Partire col Piede Giusto
Nel momento in cui l’uomo si accinge a intraprendere una
nuova iniziativa, non è soltanto un atto nel mondo dell’azione (Olam ha‑Asiyah).
Ogni inizio è un’apertura nei mondi
superiori, un movimento che risveglia forze nelle Sefirot e stabilisce la
qualità del flusso
che discenderà.
Secondo la tradizione lurianica, l’intenzione iniziale
(kavvanah) è ciò che determina se la luce che scenderà sarà una luce diritta
(Or Yashar) o una luce distorta, frammentata, incapace di trovare i suoi
recipienti.
Per questo i Maestri insegnano che il successo o la
delusione non dipendono solo dalle circostanze esteriori, ma dalla qualità del
mondo interiore da cui nasce il primo passo.
Può sembrare sorprendente che un pensiero, un’emozione o un
tono dell’anima possano influenzare una concatenazione di eventi esteriori.
Eppure, lo Zohar afferma che ogni movimento dell’uomo risveglia un movimento
corrispondente nei mondi superiori, e ciò che viene risvegliato ritorna su di
lui come eco.
Se l’uomo esce di casa in uno stato di agitazione, egli non
porta con sé solo un’emozione: egli attiva forze caotiche, residui dei dinim/giudizi
non rettificati, scintille che non hanno ancora trovato pace.
E se in quello stato si reca a incontrare qualcuno per una
questione delicata, quelle forze — come insegna Cordovero — si “agganciano” ai
suoi pensieri e li trascinano verso reazioni impulsive, irrigidimenti,
chiusure.
Più si avvicina alla meta, più la sua interiorità si
stringe, come un recipiente troppo contratto per ricevere la luce.
Come si risolve questo meccanismo?
La Cabalà insegna che ogni azione deve essere preceduta da
un atto di Tikkun interiore. Prima di muovere il piede, l’uomo deve muovere il
cuore.
Occorre fermarsi, raccogliere il respiro, riportare l’anima
nel suo asse.
Occorre risvegliare in sé le qualità di Chesed (amore),
Tiferet (armonia) e Yesod (connessione), affinché il primo passo sia un passo
che unisce e non che divide.
Quando l’uomo compie il primo movimento in uno stato di
calma, di benevolenza e di chiarezza, egli apre un canale puro attraverso cui
la luce può fluire senza ostacoli.
E allora accade qualcosa di molto concreto: il colloquio,
l’iniziativa, l’incontro si svolgono con maggiore fluidità, perché la luce che
egli ha risvegliato all’inizio continua ad accompagnarlo.
Man mano che procede, egli si sente più centrato, più in
sintonia con ciò che deve accadere, come se i mondi superiori rispondessero al
suo passo con un passo corrispondente.
Questo è il significato profondo dell’espressione: “Partire
col piede giusto”.
Non è un proverbio, ma un principio metafisico:
Preparare il proprio stato interiore significa predisporre i
recipienti affinché la luce che discende possa essere ricevuta senza
frantumarsi.
Significa trasformare ogni azione in un atto di Tikkun, ogni
incontro in un’opera di unificazione, ogni iniziativa in un ponte tra i mondi.
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