sabato 2 maggio 2026

La Felicità

 La Felicità

La felicità che ha una causa è come una luce che entra in un vaso già pieno: non trova spazio, non può dimorare, e subito svanisce.

Perché ogni luce che dipende da qualcosa di esterno è Or shel ta‘am, una luce che ha sapore, misura, limite.

E ciò che ha limite non è eterno.

Ma la vera felicità, dice lo Zohar, è Or hapashut, la luce semplice che non ha causa, non ha radice in ciò che l’uomo possiede o riceve.

È la luce che scende da Keter, la corona nascosta, dove non c’è ancora distinzione tra bene e male, tra merito e mancanza.

È la luce che non viene attirata da un’azione, ma che precede ogni azione, come un respiro che precede la parola.

E quando questa luce scende, l’uomo non sa dire: “Sono felice perché…”.

Perché il perché appartiene al mondo dei vasi, e questa luce appartiene al mondo dell’Infinito.

Quando l’uomo cammina, respira, mangia, parla, e sente una gioia senza motivo, allora sappi che Mayin Dechurin, le acque maschili — stanno discendendo su di lui. Non perché egli le abbia evocate, ma perché la Shekhinah ha trovato in lui un luogo aperto, un punto di trasparenza.

E questa gioia è come un’acqua sottile che scorre dall’alto, come dice lo Zohar: “Nahar dinufek mi‘Eden” — un fiume usciva dall’Eden. Non è un fiume che l’uomo scava, ma un fiume che lo attraversa.

Gli esseri umani cercano la felicità nei possedimenti: case, denaro, onori, gloria, relazioni.

Ma tutto ciò appartiene al mondo di Asiyah, il mondo dell’azione, dove ogni cosa è soggetta a cambiamento, perdita, trasformazione.

La felicità che dipende da un oggetto è come la luce che entra in un vaso di argilla: se il vaso si incrina, la luce si spegne.

Per questo lo Zohar dice: “Kol deit leih ta‘ama, it leih siluka” — tutto ciò che ha una causa, ha anche una fine.

La vera felicità viene dall’alto, da Binah, la Madre Superiore, che riversa la sua comprensione e la sua dolcezza su chi è pronto a riceverla. È uno stato di coscienza che non dipende da ciò che accade, ma da ciò che fluisce.

È la gioia che nasce quando la Shekhinah, riempita dalla luce di Yesod, si espande nel cuore dell’uomo.

E allora l’uomo si stupisce: “Perché sono felice? Non è accaduto nulla.”

E lo Zohar risponde: “Barikh hu de‘itgalya beliba” — Benedetto è Colui che si è rivelato nel cuore. Quando l’uomo è felice senza motivo, è segno che in alto si è compiuto un Zivug, un’unione tra Ze‘ir Anpin e la Shekhinah. E la luce di quell’unione trabocca nel mondo inferiore.

Non è l’uomo che genera la felicità: è la felicità che lo visita. E allora egli diventa come un albero che riceve rugiada dall’alto, non perché l’abbia meritata, ma perché la rugiada cade su tutto ciò che è vivo.

La vera felicità è Or Elyon, luce superiore, che non dipende da alcun possedimento, da alcuna persona, da alcun evento.

È la rivelazione silenziosa che l’uomo è connesso alla sua radice, che la Shekhinah dimora in lui, che il fiume dell’Eden scorre nel suo cuore.

E allora egli si rallegra e non sa perché.

Perché la gioia non è sua: è la gioia del Cielo che passa attraverso di lui.

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