Lettera פ Pe
Parola,
silenzio, creazione e giudizio
La
lettera פ Pe è una delle più misteriose dell’alfabeto ebraico, perché
racchiude in sé un paradosso: la parola e il silenzio, la rivelazione e il
nascondimento, la forza creatrice e quella distruttrice. È la lettera della
bocca, ma anche della bocca chiusa.
La
Torah insegna che il mondo fu creato con dieci parole:
“E
Dio disse…”
(Genesi 1)
La
bocca è dunque il luogo dove la luce si fa suono, dove il pensiero divino si
traduce in forma. Per questo Onkelos traduce nefesh chayah come “ruach
memallelah”, “spirito parlante”: l’essenza dell’uomo è la parola.
Il
Maharal spiega che il parlante (מדבר) è il livello più
alto dell’esistenza, perché è l’unico che può unire cielo e terra: la parola è
ponte tra spirito e materia.
La
Kabbalah nota che la Pe è formata da:
Kaf (כ) = kli, contenitore
Yod (י) = scintilla divina, punto di luce
La
Pe è quindi un contenitore che racchiude la luce.
Interpretazioni
cabalistiche:
Il corpo che
contiene l’anima
L’Arca che
contiene le Tavole
La bocca che
contiene la parola
La gabbia che
contiene l’uccello-Messia, pronto a liberarsi
Il
Maghen David sottolinea che la Yod interna è la radice della parola, la
scintilla che dà vita al suono. Senza la Yod, la bocca è solo un guscio.
Nell’alfabeto,
Ain (occhio) precede Pe (bocca): prima si percepisce, poi si esprime.
Ma
nel Libro delle Lamentazioni l’ordine si inverte: Pe precede Ain. I maestri
spiegano che ciò allude a un’epoca in cui:
si parlava
senza vedere,
si giudicava
senza comprendere,
si proclamava
senza percepire la verità.
È
la radice della distruzione del Tempio: la parola ha superato la visione, la
bocca ha dominato l’occhio.
La
Pe ha due suoni:
P (duro, con
daghesh) → din, giudizio
F (morbido,
senza daghesh) → chesed, misericordia
Il
Baal HaTurim nota che:
quando Dio
cura, la Torah usa rafeh con suono morbido
quando cura il
medico, la Torah usa la forma dura
Perché?
La cura divina
è naturale, dolce, senza dolore
La cura umana è
intervento, incisione, giudizio
La
Pe è dunque la porta del giudizio e della guarigione, dipende da come la si
pronuncia.
La
bocca è data all’uomo per servire Dio:
nella preghiera
nello studio
nella
benedizione
nella verità
La
Tefillah Zakkah afferma che la bocca è il luogo dove l’uomo può elevare o
distruggere il mondo. Ogni parola è un atto creativo.
Il
lutto è il tempo del silenzio. Il Talmud insegna che si mangiano uova e
lenticchie, cibi senza “bocca”, per indicare che:
la parola si
ritira
la bocca si
chiude
la rivelazione
tace
Il
silenzio non è assenza, ma pienezza trattenuta. Il silenzio è la Pe senza Yod
visibile, la luce nascosta.
La
Pe ha una forma finale (ף), che scende sotto la linea. I cabalisti
spiegano che:
la Pe normale è
la parola contenuta
la Pe finale è
la parola che scende nel mondo, che si manifesta
È
la differenza tra:
pensiero → Pe chiusa
parola → Pe aperta
azione → Pe finale che scende nella realtà
Il
Sefer Yetzirah associa la Pe a:
il pianeta
Marte (Ma’adim)
la qualità
della rabbia
il mese di
Nissan (secondo alcune tradizioni)
il piede destro
(nell’anatomia mistica)
La
Pe è dunque la lettera che può:
accendere il
fuoco
distruggere
liberare
redimere
È
la lettera dell’Esodo, della parola che rompe le catene.
La
Yod dentro la Kaf è interpretata come:
il Messia
nascosto nel mondo
la scintilla
divina imprigionata nella materia
la parola
divina che attende di essere pronunciata
Quando
la Pe si apre, la Yod esce: è il simbolo della rivelazione finale, della parola
che libera.
La
Pe è:
bocca
parola
silenzio
giudizio
misericordia
contenitore
della luce
porta della
redenzione
È
la lettera che insegna che parlare è creare, e che tacere è custodire la luce.