L’acqua come radice dei mondi
Nello
Zohar l’acqua è chiamata מַיָּא דְּחַיֵּי – mayya de‑chayyei, “acqua di vita”, e rappresenta la Sefirah di Chesed,
la prima emanazione espansa che fluisce dall’Infinito verso i mondi.
È
il primo rivestimento della Luce: ciò che permette all’Or Ein Sof (Luce
Infinita) di diventare percepibile.
L’acqua
non è dunque un elemento materiale, ma la forma primaria in cui la Luce si
addensa senza perdere la sua purezza.
Secondo
la Kabbalah, il sangue (דָּם – dam) è l’acqua che ha ricevuto un grado
di Ghevurah, cioè di intensificazione, calore, forza, giudizio.
Non
è altro che acqua attraversata dal fuoco, acqua che ha ricevuto la potenza del
Nome אלהים, che governa la contrazione e la forma.
Per
questo il sangue è chiamato:
•
“acqua rossa” – מַיִם אֲדֻמִּים
•
“acqua vivente” – מַיִם חַיִּים
•
“acqua del cuore” – מֵי לֵבָא
Il
sangue è l’acqua che ha attraversato lo Tzimtzum interiore dell’essere umano,
diventando veicolo dell’anima animale e dell’anima divina.
Lo
Zohar afferma che la luce del sole è “acqua di fuoco” (מַיָּא דְּנוּרָא), cioè una forma ancora più sottile dell’acqua primordiale.
«נְהוֹרָא דְּשִׁמְשָׁא דָּם דִּילֵיהּ הוּא» – “La luce del
sole è il suo sangue” (Zohar, II, 148a).
La
luce è dunque il sangue del Sole, e il Sole è il “cuore” del mondo.
Come
il cuore pompa sangue nel corpo, così il Sole pompa luce nei mondi.
In
termini sefirotici:
•
Acqua → Chesed
•
Sangue → Ghevurah
•
Luce → Tiferet
Le
tre forze si unificano nel Nome יהוה
Yod Hei Vav Hei,
dove:
•
Yod è la scintilla di luce pura,
•
Hei è l’espansione acquatica,
•
Vav è il canale sanguigno,
•
Hei finale è la manifestazione nel mondo.
Quando
si dice: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà la vita eterna», si
sta parlando in linguaggio simbolico esattamente come lo Zohar.
Il
“sangue” non è materia biologica, ma la luce che scorre attraverso il Tiferet
del Sole.
Bere
quel sangue significa:
•
assorbire la luce solare come sapienza,
•
unirsi al flusso vitale che attraversa i
mondi,
•
ricevere l’Or HaChayyim, la Luce della
Vita.
In
Kabbalah, “bere” significa interiorizzare, “mangiare” significa incarnare.
Il
Maestro sta dicendo: “Chi interiorizza la mia luce e la incarna nel proprio
corpo, vivrà nella continuità dell’Essere”.
Lo
Zohar insegna che l’acqua è il mezzo attraverso cui la luce diventa
benedizione.
«מַיִם אִינוּן בִּרְכָאן» – “Le acque sono benedizioni” (Zohar, I,
251a).
Quando
l’acqua scorre, porta con sé:
•
memorie cosmiche,
•
forme di vita potenziali,
•
codici di luce,
•
le impronte dei mondi superiori.
Per
questo l’acqua è il primo elemento usato nei riti di purificazione: essa
ricorda la sua origine luminosa e la restituisce a chi la usa con
consapevolezza.
“Il
giorno in cui riuscirete a pensare e percepire l’acqua come sangue e come
luce…”, in termini cabalistici significa:
•
vedere nell’acqua Chesed che scorre,
•
vedere nel sangue Ghevurah che pulsa,
•
vedere nella luce Tiferet che unifica.
Quando
le tre percezioni si unificano, si apre la porta del lavoro spirituale
operativo:
•
l’acqua diventa mezzo di guarigione,
•
il sangue diventa mezzo di
trasformazione,
•
la luce diventa mezzo di elevazione.
È
la triade che permette di operare tikkunim reali, perché si lavora non più con
la materia, ma con le radici luminose della materia.
L’acqua,
il sangue e la luce sono tre stati della stessa sostanza divina.
Lo
Zohar li vede come tre modalità della Or Ein Sof che discende nei mondi:
•
Acqua – la bontà che fluisce
•
Sangue – la forza che struttura
•
Luce – la bellezza che unifica
Chi
impara a percepire l’acqua in questo modo non la usa più come elemento fisico,
ma come strumento di rivelazione, come veicolo di Shefa, come linguaggio del
divino.
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