lunedì 2 febbraio 2026

La pace interiore

 La pace interiore

 «Mosè giudicava tutto il popolo, dal mattino alla sera.»

Lo Zohar dice: dal mattino, quando la Luce di Chesed si dispiega, fino alla sera, quando la severità di Ghevurah si raccoglie nelle sue stanze. Mosè stava in mezzo, come Tiferet, colonna di equilibrio, e da lì irradiava pace.

Per questo, quando il popolo si presentava davanti a lui, ogni uomo sentiva che la propria anima veniva riportata alla radice. Le scintille disperse si ricomponevano, e i conflitti svanivano come ombre davanti al sole.

Yitro osservava.

E vide che la pace che scendeva non era pace umana, ma Shefa dall’Alto: la Shekhinah che riposa quando trova un giusto che la sostiene.

Il popolo, stando davanti a Mosè, entrava nel suo campo, nel suo respiro, nella sua misura. E in quella misura tutto si raddrizzava.

Ma Yitro, uomo di saggezza, comprese un segreto più profondo: se la pace dipende da un solo uomo, allora non è pace stabile. Se la guarigione scende solo dall’esterno, allora non mette radici. Se la Shekhinah trova dimora solo nel cuore del pastore, il gregge rimane orfano quando il pastore si allontana.

Per questo disse a Mosè: «Non è bene che tu porti tutto da solo.» Non perché Mosè fosse debole, ma perché il popolo doveva imparare a far risuonare dentro di sé la stessa armonia che trovava in lui.

Doveva imparare a essere canale, non solo ricevente.

Così Mosè nominò giudici: uomini che potessero incarnare, ciascuno secondo la propria misura, un raggio della sua luce.

E il popolo cominciò a esercitare il discernimento, a distinguere tra amarezza e dolcezza, tra verità e illusione, tra ciò che nasce dall’ego e ciò che nasce dall’anima.

In questo, dice il Zohar, si compie il mistero della hitlabshut: la Luce superiore che si veste nei vasi inferiori, affinché il mondo possa reggersi. Perché in verità tutta la pace proviene dall’Alto, dal luogo dove non c’è separazione. Ma per durare, deve trovare un varco nel cuore dell’uomo.

La pace che scende è dono; la pace che sale è conquista. E solo quando le due si incontrano — la discesa della Luce e l’ascesa del desiderio — allora si fa Shalom, completezza, unione dei mondi.

Così Mosè insegnò al popolo non solo a ricevere la pace, ma a generarla. Non solo a guarire, ma a diventare guarigione. Non solo a cercare un giudice, ma a diventare giudici di sé stessi, con verità, con dolcezza, con timore e con amore. E allora la Shekhinah trovò molte dimore, non una sola. E la pace non dipese più da un uomo, ma da ogni cuore che si apre all’Alto e lascia che l’Alto si apra in lui.

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