sabato 5 settembre 2026

Il Segreto dell’Albero della Conoscenza

 Il Segreto dell’Albero della Conoscenza


I Cabalistici Parametri del Peccato di Adamo

Testo:

Ora in queste introduzioni sarà spiegato il discorso di Adam e quale fu il suo peccato. Sappi, che quando Adam è stato creato, Z.a. (1) effettivamente aveva solo i mochin dal lato di Imma (2).  

Commento:   

(1) Z.a. è Zeir Anpin, il Piccolo Volto, che è una denominazione per la sefirat Tiferet. È a questo livello che Dio è rivelato al suo universo. Il volto più alto di Dio, cioè, la sua più vera essenza, citata come la sefirat Keter, o il Lungo Volto, Arikh Anpin, è celata dall'universo. Quest'aspetto di Dio è rivelato soltanto in certi momenti di grazia e misericordia. Altrimenti l'universo è regolato con la funzione di Z.a. Tuttavia, questi volti non sono entità indipendenti, Dio proibisca. Sono piuttosto espressioni della luce di Dio e come questa filtra attraverso i regni per manifestarsi in tutti i mondi. Z.a., quindi, che è quel Volto di Dio che controlla il mondo ancora riceve la sua guida ed abilità da quegli aspetti più profondi all'interno di Dio, che nella terminologia Cabalistica sono chiamati "mochin", cervelli. Perchè questi mochin luci servono da "potere del cervello" di Z.a. dandogli l'ultima più nascosta luce di Dio. 

(2) Z.a. riceve le energie dei mochin dai due regni nascosti, che sono le sefirot di Binah e Hokhma. Poichè Binah è la fonte dell'energia passiva sopra, diciamo che è "femminile". Poiché Hokhma è la fonte dell'energia attiva sopra, diciamo che è "maschile".  Poichè Hokhma e Binah entrambi trasferiscono a Z.a. le energie che sono necessarie affinché questo aspetto di Dio diventi completamente manifesto, diciamo che Binah è la madre di Z.A. e che Hokhma è il padre di Z.A. Questa terminologia simbolica è usata in tutto il santo Zohar e gli scritti dell'Ari'zal.  

Testo:

Di conseguenza il suo Keter (cioè, di ZA) era formato soltanto dal terzo inferiore di Tiferet di Imma (3)

Commento:   

(3) Le Sefirot sono allineate in colonne. Le Sefirot in una colonna si sovrappongono una nell'altra. Ricorda anche che ogni sefirah ha il modello di tutte le dieci sefirot all'interno di sè. Di conseguenza il Keter di Z.a. (che è la corona della sua colonna centrale) si compone dai Tiferet di Imma (Binah) e di Abba (Hokhma). Questi due Tiferet che sono sopra Z.A. servono come sua corona. Poichè sono ancora Tiferet, anche se ad un livello più elevato, così appartengono a Z.A., che è il Tiferet generale. Tuttavia poichè i Tiferet di Imma ed Abba sono un livello più elevato, si manifestano come il livello più elevato all'interno di Z.A., cioè, i suoi "cervelli" (mochin). Quando Z.a. riceve solo le energie da Imma, diciamo che riceve soltanto un terzo del suo Tiferet. Quando Z.a. riceve anche da Abba, diciamo che riceve due terzi. Così, la fase del terzo è un livello molto basso di energia e di consapevolezza spirituale. 

Testo: 

Così ad Adam fu comandato dicendo: "Dall'Albero della Conoscenza, Bene e Male, non devi mangiare" (4). 

Commento: 

(4) Adam è il canale umano di Z.A. Così la Torah chiama i figli di Israele, i figli di HaShem nostro Dio. Questo è riferito a Z.A. Poiché Z.A. sopra non era ancora completamente manifesto, Adam non lo era sotto. Quello che interessava uno interessava l'altro.

 Testo: 

Sappi, che l'aspetto chiamato la Colonna Centrale, sia in Z.a. o in Nok, sia in Atzilut, in Beriah, in Yetzirah o in Asiyah, questo è l'Albero della Conoscenza.  (5)

Commento: 

(5) Le sefirot della colonna centrale, queste insieme sono chiamate l'Albero della Conoscenza. La parte riguardo il bene e il male sarà definita mentre avanziamo. 

Testo: 

Perchè qui ci sono le Hasadim (6) rivelate e le Hitzonim (esterni) (7) possono afferrarli. 

Commento: 

(6) Abba ed Imma entrambi danno a Z.A. energia. Quello che esce da Abba è chiamato "hasadim" che significa letteralmente "misericordie". Queste sono potenti energie datori di vita e abbondanza. Notevolmente sono cercati come la fonte della generosità e della prosperità, sia fisica che spirituale.

(7) "Gli esterni" o le Hitzonim sono le forze del male che si aggirare intorno alle sante sefirot sopra e cercano a deviare tutta l'energia santa che può "fuoriuscire" attraverso il sistema a causa dei peccati dell'umanità. Certi aspetti inferiori della santa energia sono il nutrimento per queste forze esterne. 

Testo: 

Questo tuttavia non è vero quando [Z.A. ha] due mochin [che vengono sia da Imma che da Abba] che sono i suoi Hokhma e Binah [personali]. Troviamo così che Z.A. Himself è chiamato l'Albero, dato che è la lettera Vav del santo nome (8).

 Commento: 

(8) Il nome di HaShem, Yod Key Vav Key manifesta all'interno di sè tutte le facce sefirotiche principali. Yod è Abba, la prima hey è Imma, Z.A. è Vav e Nok (la Shekhina) è hey finale. Z.A. è chiamato un albero perchè in sè è equilibrato dalla colonna cenrale delle sefirot e la lettera Vav è nella figura di un tronco d'albero.

Testo: 

Perciò [in Z.A.] ci sono due mochin, Hokhma e Binah, che sono chiamati "chayim" (vita) come si sà dal significato segreto del versetto: "E la saggezza (hokhma) anima suo marito". Inoltre Binah è chiamato "la vita del re". Quando [Z.A.] prende [entrambi] questi due mochin [insieme, allora] è chiamato l'Albero della Vita (9).

Commento: 

(9) Come nell'essere umano sotto dove la vita viene al corpo attraverso il cervello, così è con Z.A. sopra. La sua vita spirituale viene a lui dai suoi cervelli, che sono la radianza e l'influenza delle energie che vengono a lui da Hokhma e da binah, i suoi genitori. 

Testo: 

Quando Z.A. prende il terzo [dei] mochin, Da'at, allora è chiamata l'Albero della Conoscenza (10).

Commento: 

(10) Da'at non è una sefirah nel suo proprio diritto e così non è contata come undicesima sefirah. Da'at tuttavia è la manifestazione esterna di Keter. Keter è la corona. È sublime perchè è assorbita e sperimentata così all'interno del corpo.  Così Keter filtra attraverso Hokhma e Binah. Tuttavia, una volta che questo è fatto e la radianza in Hokhma e in Binah è ricevuta in Z.A. nasce una nuova manifestazione. Questa è la nascita della conoscenza, che è l'unione di Hokhma e di Binah. Questa è Da'at. Da'at è Keter manifesto all'interno del corpo, come una specie di terzo cervello. Questo cervello allora collega i cervelli superiori (amori di destra e di sinistra) al corpo. Questo fa il Da'at corrispondere alla Medulla Oblongata, che secondo l'enciclopedia Compton "trasmette tutti i segnali tra il midollo spinale e le più alte parti del cervello e governa anche i meccanismi essenziali alla vita: battito cardiaco, pressione sanguigna e respiro". Chi è familiare con le letture dell'Ari'zal su Passover riconoscerà il collegamento.

Testo: 

Ora, si sà che i due mochin Hokhma e Binah arrivano [in Z.A.] avvolti all'interno di Netzah e Hod di Imma  (11)

Commento: 

(11) Come ho menzionato sopra, c'è sempre sovrapposizione di sefirot. Così Tiferet di un Volto sefirotico più alt si transforma nel Keter del Volto Sefirotico sotto di esso. E, Netzah e Hod del volto sefirotico più alto diventano Hokhma e Binah del volto sefirotico sotto di essi. Questo è quello che viene riferito qui. 

Testo: 

Da qui essi irraggiano attraverso le colonne destra e sinistra di Z.A. Poichè questi due mochin si rivestono nei vasi di Imma, (12) gli esterni non possono dominare su di loro (13).

Commento: 

(12) Anche con la sovrapposizione, l'integrità della sefirah è ancora intatta. Quindi adempie una funzione multipla. Ogni funzione, quindi, è chiamata un vaso. Così, per esempio, la sefirah Netzah all'interno di Imma naturalmente ha la sua propria funzione, cioè, vaso. Tuttavia, questo Netzah funge anche da Hokhma per Z.A. Di conseguenza quando questo Netzah è manifesto in Z.A. sta adempiendo due funzioni, uno per se in Imma ed uno per Z.A. così Netzah è detto avere due vasi. 

(13) La luce è incassata doppiamente. Ogni incassamento (vaso) funge da filtro. "Gli esterni" quindi non possono interrompere e rubare dalla luce. 

Testo:   

Così [i mochin] sono chiamati vita, perchè gli esterni, che sono chiamati morte (14) non possono avere dominio su di loro. 

Commento: 

(14) Gli esterni deviano la forza vitale. Qualsiasi presa o diminuzione della vita è chiamata morte.

Testo: 

[Questi mochin] sono la luce del bene e non del male, vita e non morte. Di conseguenza ad Adam non è stato comandato riguardo il consumo dall'Albero della Vita.  (15)

Commento: 

(15) Nella revisione, l'Albero della Vita è Z.A. con la pienezza dei suoi mochin (cervelli) sia da Abba che da Imma.  L'albero della Conoscenza è Z.A. senza i suoi mochin completi.

Testo: 

Comunque è stato comandato per quanto riguarda [il mangiare] dall'Albero della Conoscenza, che è il terzo dei mochin, Da'at, ed è il motivo del perchè Z.A. è chiamato l'Albero della Da'at (Conoscenza) (16).

Commento: 

(16) Ancora, questo significa che il fuoco del cervello di Z.A. era in Da'at, prima del suo essere riempito della luce che viene da Abba. 

Testo: 

Perchè Da'at è differente dagli altri due mochin in quanto la sua [radianza è soprattutto] manifesta [nel corpo di Z.A.] dal suo petto (tiferet) e verso giù (17). 

Commento: 

(17) Guarda il commento #10 e comprendi Da'at come la Medulla e questo diventerà chiaro. 

Testo: 

Perchè la fonte di Da'at è bene e non male, dato che il suo posto è tra i due mochin di Z.A., nella sua testa. E come abbiamo già spiegato, gli esterni non possono raggiungere una presa sulle tre sefirot superiori (18). 

Commento: 

(18) Questo è perché la luce delle tre sefirot superiori è così sublime che per definizione essi neutralizzano l'esistenza dell'oscurità degli esterni.

Testo: 

Un secondo motivo [del perchè gli esterni non possono afferrare Da'at] è perchè qui ci sono due vasi, il vaso di Yesod di Imma ed il vaso della testa di Z.A. (19).

Commento: 

(19) Il vaso della testa di Z.A. è il vaso di Da'at stesso, che ricorda, è anche il Yesod di Imma (completo del suo proprio vaso). 

Testo: 

Gli esterni non possono raggiungere una presa su una cosa che è celata all'interno di due vasi (20).

Commento: 

(20) Anche questo è Halakha. Qualcosa di santo può entrare solo in un posto sporco (e non essere contaminato da quel posto) quando è sigillato doppiamente in una copertura avvolta in un'altra copertura. Un esempio di questo è mangiare in un bagno. Questo rende il cibo proibito. Comunque, se tu fossi coperto di gomma quando vai al bagno (copertura #1) e su questa copertura c'è un sacco (copertura #2), allora il cibo non è contaminato e così non è proibito da mangiare.

Testo:  

Un terzo motivo [del perchè Da'at è protetto] è che gli esterni non possono avere dominio nel posto dove c'è un vaso per Imma (21).

Commento: 

(21) La luce ed il vaso sono entrambi potenti. Inoltre, un vaso è solo un'altra forma o vibrazione della luce. Ricorda che non c'è niente di fisico o concreto in questi regni che stiamo discutendo.

Testo: 

Tuttavia, l'aspetto più basso di Da'at (22) quando irraggia sotto il petto [di Z.A.]  (23), si manifesta come bene e male,

Commento: 

(22) Anche se abbiamo discusso come le sefirot da un volto si sovrappongono nelle sefirot del volto sotto di esso, il volto sotto di esso non prende in se l'intera sefirah superiore. Così Yesod di Imma non è completamente assorbita nel Da'at di Z.A. ma soltanto di una parte di essa, un terzo della parte più bassa. 

(23) Il petto di Z.A. è il suo Tiferet. Sotto il suo petto ci sono le tre sefirot Netzah, Hod e Yesod. È qui dove la luce sefirotica è solo in un piccolo senso oscurata. Quello che si oscura è abbastanza affinchè gli esterni colpiscano e succhino da loro. Questo allora è male, che, come con tutte le cose, ha la sua fonte nella santità. 

Testo: 

Perchè gli esterni può avere una presa lì.  I tre motivi dati sopra non sono applicabili qui, anche se Da'at è un moah (cervello) (24).

Commento: 

(24) E come tali dovrebbero essere sopra la possibilità di essere riforniti. 

Testo: 

Questo è vero solo quando è nella testa sopra. Tuttavia, quando si irraggia nel posto di Tiferet, che è il corpo, non è più un cervello e gli esterni possono avere una presa. Inoltre Yesod di Imma si estende soltanto fino al petto [di Z.A.]. Poichè non c'è vaso di Imma che rivesta Da'at (25) [oltre quel punto], le klipot possono afferrarlo, particolarmente poiché c'è solo un vaso [da penetrare] che è il corpo di Z.A. 

Commento: 

(25) Come le sefirot di Ima si sovrappongono alle sefirot di Z.A. così le sefirot all'interno di Z.A. si sovrappongono. Da'at di Z.A è formato dal Yesod di Imma, che discende (un terzo della via) nella testa di Z.A. Da'at di Z.A. continua ad esprimersi nella sua intera colonna centrale. L'influenza di Imma è sentita all'interno di Z.A. giù fino al suo Tiferet. Dopo di questo la radianza di Imma non discende più ulteriormente e Da'at di Z.A. perde uno dei suoi vasi protettivi.   

Testo: 

Di conseguenza gli esterni (klipot) sono in grado di prendere il controllo e dominare la luce di Da'at che è rivelata sotto il petto (26). 

Commento: 

(26) Nel regno delle sefirot di Netzah, Hod e Yesod. Questi a loro volta si manifestano su quello che oggi è chiamato il piano astrale, che spiega il perchè ci sono tanti demoni e spiriti del male che girano per il mondo fisico.

Testo: 

Poichè Da'at è perciò diviso in due aspetti, quello che è sopra il petto e quello che è sotto di esso, non ci riferiamo solo all'Albero della Conoscenza (Da'at) ma piuttosto all'Albero della Conoscenza, Bene e Male  (27).

Commento: 

(27) Da'at è buono sopra Tiferet, ma una volta che discende sotto di esso, esiste il male. Questa non dovrebbe essere una profonda lezione per chiunque. Tutti sappiamo che quando pensiamo chiaramente con le nostre teste quelle cose che sono capite correttamente, mentre quando le emozioni (le sefirot di NaHiY) apannano il ragionamento puro, le cose sono piuttosto confuse.

Testo: 

Quello che questo significa è che l'aspetto che è la parte inferiore di Da'at, [rivelata] dal petto e verso giù, questa zona è bene e male.  Di qui ci viene comandato di non mangiare (28)

Commento: 

(28) Questa dichiarazione può essere il soggetto di un certo numero di libri. Sembra che il consumo del frutto dell'Abero della Conoscenza, Bene e Male fu l'abbassamento del pensiero puro nei regni dell'emozione. Cioè la discesa dal regno dell'oggettività nei regni della soggettività. Ogni qualvolta si perde vista il puro, non influenzato, pensiero proiettivo, i risultati sono il frutto dell'Albero della Conoscenza, Bene e Male. Solo sollevando la facoltà mentale sopra l'influenza delle emozioni si inizia il processo di rettificazione. 

Testo: 

Quello che il lato della santità succhia da qui è chiamato bene. La radianza che esce dal corpo di Z.A. dalle pareti dei vasi è succhiato dagli esterni ed è chiamato male. Troviamo così che l'Albero della Conoscenza è la luce della [semi-sefirah] Da'at in quel posto dove è rivelata, che è la colonna centrale, dal petto e verso giù, in ogni posto (29) nei quattro mondi Atzilut, Beriah, Yetzirah ed Asiyah, dovunque c'è un Z.A. all'interno di loro.

Commento: 

(29) Proprio come ogni mondo e livello ha dieci sefirot all'interno così questo processo è manifesto in ognuno di loro. Così in ciascuno dei quattro regni di spirito, mente, emozione e azione, Da'at è in pericolo di essere pervertito e quindi deve essere protetto.

Testo: 

Un altro [discorso] deve essere spiegato per quanto riguarda la presa degli esterni della luce rivelata del'aspetto di Da'at. [Da'at originalmente manifesta la luce dal] lato di Imma.  [Gli esterni possono afferrare soltanto questa luce] tutto mentre la luce di NaHiY (Netzah, Hod e Yesod) di Abba ancora non è penetrata in Z.A. Tuttavia, una volta che questa luce [di Abba] entra [in Z.A.] allora gli esterni non possono effettuare alcuna presa sulla luce del Da'at (che viene dal lato di Imma), anche se [ancora] sono rivelati (30).

Commento: 

(30) Questo è la via della rettificazione del peccato di Adam. Ci deve essere l'input delle luci di Abba. È la sefirat Hokhma, che è il regno dello spirituale, che è il regno del pensiero. Questo è il regno della fede. 

Testo: 

Questo è perché Abba è superiore a Imma, [e gli esterni] non possono avere presa lì, dato che i vasi e le luci di Abba [sono completamente sopraffatti per loro]. [Abba] taglia (31) tutti gli esterni completamente, proprio come è scritto nello Zohar, Parashat Tazria. 

Commento: 

(31) Le luci ed il regno di Hokhma, Abba sono più profonde. Faccio riferimento a loro nel mio commento di Shoshana Tekhelet sul Sefer Yetzirah (più tardi in questa edizione) per più informazioni. Un punto comunque deve essere fatto. Abba è il regno della fede. Quando uno ha vera fede, tutte le cose sono possibili. 

Testo: 

[Nel giardino dell'Eden] Z.A. aveva al Suo interno solo i mochin (cervelli) dal lato di Imma, quindi gli fu comandato di non mangiare dall'Albero della conoscenza, bene e male (32).

 Commento: 

(32) Z.A. ed Adam erano una e la stessa cosa. Tuttavia, questo è l'Adam superno, prima della caduta. Oggi siamo i discendenti dell'Adam terrestre dopo la caduta. Adam-Z.A. era manifesto come un essere spirituale che doveva maturarare, non uno che era completo.

Testo: 

Ora, si sà che lo scopo della creazione di Adam era di rettificare, con la sua mano e tramite le sue azioni, i mondi superni. Questo è il significato del versetto [per quanto riguarda il giardino che Adam doveva] "proteggere e custodire" (Genesi 2:15).  Inoltre è scritto che "Non c'era nessun uomo per lavorare la terra" (Genesi 2:5). Poichè [il lavoro di Adam] doveva essere di rettificare Z.A. e Nok, egli voleva anche rettificare Keter di Z.A. che era allora molto piccolo, soltanto nel formato del 1/3 inferiore di Tiferet di Imma. 

Il Keter di Nok era comparativamente più grande del Keter di Z.A. Il suo Keter era del formato di due terzi della parte inferiore di Tiferet di Z.A., dal petto e verso giù, alla fine del Suo Tiferet. [Adam] voleva espandere il Keter di Z.A. in modo che fosse ugualmente nel formato necessario dei due terzi di Tiferet di Imma, dal Suo petto e verso giù alla fine del Suo Tiferet. 

Abbiamo già spiegato che questo sviluppo non succede che tranne la ricezione dei mochin che vengono da Abba.  Così il peccato dell'aver mangiato dall'Albero della Conoscenza ha permesso agli esterni di entrare (33) prima che ci fossero i mochin di Abba che avevano la capacità di respingerli. 

 Commento: 

(33) Adam-Z.A. attraverso Eva forzò l'uscita ed ha indotto la luce di Da'at ad essere rivelata prima delle luci di Abba che sono rivelate all'interno di Da'at. Da'at non era ancora pronto a sperimentare e così rettificare il regno delle emozioni. Finchè il proprio legame con Dio non è sigillato con fede ferma e completa, tutta la conoscenza nel mondo non può aiutare una persona. Questa fu l'esperienza di Adam e la nostra, che seguiamo i suoi passi.

Testo: 

Non solo questo, Adam peccò anche in quanto ha tentato di elevare Keter di Z.A. prima del suo tempo, prima della ricezione dei mochin di Abba. Tutto questo ha causato un certo numero di grandi difetti superni.

martedì 2 giugno 2026

Voce interna

 Voce interna

Vieni e vedi. C’è un mondo esterno e c’è un mondo interiore. Il mondo esterno è come un vestito che avvolge, il mondo interiore è come il respiro che lo anima. Profondo quando vi penetri, alto quando lo raggiungi, esso respira sempre, perché ogni cosa che vive ha un soffio che la sostiene.

Il mondo esterno è fatto di cose. E le cose sono come vasi che attendono la voce. Respirare dentro le cose sono parole, perché la parola è il ponte tra ciò che appare e ciò che è nascosto.

Le parole sono l’esterno. Dentro le parole sono storie, e le storie sono come fiumi che scorrono da un luogo segreto verso il cuore dell’uomo.

La storia è l’esterno. Dentro la storia c’è un pensiero, e quel pensiero è come una scintilla che vuole tornare alla sua radice.

I pensieri sono l’esterno. Dentro i pensieri c’è una grande luce, una luce che non si vede con gli occhi ma che illumina l’anima.

All’origine di ogni luce c’è l’Inizio che non si può conoscere, il Pensiero dei Pensieri, il Silenzio che precede ogni parola, la Radice che non ha radice.

L’esterno lo possiamo toccare e conoscere. L’interno — dobbiamo aspettare e stare fermi, perché ci parli. E quando l’interno parla, non lo fa con voce, ma con presenza.

Così fu al Sinai: non fu il suono che parlò, ma il Silenzio che si fece ascoltare. E ogni volta che impariamo la Torah con tutto il cuore e l’anima, quel Silenzio ritorna, e la voce interiore si risveglia.

Il testo segue esattamente la logica dello Zohar:

1. Esterno Interno (Olam Sefirot Luce)

  • Cose livello di Assiyah, il mondo dell’azione.
  • Parole livello di Yetzirah, il mondo della formazione.
  • Storie livello di Beriyah, il mondo del pensiero e degli angeli.
  • Pensieri livello di Atzilut, il mondo della luce divina.
  • Luce originaria Ein Sof, la radice che non si può conoscere.

È una scala perfetta dei mondi secondo la Kabbalah.

Lo Zohar dice che la vera rivelazione non è nel rumore, ma nel “qol demama daqqa”, la voce sottile e silenziosa. È la voce di Binah, la Madre Superiore, che parla solo a chi sa fermarsi.

Il Sinai non è un evento passato: è il modello di ogni rivelazione interiore.

  • L’esterno: il monte, il fuoco, il suono.
  • L’interno: la voce che non si può udire con le orecchie.

Lo Zohar dice che la Torah si riceve solo quando il cuore è fermo e l’anima è aperta.

Tre passi secondo lo Zohar:

1. Discendere negli strati

Ripeti mentalmente:

  • “Cose” senti il corpo.
  • “Parole” senti il respiro.
  • “Storie” senti il cuore.
  • “Pensieri” senti la mente.
  • “Luce” senti ciò che precede la mente.

2. Fermarsi nel silenzio

Come al Sinai: non cercare di capire, non cercare di vedere. Stai fermo finché l’interno non si muove da sé.

3. Ricevere la Torah interiore

Quando arriva un pensiero limpido, una intuizione, una chiarezza: quella è la tua “piccola rivelazione”.

lunedì 1 giugno 2026

Non esiste altro mondo fuorché il mondo spirituale

 Non esiste altro mondo fuorché il mondo spirituale

«Non esiste altro mondo fuorché il mondo spirituale. Quello che noi chiamiamo mondo sensibile è il Male nel mondo spirituale» (FRANZ KAFKA).  

Quando Mosè, il grande iniziato ebreo, scese dal monte Sinai con le sue enigmatiche tavole, forse esitò nel mostrarle al suo popolo. Da una parte v’era il sospetto che esso potesse fraintenderle; dall’altra egli era consapevole del fatto che senza un’ulteriore spiegazione era pressoché impossibile decidere a cosa alludessero con quei precetti apparentemente così chiari e – in tutti i sensi – lapidari. Dunque, l’insegnamento segreto di Mosè, di colui che aveva conosciuto l’Egitto da padrone ed ora Israele da profeta e fondatore, fu trasmesso da lui ai settanta anziani ebrei affinché essi lo tramandassero di generazione in generazione.

Qabbalah (è questa la traslitterazione più corretta dall’ebraico) significa semplicemente “tradizione”, ma si presume la tradizione per antonomasia, la tradizione di vera conoscenza che, per via orale, è giunta fino agli ebrei contemporanei. Tutti sanno che le tradizioni, per quanto protette da vari e a volte ingegnosi riti, inesorabilmente cambiano. O, peggio, si deteriorano, fino a tradire il messaggio originario. Ora, è sempre arduo investigare le volontà altrui, specialmente se tali volontà si ritengono occulte o comunque destinate a pochi. Il paradosso di ogni disciplina esoterica si rivela in modo lampante nello studio della Kabbalah: più ci si concentra sulla lingua ebraica e sui suoi fonemi misteriosi, più il legame che esiste tra parola e parola, tra versetto e versetto, tra maestro e discepolo appare come un enigma irrisolto. Io non conosco la lingua ebraica, la lingua parlata – si favoleggia – dagli stessi angeli per la sua bellezza e per la sua capacità di evocare lo spirito; eppure, i pochi suoni che ho avuto la ventura di ascoltare mi richiamavano verità perdute, sepolte sotto la polvere del tempo. Insomma, Mosè avrebbe tenuto per sé e per pochi adepti le verità, o meglio le nozioni più importanti attraverso le quali interpretare il Pentateuco (i primi cinque libri della Bibbia, la Torah, il sapere essoterico), che anche i cristiani sono costretti a rileggere non senza un brivido metafisico.

Molte infedeltà riguardano le traduzioni (come nel caso della celebre costola di Adamo, nel testo ebraico in realtà il cuore, o dell’altrettanto celebre mela del Genesi, mai nominata nell’originale, anche perché è più probabile che l’albero intoccabile fosse un fico), ma più numerose sono quelle che ci narrano del tentativo di scoprire il vero significato del mondo attraverso il linguaggio, quello stesso linguaggio con cui Adamo conosce le cose e gli esseri attorno a lui nominandoli per la prima volta. Il linguaggio ha un valore sacro che noi moderni abbiamo quasi del tutto perduto in quanto, invece di considerare la parola come evocativa, la consideriamo mero strumento dei nostri desideri o, peggio, della nostra brama di potere.

Gershom G. Scholem ha ipotizzato che la Kabbalah sia nata nella Francia meridionale, nell’età in cui i Catari diffondevano il loro credo. Dunque, per lui si sarebbe verificata una sorta di osmosi tra le due dottrine, che non a caso si propongono essenzialmente come interpretazioni della Bibbia. Con la Kabbalah nasce una nuova bibbia, sebbene essa non confuti quella originaria (ma qual è poi il Libro Sacro Originario?): i cabalisti affermano che esistono cioè due possibili letture, una destinata al popolo ed una destinata agli iniziati. A dire il vero, se dovessimo esaminare la storia delle interpretazioni cabalistiche da Isacco il Cieco in poi, dovremmo ammettere che, più che proporre nuove interpretazioni, essi cercano tutti i possibili nomi di Dio, degli angeli e dei dèmoni che paiono nascosti nel testo, nomi che consentono di dominare il mondo e l’uomo.

La Kabbalah è un’interrogazione continua. Si pensi che il valore numerico della parola uomo, in ebraico, è lo stesso della parola domanda, come a sottolineare che l’essenza della nostra condizione risiede nel chiedere, nel pregare, nel provocare persino.

Ora, il cabalista può creare o distruggere un mondo, può creare o distruggere un golem. Può dar vita a una zolla di terra o staccarla dal suo contesto, renderla cioè in-significante, tramite il potere della parola, del flatus vocis, del Verbo che acquista senso solo se qualcuno glielo dà. Abulafia sosteneva che esistono tre vie per lelevazione spirituale: la via ascetica (negativa), la via filosofica (di poco migliore) e la via cabalistica, la quale si serviva della scienza della combinazione delle lettere (chokhmat ha-tseruf ); lo Zōhar, l’opera più importante della mistica ebraica e testo canonico della Kabbalah, ci fa sapere che Adamo, prima di assaggiare il frutto che lo perderà, aveva tracciato sul volto le ventidue lettere dell’alfabeto ebraico: in seguito il loro ordine, sconvolto, sconvolgerà a sua volta il suo essere morale. Come gli gnostici e lo stesso Kierkegaard, i cabalisti credono in un Dio straniero, di fatto inaccessibile alla mente umana, una sorta di Infinito (Ēn-Sōf ) che non si lascia nominare né afferrare dalle filosofie razionalistiche dellOccidente: si rappresenta lAltissimo, che ama le perifrasi, con le quattro lettere IHWE, di cui solo gli iniziati sanno lesatta pronuncia. Se e quando lInfinito si degna di apparire ai mortali, esso diventa Shěkīnāh, laspetto femminile di Dio che crea il mondo e si lascia vedere dagli uomini solo prima di morire. LInfinito si dispiega attraverso i primi dieci numeri, le dieci emanazioni o intelligenze pure, le Sefirot, non molto diverse dalle Idee di Platone, che danno un senso alla dialettica tra essere e non-essere. 

Le Sefirot sono le sfere o attributi divini di cui parla la Kabbalah, che possono essere considerate simboli esoterici a pieno titolo, in quanto esse non solo rappresentano il mondo, ma lo ricreano di continuo attraverso nuove e a volte inaspettate relazioni. Dico esoterici perché coloro che ne conoscono o almeno ne intuiscono la vera essenza se ne servono – se così si può dire – ai fini di accorciare, senza ridurlo, il proprio cammino verso la verità. Come scrisse Rudolf Steiner, filosofo iniziato a più di un mistero, «la scienza occulta non impone a nessuno una verità, non proclama nessun dogma; indica una via. Chiunque – forse però soltanto dopo molte incarnazioni – potrebbe trovare questa via da solo, ma ciò che si acquista con la disciplina occulta abbrevia il cammino.»  Non a caso quella ebraica è una delle lingue più belle ed evocative che si abbia la fortuna di ascoltare: gli angeli stessi l’hanno adottata. I dieci simboli sefirotici sono: 

1)  KETER, Corona Eccelsa

2) CHOKHMAH, Sapienza

3) BINAH, Intelligenza

4) CHESED, Amore

5) DÎN, Giustizia (Giudizio severo)

6) RACHAMÎM, Pietà

7) NEZACH, Eternità

8) HOD, Maestà

9) YESÔD, Fondamento

10) MALKÛTH, Regno.

Nel simbolo dell’albero l’En-Sof rappresenta la linfa vitale e le radici, mentre le Sefirôt i rami. Ma l’uomo stesso diviene, anzi è un simbolo, per cui l’albero sefirotico si trasforma apparendo come testa, braccia, sesso e piedi dell’Adamo celeste, modello dell’Adamo terrestre. La stessa preghiera, per i cabalisti, assume un’importanza che va al di là della supplica o dell’inno: essa cioè diviene un tentativo di provocare le dieci Intelligenze che stanno a metà strada tra l’uomo e Dio. Mediante il nome del Creatore, la preghiera modifica positivamente l’ordine del mondo in quanto restaura l’assetto cosmico primigenio, la tradizione che si è spesso tentati di non seguire, per spirito di rivalsa, di rivolta o, peggio, per intenzioni malvagie. I simboli più importanti della Kabbalah sono dunque quelli che hanno a che fare con le Sefirot: il poeta catalano Juan Eduardo Cirlot ha messo in luce il tentativo di identificare tali simboli del potere divino con le divinità mitologiche, ma io penso che essi valgano di per sé, quali ipostasi che acquistano significato solo quando vengono “messe alla prova” dai desideri e dai peccati dell’uomo. Il simbolismo della Kabbalah è complesso e quasi impenetrabile, anche e soprattutto per chi conosce l’ebraico, in quanto il suo linguaggio è al tempo stesso tanto palese da apparire invisibile e tanto oscuro da svanire. E

cco perché alcuni esimi studiosi e filosofi del Rinascimento, come Pico della Mirandola, credevano di riconoscere nel sistema cabalistico la sintesi migliore del simbolismo comune a tutte le grandi religioni, un simbolismo che consentiva di interpretare simbolicamente il Numero di Pitagora non meno delle Sefirot. La Kabbalah, pertanto, è una teologia simbolica in cui non solo le lettere e i nomi sono simboli delle cose, ma anche le cose rappresentano emblematicamente le idee divine.

Éliphas Lévi, un cabalista dell’Ottocento, considerava la Kabbalah una specie di algebra della fede, e nella sua visionaria erudizione fuse i suoi simboli con quelli della magia, fino a credere che si potesse creare una sintesi universale: solo grazie alla Kabbalah tutto avrebbe una spiegazione ed ogni antitesi può essere superata e conciliata. È una dottrina che vivifica e feconda tutte le altre; non distrugge nulla, anzi offre una ragion d’essere a tutto ciò che è. In questo senso secondo Lévi la vita e la morte, l’anima e il corpo ritornano a una condizione loro propria, a patto che ci accetti la verità fondamentale secondo la quale tutto muore perché tutto vive: se fosse possibile eternare una forma si fermerebbe il divenire e saremmo di fronte all’unica vera morte. Questo, dunque, è il compito della Qabbalah: restaurare la tradizione di verità che considera il movimento un’emanazione della divinità stessa.

«L’anima senza corpo sarebbe dappertutto, ma in misura talmente ridotta che non potrebbe agire da nessuna parte; sarebbe perduta nell’infinito e assorbita e come annientata in Dio. Pensate ad una goccia d’acqua dolce racchiusa in una sfera e gettata in mare; finché la sfera non si rompe, la goccia d’acqua rimarrà della sua vera natura, ma se si rompe provate a cercare la goccia d’acqua in mare.» 

Un esempio di come le Safirot possano essere ancora vitali come simboli ci viene dal romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco. I tre protagonisti, redattori editoriali della Garamond, finanziata da un istituto di psicologia, sono alla ricerca di quel cammino abbreviato di cui parlava Steiner: sia Jacopo Belbo, “spettatore intelligente” e pessimista dal sarcasmo melanconico, sia Casaubon, il narratore che si laurea in filosofia benché sia definito “barbaro” dai compagni per la sua incredulità, sia Diotallevi, devoto lui sì alla Kabbalah, ma sostanzialmente ateo, di un’indulgenza intellettuale che può apparire persino offensiva, tutti e tre i protagonisti sono coinvolti in una ricerca cabalistica incentrata sulle dieci Sefirot, le quali si manifestano nei modi e nei tempi più diversi e sorprendenti, quasi che le fantasie degli gnostici del II secolo dopo Cristo o la storia dei Templari, quella dei Rosacroce o quella di qualsiasi gruppo esoterico abbia operato sulla terra, non fossero altro che diverse epifanie delle Idee divine.

Il sincretismo è tipico dei cabalisti e in genere degli iniziati, ma Eco non fa che metterlo in ridicolo, così come la pretesa d’interpretare ogni simbolo come fosse un’illuminazione in miniatura. «Il problema – dice a un certo punto Casaubon – non è trovare relazioni occulte fra Debussy e i Templari. Lo fanno tutti. Il problema è trovare relazioni occulte, per esempio, tra la Kabbalah e le candele dell’automobile.» Sempre per una sorta di sfida intellettuale e ironica, Belbo farà corrispondere infatti alle dieci Sefirot le dieci articolazioni dell’automobile che compongono l’albero-motore (l’Amore, ad esempio, sarà la frizione e la Giustizia diventerà il cambio…).

Gershom Scholem, il fine storico, traduttore e interprete della Qabbalah, avrebbe sorriso sia del tentativo romantico di eternare i simboli cabalistici rendendoli archetipi senza tempo, sia del tentativo di Eco di criticarli in modo razionalistico: soltanto coloro che si avvicineranno alla mistica ebraica con l’atteggiamento consapevole di non svelare il mistero del Verbo potranno forse penetrare, quasi senza accorgersene, nel tempio della Verità. Forse.

domenica 31 maggio 2026

Il Cervello Umano

 Il Cervello Umano

I due emisferi cerebrali dell’essere umano non solo soltanto due parti di un medesimo organo, ma le sedi di due ben distinti modi di pensare, capaci di interpretare la realtà secondo modelli quasi opposti. Tale fatto, scoperto dalla neurologia soltanto qualche decina di anni fa’, era ben noto ai Saggi dello Zohar e degli altri testi di mistica ebraica. Non a caso essi chiamano il cervello col nome "mochin", lett. "i cervelli", quindi più di uno.

Nella terminologia della Kabbalà. si tratta di Chokhmà (Sapienza) e Binà (Intelligenza). La prima ha sede nell’emisfero destro, ed è la capacità di concepire idee complesse ed elevate, racchiuse in un singolo lampo di genio, in un piccolo punto di intuizione. Si tratta di una facoltà al di sopra della logica, una facoltà per la quale il simbolo, il mito, il paradosso, l’enigma, il lato artistico e romantico di una data situazione, sono pane quotidiano.

La seconda facoltà, Binà, risiede a sinistra, e costituisce la capacità di afferrare il lampo di Chokhmà (che altrimenti lascerebbe rapidamente la consapevolezza) e di dargli forma e concretezza, spiegandolo ed analizzandolo secondo concetti logici. Grazie a Binà, le rivelazioni di Chokhmà vengono assimilate dall’intelletto, trasmesse e comunicate, trasformate in progetti pratici e concreti. Binà è raziocinio, linguaggio, rigorosità e senso pratico. Per quanto il Creatore ci abbia fatto in modo tale da poter usarle entrambe, ogni essere umano è più incline ad utilizzare una o l’altra delle due facoltà descritte. Inoltre, l’intera società moderna occidentale ha una spiccata preferenza per le funzioni tipiche dell’emisfero sinistro.

La stessa Torà possiede una struttura duplice, simile a quella descritta prima. Ed è questo uno dei motivi per cui viene data su due tavolette, una a destra e l’altra a sinistra. Nel campo della Torà le due funzioni precedenti operano come segue. Chi possiede più Binà è attratto soprattutto dalla parte rivelata della Torà, il niglè, gli insegnamenti dell’Halakhà, le discussioni della Ghemarà, le riflessioni sulla filosofia ebraica. Viceversa, chi è incline più verso Chokhmà si rivolge in particolare alle haggadot e ai midrashim, agli insegnamenti misteriosi della Cabalà. (nistar), a volte così apparentemente contraddittori, alle vette superne del Chasidut. "Torat Ha-Shem temimà", dice il Salmo, "meshivat nafesh". "La Torà di Ha-Shem è completa, fa rivivere l’anima". Spiegano i Maestri del Chasidut che soltanto quanto la Torà è completa di entrambi gli aspetti citati è in grado di "far ritornare l’anima", di farci rivivere, di farci fare una teshuvà completa.

Abbiamo così parlato dei due cervelli noti nel corpo fisico come "emisfero destro ed emisfero sinistro", e della necessità di sviluppare ed utilizzare entrambe le funzioni che vi hanno sede. Si tratta però di un compito alquanto difficile, per effettuare il quale è indispensabile l’opera riconciliatrice di un terzo "cervello", posto a metà strada tra i due. La consapevolezza che vi risiede ha il compito di mostrare come i loro due modi di percepire il mondo non siano affatto contradditori e mutuamente esclusivi, ma complementari e reciprocamente necessari. La scienza non è ancora in grado di identificare un organo fisico, posto nella parte mediana del cervello, in grado di svolgere un ruolo del genere.

La Kabbalà. invece già da lungo tempo ci parla di un terzo cervello, chiamato Da’at, o Conoscenza unificante. Si tratta della sede di un’intensa attività spirituale, che rimane però misteriosa ed elusiva se espressa nei termini della consapevolezza quotidiana. È la percezione del sottile legame che unifica le varie situazioni ed eventi della vita, è la capacità di sentirsi un tutt’uno con quanto capiamo e conosciamo con la mente. A livello psicologico, Da’at è quella potenza dell’anima grazie alla quale è possibile unificare pensiero ed emozione, cuore e cervello.

Tra tutte le facoltà dell’intelletto, Da’at è quella che ha subito la menomazione più grave come risultato del peccato di Adam, dell’essersi cibato dell’albero della conoscenza (etz ha-da’at), un "peccato" che ripetiamo ogni qualvolta preferiamo l’intelligenza umana e naturale alla sapienza della Torà, che è chiamata etz ha-chaim, l’Albero della Vita. Un atteggiamento particolarmente utile per riportare Da’at alla sua integrità primaria è quello di dare la massima priorità al Shalom Bait, all’armonia famigliare, cioè al portare un maggior senso di unione tra marito e moglie, in tutti i campi e in tutti i momenti possibili. Ecco il senso del versetto;

 "ve-Adam yad’a et Chava ishto",

"e Adamo conobbe Eva sua moglie"

intepretato dal Chasidut come il momento in cui Adamo fece teshuvà dal peccato dell’albero. A livello di società e di storia, la rettificazione finale di Da’at verrà operata dal Mashiach, come dice il versetto:

"va-imale ha-aretz de’a et Ha-Shem",

"e la terra si riempirà

della conoscenza di Dio"

venerdì 29 maggio 2026

Guerra Psichica

Guerra Psichica

Nel mezzo della guerra psichica, sappia l’uomo che non esiste forza alcuna separata dall’Ein Sof, benedetto Egli sia.

Poiché anche quando la Sitra Achra sembra dominare e diffondere confusione nei mondi inferiori, essa non è altro che un velo (levush) posto sulla Luce, affinché le anime possano scegliere e discernere.

E così, nel tempo del grande oscuramento della mente (hester ha-da’at), quando la coscienza è avvolta nei giudizi (dinim) e nelle contrazioni (tzimtzumim), la Shekhinah stessa discende con Israele in esilio, vestendosi nei mondi di Assiyah e Yetzirah, per sostenere coloro che cercano la verità.

Quella che chiamiamo “guerra psichica” è, nel linguaggio dei saggi del segreto, la lotta tra:

la Luce di Chokhmah velata nei vasi di Binah

e le forze della separazione (perud) che traggono nutrimento dalle fratture dei Kelim spezzati (Shevirat ha-Kelim)

Le forze che appaiono “invisibili” non sono altro che residui (reshimot) e klippot che si attaccano ai pensieri dell’uomo, cercando di deviarli dalla linea mediana (kav ha-emtzai), che è la via dell’unità.

Esse operano soprattutto nel dominio della mente, perché la mente appartiene all’Albero della Conoscenza del Bene e del Male, dove tutto è mescolato:

verità e menzogna

luce e oscurità

santo e profano

Per questo il discernimento è difficile, e molti si smarriscono.

Sappi che i Due Alberi non sono luoghi, ma stati della coscienza:

È il dominio della dualità.

È radicato nella separazione tra le Sefirot quando non sono unificate.
Qui domina la mente analitica, che divide e moltiplica.

Chi mangia di questo frutto rimane intrappolato nel ciclo di:

giudizio

confronto

paura

Poiché Da’at, quando è disconnesso dalla radice superiore, cade nelle klippot.

È il flusso diretto dell’Or Ein Sof attraverso le Sefirot unite.
È semplicità (peshitut), unità (achdut), e vita senza contraddizione.

Qui non si conosce attraverso il pensiero discorsivo, ma attraverso:

devekut (adesione)

percezione immediata

conoscenza dell’anima

Questo è il “linguaggio del cuore”, che nella verità è Tiferet, luogo di equilibrio tra Chesed e Ghevurah.

Nel tempo che precede la rivelazione, aumentano le klippot di tipo “nogah”, che mescolano luce e oscurità. Per questo le rivelazioni stesse diventano ambigue, e il frutto della conoscenza appare seducente e velenoso insieme.

Questo è il segreto della tua affermazione: che la rivelazione verrà dall’Albero della Conoscenza.

Poiché prima della redenzione:

la luce scende nei vasi inferiori

ma viene rivestita da molte menzogne

Solo chi è già collegato all’Albero della Vita saprà separare il bene dal male senza essere ingannato.

L’Egitto (Mitzrayim) non è solo un luogo storico, ma uno stato della coscienza: è la “costrizione” (meitzarim) della Luce dentro forme limitate.

Ogni generazione ha il suo Egitto, e l’Egitto moderno è la struttura mentale che:

riduce l’infinito al misurabile

nega l’interiorità

amplifica il rumore per coprire la voce dell’anima

Le “piaghe” sono allora rettificazioni (tikkunim), collisioni tra la Luce e i sistemi costruiti sull’illusione.

Prima che ogni impronta si manifesti nel corpo (Assiyah), essa viene impressa nei mondi superiori:

nella mente (Yetzirah – formazione)

nelle emozioni (Ruach)

Il “marchio” è dunque una configurazione della coscienza: una abitudine del pensiero che accetta la separazione come realtà ultima.

Quando ciò si stabilizza, diventa azione.

Le anime attraversano stati:

Katnut (infanzia) sotto il dominio della dualità

Gadlut (maturità) conoscenza unificata

Mangiare dell’Albero della Conoscenza è parte del processo.
Non è errore finale, ma fase necessaria.

Infatti: anche la confusione è un veicolo della chiarezza, quando è superata

Attraverso molte incarnazioni (gilgulim), l’anima:

assimila

purifica

espelle ciò che è disarmonico

Finché non ritorna alla semplicità superiore.

Il passaggio decisivo è questo: la mente razionale deve piegarsi (bitul) alla luce superiore dell’anima.

Non si tratta di distruggere l’intelletto, ma di:

purificarlo

ricollegarlo alla sua radice

farlo servire la luce invece di sostituirla

Quando ciò accade:

la dualità si ricompone

il caos si dissolve

la percezione diventa unitaria

La “separazione delle anime” di cui parli è il processo di:

  • birur (selezione delle scintille)

La grande luce che viene:

eleva chi è pronto

oscura chi resiste

Poiché la luce non cambia: è il recipiente che determina l’esperienza.

Sappi dunque: La guerra non è contro potenze esterne, ma contro la separazione interiore. L’Egitto non è fuori, ma nella coscienza che limita. Il nemico non è altro che confusione non rettificata.

E la redenzione (Gheulah) è già presente, nascosta nella parola Galut (esilio), poiché aggiungendo l’Alef (la Presenza Divina), l’esilio diventa redenzione.

Colui che desidera attraversare questo tempo:

si radichi nel cuore (Tiferet)

purifichi il pensiero (Da’at)

semplifichi la percezione

cerchi l’unità dietro ogni opposizione

E soprattutto: non mangi inconsapevolmente di ciò che divide,
ma scelga ciò che unisce e vivifica.

Sappi che la “guerra psichica” menzionata allude alla tensione tra i quattro mondi (ABYA):

Atzilut – unità divina (achdut)

Beriah – intelletto superiore (mochin)

Yetzirah – emozioni e forme psichiche

Assiyah – azione e manifestazione

La guerra si svolge principalmente in Yetzirah, sede del Ruach, dove si formano immagini, emozioni e influenze sottili. Tuttavia, le radici di tale conflitto risiedono nella frattura originaria della Shevirat ha-Kelim nel mondo di Nekudim.

Le forze che influenzano la mente appartengono alle klippot, parassiti spirituali che ricevono vitalità dalla Luce residua (nitzotzot) non ancora rettificata.

Anche quando la Sitra Achra sembra operare, essa non possiede indipendenza reale.

Nel linguaggio dell’Arizal:

Tutto è incluso nella Hashgachah Pratit (Provvidenza individuale)

Anche il male è un levush (rivestimento) della Luce

Questo è il segreto di:

“Io formo la luce e creo le tenebre” (Isaia 45:7)

Le tenebre sono creazioni funzionali alla rivelazione futura.

Le forze descritte corrispondono a:

Klippat Nogah mescolanza di bene e male

Chitzonim energie esterne ai sistemi santi

Queste si attaccano principalmente a:

Da’at caduta

immaginazione non purificata

emozioni instabili del Ruach

Il loro nutrimento deriva da:

pensieri non rettificati e desideri disordinati

Questo è chiamato Achizah (presa) della klippa sull’anima.

L’Albero della Conoscenza (Etz ha-Da’at) non è una sefira autonoma, ma una condizione di Da’at quando separato:

Da’at collega Chokhmah e Binah

Quando cade crea dualità

Struttura:

Dominio di Ghevurah non bilanciata

generazione di giudizi (dinim)

percezione frammentata

l’Albero della Vita (Etz ha-Chayim) rappresenta:

flusso armonico delle 10 sefirot integrate

dominio della linea mediana (Tiferet)

Qui Da’at è:

unificata

trasparente alla Luce

Le klippot operano sul livello dei Mochin de-Katnut (coscienza ridotta):

percezione limitata

reazione emotiva

assenza di visione unitaria

Quando l’anima riceve Mochin de-Gadlut:

la mente si espande

l’influenza delle klippot diminuisce

Questo è il passaggio cruciale nella crescita spirituale.

“Mitzrayim” deriva da meitzarim (ristrettezza).

Nel sistema dei Partzufim:

È associato a Ghevurah bloccata

dominio di Par’oh = nuca (oref), cioè rifiuto della Luce

Par’oh rappresenta: la coscienza che conosce il Divino ma lo nega

Le piaghe sono manifestazioni di:

Dinim de-Ghevurah attivati dall’alto

collisione tra luce e sistemi impuri

Esse operano come:

distruzione di strutture false

estrazione delle scintille (Birur Nitzotzot)

I livelli dell’anima:

1. Nefesh – azione (Assiyah)

2. Ruach – emozione (Yetzirah)

3. Neshamah – intelletto divino (Beriah)

Ogni impronta spirituale segue questo ordine:

1. si imprime nel Ruach (emozione)

2. si stabilizza nella mente inferiore

3. discende nel comportamento (Nefesh)

Il “marchio” è quindi una configurazione del Ruach prima che del corpo.

Il sistema lurianico insegna:

il mondo è un campo di selezione (birur)

le anime separano luce da oscurità

Due categorie emergono:

Kelìm pronti ricevono la Luce

Kelìm non pronti si fratturano

La luce è costante; cambia il recipiente.

Quando un’anima completa un ciclo di tikkun:

si eleva nei mondi superiori

può operare come malach (messaggero)

Non nel senso essenziale, ma funzionale:

diventa canale di influenza

Secondo l’Arizal:

l’anima attraversa molti ghilgulim

ogni vita rettifica una parte

Processo:

1. esperienza (Albero della Conoscenza)

2. purificazione

3. ritorno alla semplicità

Il “digestione del frutto” è una metafora del birur interno.

Il passaggio chiave è: Bitul (annullamento dell’ego percettivo)

Non annullamento dell’intelletto, ma:

subordinazione alla Neshamah

integrazione nel sistema sefirotico

Questi corrispondono a:

Makifim (luci avvolgenti

livelli non interiorizzati della coscienza

Accesso ad essi = accesso all’Albero della Vita.

La mente razionale divide Ghevurah dominante
La mente spirituale unifica Tiferet attiva

Tiferet:

integra Chesed e Ghevurah

permette percezione armonica

Fasi:

Stato

Albero

Caratteristica

Katnut

Conoscenza

dualità

Transizione

crisi

confusione

Gadlut

Vita

unità

La crisi è necessaria per il passaggio.

Galut = גלת

Gheulah = גאולה

Differenza = Alef (א) presenza divina

Quando Alef entra:

l’esilio diventa redenzione

la separazione si trasforma in unità

L’intero testo descrive, in termini simbolici, il processo lurianico di:

Shevirah (frattura)

Hitlabshut (rivestimento)

Birur (selezione)

Tikkun (rettificazione)

Gheulah (redenzione)

E il passaggio dell’anima attraverso:

Nefesh Ruach Neshamah Chayah Yechidah

La guerra = dinamica tra luci e vasi imperfetti

Il nemico = percezione separata

Il campo = mente/ruach

l’arma = da’at rettificato

il fine = unità (achdut)

Il Segreto dell’Albero della Conoscenza

  Il Segreto dell’Albero della Conoscenza I Cabalistici Parametri del Peccato di Adamo Testo: Ora in queste introduzioni sarà spiegato...