giovedì 16 aprile 2026
mercoledì 15 aprile 2026
Mondo Invisibile e Spiriti
Mondo Invisibile e Spiriti
Nel mondo invisibile gli
spiriti luminosi scorrono come correnti di fuoco sottile che non conoscono
arresto. Essi si muovono attraverso regioni che non hanno direzione né
distanza, e tuttavia ogni loro passo è un incontro. Quando due di essi si
avvicinano, non c’è bisogno di parola né di gesto: la loro stessa presenza è un
saluto, un riconoscimento antico, un’apertura di luce che si riversa da uno
all’altro. Nel punto in cui si incrociano, il cielo si fa più chiaro, come se
un velo fosse sollevato per un istante. E il loro bacio non è un contatto di
labbra, ma un contatto di essenze: un soffio che entra nel soffio,
un’intenzione che si fonde con un’altra intenzione, una scintilla che risveglia
una scintilla.
Non c’è corpo che li separi,
perché in quei mondi il corpo è solo un’ombra che non getta peso. Tutto è luce
che cerca altra luce, tutto è desiderio che non trattiene, tutto è un andare e
tornare di splendore che non conosce possesso né gelosia. L’amore che scorre
tra loro è un amore che non diminuisce mai, perché non nasce dal bisogno ma
dall’abbondanza. È un amore che non vuole afferrare, ma espandersi; non vuole
trattenere, ma illuminare. Per questo i loro incontri non lasciano ferite, ma
aperture; non lasciano mancanze, ma traboccamenti.
Così anche gli uomini, pur
avvolti nella carne, intrecciano fili invisibili a ogni passo. Ogni parola che
nasce dal cuore è un raggio che attraversa l’aria e tocca un’altra anima; ogni
pensiero che si desta è un ponte che si stende tra due mondi interiori; ogni
sguardo è un passaggio di vita che nessun corpo può impedire. Eppure, molti non
se ne accorgono, perché la loro psiche è ancora velata, e la luce che portano
resta imprigionata nella nebbia dei desideri non purificati. Non è il corpo a
impedire l’amore superiore: è la parte opaca dell’anima, quella che non ha
ancora imparato a lasciarsi attraversare.
Il corpo è un vestito, e come
ogni vestito può essere trasparente o pesante. Quando la psiche è confusa, il
corpo diventa un muro; quando la psiche si chiarifica, il corpo diventa una
finestra. E allora l’amore scorre attraverso di esso come un fiume che trova
finalmente il suo letto. L’uomo sente che l’anima e lo spirito sono più reali
della carne, e che possono unirsi con tutte le anime e gli spiriti
dell’universo, nei mondi vicini e in quelli remoti. Sente che ogni creatura è
un centro di luce, e che ogni incontro è un’occasione per accendere o spegnere,
per elevare o oscurare.
L’uomo purificato diventa
simile agli spiriti luminosi: dona senza diminuire, irradia senza consumarsi,
incontra senza afferrare. La sua presenza diventa un luogo di passaggio per la
luce, e chi lo avvicina sente di essere visto non con gli occhi, ma con
l’essenza. Ogni suo passo è un incontro, ogni suo respiro una luce, ogni suo
pensiero un ponte che unisce mondi che prima sembravano separati. E allora
comprende che l’amore non è un possesso, ma un movimento; non è una prigione,
ma un’apertura; non è un bisogno, ma un’abbondanza che cerca di riversarsi.
E quando due esseri umani si
incontrano con questa purezza, anche solo per un istante, il mondo intero si
illumina. Perché ogni scambio di luce, anche il più piccolo, risveglia un’eco
nei mondi superiori. E gli spiriti luminosi, vedendo ciò, si avvicinano e si
uniscono a quel movimento, come fiumi che confluiscono in un fiume più grande.
Così l’amore degli uomini si intreccia con l’amore degli spiriti, e ciò che era
piccolo diventa vasto, ciò che era fragile diventa eterno.
martedì 14 aprile 2026
I Due Angeli del Servizio
I Due Angeli del Servizio
Il
racconto dei due angeli non è un midrash morale: è una descrizione tecnica del
passaggio cosmico che avviene tra:
•
Sheshet Yemei HaMa‘aseh — i sei giorni
dominati da din, sforzo, rettificazione
•
Shabbat — il giorno in cui la Creazione
ritorna alla sua radice, menuchah, sospensione del giudizio
Gli
angeli non sono “personaggi”, ma vettori di transizione tra due stati
ontologici dell’universo.
La
tradizione li chiama:
•
מַלְאַךְ
טוֹב — mal’ach tov (benefattore)
•
מַלְאַךְ
רַע — mal’ach ra‘ (accusatore)
Nella
lettura cabalistica:
•
il primo è Chesed, l’espansione, la
benedizione, la luce che si riversa
•
il secondo è Ghevurah, la contrazione, il
limite, la verifica
Questi
due angeli sono le due “gambe” attraverso cui la Shefa scende e risale.
Chesed
= Zachor (ricordare lo Shabbat)
Ghevurah
= Shamor (osservarlo, proteggerlo)
Il
loro dialogo non è un giudizio morale: è la misurazione del vaso.
Quando
gli angeli “entrano in casa”, la Kabbalah intende:
•
la casa = il micro-Palazzo
•
la tavola imbandita = il Mizbeach del
mondo di Assiyah
•
le candele = le due luci di Chochmah e
Binah che discendono in Malchut
Se
la casa è pronta, significa che:
•
il vaso è stato preparato
•
la luce può entrare senza spezzare i
recipienti
•
la persona ha già compiuto il proprio
tikkun settimanale
Se
non è pronta, la luce non trova un recipiente adeguato e rimane in potenza.
Quando
l’angelo di Chesed dice: “Così sia la Sua volontà per il prossimo Shabbat” sta
pronunciando una benedizione performativa: non descrive, crea la realtà del
prossimo ciclo.
Quando
l’angelo di Ghevurah è costretto a dire “Amen”, accade un fenomeno raro:
•
Ghevurah si piega a Chesed
•
il giudizio si trasforma in sostegno
•
il limite diventa canale
È
un momento di it’hapcha: trasformazione del giudizio in misericordia.
Viceversa,
quando la casa non è pronta:
•
Ghevurah prende il comando
•
Chesed deve rispondere “Amen”
•
la luce si ritira e attende un vaso più
adatto
Durante
la settimana, l’essere umano opera in Assiyah, il mondo dell’azione, dove:
•
le scintille sono disperse
•
il lavoro è necessario
•
il giudizio è attivo
Nel
Shabbat, l’universo ascende a Yetzirah, il mondo della formazione, dove:
•
le scintille vengono raccolte
•
il lavoro cessa
•
la luce è più sottile e più vicina alla
radice
Gli
angeli sono i trasportatori delle scintille (nos’ei nitzotzot).
Essi
verificano se la persona ha completato il proprio ciclo di tikkun settimanale.
Lo
Zohar dice: “Quando entra lo Shabbat, la persona è un’anima dentro un’anima”.
Questo
significa che:
•
la Nefesh (livello operativo) si quieta
•
la Ruach (livello emotivo) si purifica
•
la Neshamah (livello contemplativo) si
espande
•
e viene aggiunta la Neshamah Yeterah, la
“seconda anima”
Gli
angeli “posano le mani sulla testa” perché:
•
la testa è il luogo di Keter e Chochmah
•
la benedizione discende dall’alto verso
il basso
•
il tocco angelico è la trasmissione della
luce di Yetzirah
Lo
Zohar afferma: “In quel momento, l’Altro Lato è sottomesso e fugge”.
Questo
non è un atto di guerra, ma un fenomeno di incompatibilità energetica:
•
lo Shabbat è pura espansione di luce
•
la Sitra Achra è struttura basata sulla
mancanza
•
dove c’è pienezza, la mancanza non può
esistere
Per
questo il “mal’ach ra‘” non è un demone:
è
semplicemente la funzione cosmica del limite, che nello Shabbat si ritira.
I
due angeli descrivono:
•
la misurazione del vaso umano
•
la transizione dei mondi da Assiyah a
Yetzirah
•
la sinergia tra Chesed e Ghevurah
•
la trasformazione del giudizio in
benedizione
•
la raccolta e l’elevazione delle
scintille
•
la sottomissione della Sitra Achra
•
l’espansione dell’anima nello Shabbat
È
una mappa completa del processo di aliyat ha’olamot — l’ascesa dei mondi.
Lo
Zohar non dice che gli angeli “guardano” la casa: dice che entrano.
In
Kabbalah, “entrare” significa interagire con il campo energetico del luogo.
Durante
la settimana, la persona accumula:
•
Klippot (bucce, involucri) generate da
azioni incomplete
•
Reshimot (impronte) di pensieri e parole
non elevate
•
Dinim (giudizi) che si addensano nel vaso
Quando
arriva lo Shabbat, gli angeli:
•
rimuovono le Klippot residue
•
sigillano il campo affinché la Neshamah
Yeterah possa entrare
•
stabiliscono il livello di purezza del
vessel per la luce del settimo giorno
Il
loro ruolo è simile ai Kohanim nel Tempio: preparano il luogo affinché la
Shechinah possa posarsi.
La
parola מלאך — mal’ach = 91. 91 è la cifra dell’unificazione dei due Nomi:
•
יהוה (26) —
trascendenza, infinito, luce non vestita
•
אדני (65) — immanenza,
vessel, limite, mondo fisico
26
+ 65 = 91, che è anche il valore di אמן — Amen.
Questa
triplice identità numerica rivela:
•
l’angelo è il punto di contatto tra
trascendenza e immanenza
•
Amen è l’atto umano che conferma questa
unificazione
•
Shabbat è il tempo in cui questa
unificazione diventa possibile
Per
questo gli angeli sono costretti a dire Amen: non è un atto di volontà, ma una
necessità ontologica.
Quando
i due Nomi si unificano, tutto ciò che esiste deve rispondere “Amen”.
Lo
Shabbat è definito nello Zohar come: “Il giorno in cui il Cielo e la Terra si
baciano”.
Questo
“bacio” è l’unione tra:
•
יהוה Yod Hie Vav Hei —
luce superiore
•
Adonai — vaso inferiore
Gli
angeli sono i conduttori di questa unione. Essi appaiono solo quando la persona
entra in uno stato in cui:
•
il vaso è pronto
•
la luce può discendere
•
la Shechinah può posarsi
Se
la casa non è pronta, l’unificazione non può avvenire, e l’angelo di Ghevurah
prende il comando.
Gli
angeli sono chiamati Omdim — “stazionari”. Non possono ascendere da soli. L’essere
umano è Holéch — “colui che cammina”, colui che cresce.
Durante
lo Shabbat, accade un fenomeno unico:
•
l’uomo, cantando e recitando la liturgia,
fornisce agli angeli il movimento
•
gli angeli, ricevendo questo movimento,
elevano l’uomo
•
si crea un circuito di reciproca
elevazione
È
un ciclo di feedback spirituale: L’uomo dà voce → l’angelo dà
ascesa → la Shechinah
discende → l’uomo si
eleva.
Quando
i Malachei HaSharet giungono alla tavola dello Shabbat, non osservano il pane e
il vino fisici: rispondono alla frequenza delle parole.
Le
prime quattro parole del Kiddush: יוֹם
הַשִּׁשִּׁי וַיְכֻלּוּ הַשָּׁמַיִם formano, con le
loro iniziali, il Tetragramma יהוה.
Questo
significa:
•
il Kiddush riattiva il Nome
•
gli angeli si pongono in posizione di
attenzione
•
la persona diventa testimone della
Creazione
Lo
Zohar afferma che in quel momento:
•
si apre il Tribunale Celeste
•
la persona testimonia che Dio ha creato
il mondo
•
gli angeli avallano la testimonianza
•
la Shefa per la settimana successiva
viene sbloccata
Il
Kiddush non è una benedizione: è un atto notarile cosmico.
Poiché
Amen = 91 = Mal’ach = Yod Hei Vav Hei + Adonai:
•
Amen è la firma dell’unificazione
•
gli angeli sono costretti a pronunciarlo
•
la loro natura non può opporsi all’unione
dei Nomi
Se
la casa è pronta, l’angelo di Chesed guida. Se non è pronta, l’angelo di Ghevurah
guida. Ma in entrambi i casi, Amen deve essere pronunciato. Amen è la legge del
cosmo, non un atto di approvazione.
•
gli angeli purificano il campo
•
91 è la cifra dell’unificazione
•
Shabbat è il punto di contatto tra
trascendenza e immanenza
•
l’uomo dà agli angeli il movimento
•
il Kiddush è un atto giuridico davanti al
Tribunale Celeste
•
Amen è la firma obbligatoria
dell’unificazione dei Nomi
•
lo Shefa settimanale dipende dalla
testimonianza dell’uomo e dall’avallo degli angeli.
lunedì 13 aprile 2026
Costruire i Mondi di Luce
Costruire i Mondi di Luce
1. La Tevah
come Matrice dei Mondi
La teva – la parola arca – è il contenitore
primordiale in cui la luce superiore si condensa per diventare mondo. Nella
lettura cabalistica, ogni teva pronunciata è un’Arca di Luce, un microcosmo che
ripete il gesto di Noach: separare il caos dalle forme, le acque superiori
dalle inferiori.
La teva è dunque un Palazzo: – Gofer indica la
materia raffinata, il legno che non marcisce, simbolo di Yesod ha-Olam (fondamento
del mondo), la base stabile del discorso sacro.
Gli scomparti sono le Sefirot che articolano la parola
in livelli: Keter come intenzione, Chokhmah come scintilla, Binah come
articolazione, e così via fino a Malkhut, che è l’emissione sonora nel mondo.
Ogni parola è un Partzuf: un organismo vivente che
porta luce, misura e direzione.
2. Le tre
misure: Altezza, Larghezza, Lunghezza
Le misure dell’Arca non sono architettura: sono misure
dell’anima parlante.
Altezza – Qomah
L’altezza (30 cubiti) è la verticalità della
coscienza, la capacità di ricordare che ogni parola è pronunciata davanti al
Volto.
È la misura della Yirah, il timore luminoso che eleva
la parola e la sottrae alla banalità.
Ogni teva deve essere costruita “alta”: cioè orientata
verso l’Infinito.
Larghezza –
Rovach
La larghezza (50 cubiti) è l’ampiezza del cuore, la
tensione tra Ahavah e Yirah (amore e timore), tra espansione e contrazione.
Il numero 50 richiama le Sha’arei Binah, le cinquanta
porte dell’intelligenza, che si aprono quando la parola è detta con equilibrio
tra amore e disciplina.
Lunghezza – Orekh
La lunghezza (300 cubiti) è la proiezione della parola
nel mondo, la sua capacità di generare effetti, benedizione, provvidenza. 300 è
la lettera Shin, la fiamma triplice: ogni parola ben misurata accende tre luci
– pensiero, voce, azione – che si estendono nei mondi.
3. Tzohar:
la Gemma che Illumina
Tzohar non è solo finestra: è pietra di luce,
equivalente alla Even ha-Shetiyah, la pietra di fondamento.
Secondo il Noam Elimelech, ogni parola deve essere un
tzohar:
– dissipare l’oscurità dell’esilio,
– rivelare la luce nascosta (Or HaGanuz),
– trasformare la notte in orientamento.
La meditazione è chiara: non parlare finché la parola
non brilla.
Una teva senza tzohar è un guscio; una teva con tzohar
è un mondo.
4.
L’Apertura sul Fianco: il Segreto della Sussistenza
Il Tiferet Shlomo legge l’apertura laterale come la
porta della provvidenza.
Non è posta davanti, perché il mondo materiale non
deve essere l’oggetto dello sguardo diretto.
È posta “di lato”, come ciò che arriva per aggiunta,
non come scopo.
La legge spirituale è precisa: – Se la parola è
orientata al Divino, – se la teva è costruita con altezza, larghezza e
lunghezza corrette, – allora la sussistenza fluisce automaticamente, come un
fiume che entra da una porta laterale. La teva pronunciata con intenzione è un
canale di Shefa.
5. I Tre
Piani dell’Arca: i Tre Mondi
I tre livelli dell’Arca corrispondono ai tre mondi
inferiori:
1. Beriah – il piano superiore: il pensiero puro, la
radice della parola.
2. Yetzirah – il piano intermedio: la formazione delle
lettere, la vibrazione interiore.
3. Asiyah – il piano inferiore: il suono, la parola
che entra nel mondo.
Ogni parola attraversa questi tre mondi. Ogni parola è
un viaggio dell’anima.
Quando pronunci una parola:
1. Misurane l’altezza – ricorda davanti a Chi stai
parlando.
2. Misurane la larghezza – bilancia amore e timore.
3. Misurane la lunghezza – chiediti quale mondo stai
costruendo.
4. Accendi il tzohar – illumina la parola prima di
emetterla.
5. Apri la porta laterale – lascia che la provvidenza
arrivi senza cercarla.
6. Costruisci i tre piani – pensa, forma, pronuncia.
Ogni teva diventa così un’Arca di Luce, un microcosmo
che salva il mondo dal diluvio dell’inconsapevolezza.
domenica 12 aprile 2026
Lavare la Camicia
Lavare la Camicia
1.
«Lavare la propria camicia» — Purificazione
Livello
cabalistico: Ghevurah che si purifica in Chesed
Mondo:
Assiyah (azione). La “camicia” è il levush, il vestito dell’anima, cioè i
comportamenti, le abitudini, le forme esteriori attraverso cui la luce
interiore si manifesta.
Lavare
la camicia significa:
•
separare il puro dall’impuro (הבדלה havdalà),
•
rimuovere le scorie psichiche accumulate
nel contatto con il mondo,
•
restituire trasparenza ai canali del
Shefa.
È
un atto di Ghevurah: tagliare, discernere, restringere.
Ma
è un’operazione fatta per amore, quindi Ghevurah si addolcisce in Chesed. Per
questo non si deve piangere: la purificazione non è perdita, ma ritorno alla
forma originaria.
Sofferenza
associata: la frizione del limite, il confronto con ciò che deve essere
lasciato andare.
Frutto
spirituale: un levush più luminoso, capace di ricevere e trasmettere luce senza
distorsioni.
2.
«Interrare dei semi» — Seminare pensieri e sentimenti buoni
Livello
cabalistico: Yesod che feconda Malkhut
Mondo:
Yetzirah (formazione)
Il
seme è un punto di luce (nekudah) che contiene in potenza un intero albero.
Interrare
significa:
•
introdurre nel cuore e nella mente forme
sottili che germoglieranno nel tempo,
•
depositare nel mondo degli altri parole,
gesti e intenzioni che operano come scintille,
• accettare che la crescita avvenga nel
nascosto, nel silenzio, nel buio della terra.
È
un atto di Yesod, il canale che trasmette la vita, che riversa nel campo di
Malkhut la forza generativa.
La
sofferenza qui è la pazienza: il seme scompare, sembra morire, e l’io non
controlla più il processo.
Sofferenza
associata: l’assenza di risultati immediati, il buio dell’incubazione.
Frutto
spirituale: la nascita di forme nuove, più grandi di ciò che si era immaginato.
3.
«Macinare il grano» — Preparare il pane di vita
Livello
cabalistico: Binah che elabora Chokhmah
Mondo:
Beriah (creazione)
Il
grano è Chokhmah, la scintilla di intuizione pura.
Macinare
significa:
•
frantumare l’unità dell’intuizione in
elementi comprensibili,
•
trasformare la luce in nutrimento,
•
rendere la saggezza accessibile,
digeribile, condivisibile.
È
un atto di Binah, che prende il lampo e lo articola in struttura, in pane.
La
sofferenza qui è la frantumazione: ciò che era uno deve essere spezzato per
diventare cibo.
Sofferenza
associata: lo sforzo mentale, la fatica dell’elaborazione, la disciplina del
pensiero.
Frutto
spirituale: il pane di vita, la saggezza che sostiene l’anima e può essere
offerta agli altri.
4.
Le «sofferenze divine»
Le
tre sofferenze — purificazione, incubazione, elaborazione — corrispondono ai
tre movimenti fondamentali del lavoro interiore:
1.
Tzimtzum — restringere, lavare, togliere.
2.
Hit’avasut — germinare, crescere nel nascosto.
3.
Hitbonenut — comprendere, articolare, rendere forma.
Sono
sofferenze “divine” perché:
•
non distruggono, ma trasformano,
•
non tolgono vita, ma la raffinano,
•
non chiudono, ma aprono canali di Shefa.
Quando
sono sopportate con consapevolezza e amore, lasciano un profumo: la luce che
passa attraverso un vaso purificato, un seme germogliato, un grano macinato
diventa più intensa, più dolce, più stabile.
Le
tre azioni sono tre porte:
•
Lavare → rettificazione
del levush-vestito (Assiyah)
•
Seminare → rettificazione
delle emozioni e dei pensieri (Yetzirah)
•
Macinare → rettificazione
dell’intelletto (Beriah)
Insieme
costituiscono un ciclo completo di tikkun ha’adam, la riparazione dell’essere
umano.
sabato 11 aprile 2026
Sole – Luna - Primavera
Sole – Luna - Primavera
1. Il Sole del mattino
Quando l’uomo contempla il
sole che sorge, egli non guarda un astro materiale, ma la veste esteriore di
Tiferet, il Sole Superiore, il Ziv ha-Shemesh, lo splendore che emana dal volto
del Re.
Lo Zohar insegna che “il sole
fisico è il segno del Sole del mondo a venire” — cioè la luce che scaturisce
dalla Or Ein Sof attraverso le Sefirot.
Dire: «Che il sole
dell’amore, della saggezza e della verità sorga nel mio cuore» significa:
• invocare Chesed (amore),
• Chokhmah (sapienza),
• Tiferet (verità armonizzante),
e chiedere che queste tre
luci si uniscano nel proprio lev, il cuore, che nello Zohar è il punto in cui
l’anima riceve la sua forma.
Così come il sole sorge nel
mondo inferiore, il suo archetipo — il Sole di Tiferet — sorge nell’uomo, e
l’uomo diventa un piccolo firmamento.
2. La Luna crescente —
Malchut che si riempie
La luna, per lo Zohar, è
Malchut, la Sefirah che non ha luce propria ma riceve tutto da Tiferet.
Quando la luna cresce,
Malchut si riempie, e questo è il simbolo dell’anima che si apre alla
ricezione.
Dire: «Che il mio cuore si
riempia d’amore, il mio intelletto di luce, la mia volontà di forza» equivale
a:
• riempire Malchut con la luce di Chesed (amore),
• di Binah (intelletto luminoso),
• e di Ghevurah (forza della volontà).
Il corpo fisico che si
riempie di vigore è la Shekhinah che trova dimora nel mondo materiale, come
dice lo Zohar: “Quando Malchut è piena, tutte le membra dell’uomo si
rinnovano”.
3. La Primavera — Yesod
che fa fiorire Malchut
La primavera è il tempo in
cui Yesod, il canale della vita, riversa la sua abbondanza in Malchut, facendo
sbocciare la natura.
Lo Zohar afferma che “ogni
fioritura nel mondo è un segno della fioritura nei mondi superiori”.
Dire: «Che tutto il mio
essere possa sbocciare e fiorire» significa chiedere che:
• Yesod riversi vitalità nell’anima,
• Malchut si apra come un giardino,
• e che l’uomo diventi un pardes, un giardino interiore dove le
Sefirot possono manifestarsi.
E quando dici: «Che tutta
l’umanità possa vivere in un’eterna primavera» stai invocando la restaurazione
dello stato edenico, il ritorno della Shekhinah alla sua pienezza, ciò che lo
Zohar chiama “la primavera che non tramonta”.
4. La Magia Bianca — la
Parola Creatrice come nel Ma‘amarot
Lo Zohar insegna che la vera
magia non è manipolazione, ma armonia con le forze superiori.
Quando l’uomo pronuncia
parole in risonanza con le Sefirot, egli partecipa alla stessa dinamica con cui
il mondo è stato creato: i Dieci Ma‘amarot, le dieci parole del “Sia”.
Per questo: è un eco diretto
dello Zohar: “La parola dell’uomo giusto è come la parola del Santo, benedetto
Egli sia, poiché entrambi creano mondi”.
Chi si unisce alla natura
secondo il suo archetipo superiore diventa:
• figlio di Dio (Tiferet),
• figlia di Dio (Malchut),
perché la Shekhinah dimora
nella sua parola. Tutto quello che abbiamo detto, letto alla luce dello Zohar,
descrive tre movimenti:
1. Dal Sole → risveglio di Tiferet
nell’uomo.
2. Dalla Luna → riempimento di
Malchut.
3. Dalla Primavera → unione di Yesod e
Malchut, fioritura dell’anima.
E tutto questo avviene
tramite la parola creatrice, che è il ponte tra i mondi.
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