martedì 3 novembre 2026

Chi è Lui?

 Chi è Lui?

All’inizio, Rabbi Elazar disse: “Alzate gli occhi verso l’alto e guardate: chi ha creato queste cose?”

Lo Zohar spiega: “Alzare gli occhi” non significa solo guardare il cielo fisico, ma rivolgere la coscienza verso il luogo da cui dipendono tutti gli occhi — il luogo della Visione Superiore, la radice della percezione.

“Chi ha creato queste cose?” La domanda non è retorica: è un invito a risalire la catena delle emanazioni fino alla radice nascosta, l’Atik, il più segreto dei segreti.

Lo Zohar gioca con la parola מי — Mi — “Chi”.

  • Mi è la domanda.
  • Mi è anche il Nome nascosto.
  • Mi è la soglia tra ciò che può essere conosciuto e ciò che rimane oltre la conoscenza.
  • Mi è l’estremità superiore del cielo,
  • il punto da cui tutto discende,
  • il luogo dove la domanda stessa nasce.

Perché nasce la domanda? Perché Mi è nascosto. E quando qualcosa è nascosto, l’anima lo cerca, lo interroga, lo desidera.

Lo Zohar dice: “Mi è chiamato così perché oltre Mi non c’è domanda”. Cioè: Mi è il limite della mente. Oltre Mi c’è solo silenzio, solo Atik, solo la radice che non può essere afferrata.

Lo Zohar collega “queste cose” — אלה, Eleh — con מי, Mi.

  • Mi = la parte superiore, nascosta.
  • Eleh = la parte rivelata, ciò che appare nel mondo.

Quando Mi ed Eleh si uniscono, si forma il Nome אלהים — Elohim.

“Chi ha creato queste cose?” Significa: “Mi” ha fatto emergere “Eleh”, il nascosto ha fatto emergere il rivelato.

E allora la domanda non è più “Chi ha creato?”, ma: Come il nascosto si rivela nel rivelato?

Atik è chiamato “nascosto” perché:

  • non è percepibile,
  • non è definibile,
  • non è raggiungibile con la mente.

Eppure, tutto ciò che esiste proviene da Lui.

La domanda “Chi?” è la porta attraverso cui l’anima entra nel mistero. Non è una domanda che cerca una risposta: è una domanda che apre un varco.

Quando Rabbi Elazar dice: “Alzate gli occhi e guardate”, sta dicendo:

  • sollevate la vostra coscienza,
  • entrate nel luogo della domanda,
  • lasciate che Mi vi apra gli occhi.

Perché Mi è “l’apertura degli occhi”: il punto in cui la percezione si apre alla radice della realtà.

Rabbi Elazar non sta parlando del cielo fisico. Sta parlando del cielo interiore.

“Alzate gli occhi” significa:

  • risalire dalla percezione al percettore,
  • dal mondo alle sue radici,
  • dal rivelato al nascosto.

“Chi ha creato queste cose?” significa:

  • cercate Mi,
  • cercate la radice nascosta,
  • cercate l’Atik che non si vede ma da cui tutto proviene.

Mi è la domanda. Eleh è la risposta. Elohim è l’unione tra domanda e risposta, tra nascosto e rivelato.

Quando l’uomo alza gli occhi e chiede “Chi?”, la domanda stessa diventa luce, e la luce diventa visione, e la visione diventa unione con la radice.

Zohar diario 5294, Jaié Sara

 Zohar diario 5294, Jaié Sara – Ponerse los tefilín

Holy Zohar text. Daily Zohar -5294

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZD anterior

#190

Dijeron: «Si le parece bien a nuestro maestro, que nos diga algo». Dijeron: «Hemos oído de tu padre que el Santo, bendito sea, en la abundancia del amor que sentía por Israel, les dijo que le construyeran un tabernáculo, según el modelo del carro celestial que hay allá arriba, y que Él vendría a morar en medio de ellos». Y he aquí lo que está escrito: «וְעָשׂוּ לִי מִקְדָּשׁ וְשָׁכַנְתִּי בְּתוֹכָם» «Y me construyan un santuario, y yo moraré en medio de ellos» (Éxodo 25:8). Y hemos oído de tu padre que aquí, en este versículo, se encierra el motivo de los tefilín.

Notas:

En Su gran amor, el Santo, bendito sea, ordenó a Israel que construyera un tabernáculo semejante al carro celestial, para que Él pudiera morar en medio de ellos. En este versículo se encuentra la razón de ser de los tefilín.

#191

Y les dijo: «Venid y ved: el Templo Sagrado se construyó según el modelo del celestial, a semejanza de sus carros sagrados, y posteriormente el Santo, bendito sea, hizo que Su Shejiná morara entre ellos». De este modo y de esta manera, los amigos, los maestros de la Mishná, aludieron al motivo de los tefilín, es decir, que el hombre que los lleva puesto debe ser semejante a los carros superiores: al carro inferior y al carro superior, para que Su Maljut pueda venir y Su Shejiná more sobre él.

La explicación de estas cuestiones: el secreto de los dos carros ya se ha explicado, y no es necesario repetir lo dicho. Ambos son necesarios, ya que el carro superior, que se encuentra por encima del pecho, presenta una ventaja que no se da en el carro inferior, situado por debajo del pecho. De hecho, la unión solo se practica a partir del pecho hacia arriba, donde se encuentra el rostro del hombre, y no a partir del pecho hacia abajo, donde el rostro del hombre no está. Del mismo modo, hay una ventaja en el carro inferior, desde el pecho hacia abajo, que no se encuentra en el carro superior, desde el pecho hacia arriba, ya que el lugar de la revelación de la Jojmá se encuentra en el carro desde el pecho hacia abajo y no en el que está desde el pecho hacia arriba. Por lo tanto, no hay revelación de plenitud sino en los dos carros juntos. Puesto que el carro inferior asciende y queda incluido en la unión que proviene del pecho hacia arriba en el carro superior, y entonces la Jojmá se revela en el carro inferior.

El tabernáculo y sus ornamentos estaban dispuestos a imagen de los dos carros. De hecho, el carro inferior subía al lugar del carro superior y quedaba incluido en la unión que allí se encuentra, y entonces la Jochmá se revelaba en el carro inferior, lo que constituye el secreto de la morada de la Shejiná entre los inferiores. Del mismo modo, el hombre que lleva los tefilín debe tener presentes estos dos carros y los órdenes que en ellos se encuentran, pues entonces vendrá la Maljut del Santo, bendito sea, y el Santo, bendito sea, hará que Su Shejiná more sobre él. Pues no hay revelación de Jojmá sino en el secreto de Maljut, que es el secreto de lo que hay desde el pecho hacia abajo, y se llama Shejiná. Pero no hay unión por la atracción de la Jojmá sino desde el pecho hacia arriba, y por lo tanto, mediante los dos carros juntos, se revela la plenitud.

Notas:

 El Templo se construyó a imagen de los carros superiores para que la Shejiná pudiera morar en él. Quien lleva los tefilín se convierte en una imagen tanto del carro inferior como del superior. La plenitud solo se alcanza cuando ambos están unidos: el carro inferior asciende y queda incluido en la unión del superior, y entonces se revela la Jojmá. El Tabernáculo estaba organizado según esta imagen, y quien lleva los tefilín debe tener presentes ambos carros para que Maljut llegue y la Shejiná more sobre él.

lunedì 2 novembre 2026

Capire Vuol dire Sentire

 Capire Vuol dire Sentire

 Quando studiamo la Kabbalah, dobbiamo prima di tutto svuotarci: liberare la mente da tutto ciò che crediamo di sapere. Non perché la conoscenza precedente sia sbagliata, ma perché appartiene a un livello di percezione che non può contenere la luce che sta per arrivare.

LaKabbalah non si apprende aggiungendo informazioni: si apprende creando spazio.

I maestri insegnano che la prima condizione per entrare nella saggezza è il principio di Tzimtzum ha‑Da’at: la contrazione della mente, il silenzio dell’intelletto, l’apertura del cuore. Solo in questo vuoto può entrare la luce superiore.

Per questo i cabalisti ci invitano ad “essere aperti a un nuovo gruppo di concetti”: non concetti da capire, ma mondi da percepire. La Kabbalah non è un sistema filosofico: è una mappa dell’esperienza dell’anima.

Quando i cabalisti aggiungono il suffisso: “והבן היטב” — “e comprendi bene questo”, non intendono un atto intellettuale.

Nella lingua dei maestri, “comprendere” significa:

·         sentire la qualità spirituale di ciò che viene descritto

·         entrare nel mondo che il testo apre

·         vivere la realtà che le parole indicano

·         trasformarsi secondo la luce che si rivela

La comprensione cabalistica è un atto di Hitlabshut: la luce si “riveste” nella persona, e la persona si riveste nella luce.

Non è un pensiero che afferra un concetto, ma un’anima che si accorda a una vibrazione.

L’intelletto appartiene al mondo di Assiyah, il mondo dell’azione e della forma. La Kabbalah parla invece dei mondi di:

·         Yetzirah — emozione, movimento interiore

·         Beriah — intuizione, visione

·         Atzilut — unità, luce pura

L’intelletto può descrivere questi mondi, ma non può entrarvi. Per entrare, serve la facoltà che i maestri chiamano “lev mevin” — il cuore che comprende.

Il cuore è il ponte tra il mondo inferiore e quello superiore. Per questo la Kabbalah si studia con il cuore, non con la mente.

La comprensione cabalistica è un processo di:

·         Hitbonenut — contemplazione

·         Hitdavut — connessione

·         Hitpashtut — espansione

·         Hitachdut — unificazione

Il testo non va letto: va abitato.

Le parole non vanno interpretate: vanno respirate.

Il concetto non va spiegato: va rivelato dentro di sé.

I cabalisti non ci chiedono di capire ciò che scrivono. Ci chiedono di diventare ciò che scrivono.

Ogni frase è una scala. Ogni parola è una porta. Ogni lettera è una scintilla. Ogni segreto è un mondo.

Il sentiero che hanno preparato per noi non è un percorso di studio, ma un percorso di trasformazione.

Per questo dicono: “Comprendi bene questo”. Cioè: Lascia che questo ti cambi.

Zohar diario 5293, Jaié Sara

 Zohar diario 5293, Jaié Sara – ¿Quién tiene el poder de desvelar los secretos?Holy Zohar text. Daily Zohar -5293

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZD anterior

#188

Cuando llegó Rav Dimi, dijo: «He oído la explicación de esta porción, pero no la recuerdo». Ellos respondieron: «Los niveles superiores, es decir, los más elevados, no la han hecho accesible a la revelación; y nosotros, ¿qué podemos decir?». El significado: en el momento en que los sabios de la verdad explican los secretos de los versículos, he aquí que esos niveles de los que hablan los versículos se presentan ellos mismos ante esos sabios en ese instante, y se ponen a su disposición para que puedan revelarlos. Sin su ayuda, no tendrían el poder de revelar ningún secreto. Y esto es lo que dijo Rav Dimi: que los poderosos superiores no se han puesto a disposición ni han ayudado a revelar los versículos de esta porción. Rabí Yehuda se levantó y dijo: «En la yeshivá de nuestros amigos, los maestros de la Mishná, la porción está revelada».

Notas:

El rabino Dimi no logró recordar la explicación, ya que los niveles superiores más poderosos no se mostraron dispuestos a asistir a su revelación. El rabino Yehuda dijo que entre los maestros de la Mishná la porción está revelada.

#189

Se levantaron y partieron: él, el rabino Yisa y el rabino Chiya. Encontraron al rabino Elazar, hijo del rabino Shimon, que estaba revelando el secreto de los tefilín. Se presentaron ante él y le preguntaron: «¿En qué está ocupado nuestro maestro?». Él les respondió: «Estoy explicando el significado de los tefilín. Dicha, en efecto, del hombre que lleva los tefilín y conoce su significado».

Notas:

Encontraron al rabino Elazar mientras desvelaba el secreto de los tefilín. Él dijo que estaba explicando su significado, y dicha es la del que los lleva y conoce su significado.

domenica 1 novembre 2026

Essere come il Creatore, o Non essere come il Creatore?

 Essere come il Creatore, o

Non essere come il Creatore?

Dobbiamo sentirci come se vivessimo in un mondo senza “Creatore”, senza una guida visibile e senza un governo dall’Alto. Questo stato non è un errore, ma una condizione spirituale precisa: hester panim, l’occultamento del Volto. Ci viene dato affinché possiamo scoprire da soli — come se fossimo completamente indipendenti — che la qualità del dare è la qualità più alta e più degna della realtà.

Il Creatore nasconde Sé stesso, cioè nasconde la qualità di dare, e ci lascia con la sensazione di essere circondati solo da altre persone. Ma poiché noi siamo egoistici, percepiamo gli altri come opposti a noi: li respingiamo, li temiamo, li odiamo. E allo stesso tempo, essi dipendono da noi, e noi dipendiamo da loro. Questa contraddizione è la radice della sofferenza umana, ed è anche la porta della correzione.

La globalizzazione degli ultimi anni non è un fenomeno economico: è una rivelazione spirituale. Mostra che l’umanità è già un corpo unico, un sistema integrale, e che ogni cellula del corpo dipende dalle altre. Il Creatore ci mostra, attraverso la realtà materiale, la struttura del mondo spirituale: nessuno può correggersi da solo, e nessuno può distruggersi da solo.

Come possiamo allora riconciliare il nostro atteggiamento verso la società? Da una parte abbiamo bisogno degli altri, dall’altra li odiamo e vogliamo usarli per il nostro beneficio. Questa tensione è esattamente il punto in cui nasce la libertà spirituale.

Il Creatore ci ha posti tra due forze:

·         la forza dell’ego, che ci tira verso l’isolamento, la separazione, la paura;

·         la forza della dazione, che ci chiama verso l’unione, la somiglianza, la connessione.

E ci osserva per vedere quale sceglieremo. Non interviene, non ci spinge: ci lascia liberi. L’occultamento è la Sua forma più alta di amore, perché ci rende simili a Lui: ci dà la possibilità di scegliere.

Possiamo costruirci come esseri che danno alla società, che agiscono al di sopra della propria natura, senza alcuna considerazione per il proprio tornaconto. Oppure possiamo scegliere di rimanere come siamo oggi: egoisti, separati, chiusi.

Quando scegliamo di dare al di sopra dell’interesse personale, diventiamo simili al Creatore. E nella misura in cui lo facciamo, il Creatore si rivela. Non deve più nascondersi, perché non c’è più opposizione tra noi e Lui. La rivelazione non è un miracolo: è la conseguenza naturale della somiglianza.

La realtà è costruita in modo tale che il Creatore si nasconde finché non diventiamo capaci di percepirLo. E Lo percepiamo solo quando diventiamo come Lui: quando la qualità del dare diventa la nostra forma interiore.

Allora l’occultamento svanisce, e ciò che prima sembrava un mondo senza Creatore si rivela essere un mondo pieno della Sua presenza.

Zohar diario 5292, «Jaié Sara»

 Zohar diario 5292, «Jaié Sara»: Abraham y Sara, cuerpo y alma Holy Zohar text. Daily Zohar -5292

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZQ anterior

#185

El rabino Abahu dijo: «Al principio, el alma se llama Abraham y el cuerpo, Sara. Ahora, el alma se llama Isaac y el cuerpo, Rebeca. Hemos aprendido en la Mishná: el rabino Simón dijo: “Cuarenta años antes de que el cuerpo exista, el alma espera al cuerpo en la Tierra de Israel”. ¿En qué lugar? En el lugar del Templo».

Notas:

Al principio, el alma se llama Abraham y el cuerpo, Sara; ahora, el alma es Isaac y el cuerpo, Rebeca. El alma espera cuarenta años en la Tierra de Israel, en el lugar del Templo, antes de que el cuerpo exista.

#186

El rabino Abahu dijo: «Venid a ver: “וַיִּקַּח אֶת רִבְקָה וַתְּהִי לוֹ לְאִשָּׁה וַיֶּאֱהָבֶהָ וַיִּנָּחֵם יִצְחָק אַחֲרֵי אִמּוֹ” «Y tomó a Rebeca, que se convirtió en su esposa, y la amó; e Isaac encontró consuelo tras la muerte de su madre» (Génesis 24:67). Él ama ese cuerpo, encuentra consuelo en él, y es un momento de risas y alegría en este mundo.

Notas:

Isaac toma a Rebeca, la ama y encuentra consuelo tras la muerte de su madre. Este es el amor carnal y el tiempo de risas y alegría en este mundo.

#187

El rabino Yehuda dijo: «He aquí, se nos ha aclarado todo el pasaje, pero no consigo entender qué significa “וַיֹּסֶף אַבְרָהָם וַיִּקַּח אִשָּׁה וּשְׁמָהּ קְטוּרָה» “Y Abraham tomó otra mujer, y su nombre era Ketura” (Génesis 25:1). Y según el criterio de la mente, toda la sección resulta contradictoria. Es decir, contradice la continuación de la explicación sobre la cuestión del alma y el cuerpo, es decir, en el momento de la resurrección.

Notas:

La parte relativa al alma y al cuerpo ha quedado aclarada; sin embargo, el versículo en el que Abraham toma a Ketura parece contradecir esa explicación, que se refiere al momento de la resurrección.

sabato 31 ottobre 2026

Il suo pensiero del creare i mondi

 Il suo pensiero del creare i mondi e

la sua realtà davanti a noi

Le operazioni del Creatore non giungono ad essere “con molti pensieri”. Questo non significa che Dio “non pensa molto”, ma che non esiste in Lui alcuna distinzione tra pensiero, volontà, azione e risultato.

Nella Kabbalah questo è il principio della פשיטות Peshitut — semplicità assoluta.

·         In noi:

o    il pensiero è una cosa,

o    il desiderio un’altra,

o    l’azione un’altra ancora,

o    e il risultato è spesso diverso da ciò che avevamo immaginato.

·         In Lui:

o    Machshavah (pensiero),

o    Ratzon (volontà),

o    Ma’aseh (azione),

o    Ohr (emanazione) sono un’unica realtà indivisibile.

Per questo i Maestri dicono che Dio è “Po’el be’Ein Po’el” — “Operatore senza operazione”, perché l’atto non si distingue dall’Agente.

Le אורות Orot, le Luci che emanano dal Creatore, non sono “cose” separate da Lui. Sono la Sua stessa semplicità che si manifesta in gradi percepibili.

La Cabalà distingue:

·         Ohr HaAtzmut — la luce essenziale, totalmente inconoscibile.

·         Ohr Ein Sof — la luce infinita, ancora priva di qualsiasi forma.

·         Ohr HaHitpashtut — la luce che si estende verso la creazione.

Il punto cruciale è che: La luce non è un intermediario tra Dio e il mondo. È Dio stesso nella modalità dell’emanazione.

Per questo è detta Ohr Pashut — Luce Semplice:

·         non composta,

·         non frammentata,

·         non soggetta a mutamento,

·         non suddivisa in parti o qualità.

Tutte le distinzioni che noi percepiamo — Sefirot, mondi, nomi divini — sono modalità della nostra percezione, non della realtà divina.

“Tutti i nomi ed appellativi, e tutti i mondi, superiori e inferiori, sono tutt’uno Ohr Pashut”.

Questo è uno dei punti più profondi della Kabbalha:

✦ I Nomi Divini (יהוה Yod Hei Vav Hei, אלהים Elohim, שדי Shaddai, ecc.) non sono “parti” di Dio, né “funzioni” diverse. Sono modi in cui la Luce Semplice si adatta alla capacità dei mondi di riceverla.

✦ I Mondi (Atzilut, Beriah, Yetzirah, Assiyah)

Non sono luoghi, ma gradi di percezione:

·         Atzilut percepisce l’Unità quasi senza veli.

·         Beriah percepisce l’Unità come intelletto.

·         Yetzirah come emozione.

·         Assiyah come azione e materia.

Ma la luce che li attraversa è sempre la stessa. La differenza è solo nei Kelim (vasi), cioè nella capacità di ricezione.

“Nel Creatore, la luce che si estende, il pensiero, l’operazione e l’operatore… è in Lui una e la stessa cosa.”

Questo è il cuore della dottrina dell’Achdut HaPashut (Unità Semplice):

·         Dio non “fa” qualcosa: la Sua essenza è il Suo fare.

·         Dio non “pensa” qualcosa: la Sua essenza è il Suo pensare.

·         Dio non “vuole” qualcosa: la Sua essenza è la Sua volontà.

Per questo i Maestri dicono: “Non c’è cambiamento in Lui, neppure nel cambiamento”.

Cioè: anche quando la Luce sembra cambiare — contrarsi, espandersi, giudicare, misericordiare — in Lui non avviene alcun mutamento.

Tutta la realtà, superiore e inferiore, è emanata da un solo pensiero.

Questo è il concetto di:

✦ Machshavah HaKadumah — il Pensiero Primordiale

La radice di tutto ciò che esiste.

✦ Sod HaRatzon HaElyon — il Segreto della Volontà Suprema

La direzione unica verso cui tutto tende.

✦ Sod HaTachlit — il Segreto dello Scopo

La meta finale già presente nel pensiero iniziale.

Nella Kabbalah: Il pensiero iniziale contiene già la fine della correzione.

Non è un processo lineare: è un’unica realtà che si dispiega nel tempo per permettere alle creature di partecipare alla sua rivelazione.

Solo il pensiero:

·         compie tutte le operazioni,

·         è l’essenza delle operazioni,

·         è lo scopo del lavoro,

·         è la perfezione intera,

·         è la ricompensa ricercata.

Questo significa che:

✦ La creazione non è un mezzo per ottenere qualcosa.

È la manifestazione del Pensiero Divino.

✦ La ricompensa non è un premio.

È la percezione dell’Unità.

✦ Il lavoro spirituale non è un percorso verso Dio.

È la rimozione dei veli che impediscono di vedere che tutto è già Uno.

Il Ramban dice “Uno, Unico e Unificato”:

·         Uno — non composto.

·         Unico — non esiste altro all’infuori di Lui.

·         Unificato — tutto ciò che esiste è parte della Sua unità.

La Kabbalah insegna che:

·         Dio è Uno.

·         La Sua luce è una.

·         Il Suo pensiero è uno.

·         La creazione è una.

·         La fine della correzione è una.

Tutto ciò che appare come molteplicità è solo la modalità con cui la creatura percepisce la luce.

Quando la percezione si corregge, la molteplicità si ricompone nell’Unità originaria.

Chi è Lui?

  Chi è Lui? All’inizio, Rabbi Elazar disse: “Alzate gli occhi verso l’alto e guardate: chi ha creato queste cose?” Lo Zohar spiega: “Al...