La pace interiore
Lo Zohar dice: dal mattino,
quando la Luce di Chesed si dispiega, fino alla sera, quando la severità di Ghevurah
si raccoglie nelle sue stanze. Mosè stava in mezzo, come Tiferet, colonna di
equilibrio, e da lì irradiava pace.
Per questo, quando il popolo
si presentava davanti a lui, ogni uomo sentiva che la propria anima veniva
riportata alla radice. Le scintille disperse si ricomponevano, e i conflitti
svanivano come ombre davanti al sole.
Yitro osservava.
E vide che la pace che
scendeva non era pace umana, ma Shefa dall’Alto: la Shekhinah che riposa quando
trova un giusto che la sostiene.
Il popolo, stando davanti a
Mosè, entrava nel suo campo, nel suo respiro, nella sua misura. E in quella
misura tutto si raddrizzava.
Ma Yitro, uomo di saggezza,
comprese un segreto più profondo: se la pace dipende da un solo uomo, allora
non è pace stabile. Se la guarigione scende solo dall’esterno, allora non mette
radici. Se la Shekhinah trova dimora solo nel cuore del pastore, il gregge
rimane orfano quando il pastore si allontana.
Per questo disse a Mosè: «Non
è bene che tu porti tutto da solo.» Non perché Mosè fosse debole, ma perché il
popolo doveva imparare a far risuonare dentro di sé la stessa armonia che
trovava in lui.
Doveva imparare a essere
canale, non solo ricevente.
Così Mosè nominò giudici:
uomini che potessero incarnare, ciascuno secondo la propria misura, un raggio
della sua luce.
E il popolo cominciò a
esercitare il discernimento, a distinguere tra amarezza e dolcezza, tra verità
e illusione, tra ciò che nasce dall’ego e ciò che nasce dall’anima.
In questo, dice il Zohar, si
compie il mistero della hitlabshut: la Luce superiore che si veste nei vasi
inferiori, affinché il mondo possa reggersi. Perché in verità tutta la pace
proviene dall’Alto, dal luogo dove non c’è separazione. Ma per durare, deve
trovare un varco nel cuore dell’uomo.
La pace che scende è dono; la
pace che sale è conquista. E solo quando le due si incontrano — la discesa
della Luce e l’ascesa del desiderio — allora si fa Shalom, completezza, unione
dei mondi.
Così Mosè insegnò al popolo
non solo a ricevere la pace, ma a generarla. Non solo a guarire, ma a diventare
guarigione. Non solo a cercare un giudice, ma a diventare giudici di sé stessi,
con verità, con dolcezza, con timore e con amore. E allora la Shekhinah trovò
molte dimore, non una sola. E la pace non dipese più da un uomo, ma da ogni
cuore che si apre all’Alto e lascia che l’Alto si apra in lui.
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