Parashat Kedoshim
Shalom a
tutti.
Oggi studiamo un altro insegnamento ispirato allo Zohar,
nella parashat Kedoshim.
Lo Zohar insegna che il Santo, benedetto Egli sia, dimora
solo in colui che è “uno”.
E cosa significa “uno”? Non un numero, ma una qualità
dell’essere.
L’uomo che è “uno” è colui che ha unificato i suoi mondi
interiori: la parola che esce dalla sua bocca è la stessa che abita nel suo
cuore, e il pensiero che si accende nella mente è lo stesso che desidera la sua
anima.
Lo Zohar dice che “colui che è doppio non può ricevere la
Luce dell’Unità”, perché la Luce superiore non dimora in un vaso spezzato.
Ma quando l’uomo rende sé stesso un unico vaso, allora la
Luce trova un luogo in cui posarsi.
Quando la bocca e il cuore sono uguali, quando il desiderio
e l’azione camminano insieme, allora l’uomo diventa un piccolo santuario, e la
Shekhinah riposa su di lui.
Questa è la vera unità interiore: non l’assenza di
conflitto, ma la capacità di raccogliere tutte le parti dell’anima e orientarle
verso un’unica direzione.
E quando l’uomo crea unità dentro di sé, lo Zohar dice che
egli diventa un “ponte” tra i mondi: dall’alto scende la benedizione, dal basso
sale il desiderio, e i due si incontrano nel cuore dell’uomo.
Allora anche il mondo intorno a lui comincia a trasformarsi:
pace, connessione, accoglienza dell’altro.
Perché chi è unito dentro di sé non può che generare unità
anche fuori di sé.
E quando c’è unità nell’uomo, si uniscono anche il Superiore
e l’Inferiore, come dice lo Zohar: “Quando l’uomo si unifica, anche il Santo,
benedetto Egli sia, e la Shekhinah si unificano con lui”.
Questo è il nostro messaggio per la vita: essere integri
dentro di noi, parlare verità con noi stessi, e agire da un luogo di
connessione e unità.
Shabbat Shalom
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