venerdì 20 febbraio 2026

I veri nemici sono dentro di noi

 I veri nemici sono dentro di noi

Nel linguaggio della Kabbalah, la ribellione appartiene alla sfera di hGevurah, la forza del rigore.

Nell’Etz Chaim, il Palazzo di Adam Kadmon, Luria spiega che le forze di Ghevurah, quando non vengono integrate, precipitano nelle Klippot (Etz Chaim, Sha’ar HaNekudim, cap. 4–6).

La ribellione è dunque un’energia che può:

discendere e diventare opposizione, durezza, reattività;

salire e diventare discernimento, coraggio, rottura degli idoli interiori.

Il Baal Shem Tov la definisce ko’a hahitnagdut hakedoshah: la forza santa della contraddizione, che serve a distinguere il vero dallillusorio.

Quando il testo parla di “nemici dentro di noi”, la Kabbalah li identifica con le Klippot, i gusci che avvolgono la luce dell’anima.

Riferimenti tecnici:

Etz Chaim, Sha’ar HaKelipot, cap. 1–3: le Klippot come “forme energetiche” che derivano dalla rottura dei vasi (Shevirat HaKelim).

Sha’ar HaNekudim, cap. 11–12: le Qelipot come residui delle luci non integrate.

Tanya, cap. 29–30: le Klippot come “animali interiori” che ingannano l’uomo e lo distolgono dalla sua radice.

Queste entità non sono “difetti psicologici”, ma strutture energetiche che si formano quando la luce dell’anima non trova un recipiente adeguato.

Lo Zohar (III, 47b) le chiama achoraim, “retroforme: aspetti delluomo che vivono nellombra e che si nutrono dellinconsapevolezza.

Quando l’uomo si ribella contro il mondo esterno — il coniuge, il capo, il governo — egli compie ciò che Luria chiama hitpashtut haor leutz, la “dispersione della luce verso l’esterno”.

Riferimento tecnico:

Etz Chaim, Sha’ar HaAkudim, cap. 2: la luce che esce dal suo luogo naturale perde intensità e non produce Tikkun.

La ribellione esterna è dunque una fuga dalla propria interiorità. È un modo per evitare il vero lavoro: affrontare le proprie Klippot.

Luria insegna che ogni emozione disturbante contiene nitzotzot shenaflu, scintille cadute (Etz Chaim, Shaar HaNitzotzot, cap. 12).

La ribellione è la forza che può:

rompere il guscio (Klippah),

liberare la scintilla,

restituirla alla sua radice.

Il Tanya (cap. 28–30) afferma che la vera ribellione è quella contro la nefesh habehemit, lanima animale, che tenta costantemente di sedurre luomo con desideri incontrollati, cupidigia, reattività.

Il Meor Einayim (Parashat Shemot) aggiunge che ogni emozione negativa è un “angelo caduto” che attende di essere redento.

Lo Zohar (I, 179a) descrive le forze inferiori come “ospiti non invitati” che abitano la casa dell’uomo.

Luria le vede come forme incomplete che cercano nutrimento.

Quando l’uomo non è consapevole di queste presenze, esse:

si nascondono,

si rafforzano,

costruiscono abitudini,

creano reazioni automatiche.

Il loro potere deriva dal fatto che l’uomo non le vede.

La ribellione autentica è un atto di Ghevurah leKedushah, rigore al servizio della santità.

Riferimento tecnico:

Etz Chaim, Sha’ar HaGhevurot, cap. 5: la Ghevurah che si eleva diventa “fuoco che purifica”, non che distrugge.

È la forza che dice: “Mi ribello contro ciò che è inferiore alla mia anima”.

Questa ribellione:

non è violenza,

non è repressione,

non è odio verso se stessi.

È discernimento.

È liberazione.

È Tikkun.

1. Identificazione

Riconosci la Klippah non come difetto, ma come energia non integrata (Tanya, cap. 29).

2. Ribellione interiore

Dirigi la forza di Ghevurah verso l’interno (Etz Chaim, Sha’ar HaGhevurot),

3. Trasformazione

Non sopprimere: raffina (Sha’ar HaBirurim, cap. 1–3).

4. Liberazione della scintilla

Ogni impulso contiene una luce caduta  (Etz Chaim, Sha’ar HaNitzotzot)

La ribellione diventa un atto di Tikkun quando riporta la luce al suo luogo (Sha’ar HaTikkunim).

La ribellione è una forza sacra.

Se la dirigi verso l’esterno, diventa distruttiva.

Se la dirigi verso l’interno, diventa liberazione.

I veri nemici non sono fuori: sono le forme interiori della Klippah che attendono di essere trasformate.

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