni anima ha radici e compiti unici,
e nessun’altra può sostituirla nel suo Tikkun (Sha’ar Ha‑Ghilgulim, introd. 11).
Il Cielo apre le porte, ma siete voi che dovete attraversarle.
E in verità, lo sforzo
stesso contiene la sua ricompensa. Ogni volta che orientate il pensiero verso
l’Alto, che fate un passo nella direzione della vostra rettificazione, la
vostra anima si illumina. Lo Zohar afferma che “un pensiero di santità crea un angelo
che lo accompagna” (Zohar II:244b). Anche se nulla cambia esteriormente,
qualcosa si trasforma nei mondi interiori: un canale si purifica, un nodo si
scioglie, una scintilla torna alla sua radice. La vita assume un colore diverso
perché voi siete diversi.
Per questo non dovete
imporre scadenze al vostro cammino. Le scadenze appartengono al mondo di
Malchut, ma la crescita dell’anima appartiene ai mondi superiori, dove il tempo
non è lineare. Il Ramchal spiega che la fretta spirituale è una forma di giudizio
che restringe i canali del Shefa (Mesillat Yesharim, cap. 9). Se fissate una
data per ottenere un certo risultato interiore, create tensione, contrazione,
aspettativa — e la contrazione impedisce al flusso di discendere. La crescita
spirituale è come un frutto dell’Albero della Vita: matura quando è il suo
tempo, non quando noi lo ordiniamo.
Lavorate dunque come
se aveste davanti l’eternità, perché l’anima appartiene all’eternità. Non
perché il cammino sia infinito, ma perché solo la calma dell’eternità permette
alla luce di discendere senza ostacoli. Prima o poi, inevitabilmente, ciò che
deve fiorire fiorirà.
Concentratevi sulla
bellezza dell’opera stessa, sulla dolcezza dell’Avodah, sulla gioia sottile che
nasce dal camminare verso la vostra radice. Dite a voi stessi:
“Poiché questo lavoro
è così luminoso e così prezioso, non mi preoccupo del tempo. Anche se ci
volessero secoli o millenni, continuerò a salire.”
In questo spirito,
ogni sforzo diventa già un atto di unione, e ogni passo diventa già una forma
di redenzione.
sabato 14 febbraio 2026
Arredate la vostra Casa Interiore
Arredate la vostra Casa Interiore
Dovete imparare a porre
l’accento sulle possibilità che vi offre il vostro mondo interiore, poiché è lì
che siete realmente immersi. La Cabalà insegna che l’essere umano vive
simultaneamente in due dimore:
• la casa esteriore, che corrisponde al mondo di Assiyah, mutevole e
soggetto a frammentazione;
• la casa interiore, che appartiene ai mondi di Yetzirah, Beri‘ah e
Atzilut, e che riflette la struttura delle Sefirot e dei Partzufim.
Quando l’uomo si limita a
guardare, ascoltare e toccare solo ciò che è esterno, egli rimane confinato
nella superficie di Malkhut, il livello più basso, dove la luce è minima e
spesso velata. Ma dentro di voi esiste un mondo più vasto, un palazzo interiore
che rispecchia il Mishkan e il Tempio superiore, e le cui ricchezze non avete
ancora imparato a valutare.
Quel mondo vi appartiene: è
il vostro Heichal, il vostro palazzo segreto. Ovunque andiate, esso vi
accompagna, perché è radicato nella vostra Neshamah, che non può essere
separata da voi. Il mondo esterno, invece, appartiene al dominio
dell’impermanenza: può offrirvi piaceri momentanei, ma anche delusioni
improvvise, poiché ciò che è fuori è soggetto ai cicli di costruzione e
distruzione.
Forse, per brevi momenti, si
può credere di aver realizzato qualcosa nel mondo esterno, ma subito dopo tutto
può svanire. Questo accade perché ciò che si costruisce solo in Malkhut non ha
radici nei mondi superiori.
Se cercate abbondanza e
completezza, sappiate che esse risiedono nei livelli più alti della vostra
anima, dove operano:
• Chesed: la generosità che espande;
• Ghevurah: la forza che ordina;
• Tiferet: l’armonia che unifica;
• Netzach e Hod: i due pilastri del movimento e della risonanza;
• Yesod: il fondamento che raccoglie e trasmette;
• Malkhut: la manifestazione, che riceve e dà forma.
Ancora non vi conoscete
davvero, perché ignorate di possedere in voi ciò che Dio ha deposto: ricchezze,
sapere e poteri che corrispondono ai mochin dei Partzufim superiori. È giunto
il momento di compiere uno sforzo per scoprire e utilizzare tali risorse,
affinché la vostra Malkhut interiore possa elevarsi e unirsi a Ze‘ir Anpin,
ricevendo luce e direzione.
Considerate questo esempio:
alcune persone hanno arredato con gusto la loro abitazione esteriore e
preferiscono rimanere nella loro casa bella e confortevole, piuttosto che
uscire nel caos del mondo. Altre, vivendo in una casa trascurata, cercano ogni
occasione per fuggire all’esterno.
Trasponiamo ora questa
immagine nel linguaggio dei mondi interiori.
Lo spiritualista è colui che
ha arredato il proprio mondo interiore come un Heichal armonioso:
• vi ha posto poesia (Tiferet),
• colori (Netzach),
• musica (Hod),
• ordine e purezza (Ghevurah),
• calore e apertura (Chesed),
• e un centro stabile (Yesod).
In quella casa interiore, che
riflette la struttura del Partzuf Ze‘ir Anpin, non manca nulla. Per questo egli
soffre quando è costretto a “uscire”, cioè a immergersi troppo nel mondo
esteriore, dove la luce è frammentata.
Chi invece non ha costruito
nulla dentro di sé, chi non ha elevato la propria Malkhut, cerca sempre
distrazioni esterne. E quando rimane solo con sé stesso, si annoia e si
intristisce, perché la sua casa interiore è vuota, come una Malkhut priva di
luce.
Qual è la condizione più
vantaggiosa?
Poiché notte e giorno siete
con voi stessi, non è forse più conveniente migliorare il luogo in cui vivete
interiormente?
Perché lasciare il vostro
mondo interiore in uno stato di abbandono, come una Malkhut senza mochin, una
casa con finestre rotte e pareti piene di ragnatele?
È giunto il momento di:
• abbellire (Chesed),
• ordinare (Ghevurah),
• armonizzare (Tiferet),
• vivificare (Netzach),
• purificare (Hod),
• stabilizzare (Yesod)
tutto ciò che è in voi.
Quando la vostra casa
interiore sarà così abbellita, non solo vi sentirete meglio, ma potrete anche
ricevere ospiti: gli spiriti luminosi, cioè le forze angeliche che
corrispondono ai livelli di Yetzirah e Beri‘ah. Essi saranno felici di
visitarvi, e talvolta decideranno persino di dimorare stabilmente in voi, come
mochin che si fissano nella vostra anima.
Allora la vostra Malkhut
diventerà un vero trono, un luogo degno della Presenza, e la vostra vita
interiore sarà una dimora in cui la luce superiore potrà risiedere senza
interruzione.
venerdì 13 febbraio 2026
Origine delle Sefirot nel Processo di Emanazione
Origine delle Sefirot nel Processo di Emanazione
Le Sefirot non sono entità metafisiche isolate, ma modalità
strutturate della relazione tra la Luce dell’Ein Sof e il desiderio creato. La
loro origine si colloca nel processo di Tzimtzum Alef, la contrazione iniziale
che permette l’emergere di uno spazio percettivo in cui la creatura può
esistere come distinta dal Creatore.
Dopo il Tzimtzum, la Luce dell’Ein Sof rientra nello spazio
vuoto sotto forma di Kav (linea), e la prima struttura che si forma è Adam
Kadmon, il prototipo dell’intero sistema delle Sefirot. In questo contesto, le
Sefirot sono:
• vasi (Kelim)
derivati dai Reshimot rimasti dopo il Tzimtzum
• luci (Orot) che
entrano nei vasi secondo la loro capacità di equivalenza di forma
La combinazione di Orot e Kelim genera la dinamica
fondamentale della percezione spirituale.
Il “punto nel cuore” (nekudat ha‑lev) è un Reshimo de‑Hitlabshut,
un’informazione
spirituale residua proveniente da stati precedenti dell’anima nel sistema delle incarnazioni (ghilgulim).
Quando una persona entra in contatto con la Luce attraverso
lo studio della Cabalà, la Luce agisce come Ohr Makif (Luce avvolgente), che:
• risveglia il Reshimo
• lo espande
• lo spinge a
richiedere un vaso più grande
Questo processo è analogo alla crescita di un seme: la Luce
non crea nulla di nuovo, ma attualizza ciò che è già potenzialmente presente.
Quando il punto nel cuore si espande, esso si articola in
dieci modalità di ricezione e dazione, che corrispondono alle dieci Sefirot:
1. Keter – volontà
superiore
2. Chokhmah – Luce
della saggezza
3. Binah – Luce della
comprensione, dazione
4. Chesed – espansione
benevola
5. Gevurah –
restrizione, giudizio
6. Tiferet –
armonizzazione
7. Netzach –
persistenza
8. Hod – risonanza,
eco
9. Yesod –
connessione, trasmissione
10. Malkhut – desiderio di ricevere, creatura
Quando queste dieci qualità si organizzano in un sistema
funzionale, formano un Partzuf. Un Partzuf è un’anima operativa, dotata di:
• Rosh (testa):
calcolo, intenzione, Masach (schermo)
• Toch (interno):
ricezione secondo il calcolo
• Sof (fine): ciò che
non può essere ricevuto
Il Partzuf è il vero “corpo” spirituale (Guf) della
creatura.
Nel mondo corporeo percepiamo attraverso cinque sensi, ma
nel mondo spirituale percepiamo attraverso dieci Kelim, che sono le Sefirot.
Ogni Sefirà è un modulo percettivo che permette alla Luce di essere sentita in
una forma specifica.
La percezione spirituale avviene attraverso:
• Ohr Yashar (Luce
Diretta): ciò che il Creatore vuole dare
• Ohr Chozer (Luce
Riflessa): ciò che la creatura restituisce attraverso il Masach
La vera percezione del Creatore avviene solo nella Ohr Chozer,
perché è la Luce che la creatura può ricevere con equivalenza di forma.
Per questo motivo, le Sefirot non sono semplici “attributi”,
ma configurazioni dinamiche di Luce Diretta e Luce Riflessa.
Ogni livello della realtà — dai mondi superiori fino alla
materia fisica — è strutturato secondo il modello delle dieci Sefirot. Questo
perché:
• ogni Reshimo
contiene una struttura decimale
• ogni Luce si veste
secondo dieci modalità
• ogni vaso si
articola in dieci capacità
Per questo motivo, ogni particella dell’universo, ogni
emozione, ogni pensiero e ogni stato spirituale è composto da dieci componenti,
anche quando non sono percepite come tali.
La Cabalà definisce il “raggiungimento del Creatore”
(hasagà) come la percezione delle Sue azioni nei nostri Kelim. Non percepiamo
l’essenza del Creatore (Atzmutò), ma:
• le modalità con cui
la Luce opera in noi
• le trasformazioni
che avvengono nei nostri vasi
• le reazioni del
nostro Masach alla Luce
Le Sefirot sono dunque le forme esteriori della Luce, così
come il comportamento di una persona è la forma esteriore della sua
interiorità.
Conoscere il Creatore significa conoscere:
• la misura della Luce
che entra
• la misura della Luce
che respingiamo
• la qualità dell’Ohr
Hozer che produciamo
• la struttura del
Partzuf che costruiamo
Quando tutte le Sefirot dell’anima si riempiono secondo il
calcolo del Masach, la creatura sperimenta uno stato chiamato Shlemut
(totalità). Questo stato non è emotivo, ma strutturale:
• il Rosh calcola
correttamente
• il Toch riceve
correttamente
• il Sof è
riconosciuto e accettato
• la Luce Diretta e la
Luce Riflessa sono in equilibrio
La totalità è la percezione che la creatura ha quando il suo
Partzuf è in equivalenza di forma con la Luce che lo riempie.
giovedì 12 febbraio 2026
Migliorarsi Tramite le Critiche
Migliorarsi Tramite le Critiche
Quando le critiche e le
calunnie vi raggiungono, e il cuore si oscura, non state semplicemente reagendo
a parole umane: state entrando in contatto con un movimento delle Sefirot
dentro di voi.
La vostra tristezza non nasce
dalle voci esterne, ma dal fatto che il vostro Kli, il vostro vaso, non era
ancora preparato a ricevere quella particolare configurazione di energia.
Nella via della Kabbalah
bisogna sapere che nulla accade fuori dall’Albero della Vita.
Ogni parola che vi ferisce è
una discesa di Ghevurah, la forza della severità, che scende per misurare la
vostra struttura interiore.
Perché stupirsi, allora, se
la vita vi presenta ciò che ogni anima deve affrontare nel suo cammino di
Tikkun?
Per quale motivo pensare che
proprio voi dovreste essere risparmiato da ciò che è inscritto nella dinamica
stessa delle Sefirot?
Fermatevi un istante e
contemplate:
• Keter vi invia la prova come possibilità di elevazione.
• Chokhmah vi offre l’intuizione che tutto è necessario.
• Binah vi mostra il lato doloroso, la contrazione, la percezione
della mancanza.
• Chesed desidera proteggervi, ma non può annullare ciò che serve alla
vostra crescita.
• Ghevurah appare come critica, giudizio, parola dura.
• Tiferet vi invita a trasformare la reazione in equilibrio e
compassione.
• Netzach vi chiede di resistere.
• Hod vi chiede di comprendere.
• Yesod vi chiede di integrare.
• Malkhut manifesta tutto questo nel mondo concreto, dove la prova si
presenta come voce, gesto, sguardo.
Se oggi non vi fortificate,
domani — quando Ghevurah tornerà a bussare — vi troverà nuovamente impreparato,
e il vostro spirito cadrà come prima.
Non perché siete deboli, ma
perché il vostro Yesod non ha ancora consolidato la luce ricevuta.
Forse speravate che vi
dicessi che tutto questo non accadrà più, che ormai siete protetti da un muro
di luce impenetrabile.
Ma la verità è un’altra:
finché l’anima è incarnata in Malkhut, le prove continueranno, perché esse sono
il modo in cui il Cielo scolpisce la vostra forma interiore.
Dovete sapere sin da ora che
eventi spiacevoli possono manifestarsi in ogni momento.
Se non arrivano, ringraziate
il Cielo: significa che state vivendo nella dolcezza di Chesed.
Ma se arrivano, ringraziate
comunque: significa che vi è stata data l’occasione di trasformare la severità
di Ghevurah nella bellezza di Tiferet, e di radicare questa trasformazione in
Yesod, affinché diventi stabilità, maturità, presenza.
Ogni critica è un messaggero.
Ogni parola dura è una
scintilla di Ghevurah che attende di essere elevata.
Ogni giudizio è un invito a
espandere il vostro vaso, a rafforzare la vostra struttura, a rendere più
limpido il vostro canale.
Quando imparerete a non
vacillare più davanti alle parole degli altri, scoprirete che ciò che vi feriva
non era la voce esterna, ma la parte di voi che ancora non era stata integrata.
E allora capirete che le
prove non erano punizioni, ma strumenti di Tikkun, occasioni per far discendere
la luce attraverso le Sefirot e restituirla al mondo in forma più pura.
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