Inattività
Rimanere senza far niente non
è mai stato il modo migliore per riposarsi, perché l’inattività non nutre
l’anima. Secondo la Kabbalah, l’essere umano è un canale di flusso continuo:
quando la luce superiore scende, essa cerca movimento, trasformazione, partecipazione.
Se il canale rimane fermo, la luce ristagna, e ciò che ristagna si oscura.
Il vero riposo, insegnano i
Maestri, non è l’assenza di attività, ma il cambiamento di livello. È il
passaggio da un tipo di energia a un altro, da un mondo a un altro. Lo Zohar
afferma che ogni volta che l’uomo muta la qualità del suo agire, egli “risale i
gradini della scala di Giacobbe”, entrando in un flusso più sottile e più
vicino alla radice divina.
Il lavoro spirituale è, per
sua natura, completamente diverso dalle occupazioni quotidiane. Non è come
andare in un cantiere, in fabbrica o in ufficio per guadagnarsi da vivere.
Quelle attività appartengono al mondo di Assiyah, il mondo dell’azione materiale,
dove la fatica è spesso necessaria per mantenere l’esistenza.
Il lavoro spirituale, invece,
appartiene ai mondi superiori: Yetzirah, il mondo delle emozioni; Beriah, il
mondo dell’intelletto; e soprattutto Atzilut, il mondo della vicinanza divina.
In esso non si tratta di produrre, ma di rivelare. Non si tratta di accumulare,
ma di raffinare. È un lavoro che non pesa, perché non sottrae energia: la
moltiplica.
In questo lavoro si sviluppa
la parte divina dell’essere umano, quella scintilla chiamata Neshamah, che lo
Zohar descrive come “una fiamma che arde verso l’alto anche quando è
imprigionata nella lampada”. Nella vita quotidiana questa fiamma è spesso soffocata
da preoccupazioni, obblighi, distrazioni, desideri che appartengono al mondo
inferiore. Ma quando l’uomo si dedica alla sua interiorità, la fiamma trova
ossigeno e si innalza.
Ecco, dunque, il vero riposo:
introdurre ordine e armonia dentro di sé. Nella Kabbalah, ordine significa
Tikkun, la rettificazione delle forze interiori; armonia significa Zivug,
l’unione equilibrata delle energie maschili e femminili, del dare e del
ricevere, del pensare e del sentire.
Quando l’essere umano
permette alla propria natura divina di prosperare nella luce e nell’amore, egli
diventa un ricettacolo della Shekhinah, la Presenza divina. E quando la
Shekhinah dimora in un individuo, la sua sola esistenza diventa un beneficio
per il mondo intero, poiché egli irradia pace, chiarezza e benedizione.
Secondo lo Zohar, “un solo
uomo che si eleva, eleva con sé il mondo intero”. Così il riposo spirituale non
è un atto privato, ma un servizio cosmico: un modo per riportare armonia nei
mondi, per guarire ciò che è frammentato, per far risplendere la luce dove era
nascosta.
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