venerdì 24 aprile 2026

Parashat Kedoshim

 Parashat Kedoshim

Shalom a tutti.

Oggi studiamo un altro insegnamento ispirato allo Zohar, nella parashat Kedoshim.

Lo Zohar insegna che il Santo, benedetto Egli sia, dimora solo in colui che è “uno”.

E cosa significa “uno”? Non un numero, ma una qualità dell’essere.

L’uomo che è “uno” è colui che ha unificato i suoi mondi interiori: la parola che esce dalla sua bocca è la stessa che abita nel suo cuore, e il pensiero che si accende nella mente è lo stesso che desidera la sua anima.

Lo Zohar dice che “colui che è doppio non può ricevere la Luce dell’Unità”, perché la Luce superiore non dimora in un vaso spezzato.

Ma quando l’uomo rende sé stesso un unico vaso, allora la Luce trova un luogo in cui posarsi.

Quando la bocca e il cuore sono uguali, quando il desiderio e l’azione camminano insieme, allora l’uomo diventa un piccolo santuario, e la Shekhinah riposa su di lui.

Questa è la vera unità interiore: non l’assenza di conflitto, ma la capacità di raccogliere tutte le parti dell’anima e orientarle verso un’unica direzione.

E quando l’uomo crea unità dentro di sé, lo Zohar dice che egli diventa un “ponte” tra i mondi: dall’alto scende la benedizione, dal basso sale il desiderio, e i due si incontrano nel cuore dell’uomo.

Allora anche il mondo intorno a lui comincia a trasformarsi: pace, connessione, accoglienza dell’altro.

Perché chi è unito dentro di sé non può che generare unità anche fuori di sé.

E quando c’è unità nell’uomo, si uniscono anche il Superiore e l’Inferiore, come dice lo Zohar: “Quando l’uomo si unifica, anche il Santo, benedetto Egli sia, e la Shekhinah si unificano con lui”.

Questo è il nostro messaggio per la vita: essere integri dentro di noi, parlare verità con noi stessi, e agire da un luogo di connessione e unità.

Shabbat Shalom

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