L’Origine dell’Ansia
E fu detto: Quando l’uomo
cammina nel mondo inferiore, tra giorni che scorrono come fiumi impetuosi e
scelte che si moltiplicano come scintille nel fuoco, allora sorge un vento
sottile e tremante chiamato Daagà, l’Ansia.
E gli uomini domandano: “È
amica o nemica?”.
E i Maestri risposero: “È
entrambe, poiché viene dalla stessa radice da cui sgorga la Luce e da cui si
cela l’Ombra”.
Quando una sola parola cade
nel cuore, essa può scuotere i pensieri come cavalli impazziti, e il respiro si
chiude come una porta serrata.
Questo è il vortice che nasce
quando Malchut si separa dalla sua radice e non sente più il flusso delle
Sefirot superiori.
Allora l’uomo si smarrisce, e
la confusione diventa il suo nome.
Eppure i Maestri dissero: «Non
c’è creatura che non abbia assaggiato questo vento».
Perché l’Ansia appare quando
l’uomo è posto davanti a una prova, quando la sua dignità è ferita, quando deve
scegliere la via.
Allora le paure, che
dormivano come ombre, si risvegliano e camminano dentro di lui.
La Paura appartiene al mondo
del concreto: il nodulo che si tocca, il debito che si vede. Essa è figlia di Ghevurà
rivelata.
Ma l’Ansia è diversa: essa è
un’ombra senza corpo, un’eco senza origine.
È un fantasma che non si
lascia indicare, perché non nasce nel corpo ma nel vuoto tra le luci, dove
l’uomo ha dimenticato la sua connessione.
Per questo i rimedi materiali
non la placano: perché essa non appartiene alla materia.
I Cabalisti insegnano: L’Ansia
non viene per distruggere l’uomo, ma per risvegliarlo.
È un angelo severo che dice: “Tu
non stai vivendo il tuo potenziale. Tu hai deviato dal sentiero che ti conduce
alla tua radice”.
Quando l’uomo si allontana
dal suo scopo, l’Ansia lo punge come una spina nascosta.
Non per ferirlo, ma per
riportarlo alla sua direzione.
E così dissero i saggi: «Stimala
altamente ed essa ti esalterà» (Proverbi 4:8).
Perché l’Ansia è un invito a
guardare dentro, a raddrizzare il cammino, a ricordare ciò che è stato
dimenticato.
Quando l’uomo giudica il suo
prossimo, egli apre la porta all’Ansia. Perché il giudizio nasce dalla
separazione, e la separazione genera paura.
E quando l’uomo perde la
certezza — la fiducia nel Creatore e nel disegno perfetto — allora porta pesi
che non gli appartengono.
Il corpo risponde con
tremore, stanchezza, palpitazioni, perché lo spirito è disallineato.
Ma quando l’uomo ritorna alla
Certezza, l’Ansia si dissolve come nebbia al sole.
Beato è colui che trasforma
l’Ansia in un ponte.
Perché essa può diventare:
• una spinta a compiere atti di bontà
• un invito a riconoscere il proprio valore
• un richiamo a servire gli altri
• una porta per affrontare le paure
• una via per ritrovare la pace
E i Maestri conclusero: «La
verità non è sempre nostra. Talvolta l’altro è il messaggero che ci riporta
alla radice».