Scintille e Influssi
Ogni giorno, nell’andare e
venire delle ore, l’uomo viene attraversato da correnti che salgono e scendono
nei mondi. I Maestri insegnano che queste correnti sono hashpa‘ot, influssi che
cercano un luogo in cui posarsi. E che cos’è un influsso, se non una scintilla
che discende dai mondi superiori o che risale dai mondi della separazione? Ogni
influsso è un nutrimento: alcuni provengono dal lato della santità, altri dal
lato della frammentazione.
Lo Zohar afferma che quando
una corrente giunge all’uomo, essa bussa alle porte del cuore per essere
accolta. Se è pura, illumina; se è impura, tenta di oscurare. Non sempre è dato
all’uomo di chiudere la porta: talvolta le correnti del Sitra Achra penetrano
come un vento improvviso. Ma i giusti insegnano che il vero lavoro non è
soltanto respingere, bensì trasformare.
Secondo l’insegnamento
dell’Arizal, quando un’influenza negativa entra nell’uomo, essa porta con sé
scintille cadute. Se l’uomo cede, se si lascia trascinare dalla debolezza,
allora il suo Beit Din penimi, il tribunale interiore, registra che le scintille
non sono state elevate. E ciò che non viene elevato ritorna: si manifesta come
turbamento dell’anima, come confusione del pensiero, talvolta persino come
disturbo del corpo, poiché il corpo è il trono dell’anima e risente delle sue
fratture.
Ma se l’uomo rimane desto,
come insegna il Ramchal, egli può prendere ciò che è entrato e operare su di
esso una tikkun, una rettificazione. Può separare la luce dalla scorza, può
rendere digeribile ciò che era veleno, può trasformare la corrente oscura in
un’energia che risale verso la sua radice. Questo è il segreto della avodah, il
lavoro interiore: non distruggere le forze, ma riportarle alla loro origine.
Cordovero insegna che la
vigilanza è come una siepe attorno al giardino dell’anima: impedisce alle
correnti impure di entrare. Tuttavia, poiché nessuno è perfetto nella guardia,
è inevitabile che qualche influsso estraneo penetri. In quel momento, l’uomo
non deve disperarsi: deve ricordare che anche ciò che proviene dal lato
dell’oscurità contiene una scintilla che attende di essere redenta.
Così, ogni tentazione diventa
un luogo di incontro tra l’uomo e il suo compito cosmico. Non si tratta
soltanto di evitare il male, ma di trasmutarlo, di elevarlo, di restituire alla
luce ciò che la luce ha perduto. Questo è il cammino dei giusti: trasformare il
veleno in medicina, la caduta in ascesa, l’ombra in un raggio che ritorna alla
sua Fonte.