domenica 15 febbraio 2026

I nostri sforzi contano più dei risultati

 I nostri sforzi contano più dei risultati Zohar, Ari, Ramchal

 Nel linguaggio dei Maestri, ciò che sale dal basso verso l’alto — It’aruta deLetata ha un valore superiore a ciò che discende dallalto verso il basso. Lo Zohar afferma che “il risveglio inferiore apre le porte del risveglio superiore (Zohar I:86b), indicando che il Cielo risponde solo quando luomo compie il primo passo. Per questo, agli occhi del mondo divino, non è il risultato a pesare, ma lo sforzo: perché lo sforzo appartiene alluomo, mentre il risultato appartiene al Cielo.

Lo sforzo è il movimento di Yesod che si tende verso Tiferet, come insegnato dall’Ari, che descrive Yesod come il canale attraverso cui l’uomo eleva le sue scintille e prepara i recipienti per il flusso superiore (Etz Chaim, Sha’ar HaKelalim). Il successo, invece, appartiene al dominio di Keter, e nessuno può forzare Keter: esso si apre solo quando la misura è colma, quando il recipiente è purificato, quando il tempo è maturo. Per questo il successo può talvolta illudere, gonfiare lego, far credere che la luce appartenga a noi; mentre lo sforzo ci mantiene umili, vigili, radicati nella verità del nostro cammino.

E anche quando lo sforzo non produce alcun frutto visibile, esso non è mai vano. Il Ramchal insegna che “ogni movimento dell’anima verso il bene crea un sentiero nei mondi superiori” (Derech Hashem II:3), anche se l’occhio non lo vede. Ogni sforzo è una scintilla che risale, un atto di Tikkun, un filo di luce che si aggiunge alla trama dell’anima. Il Cielo non chiede di riuscire: chiede di partecipare all’opera. Non chiede di vincere: chiede di essere presenti nel lavoro sacro che ci è stato affidato.

Il successo non dipende da voi, perché appartiene al dominio del Shefa, il flusso che discende dall’Alto quando e come il Cielo ritiene opportuno. Gli sforzi, invece, dipendono da voi, perché nessuno può compiere la vostra Avodah al vostro posto. Così come nessuno può respirare per voi, nessuno può elevare le vostre scintille interiori. L’Ari sottolinea che ogni anima ha radici e compiti unici, e nessun’altra può sostituirla nel suo Tikkun (Sha’ar HaGhilgulim, introd. 11). Il Cielo apre le porte, ma siete voi che dovete attraversarle.

E in verità, lo sforzo stesso contiene la sua ricompensa. Ogni volta che orientate il pensiero verso l’Alto, che fate un passo nella direzione della vostra rettificazione, la vostra anima si illumina. Lo Zohar afferma che “un pensiero di santità crea un angelo che lo accompagna” (Zohar II:244b). Anche se nulla cambia esteriormente, qualcosa si trasforma nei mondi interiori: un canale si purifica, un nodo si scioglie, una scintilla torna alla sua radice. La vita assume un colore diverso perché voi siete diversi.

Per questo non dovete imporre scadenze al vostro cammino. Le scadenze appartengono al mondo di Malchut, ma la crescita dell’anima appartiene ai mondi superiori, dove il tempo non è lineare. Il Ramchal spiega che la fretta spirituale è una forma di giudizio che restringe i canali del Shefa (Mesillat Yesharim, cap. 9). Se fissate una data per ottenere un certo risultato interiore, create tensione, contrazione, aspettativa — e la contrazione impedisce al flusso di discendere. La crescita spirituale è come un frutto dell’Albero della Vita: matura quando è il suo tempo, non quando noi lo ordiniamo.

Lavorate dunque come se aveste davanti l’eternità, perché l’anima appartiene all’eternità. Non perché il cammino sia infinito, ma perché solo la calma dell’eternità permette alla luce di discendere senza ostacoli. Prima o poi, inevitabilmente, ciò che deve fiorire fiorirà.

Concentratevi sulla bellezza dell’opera stessa, sulla dolcezza dell’Avodah, sulla gioia sottile che nasce dal camminare verso la vostra radice. Dite a voi stessi:

“Poiché questo lavoro è così luminoso e così prezioso, non mi preoccupo del tempo. Anche se ci volessero secoli o millenni, continuerò a salire.”

In questo spirito, ogni sforzo diventa già un atto di unione, e ogni passo diventa già una forma di redenzione.

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