Luce Creatrice
Fra tutte le realtà
percepibili nei mondi inferiori, è la Luce a offrire il riflesso più fedele del
mondo divino. Non la luce fisica, che è solo un’emanazione remota, ma la Luce
Primordiale che precede ogni forma e che, secondo lo Zohar, è “la veste con cui
l’Infinito si rende conoscibile alle creature”. La luce ci permette di vedere,
ma essa stessa rimane inafferrabile: è rivelazione che non si lascia afferrare,
presenza che illumina senza diventare oggetto. Per questo i Maestri hanno detto
che la Luce è il linguaggio più vicino all’Ein Sof.
Si afferma che Dio
è luce. Ma quale luce? Non certo quella che scaturisce dalle stelle o dalle
lampade, che non è che la materializzazione più densa di un principio
infinitamente più alto. La luce fisica è solo la traccia residua della Or
HaGanuz, la Luce Nascosta che brillò nei primi istanti della Creazione e che fu
poi ritirata, come insegnano i Maestri, per essere custodita nei mondi
superiori e rivelata solo ai giusti.
Secondo Luria, ciò
che chiamiamo “luce” nel nostro mondo è il risultato dello tzimtzum, la
contrazione che permise all’Infinito di lasciare spazio all’esistenza. La luce
che percepiamo è dunque un’eco lontana della Or Ein Sof, la Luce dell’Infinito,
che non può essere contenuta né definita. Essa si manifesta attraverso le
Sefirot, che sono i canali attraverso cui la Luce si modula e si rende
accessibile ai mondi.
Per Cordovero, ogni
raggio di luce è un atto di amore divino, un flusso di chesed che attraversa i
mondi per sostenerli. Per Gikatilla, la luce è il segreto dei Nomi divini,
poiché ogni Nome è una scintilla di rivelazione. Per Ramchal, la luce è il
principio ordinatore che guida la storia e la conduce verso la rettificazione
finale.
E tuttavia, anche
la luce più alta non è Dio. È solo la Sua emanazione, la Sua veste, il Suo modo
di farsi conoscere. L’Essenza dell’Ein Sof rimane oltre ogni luce, oltre ogni
rivelazione, oltre ogni pensiero. Nessuna immagine, nessun concetto, nessuna parola
può contenerLo. Tutto ciò che possiamo conoscere è ciò che la Sua luce opera in
noi quando ci rendiamo strumenti del Suo volere.
Quando l’uomo si
purifica, quando orienta la propria volontà verso l’Alto, allora la luce delle
Sefirot comincia a risvegliarsi nel suo cuore. Non è la conoscenza dell’Essenza
divina — che rimane inaccessibile — ma è la conoscenza di ciò che Dio compie nell’anima
quando essa Gli permette di agire. È la luce che si rivela attraverso il
servizio, la preghiera, la rettificazione delle qualità interiori.
Possiamo esprimere
ciò che viviamo, ciò che sentiamo, ciò che la Luce suscita in noi. Ma non
possiamo esprimere ciò che l’Ein Sof è. La distanza tra la luce che riceviamo e
la Luce che Egli è, rimane infinita. E tuttavia, è proprio in questa distanza
che si apre il cammino della Cabala: la ricerca, la trasformazione, l’ascesa.
La luce che non possiamo afferrare diventa la luce che ci guida, che ci plasma,
che ci chiama a partecipare alla riparazione dei mondi.