Gioia e Turbamento
Talvolta, senza sapere perché, all’improvviso si desta in
voi una gioia sottile o un turbamento improvviso. Lo Zohar direbbe che questi
movimenti non nascono dal nulla: sono risvegli (התעוררותא) che provengono dai mondi superiori,
scintille che toccano il cuore come un soffio che passa e non si vede. Ogni
emozione inattesa è un’onda che proviene da un incontro invisibile, un
contatto tra luci e vasi, tra ciò che scende e ciò che in voi è pronto a ricevere.
Quando
incontrate un passante e il suo volto attira il vostro sguardo, non è un
semplice caso. Lo Zohar insegna che il volto (פנים) è il luogo dove la luce dell’anima
affiora nel corpo, e che guardare un volto significa toccare la radice
spirituale di quella persona.
Il
pensiero d’amore che gli inviate è come un raggio sottile (קַו דַּק) che esce dai vostri occhi: un filo di
Chesed che attraversa l’aria e raggiunge il suo cuore.
L’altro forse non se ne accorge, ma il suo Kli riceve quella
luce, e la luce, una volta entrata, compie il suo lavoro: lenisce, risveglia,
purifica, oppure semplicemente si posa come rugiada.
Secondo lo Zohar, quando improvvisamente provate una gioia,
è possibile che un essere del mondo invisibile – un mal’akh, una scintilla di
un’anima, o un raggio proveniente da un livello più alto – abbia posato su di
voi il suo sguardo.
Lo sguardo dell’essere superiore è un Zivug (unione) di
luce, un contatto tra la sua emanazione e il vostro cuore.
E come voi avete inviato amore a un passante, così un’entità
luminosa può aver inviato amore a voi.
In ogni luogo, dice lo Zohar, l’uomo cammina tra due folle:
• quella dei corpi
visibili,
• e quella delle forme
sottili che abitano l’aria, i pensieri, i raggi di luce, le correnti
dell’anima.
Da ognuna di queste folle riceviamo influenze: alcune di
Chesed, altre di Ghevurah, altre ancora di Tiferet, e queste influenze spiegano
la varietà dei nostri stati d’animo.
Non siamo mai soli: siamo sempre nel mezzo di un campo di
forze, di luci che si intrecciano.
Lo Zohar chiama il sole “specchio superiore” (מראה עליונה), immagine del flusso divino che illumina
tutti i mondi.
Quando
il sole ci guarda, non è solo una metafora: il suo raggio è un canale di Shefa,
un condotto attraverso cui la luce divina scende nei mondi inferiori.
Il sole
è il simbolo di Ze’ir Anpin, il volto maschile della divinità, che ogni
giorno effonde vita, calore, benedizione.
E come il sole guarda la terra, così il Santo – benedetto
Egli sia – guarda l’anima dell’uomo.
Amare Dio, dice lo Zohar, non è un sentimento astratto: è
presentarsi ogni giorno davanti al Suo volto, come la luna che si presenta
davanti al sole per ricevere la sua luce.
È un atto di Zivug (unione), di incontro tra il desiderio
dell’uomo e la luce dell’Alto.
Chi si espone allo sguardo divino diventa come un vaso che
si riempie:
• la luce entra,
• il cuore si dilata,
• la coscienza si
purifica,
• e la persona diventa
capace di irradiare a sua volta.
• Ogni emozione
improvvisa è un contatto tra mondi.
• Ogni sguardo è un
ponte tra anime.
• Ogni raggio di sole
è un messaggero del divino.
• Ogni giorno è un
invito a presentarsi davanti al Volto superiore per ricevere luce.
Quando una gioia o un dispiacere sorgono senza causa
apparente, lo Zohar direbbe che non è l’emozione a nascere in voi, ma voi a
essere entrati in un’onda che già esisteva.
Le emozioni improvvise sono correnti di Ruach che
attraversano i mondi come venti sottili. L’anima, che è un ricettacolo di luci,
vibra quando una corrente la sfiora.
Lo Zohar chiama questo fenomeno “Neshikà de‑Or” – un bacio di luce: un contatto tra la vostra radice e
una radice superiore che passa accanto a voi.
Non siete voi a cambiare: è il mondo invisibile che vi
tocca.
Quando incontrate un passante e il suo volto cattura il
vostro sguardo, avviene un piccolo mistero.
Il volto è chiamato Panim, e Panim è della stessa radice di
Pnimiyut, interiorità.
Guardare un volto significa penetrare per un istante nella
sua interiorità spirituale.
Lo Zohar insegna che gli occhi sono due fontane di luce, e
che ogni sguardo è un raggio che esce da voi come un filo sottile di Chesed.
Quando inviate un pensiero d’amore, quel raggio diventa un
Kav shel Rachamim, un filo di misericordia che attraversa l’aria come un ponte.
L’altro non lo percepisce con i sensi, ma la sua anima lo
riceve.
E quando un’anima riceve, risponde:
• talvolta con
gratitudine,
• talvolta con
sollievo,
• talvolta con un
risveglio che non sa spiegare.
Così come voi guardate un volto umano, esistono esseri di
luce che guardano voi.
Lo Zohar li chiama “messaggeri del vento”, scintille che
attraversano i mondi come particelle di sole.
Quando uno di questi esseri posa il suo sguardo su di voi,
il suo raggio entra nel vostro cuore come un’onda calda.
E allora sentite una gioia improvvisa, come se qualcuno
avesse bussato alla porta della vostra anima.
Non è fantasia: è Shefa, abbondanza che scende.
E come esistono esseri di luce, esistono anche correnti più
pesanti, provenienti da zone d’ombra dei mondi inferiori.
Quando queste vi sfiorano, nasce un turbamento,
un’inquietudine, un peso improvviso.
Per questo lo Zohar dice che l’uomo è un albero in mezzo ai
venti: i venti lo scuotono, e lui crede che il movimento venga da dentro,
mentre viene da fuori.
In ogni luogo, siete circondati da due moltitudini:
• la moltitudine dei
corpi,
• e la moltitudine
delle forme sottili.
Gli esseri invisibili non sono fantasmi: sono stati
dell’anima, pensieri erranti, frammenti di desiderio, scintille di anime,
correnti di luce, ombre di mondi.
Alcuni portano benedizione, altri confusione.
Alcuni sono attratti dalla vostra luce, altri dalla vostra
vulnerabilità.
Per questo i vostri stati d’animo cambiano come il cielo: non
siete voi a cambiare, ma ciò che passa attraverso di voi.
Il sole non è solo un astro: è un Panim Elyon, un volto
superiore.
Lo Zohar lo chiama “specchio del Re”, perché riflette la
luce che proviene dal mondo divino.
Ogni raggio è un messaggero.
Ogni mattina, quando il sole sorge, è come se il Santo –
benedetto Egli sia – aprisse una finestra e guardasse il mondo.
Il sole è il simbolo di Ze’ir Anpin, il volto maschile della
divinità, che effonde vita e calore.
E la terra è come la Nukva, che riceve la luce e la
trasforma in frutti, colori, vita.
Quando il sole vi guarda, è Dio che vi guarda attraverso il
sole.
Amare Dio significa non nascondersi dal Suo sguardo.
Significa presentarsi ogni giorno come la luna che si
presenta davanti al sole per ricevere la sua luce.
Chi si presenta davanti al Volto divino diventa un vaso che
si riempie.
La luce entra, il cuore si dilata, la mente si purifica, e
la persona diventa capace di irradiare a sua volta.
Lo Zohar dice: “La luce che ricevi diventa la luce che doni”.
E così il cerchio si chiude:
• ricevete luce dal
mondo invisibile,
• donate luce agli
altri con il vostro sguardo,
• e il sole, volto di
Dio, dona luce a voi.