domenica 31 maggio 2026

Il Cervello Umano

 Il Cervello Umano

I due emisferi cerebrali dell’essere umano non solo soltanto due parti di un medesimo organo, ma le sedi di due ben distinti modi di pensare, capaci di interpretare la realtà secondo modelli quasi opposti. Tale fatto, scoperto dalla neurologia soltanto qualche decina di anni fa’, era ben noto ai Saggi dello Zohar e degli altri testi di mistica ebraica. Non a caso essi chiamano il cervello col nome "mochin", lett. "i cervelli", quindi più di uno.

Nella terminologia della Kabbalà. si tratta di Chokhmà (Sapienza) e Binà (Intelligenza). La prima ha sede nell’emisfero destro, ed è la capacità di concepire idee complesse ed elevate, racchiuse in un singolo lampo di genio, in un piccolo punto di intuizione. Si tratta di una facoltà al di sopra della logica, una facoltà per la quale il simbolo, il mito, il paradosso, l’enigma, il lato artistico e romantico di una data situazione, sono pane quotidiano.

La seconda facoltà, Binà, risiede a sinistra, e costituisce la capacità di afferrare il lampo di Chokhmà (che altrimenti lascerebbe rapidamente la consapevolezza) e di dargli forma e concretezza, spiegandolo ed analizzandolo secondo concetti logici. Grazie a Binà, le rivelazioni di Chokhmà vengono assimilate dall’intelletto, trasmesse e comunicate, trasformate in progetti pratici e concreti. Binà è raziocinio, linguaggio, rigorosità e senso pratico. Per quanto il Creatore ci abbia fatto in modo tale da poter usarle entrambe, ogni essere umano è più incline ad utilizzare una o l’altra delle due facoltà descritte. Inoltre, l’intera società moderna occidentale ha una spiccata preferenza per le funzioni tipiche dell’emisfero sinistro.

La stessa Torà possiede una struttura duplice, simile a quella descritta prima. Ed è questo uno dei motivi per cui viene data su due tavolette, una a destra e l’altra a sinistra. Nel campo della Torà le due funzioni precedenti operano come segue. Chi possiede più Binà è attratto soprattutto dalla parte rivelata della Torà, il niglè, gli insegnamenti dell’Halakhà, le discussioni della Ghemarà, le riflessioni sulla filosofia ebraica. Viceversa, chi è incline più verso Chokhmà si rivolge in particolare alle haggadot e ai midrashim, agli insegnamenti misteriosi della Cabalà. (nistar), a volte così apparentemente contraddittori, alle vette superne del Chasidut. "Torat Ha-Shem temimà", dice il Salmo, "meshivat nafesh". "La Torà di Ha-Shem è completa, fa rivivere l’anima". Spiegano i Maestri del Chasidut che soltanto quanto la Torà è completa di entrambi gli aspetti citati è in grado di "far ritornare l’anima", di farci rivivere, di farci fare una teshuvà completa.

Abbiamo così parlato dei due cervelli noti nel corpo fisico come "emisfero destro ed emisfero sinistro", e della necessità di sviluppare ed utilizzare entrambe le funzioni che vi hanno sede. Si tratta però di un compito alquanto difficile, per effettuare il quale è indispensabile l’opera riconciliatrice di un terzo "cervello", posto a metà strada tra i due. La consapevolezza che vi risiede ha il compito di mostrare come i loro due modi di percepire il mondo non siano affatto contradditori e mutuamente esclusivi, ma complementari e reciprocamente necessari. La scienza non è ancora in grado di identificare un organo fisico, posto nella parte mediana del cervello, in grado di svolgere un ruolo del genere.

La Kabbalà. invece già da lungo tempo ci parla di un terzo cervello, chiamato Da’at, o Conoscenza unificante. Si tratta della sede di un’intensa attività spirituale, che rimane però misteriosa ed elusiva se espressa nei termini della consapevolezza quotidiana. È la percezione del sottile legame che unifica le varie situazioni ed eventi della vita, è la capacità di sentirsi un tutt’uno con quanto capiamo e conosciamo con la mente. A livello psicologico, Da’at è quella potenza dell’anima grazie alla quale è possibile unificare pensiero ed emozione, cuore e cervello.

Tra tutte le facoltà dell’intelletto, Da’at è quella che ha subito la menomazione più grave come risultato del peccato di Adam, dell’essersi cibato dell’albero della conoscenza (etz ha-da’at), un "peccato" che ripetiamo ogni qualvolta preferiamo l’intelligenza umana e naturale alla sapienza della Torà, che è chiamata etz ha-chaim, l’Albero della Vita. Un atteggiamento particolarmente utile per riportare Da’at alla sua integrità primaria è quello di dare la massima priorità al Shalom Bait, all’armonia famigliare, cioè al portare un maggior senso di unione tra marito e moglie, in tutti i campi e in tutti i momenti possibili. Ecco il senso del versetto;

 "ve-Adam yad’a et Chava ishto",

"e Adamo conobbe Eva sua moglie"

intepretato dal Chasidut come il momento in cui Adamo fece teshuvà dal peccato dell’albero. A livello di società e di storia, la rettificazione finale di Da’at verrà operata dal Mashiach, come dice il versetto:

"va-imale ha-aretz de’a et Ha-Shem",

"e la terra si riempirà

della conoscenza di Dio"

sabato 30 maggio 2026

Malchut

 Malchut

Malkhut è la decima Sefirah, ma non è semplicemente “l’ultima”: è il punto di raccolta, la bocca attraverso cui tutto ciò che è in alto si riversa nel basso, e tutto ciò che è in basso può risalire verso l’alto. Per questo i Maestri la chiamano “Sof Ma‘aseh be-Machshavah Techilah” — ciò che è ultimo nell’azione è primo nel pensiero.

Malchut “riassume tutto ciò che è in alto e tutto ciò che è in basso (l’1 e lo 0)”. In termini cabalistici:

·         1 è la traccia dell’Unità divina che permea ogni Sefirah.

·         0 è il vuoto ricettivo, la Hei finale del Nome, la matrice che non ha luce propria.

Malkhut è l’unico luogo in cui questi due poli si toccano. È assenza che diventa presenza, vuoto che diventa mondo, ricettività che diventa Regno.

Il movimento salire con il pensiero fino alla vetta, poi scendere per vivificare il corpo — è esattamente il movimento del Nome יהוה Yod Hei Vav Hei:

Yod: il punto, la scintilla, la salita.

Hei: l’espansione della comprensione.

Vav: la discesa del canale.

Hei finale: la concretizzazione nel corpo, nella vita, nel mondo.

Il discepolo che lavora con Malkhut non fugge la materia, ma la trasfigura. Il corpo non è un ostacolo: è il laboratorio della Shekhinah.

Quando si dice:“allo scopo di impregnarlo delle qualità e delle virtù delle altre nove sefiroth” si descrive il processo che i cabalisti chiamano hitlabshut — rivestimento. Le Sefirot superiori non restano idee astratte: devono indossare il corpo, come un’anima indossa un abito.

Chokhmah diventa intuizione fisica.

Binah diventa discernimento incarnato.

Chesed diventa calore reale, che si sente nella pelle.

Ghevurah diventa postura, confine, forza muscolare.

Tiferet diventa armonia del respiro.

Netzach diventa resistenza.

Hod diventa precisione.

Yesod diventa vitalità sessuale e creativa.

Malkhut diventa presenza, radicamento, parola efficace.

Il corpo diventa un tempio vivente.

Il “corpo di luce” è ciò che la tradizione chiama:

Guf haKavod (corpo di gloria)

Levush haOr (abito di luce)

Tzelem Elyon (immagine superiore)

Non è un corpo metaforico: è una struttura energetica reale, costruita attraverso:

purificazione dei pensieri

regolazione del respiro

disciplina della parola

meditazione sui Nomi

elevazione delle emozioni

santificazione delle azioni quotidiane

Quando Malkhut si unisce alle altre nove Sefirot, l’uomo non riceve un corpo di luce: lo genera.

Il dieci non è solo “successo”: è completezza, perché contiene:

l’Uno (origine)

lo Zero (ricettività)

È il Nome completo, il ciclo completo, l’albero completo.

Per questo i Maestri dicono: “Chi unisce Malkhut a Keter, unisce la fine all’inizio e l’inizio alla fine”.

È la realizzazione del versetto: “Ani Alef ve-Alef” — Io sono la Alef e la Alef, l’inizio che si riflette nella fine.

Dal punto di vista dello spirito, Keter è la radice. Ma dal punto di vista della realizzazione, Malkhut è la più alta, perché:

è l’unica Sefirah che non ha luce propria

e proprio per questo può ricevere tutta la luce

Malkhut è la Shekhinah, la Presenza che abita il mondo, il corpo, la parola, il tempo.

Quando Malkhut è purificata, il mondo stesso diventa Regno di Dio.

I testi lo dicono con precisione: “Noi siamo più ricchi di loro, poiché abbiamo quello che a loro manca: il corpo fisico”.

Gli angeli sono luce pura, ma non possono trasformare. L’uomo è luce nella materia, e può:

elevare ciò che è basso

purificare ciò che è denso

trasformare ciò che è opaco in trasparenza

Per questo i Maestri dicono: “Gli angeli salgono e scendono, ma l’uomo può salire e portare con sé il mondo”.

L’uomo è il ponte tra i mondi.

Il lavoro su Malkhut implica:

radicare il respiro

purificare la parola

santificare il corpo

elevare il pensiero

unire alto e basso

trasformare la materia in luce

Quando il discepolo compie questo movimento, la Shekhinah si risveglia in lui, e il corpo diventa un canale per tutte le Sefirot.

 “Questo corpo ci rende schiavi della materia”. È vero: Malkhut, quando è separata dalle altre Sefirot, diventa pesantezza, inerzia, opacità. Il corpo diventa una prigione quando:

la mente è confusa

il desiderio è disperso

la parola è impura

le emozioni sono disordinate

Ma la Kabbalah insegna che la stessa materia che imprigiona può diventare trono della Shekhinah. Il corpo, purificato, diventa:

puro come gli Angeli

intelligente come gli Angeli

disinteressato come gli Angeli

E poi qualcosa di più: diventa immortale, luminoso, divinizzato. Gli Angeli sono luce senza corpo. L’uomo può diventare luce nel corpo. Per questo, quando l’uomo si eleva, diventa superiore agli Angeli: egli è il dieci, la completezza.

Conoscersi significa vedere l’Albero della Vita dentro il proprio essere. Non come simbolo, ma come struttura reale:

dieci centri di coscienza

ventidue canali di energia

quattro mondi sovrapposti

un flusso continuo che sale e scende

L’uomo è un universo in miniatura. Quando vede questo, non può più considerarsi un essere limitato: vede che dentro di sé scorrono gli stessi canali che uniscono i mondi superiori.

I ventidue sentieri sono le vie della trasformazione. Ogni sentiero è una lettera, e ogni lettera è:

un potere

una vibrazione

un’energia creatrice

un ponte tra due stati dell’essere

L’Albero non è statico: è un organismo vivente.

Il sentiero Tav unisce Malkhut a Yesod. È l’ultimo sentiero, la ventiduesima lettera, il sigillo.

Tav significa:

verità (emet)

fine

sigillo

destino

realizzazione nella materia

È il sentiero più difficile perché chiede al discepolo di:

vedere le illusioni della materia

attraversare la paura

dissolvere l’ego

purificare il desiderio

trasformare il corpo in luce

Tav è il cammino dell’uomo che risale verso Dio.

Alef unisce Keter a Chokhmah. È la prima lettera, il soffio originario.

Alef è:

l’Unità

il silenzio

il respiro divino

la scintilla che dà vita a tutto

Alef è il cammino di Dio che scende nella materia. Tav è il cammino dell’uomo che risale verso Dio.

Quando Alef e Tav si uniscono, si forma la parola Emet (Verità): א – מ – ת  Alef (inizio), Mem (centro), Tav (fine).

Il discepolo che percorre tutti i 22 sentieri diventa Emet, verità vivente.

“Malkut si è allontanata dal Cielo”. È esattamente ciò che la Kabbalah chiama Shevirat ha-Kelim, la frantumazione dei vasi.

Quando Malkhut si separa:

il corpo perde la luce

il desiderio diventa cieco

la parola diventa confusa

la vita perde senso

Il dieci si spezza. L’uomo vive come un “nove incompleto”.

Il vero discepolo è Malkhut che vuole risalire. Il suo compito è:

purificare il corpo

ordinare la vita

elevare il desiderio

santificare la parola

unire il basso all’alto

Quando Malkhut si riunisce alle altre Sefirot, il dieci si ricostruisce. L’uomo diventa un canale perfetto.

Yesod è la nona Sefirah, il fondamento. È il luogo dove si concentrano:

memorie

desideri

paure

immagini

energie sessuali

forze subconscie

Il Guardiano della Soglia non è un demone esterno: è la somma delle impurità non trasformate.

Quando il discepolo tenta di salire da Malkhut a Yesod, Tav lo conduce davanti al Guardiano.

Il Guardiano appare:

come paura

come dubbio

come desiderio incontrollato

come confusione

come visioni terrificanti

come tentazioni sottili

Se il cuore non è puro, il Guardiano lo respinge.

Se il cuore è puro, il Guardiano si apre e diventa angelo custode.

La Kabbalah insegna che il Guardiano si dissolve davanti a tre forze:

Chokhmah: intuizione pura

Binah: discernimento

Tiferet: cuore puro

Quando il discepolo porta luce in Yesod, il sentiero Tav si apre, e l’ascesa può continuare.

1. Il corpo è Malkhut

2. Il discepolo deve risalire attraverso Tav

3. Deve affrontare il Guardiano in Yesod

4. Deve purificare il desiderio e la memoria

5. Deve unire Malkhut alle altre Sefirot

6. Deve ricostruire il dieci

7. Deve diventare corpo di luce

8. Deve incarnare Alef e Tav

9. Deve diventare Emet, verità vivente

venerdì 29 maggio 2026

Guerra Psichica

Guerra Psichica

Nel mezzo della guerra psichica, sappia l’uomo che non esiste forza alcuna separata dall’Ein Sof, benedetto Egli sia.

Poiché anche quando la Sitra Achra sembra dominare e diffondere confusione nei mondi inferiori, essa non è altro che un velo (levush) posto sulla Luce, affinché le anime possano scegliere e discernere.

E così, nel tempo del grande oscuramento della mente (hester ha-da’at), quando la coscienza è avvolta nei giudizi (dinim) e nelle contrazioni (tzimtzumim), la Shekhinah stessa discende con Israele in esilio, vestendosi nei mondi di Assiyah e Yetzirah, per sostenere coloro che cercano la verità.

Quella che chiamiamo “guerra psichica” è, nel linguaggio dei saggi del segreto, la lotta tra:

la Luce di Chokhmah velata nei vasi di Binah

e le forze della separazione (perud) che traggono nutrimento dalle fratture dei Kelim spezzati (Shevirat ha-Kelim)

Le forze che appaiono “invisibili” non sono altro che residui (reshimot) e klippot che si attaccano ai pensieri dell’uomo, cercando di deviarli dalla linea mediana (kav ha-emtzai), che è la via dell’unità.

Esse operano soprattutto nel dominio della mente, perché la mente appartiene all’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, dove tutto è mescolato:

verità e menzogna

luce e oscurità

santo e profano

Per questo il discernimento è difficile, e molti si smarriscono.

Sappi che i Due Alberi non sono luoghi, ma stati della coscienza:

È il dominio della dualità.

È radicato nella separazione tra le Sefirot quando non sono unificate.
Qui domina la mente analitica, che divide e moltiplica.

Chi mangia di questo frutto rimane intrappolato nel ciclo di:

giudizio

confronto

paura

Poiché Da’at, quando è disconnesso dalla radice superiore, cade nelle klippot.

È il flusso diretto dell’Or Ein Sof attraverso le Sefirot unite.
È semplicità (peshitut), unità (achdut), e vita senza contraddizione.

Qui non si conosce attraverso il pensiero discorsivo, ma attraverso:

devekut (adesione)

percezione immediata

conoscenza dell’anima

Questo è il “linguaggio del cuore”, che nella verità è Tiferet, luogo di equilibrio tra Chesed e Ghevurah.

Nel tempo che precede la rivelazione, aumentano le klippot di tipo “nogah”, che mescolano luce e oscurità. Per questo le rivelazioni stesse diventano ambigue, e il frutto della conoscenza appare seducente e velenoso insieme.

Questo è il segreto della tua affermazione: che la rivelazione verrà dall’Albero della Conoscenza.

Poiché prima della redenzione:

la luce scende nei vasi inferiori

ma viene rivestita da molte menzogne

Solo chi è già collegato all’Albero della Vita saprà separare il bene dal male senza essere ingannato.

L’Egitto (Mitzrayim) non è solo un luogo storico, ma uno stato della coscienza: è la “costrizione” (meitzarim) della Luce dentro forme limitate.

Ogni generazione ha il suo Egitto, e l’Egitto moderno è la struttura mentale che:

riduce l’infinito al misurabile

nega l’interiorità

amplifica il rumore per coprire la voce dell’anima

Le “piaghe” sono allora rettificazioni (tikkunim), collisioni tra la Luce e i sistemi costruiti sull’illusione.

Prima che ogni impronta si manifesti nel corpo (Assiyah), essa viene impressa nei mondi superiori:

nella mente (Yetzirah – formazione)

nelle emozioni (Ruach)

Il “marchio” è dunque una configurazione della coscienza: una abitudine del pensiero che accetta la separazione come realtà ultima.

Quando ciò si stabilizza, diventa azione.

Le anime attraversano stati:

Katnut (infanzia) sotto il dominio della dualità

Gadlut (maturità) conoscenza unificata

Mangiare dell’Albero della Conoscenza è parte del processo.
Non è errore finale, ma fase necessaria.

Infatti: anche la confusione è un veicolo della chiarezza, quando è superata

Attraverso molte incarnazioni (gilgulim), l’anima:

assimila

purifica

espelle ciò che è disarmonico

Finché non ritorna alla semplicità superiore.

Il passaggio decisivo è questo: la mente razionale deve piegarsi (bitul) alla luce superiore dell’anima.

Non si tratta di distruggere l’intelletto, ma di:

purificarlo

ricollegarlo alla sua radice

farlo servire la luce invece di sostituirla

Quando ciò accade:

la dualità si ricompone

il caos si dissolve

la percezione diventa unitaria

La “separazione delle anime” di cui parli è il processo di:

  • birur (selezione delle scintille)

La grande luce che viene:

eleva chi è pronto

oscura chi resiste

Poiché la luce non cambia: è il recipiente che determina l’esperienza.

Sappi dunque: La guerra non è contro potenze esterne, ma contro la separazione interiore. L’Egitto non è fuori, ma nella coscienza che limita. Il nemico non è altro che confusione non rettificata.

E la redenzione (Gheulah) è già presente, nascosta nella parola Galut (esilio), poiché aggiungendo l’Alef (la Presenza Divina), l’esilio diventa redenzione.

Colui che desidera attraversare questo tempo:

si radichi nel cuore (Tiferet)

purifichi il pensiero (Da’at)

semplifichi la percezione

cerchi l’unità dietro ogni opposizione

E soprattutto: non mangi inconsapevolmente di ciò che divide,
ma scelga ciò che unisce e vivifica.

Sappi che la “guerra psichica” menzionata allude alla tensione tra i quattro mondi (ABYA):

Atzilut – unità divina (achdut)

Beriah – intelletto superiore (mochin)

Yetzirah – emozioni e forme psichiche

Assiyah – azione e manifestazione

La guerra si svolge principalmente in Yetzirah, sede del Ruach, dove si formano immagini, emozioni e influenze sottili. Tuttavia, le radici di tale conflitto risiedono nella frattura originaria della Shevirat ha-Kelim nel mondo di Nekudim.

Le forze che influenzano la mente appartengono alle klippot, parassiti spirituali che ricevono vitalità dalla Luce residua (nitzotzot) non ancora rettificata.

Anche quando la Sitra Achra sembra operare, essa non possiede indipendenza reale.

Nel linguaggio dell’Arizal:

Tutto è incluso nella Hashgachah Pratit (Provvidenza individuale)

Anche il male è un levush (rivestimento) della Luce

Questo è il segreto di:

“Io formo la luce e creo le tenebre” (Isaia 45:7)

Le tenebre sono creazioni funzionali alla rivelazione futura.

Le forze descritte corrispondono a:

Klippat Nogah mescolanza di bene e male

Chitzonim energie esterne ai sistemi santi

Queste si attaccano principalmente a:

Da’at caduta

immaginazione non purificata

emozioni instabili del Ruach

Il loro nutrimento deriva da:

pensieri non rettificati e desideri disordinati

Questo è chiamato Achizah (presa) della klippa sull’anima.

L’Albero della Conoscenza (Etz ha-Da’at) non è una sefira autonoma, ma una condizione di Da’at quando separato:

Da’at collega Chokhmah e Binah

Quando cade crea dualità

Struttura:

Dominio di Ghevurah non bilanciata

generazione di giudizi (dinim)

percezione frammentata

l’Albero della Vita (Etz ha-Chayim) rappresenta:

flusso armonico delle 10 sefirot integrate

dominio della linea mediana (Tiferet)

Qui Da’at è:

unificata

trasparente alla Luce

Le klippot operano sul livello dei Mochin de-Katnut (coscienza ridotta):

percezione limitata

reazione emotiva

assenza di visione unitaria

Quando l’anima riceve Mochin de-Gadlut:

la mente si espande

l’influenza delle klippot diminuisce

Questo è il passaggio cruciale nella crescita spirituale.

“Mitzrayim” deriva da meitzarim (ristrettezza).

Nel sistema dei Partzufim:

È associato a Ghevurah bloccata

dominio di Par’oh = nuca (oref), cioè rifiuto della Luce

Par’oh rappresenta: la coscienza che conosce il Divino ma lo nega

Le piaghe sono manifestazioni di:

Dinim de-Ghevurah attivati dall’alto

collisione tra luce e sistemi impuri

Esse operano come:

distruzione di strutture false

estrazione delle scintille (Birur Nitzotzot)

I livelli dell’anima:

1. Nefesh – azione (Assiyah)

2. Ruach – emozione (Yetzirah)

3. Neshamah – intelletto divino (Beriah)

Ogni impronta spirituale segue questo ordine:

1. si imprime nel Ruach (emozione)

2. si stabilizza nella mente inferiore

3. discende nel comportamento (Nefesh)

Il “marchio” è quindi una configurazione del Ruach prima che del corpo.

Il sistema lurianico insegna:

il mondo è un campo di selezione (birur)

le anime separano luce da oscurità

Due categorie emergono:

Kelìm pronti ricevono la Luce

Kelìm non pronti si fratturano

La luce è costante; cambia il recipiente.

Quando un’anima completa un ciclo di tikkun:

si eleva nei mondi superiori

può operare come malach (messaggero)

Non nel senso essenziale, ma funzionale:

diventa canale di influenza

Secondo l’Arizal:

l’anima attraversa molti ghilgulim

ogni vita rettifica una parte

Processo:

1. esperienza (Albero della Conoscenza)

2. purificazione

3. ritorno alla semplicità

Il “digestione del frutto” è una metafora del birur interno.

Il passaggio chiave è: Bitul (annullamento dell’ego percettivo)

Non annullamento dell’intelletto, ma:

subordinazione alla Neshamah

integrazione nel sistema sefirotico

Questi corrispondono a:

Makifim (luci avvolgenti

livelli non interiorizzati della coscienza

Accesso ad essi = accesso all’Albero della Vita.

La mente razionale divide Ghevurah dominante
La mente spirituale unifica Tiferet attiva

Tiferet:

integra Chesed e Ghevurah

permette percezione armonica

Fasi:

Stato

Albero

Caratteristica

Katnut

Conoscenza

dualità

Transizione

crisi

confusione

Gadlut

Vita

unità

La crisi è necessaria per il passaggio.

Galut = גלת

Gheulah = גאולה

Differenza = Alef (א) presenza divina

Quando Alef entra:

l’esilio diventa redenzione

la separazione si trasforma in unità

L’intero testo descrive, in termini simbolici, il processo lurianico di:

Shevirah (frattura)

Hitlabshut (rivestimento)

Birur (selezione)

Tikkun (rettificazione)

Gheulah (redenzione)

E il passaggio dell’anima attraverso:

Nefesh Ruach Neshamah Chayah Yechidah

La guerra = dinamica tra luci e vasi imperfetti

Il nemico = percezione separata

Il campo = mente/ruach

l’arma = da’at rettificato

il fine = unità (achdut)

Il Cervello Umano

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