martedì 19 maggio 2026

Matrimonio e Amore

 Matrimonio e Amore

Per giustificare i loro capricci e le loro infedeltà, alcune persone sostengono che il matrimonio uccida l’amore. Ma questa è solo la voce di Malkhut separata, la dimensione più bassa quando è priva della luce superiore. Il matrimonio non uccide l’amore: lo uccide l’incapacità di vedere nell’altro la scintilla divina, la nitzotz, che attende di essere riconosciuta e liberata.

Quando l’uomo e la donna si considerano soltanto come corpi, rimangono confinati nella parte più fragile dell’esistenza. Ma quando ciascuno cerca nell’altro la manifestazione di un mondo superiore, allora l’unione diventa un tikkun, una riparazione, e l’amore non si consuma ma si eleva.

La Kabbalah insegna che ogni relazione autentica è un riflesso dell’incontro tra i Partzufim:

Zeir Anpin, il volto delle emozioni, rappresenta l’uomo nella sua energia dinamica.

Nukvah / Malkhut, il volto della manifestazione, rappresenta la donna come ricettività e radicamento.

Quando questi due volti si uniscono in armonia, la luce di Tiferet — la bellezza dell’equilibrio — discende e riempie la relazione.

Quando invece rimangono separati, l’amore si indebolisce, perché manca il flusso della luce superiore.

Cos’è infatti il corpo fisico? È solo il recipiente, il kli.

Ciò che si ama veramente è la luce che scorre attraverso di esso, la vita sottile che la Kabbalah chiama shefa, il flusso.

Il corpo invecchia, si trasforma, si consuma.

Ma la vita interiore — che scorre come acqua attraverso Yesod, il canale dell’unione — è sempre nuova, sempre rinnovata, come il fiume che non smette mai di fluire.

È questa acqua che ciascuno deve imparare a cercare nell’altro: non la forma, ma il flusso; non il recipiente, ma la luce che lo riempie.

Quando un uomo muore, il corpo diventa un involucro vuoto.

La moglie lo amava, e continua ad amarlo, perché ciò che si ama non è la Nefesh legata al corpo, ma la Ruach, il soffio, e la Neshamah, la scintilla divina che non muore.

Il matrimonio autentico è l’incontro tra queste dimensioni:

Nefesh: la vitalità fisica

Ruach: le emozioni, la voce, il carattere

Neshamah: la luce superiore, la radice dell’anima

Quando l’unione si ferma alla Nefesh, si spegne.

Quando sale fino alla Ruach, si raffina.

Quando raggiunge la Neshamah, diventa eterna.

Ogni relazione è sostenuta da un Nome Divino:

יהוה Yod Hei Vav Hei dà all’unione la capacità di rinnovarsi.

אלהים   Elohim le dà forma, confini e responsabilità.

אהיה אשר אהיה Ehyeh Asher Ehyeh apre la coppia al divenire, al cambiamento, alla crescita.

שדי Shaddai protegge la casa e la vita condivisa.

Quando l’uomo e la donna si guardano attraverso questi Nomi, vedono l’anima, non il corpo; la luce, non il guscio.

Il matrimonio non uccide l’amore: lo purifica.

Lo costringe a salire dalle parti basse dell’essere verso le Sefirot superiori.

Chi cerca solo il corpo troverà solo un’ombra.

Chi cerca l’anima troverà una sorgente inesauribile, perché ciò che è vivo non è la carne, ma la luce che la attraversa.

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