PREGHIERA CABALISTICA CONTRO L’AMAREZZA
Sovrano dell’Universo, sia la
Tua volontà che la radice della mia amarezza venga addolcita alla sua origine,
là dove le acque dure si trasformano in acque dolci, nel punto segreto in cui
il Din si veste di Rachamim e la voce spezzata del cuore trova
ingresso davanti a Te.
Poiché quando desidero
parlarti, o HaShem, la mia parola rimane imprigionata nei miei vasi, e
la mia bocca non sa da dove cominciare. Le mie richieste sono molte, i miei
bisogni innumerevoli, e la mia anima è come Malchut quando è senza luce,
circondata da pressioni e oscurità, incapace di elevarsi.
Tu conosci, o Padrone di
tutto, i segreti nascosti nei mondi superiori, e conosci il segreto del mio
cuore, la profondità dei miei pensieri, là dove la scintilla del bene grida
verso di Te con una voce che non riesce a uscire, una voce che rimane
imprigionata nei miei vasi infranti.
Per questo, o Atik Yomin,
ti chiedo che la radice della mia amarezza venga elevata fino al luogo dell’Addolcimento
dei Giudizi, dove la durezza si scioglie nella Tua misericordia antica, e
che la mia voce, anche se spezzata, possa ascendere attraverso Ze’ir Anpin,
rivestita di compassione e di luce.
Rivela il Tuo volto, o Rachmana,
e non nasconderti da me. Apri per me un piccolo varco nella Tua luce, affinché
la mia parola possa uscire dalla prigione dei miei pensieri e la mia amarezza
possa trasformarsi in dolcezza.
Perché il grido che è in me è
grande, e la mia anima non sopporta più il peso del suo dolore. Ti chiedo, o Melech
Rachum ve-Chanun, che la mia amarezza si trasformi in Shefa, che la
mia oppressione diventi Tefillah, che la mia confusione diventi Chokhmah,
e che la mia voce ritrovi la strada verso di Te.
“Perché non tendi l’orecchio?
Perché nascondi il Tuo volto da così lungo tempo? Perché hai trattenuto così
tanto la Tua misericordia?”
Sia la Tua volontà che queste
domande non siano più grida di amarezza, ma porte che si aprono verso la Tua
luce, affinché la mia anima trovi riposo e la mia voce ritrovi la sua radice in
Te.
Amen, ken yehi ratzon.