lunedì 2 novembre 2026

Capire Vuol dire Sentire

 Capire Vuol dire Sentire

 Quando studiamo la Kabbalah, dobbiamo prima di tutto svuotarci: liberare la mente da tutto ciò che crediamo di sapere. Non perché la conoscenza precedente sia sbagliata, ma perché appartiene a un livello di percezione che non può contenere la luce che sta per arrivare.

LaKabbalah non si apprende aggiungendo informazioni: si apprende creando spazio.

I maestri insegnano che la prima condizione per entrare nella saggezza è il principio di Tzimtzum ha‑Da’at: la contrazione della mente, il silenzio dell’intelletto, l’apertura del cuore. Solo in questo vuoto può entrare la luce superiore.

Per questo i cabalisti ci invitano ad “essere aperti a un nuovo gruppo di concetti”: non concetti da capire, ma mondi da percepire. La Kabbalah non è un sistema filosofico: è una mappa dell’esperienza dell’anima.

Quando i cabalisti aggiungono il suffisso: “והבן היטב” — “e comprendi bene questo”, non intendono un atto intellettuale.

Nella lingua dei maestri, “comprendere” significa:

·         sentire la qualità spirituale di ciò che viene descritto

·         entrare nel mondo che il testo apre

·         vivere la realtà che le parole indicano

·         trasformarsi secondo la luce che si rivela

La comprensione cabalistica è un atto di Hitlabshut: la luce si “riveste” nella persona, e la persona si riveste nella luce.

Non è un pensiero che afferra un concetto, ma un’anima che si accorda a una vibrazione.

L’intelletto appartiene al mondo di Assiyah, il mondo dell’azione e della forma. La Kabbalah parla invece dei mondi di:

·         Yetzirah — emozione, movimento interiore

·         Beriah — intuizione, visione

·         Atzilut — unità, luce pura

L’intelletto può descrivere questi mondi, ma non può entrarvi. Per entrare, serve la facoltà che i maestri chiamano “lev mevin” — il cuore che comprende.

Il cuore è il ponte tra il mondo inferiore e quello superiore. Per questo la Kabbalah si studia con il cuore, non con la mente.

La comprensione cabalistica è un processo di:

·         Hitbonenut — contemplazione

·         Hitdavut — connessione

·         Hitpashtut — espansione

·         Hitachdut — unificazione

Il testo non va letto: va abitato.

Le parole non vanno interpretate: vanno respirate.

Il concetto non va spiegato: va rivelato dentro di sé.

I cabalisti non ci chiedono di capire ciò che scrivono. Ci chiedono di diventare ciò che scrivono.

Ogni frase è una scala. Ogni parola è una porta. Ogni lettera è una scintilla. Ogni segreto è un mondo.

Il sentiero che hanno preparato per noi non è un percorso di studio, ma un percorso di trasformazione.

Per questo dicono: “Comprendi bene questo”. Cioè: Lascia che questo ti cambi.

Zohar diario 5293, Jaié Sara

 Zohar diario 5293, Jaié Sara – ¿Quién tiene el poder de desvelar los secretos?Holy Zohar text. Daily Zohar -5293

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZD anterior

#188

Cuando llegó Rav Dimi, dijo: «He oído la explicación de esta porción, pero no la recuerdo». Ellos respondieron: «Los niveles superiores, es decir, los más elevados, no la han hecho accesible a la revelación; y nosotros, ¿qué podemos decir?». El significado: en el momento en que los sabios de la verdad explican los secretos de los versículos, he aquí que esos niveles de los que hablan los versículos se presentan ellos mismos ante esos sabios en ese instante, y se ponen a su disposición para que puedan revelarlos. Sin su ayuda, no tendrían el poder de revelar ningún secreto. Y esto es lo que dijo Rav Dimi: que los poderosos superiores no se han puesto a disposición ni han ayudado a revelar los versículos de esta porción. Rabí Yehuda se levantó y dijo: «En la yeshivá de nuestros amigos, los maestros de la Mishná, la porción está revelada».

Notas:

El rabino Dimi no logró recordar la explicación, ya que los niveles superiores más poderosos no se mostraron dispuestos a asistir a su revelación. El rabino Yehuda dijo que entre los maestros de la Mishná la porción está revelada.

#189

Se levantaron y partieron: él, el rabino Yisa y el rabino Chiya. Encontraron al rabino Elazar, hijo del rabino Shimon, que estaba revelando el secreto de los tefilín. Se presentaron ante él y le preguntaron: «¿En qué está ocupado nuestro maestro?». Él les respondió: «Estoy explicando el significado de los tefilín. Dicha, en efecto, del hombre que lleva los tefilín y conoce su significado».

Notas:

Encontraron al rabino Elazar mientras desvelaba el secreto de los tefilín. Él dijo que estaba explicando su significado, y dicha es la del que los lleva y conoce su significado.

domenica 1 novembre 2026

Essere come il Creatore, o Non essere come il Creatore?

 Essere come il Creatore, o

Non essere come il Creatore?

Dobbiamo sentirci come se vivessimo in un mondo senza “Creatore”, senza una guida visibile e senza un governo dall’Alto. Questo stato non è un errore, ma una condizione spirituale precisa: hester panim, l’occultamento del Volto. Ci viene dato affinché possiamo scoprire da soli — come se fossimo completamente indipendenti — che la qualità del dare è la qualità più alta e più degna della realtà.

Il Creatore nasconde Sé stesso, cioè nasconde la qualità di dare, e ci lascia con la sensazione di essere circondati solo da altre persone. Ma poiché noi siamo egoistici, percepiamo gli altri come opposti a noi: li respingiamo, li temiamo, li odiamo. E allo stesso tempo, essi dipendono da noi, e noi dipendiamo da loro. Questa contraddizione è la radice della sofferenza umana, ed è anche la porta della correzione.

La globalizzazione degli ultimi anni non è un fenomeno economico: è una rivelazione spirituale. Mostra che l’umanità è già un corpo unico, un sistema integrale, e che ogni cellula del corpo dipende dalle altre. Il Creatore ci mostra, attraverso la realtà materiale, la struttura del mondo spirituale: nessuno può correggersi da solo, e nessuno può distruggersi da solo.

Come possiamo allora riconciliare il nostro atteggiamento verso la società? Da una parte abbiamo bisogno degli altri, dall’altra li odiamo e vogliamo usarli per il nostro beneficio. Questa tensione è esattamente il punto in cui nasce la libertà spirituale.

Il Creatore ci ha posti tra due forze:

·         la forza dell’ego, che ci tira verso l’isolamento, la separazione, la paura;

·         la forza della dazione, che ci chiama verso l’unione, la somiglianza, la connessione.

E ci osserva per vedere quale sceglieremo. Non interviene, non ci spinge: ci lascia liberi. L’occultamento è la Sua forma più alta di amore, perché ci rende simili a Lui: ci dà la possibilità di scegliere.

Possiamo costruirci come esseri che danno alla società, che agiscono al di sopra della propria natura, senza alcuna considerazione per il proprio tornaconto. Oppure possiamo scegliere di rimanere come siamo oggi: egoisti, separati, chiusi.

Quando scegliamo di dare al di sopra dell’interesse personale, diventiamo simili al Creatore. E nella misura in cui lo facciamo, il Creatore si rivela. Non deve più nascondersi, perché non c’è più opposizione tra noi e Lui. La rivelazione non è un miracolo: è la conseguenza naturale della somiglianza.

La realtà è costruita in modo tale che il Creatore si nasconde finché non diventiamo capaci di percepirLo. E Lo percepiamo solo quando diventiamo come Lui: quando la qualità del dare diventa la nostra forma interiore.

Allora l’occultamento svanisce, e ciò che prima sembrava un mondo senza Creatore si rivela essere un mondo pieno della Sua presenza.

Zohar diario 5292, «Jaié Sara»

 Zohar diario 5292, «Jaié Sara»: Abraham y Sara, cuerpo y alma Holy Zohar text. Daily Zohar -5292

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZQ anterior

#185

El rabino Abahu dijo: «Al principio, el alma se llama Abraham y el cuerpo, Sara. Ahora, el alma se llama Isaac y el cuerpo, Rebeca. Hemos aprendido en la Mishná: el rabino Simón dijo: “Cuarenta años antes de que el cuerpo exista, el alma espera al cuerpo en la Tierra de Israel”. ¿En qué lugar? En el lugar del Templo».

Notas:

Al principio, el alma se llama Abraham y el cuerpo, Sara; ahora, el alma es Isaac y el cuerpo, Rebeca. El alma espera cuarenta años en la Tierra de Israel, en el lugar del Templo, antes de que el cuerpo exista.

#186

El rabino Abahu dijo: «Venid a ver: “וַיִּקַּח אֶת רִבְקָה וַתְּהִי לוֹ לְאִשָּׁה וַיֶּאֱהָבֶהָ וַיִּנָּחֵם יִצְחָק אַחֲרֵי אִמּוֹ” «Y tomó a Rebeca, que se convirtió en su esposa, y la amó; e Isaac encontró consuelo tras la muerte de su madre» (Génesis 24:67). Él ama ese cuerpo, encuentra consuelo en él, y es un momento de risas y alegría en este mundo.

Notas:

Isaac toma a Rebeca, la ama y encuentra consuelo tras la muerte de su madre. Este es el amor carnal y el tiempo de risas y alegría en este mundo.

#187

El rabino Yehuda dijo: «He aquí, se nos ha aclarado todo el pasaje, pero no consigo entender qué significa “וַיֹּסֶף אַבְרָהָם וַיִּקַּח אִשָּׁה וּשְׁמָהּ קְטוּרָה» “Y Abraham tomó otra mujer, y su nombre era Ketura” (Génesis 25:1). Y según el criterio de la mente, toda la sección resulta contradictoria. Es decir, contradice la continuación de la explicación sobre la cuestión del alma y el cuerpo, es decir, en el momento de la resurrección.

Notas:

La parte relativa al alma y al cuerpo ha quedado aclarada; sin embargo, el versículo en el que Abraham toma a Ketura parece contradecir esa explicación, que se refiere al momento de la resurrección.

sabato 31 ottobre 2026

Il suo pensiero del creare i mondi

 Il suo pensiero del creare i mondi e

la sua realtà davanti a noi

Le operazioni del Creatore non giungono ad essere “con molti pensieri”. Questo non significa che Dio “non pensa molto”, ma che non esiste in Lui alcuna distinzione tra pensiero, volontà, azione e risultato.

Nella Kabbalah questo è il principio della פשיטות Peshitut — semplicità assoluta.

·         In noi:

o    il pensiero è una cosa,

o    il desiderio un’altra,

o    l’azione un’altra ancora,

o    e il risultato è spesso diverso da ciò che avevamo immaginato.

·         In Lui:

o    Machshavah (pensiero),

o    Ratzon (volontà),

o    Ma’aseh (azione),

o    Ohr (emanazione) sono un’unica realtà indivisibile.

Per questo i Maestri dicono che Dio è “Po’el be’Ein Po’el” — “Operatore senza operazione”, perché l’atto non si distingue dall’Agente.

Le אורות Orot, le Luci che emanano dal Creatore, non sono “cose” separate da Lui. Sono la Sua stessa semplicità che si manifesta in gradi percepibili.

La Cabalà distingue:

·         Ohr HaAtzmut — la luce essenziale, totalmente inconoscibile.

·         Ohr Ein Sof — la luce infinita, ancora priva di qualsiasi forma.

·         Ohr HaHitpashtut — la luce che si estende verso la creazione.

Il punto cruciale è che: La luce non è un intermediario tra Dio e il mondo. È Dio stesso nella modalità dell’emanazione.

Per questo è detta Ohr Pashut — Luce Semplice:

·         non composta,

·         non frammentata,

·         non soggetta a mutamento,

·         non suddivisa in parti o qualità.

Tutte le distinzioni che noi percepiamo — Sefirot, mondi, nomi divini — sono modalità della nostra percezione, non della realtà divina.

“Tutti i nomi ed appellativi, e tutti i mondi, superiori e inferiori, sono tutt’uno Ohr Pashut”.

Questo è uno dei punti più profondi della Kabbalha:

✦ I Nomi Divini (יהוה Yod Hei Vav Hei, אלהים Elohim, שדי Shaddai, ecc.) non sono “parti” di Dio, né “funzioni” diverse. Sono modi in cui la Luce Semplice si adatta alla capacità dei mondi di riceverla.

✦ I Mondi (Atzilut, Beriah, Yetzirah, Assiyah)

Non sono luoghi, ma gradi di percezione:

·         Atzilut percepisce l’Unità quasi senza veli.

·         Beriah percepisce l’Unità come intelletto.

·         Yetzirah come emozione.

·         Assiyah come azione e materia.

Ma la luce che li attraversa è sempre la stessa. La differenza è solo nei Kelim (vasi), cioè nella capacità di ricezione.

“Nel Creatore, la luce che si estende, il pensiero, l’operazione e l’operatore… è in Lui una e la stessa cosa.”

Questo è il cuore della dottrina dell’Achdut HaPashut (Unità Semplice):

·         Dio non “fa” qualcosa: la Sua essenza è il Suo fare.

·         Dio non “pensa” qualcosa: la Sua essenza è il Suo pensare.

·         Dio non “vuole” qualcosa: la Sua essenza è la Sua volontà.

Per questo i Maestri dicono: “Non c’è cambiamento in Lui, neppure nel cambiamento”.

Cioè: anche quando la Luce sembra cambiare — contrarsi, espandersi, giudicare, misericordiare — in Lui non avviene alcun mutamento.

Tutta la realtà, superiore e inferiore, è emanata da un solo pensiero.

Questo è il concetto di:

✦ Machshavah HaKadumah — il Pensiero Primordiale

La radice di tutto ciò che esiste.

✦ Sod HaRatzon HaElyon — il Segreto della Volontà Suprema

La direzione unica verso cui tutto tende.

✦ Sod HaTachlit — il Segreto dello Scopo

La meta finale già presente nel pensiero iniziale.

Nella Kabbalah: Il pensiero iniziale contiene già la fine della correzione.

Non è un processo lineare: è un’unica realtà che si dispiega nel tempo per permettere alle creature di partecipare alla sua rivelazione.

Solo il pensiero:

·         compie tutte le operazioni,

·         è l’essenza delle operazioni,

·         è lo scopo del lavoro,

·         è la perfezione intera,

·         è la ricompensa ricercata.

Questo significa che:

✦ La creazione non è un mezzo per ottenere qualcosa.

È la manifestazione del Pensiero Divino.

✦ La ricompensa non è un premio.

È la percezione dell’Unità.

✦ Il lavoro spirituale non è un percorso verso Dio.

È la rimozione dei veli che impediscono di vedere che tutto è già Uno.

Il Ramban dice “Uno, Unico e Unificato”:

·         Uno — non composto.

·         Unico — non esiste altro all’infuori di Lui.

·         Unificato — tutto ciò che esiste è parte della Sua unità.

La Kabbalah insegna che:

·         Dio è Uno.

·         La Sua luce è una.

·         Il Suo pensiero è uno.

·         La creazione è una.

·         La fine della correzione è una.

Tutto ciò che appare come molteplicità è solo la modalità con cui la creatura percepisce la luce.

Quando la percezione si corregge, la molteplicità si ricompone nell’Unità originaria.

Zohar diario 5291 - Jaié Sara

 Zohar diario 5291 - Jaié Sara – El movimiento del alma Holy Zohar text. Daily Zohar -5291

Zohar Chayei Sarah

Continuación del ZD anterior

#182

Ven y escucha: una vez que el cuerpo ha sido creado y existe, ¿qué está escrito? «וַיְשַׁלְּחוּ אֶת רִבְקָה אֲחוֹתָם» «Y despidieron a Rebeca, su hermana…» (Génesis 24:59). ¿Qué significa «וְאֶת מֵינִקְתָּהּ» «y su nodriza»? Es el poder del movimiento. El rabino Yitzchak dijo: «Es el poder del cuerpo».

Notas:

Una vez que el cuerpo está completo, se despide a Rebeca. «Su nodriza» se interpreta como el poder del movimiento o, según el rabino Yitzchak, como el poder del cuerpo.

#183

El rabino Abahu comenzó con este versículo: «אִתִּי מִלְּבָנוֹן כַּלָּה אִתִּי מִלְּבָנוֹן תָּבוֹאִי» «Ven conmigo desde el Líbano, oh novia, conmigo desde el Líbano vendrás…» (Cantar de los Cantares 4:8). El rabino Abahu dijo: «Una vez que el cuerpo se ha formado, se lleva a la Tierra de Israel para que reciba su alma; el alma lo espera y sale a su encuentro». Como está escrito: «וַיֵּצֵא יִצְחָק לָשׂוּחַ בַּשָּׂדֶה» «Y Isaac salió a meditar al campo» (Génesis 24:63). Esto es lo que está escrito: «Ven conmigo desde el Líbano, oh novia». Esta es el alma. «תָּשׁוּרִי מֵרֹאשׁ אֲמָנָה» «Mira desde la cima de Amana», es decir, como está escrito: «וַיִּשָּׂא עֵינָיו וַיַּרְא» «Y alzó los ojos y vio» (Génesis 24:63).

Notas:

Cuando el cuerpo es llevado a la Tierra de Israel para recibir su alma, el alma sale a su encuentro, como Isaac salió a los campos. La novia que viene del Líbano es el alma, y la mirada dirigida hacia Amana es el levantar los ojos.

#184

El rabino Yehuda dijo: «Si ella es el alma, eso está bien para Abraham, como hemos dicho, pero ¿qué hay de Isaac?». El rabino Abahu dijo: «Los compañeros dijeron que ahora se le llama Isaac, debido a la gran alegría que hay en el mundo».

Notas:

El alma se entiende bien con Abraham. A Isaac se le llama así debido a la gran alegría que ha llegado al mundo.

venerdì 30 ottobre 2026

PASSIONI

 PASSIONI

Ti prego, Eterno, insegnami a comporre la mia preghiera come si deve, affinché la mia parola non sia solo suono, ma Yichud, unificazione delle forze disperse della mia anima. Fa’ che il mio linguaggio sia puro, limpido, come le acque di Binà, la Madre Superiore, che purifica e rende trasparente ogni pensiero. Concedimi parole che scendano da Chokhmà, la saggezza primordiale, e si vestano nella Malkhut, la mia bocca, senza deformarsi.

Fa’ che la mia preghiera sgorghi dalla mia bocca come un flusso di luce che risveglia la Rachamim Ne’elamim, la misericordia segreta, quella che non è soggetta a giudizio, quella che appartiene al livello di Arich Anpin, dove non esiste accusa né ostacolo. Avvicinami a Te dal luogo in cui mi trovo, anche se è un luogo di lontananza, perché la Tua bontà nascosta ha il potere di richiamare a Sé anche chi è caduto negli abissi più profondi.

Da dove mi sono allontanato, avvicinami. Fa’ che la Shekhinah, la Tua Presenza, che ho allontanato con le mie passioni e le mie distrazioni, ritorni a dimorare nel mio cuore. Che la Tua bontà segreta, custodita nei Tesori del Re, mi avvolga e mi riporti alla mia radice.

Prendimi per mano e liberami da tutte le passioni che mi trascinano verso il basso, da tutti i difetti che si sono attaccati al mio corpo come gusci, come klippot che oscurano la luce dell’anima. Solo Tu conosci la miseria della mia anima, scesa dalle vette più alte, dal seno del Padre, e ora imprigionata in un corpo grossolano, pesante, incline al desiderio e alla confusione.

Guai al figlio scacciato dalla tavola del Padre suo. La mia anima ricorda la sua origine, ricorda la luce da cui proviene, e soffre nel suo esilio. Tu l’hai mandata qui per farle del bene, per darle il libero arbitrio, per permetterle di trasformare la materia in spirito, il desiderio in servizio, la passione in amore per Te.

Ma che fare, Padre nostro che sei nei cieli, quando non siamo stati capaci di accogliere il Tuo dono? Quando non abbiamo avuto pietà della nostra anima? Quando non abbiamo lottato contro i nostri desideri malvagi? Quanti anni sprecati nelle passioni del corpo, che fin dalla giovinezza si sono attaccate a noi come catene?

Ogni giorno speriamo nella liberazione, ma la speranza si rivela fragile, e l’inclinazione malvagia si rafforza. Non abbiamo su chi fare affidamento se non su di Te.

Concedici la Tua grazia, la Tua clemenza, la Tua misericordia. Concedici le Tue grazie gratuite, quelle che scendono senza merito, come la luce di Chesed Elyon, la Bontà Suprema. Come un padre ha pietà dei suoi figli, abbi pietà di noi.

Rispondici, Padre nostro. Rispondici, nostro Creatore. Rispondici, nostro Liberatore. Rispondici.

  • “Padre nostro” apre Atzilut, il mondo dell’unità.
  • “Creatore” apre Beriah, il mondo delle anime.
  • “Liberatore” apre Yetzirah, il mondo delle emozioni.
  • “Rispondici” apre Assiyah, il mondo dell’azione.

Fa’ che seguiamo le Tue Leggi, che osserviamo i Tuoi precetti, che la nostra volontà si unisca alla Tua. Aiutaci e salvaci, affinché la nostra anima ritrovi la sua strada, affinché la materia del corpo si trasformi in un veicolo di luce, affinché le passioni diventino strumenti di elevazione e non di caduta.

Capire Vuol dire Sentire

  Capire Vuol dire Sentire   Quando studiamo la Kabbalah, dobbiamo prima di tutto svuotarci: liberare la mente da tutto ciò che crediamo d...