giovedì 14 maggio 2026

Inattività

 Inattività

Rimanere senza far niente non è mai stato il modo migliore per riposarsi, perché l’inattività non nutre l’anima. Secondo la Kabbalah, l’essere umano è un canale di flusso continuo: quando la luce superiore scende, essa cerca movimento, trasformazione, partecipazione. Se il canale rimane fermo, la luce ristagna, e ciò che ristagna si oscura.

Il vero riposo, insegnano i Maestri, non è l’assenza di attività, ma il cambiamento di livello. È il passaggio da un tipo di energia a un altro, da un mondo a un altro. Lo Zohar afferma che ogni volta che l’uomo muta la qualità del suo agire, egli “risale i gradini della scala di Giacobbe”, entrando in un flusso più sottile e più vicino alla radice divina.

Il lavoro spirituale è, per sua natura, completamente diverso dalle occupazioni quotidiane. Non è come andare in un cantiere, in fabbrica o in ufficio per guadagnarsi da vivere. Quelle attività appartengono al mondo di Assiyah, il mondo dell’azione materiale, dove la fatica è spesso necessaria per mantenere l’esistenza.

Il lavoro spirituale, invece, appartiene ai mondi superiori: Yetzirah, il mondo delle emozioni; Beriah, il mondo dell’intelletto; e soprattutto Atzilut, il mondo della vicinanza divina. In esso non si tratta di produrre, ma di rivelare. Non si tratta di accumulare, ma di raffinare. È un lavoro che non pesa, perché non sottrae energia: la moltiplica.

In questo lavoro si sviluppa la parte divina dell’essere umano, quella scintilla chiamata Neshamah, che lo Zohar descrive come “una fiamma che arde verso l’alto anche quando è imprigionata nella lampada”. Nella vita quotidiana questa fiamma è spesso soffocata da preoccupazioni, obblighi, distrazioni, desideri che appartengono al mondo inferiore. Ma quando l’uomo si dedica alla sua interiorità, la fiamma trova ossigeno e si innalza.

Ecco, dunque, il vero riposo: introdurre ordine e armonia dentro di sé. Nella Kabbalah, ordine significa Tikkun, la rettificazione delle forze interiori; armonia significa Zivug, l’unione equilibrata delle energie maschili e femminili, del dare e del ricevere, del pensare e del sentire.

Quando l’essere umano permette alla propria natura divina di prosperare nella luce e nell’amore, egli diventa un ricettacolo della Shekhinah, la Presenza divina. E quando la Shekhinah dimora in un individuo, la sua sola esistenza diventa un beneficio per il mondo intero, poiché egli irradia pace, chiarezza e benedizione.

Secondo lo Zohar, “un solo uomo che si eleva, eleva con sé il mondo intero”. Così il riposo spirituale non è un atto privato, ma un servizio cosmico: un modo per riportare armonia nei mondi, per guarire ciò che è frammentato, per far risplendere la luce dove era nascosta.

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