Zohar quotidiano 5076 Mishpatim – Perché piangeva?
Zion Nefesh
Zohar Mishpatim
Continua dal precedente ZQ
#177
Egli venne — Oved (Obed) — e servì,
coltivando e restaurando l'essenza e la radice dell'Albero. Emerse dalle acque
amare, tornò e riparò i rami dell'Albero, che è il Regno (Malchut).
Poi venne Yishai (Jesse), suo figlio,
che lo rafforzò e lo perfezionò. Afferrò i rami di un altro Albero più alto,
che è Zeir Anpin, e unì un Albero all'altro, in modo che diventassero
intrecciati e legati insieme.
Quando Davide arrivò, trovò gli Alberi
- Zeir Anpin e Malchut - già intrecciati e saldamente attaccati l'uno
all'altro. Poi ereditò la sovranità sulla terra. E Oved fu la causa di tutto
questo.
Note:
Lo Zohar insegna che la vera regalità e
autorità sorgono solo dopo una progressiva rettifica spirituale: prima
riparando Malchut, poi unendola a Zeir Anpin, e solo allora rivelando la
sovranità nel mondo. Il regno di Davide fu possibile non solo grazie al suo
sforzo, ma perché l'Albero della Regalità era già stato guarito, rafforzato e
unificato da Obed e Jesse.
Questo rivela un principio
fondamentale: la redenzione e la leadership emergono dalla continuità,
dall'umiltà e dal lavoro spirituale nascosto attraverso le generazioni.
#178
Quel vecchio pianse e disse a se
stesso: "Ahimè, vecchio, vecchio!
Non ti avevo detto che stavi entrando
nel Grande Mare? Ora sei nelle grandi profondità. Sarai in grado di ripararti e
risalire?
Vecchio, vecchio, sei stato tu a
causare tutto questo. Se fossi rimasto in silenzio all'inizio, sarebbe stato
meglio per te. Ma ora non puoi rimanere in silenzio. E non c'è nessuno che ti
possa aiutare, tranne te stesso. Alzati, vecchio, e sali con l'ascesa».
Entrando nel “Grande Mare”, egli ha
superato i confini intellettuali sicuri. Ora si trova nel più grande abisso
(tehomot ghedolim), un luogo di pericolo spirituale dove si può ascendere o
annegare. Lo Zohar sottolinea la responsabilità personale: non c'è alcun aiuto
esterno disponibile. Nessun insegnante o guida può tirarlo fuori. Il silenzio
nella fase iniziale avrebbe preservato l'equilibrio, ma ora l'impegno è
inevitabile.
L'unica opzione rimasta è l'aliyah -
l'ascesa - attraverso la rettifica interiore, l'umiltà e lo sforzo. La frase
“ascendere con l'ascesa” implica un'elevazione misurata e disciplinata, non un
salto avventato.
Questo rispecchia l'insegnamento dei
saggi riguardo all'entrata nel Pardes (il frutteto mistico): una volta che una
persona penetra nei segreti profondi, la ritirata non è più possibile - rimane
solo la corretta ascesa.