I veri nemici sono dentro di noi
Nel linguaggio della Kabbalah, la ribellione appartiene alla
sfera di hGevurah, la forza del rigore.
Nell’Etz Chaim, il Palazzo di Adam Kadmon, Luria spiega che
le forze di Ghevurah, quando non vengono integrate, precipitano nelle Klippot
(Etz Chaim, Sha’ar HaNekudim, cap. 4–6).
La ribellione è dunque un’energia che può:
• discendere e
diventare opposizione, durezza, reattività;
• salire e diventare
discernimento, coraggio, rottura degli idoli interiori.
Il Baal Shem Tov la definisce ko’aḥ ha‑hitnagdut
ha‑kedoshah:
la “forza santa
della contraddizione”,
che serve a distinguere il vero dall’illusorio.
Quando il testo parla di “nemici dentro di noi”, la Kabbalah
li identifica con le Klippot, i gusci che avvolgono la luce dell’anima.
Riferimenti tecnici:
• Etz Chaim, Sha’ar
HaKelipot, cap. 1–3: le Klippot come “forme energetiche” che derivano dalla
rottura dei vasi (Shevirat HaKelim).
• Sha’ar HaNekudim,
cap. 11–12: le Qelipot come residui delle luci non integrate.
• Tanya, cap. 29–30:
le Klippot come “animali interiori” che ingannano l’uomo e lo distolgono dalla
sua radice.
Queste entità non sono “difetti psicologici”, ma strutture
energetiche che si formano quando la luce dell’anima non trova un recipiente
adeguato.
Lo Zohar (III, 47b) le chiama achoraim, “retro‑forme”: aspetti dell’uomo che vivono nell’ombra e che si nutrono
dell’inconsapevolezza.
Quando l’uomo si ribella contro il mondo esterno — il
coniuge, il capo, il governo — egli compie ciò che Luria chiama hitpashtut ha‑or
le‑ḥutz,
la “dispersione della luce verso l’esterno”.
Riferimento tecnico:
• Etz Chaim, Sha’ar
HaAkudim, cap. 2: la luce che esce dal suo luogo naturale perde intensità e non
produce Tikkun.
La ribellione esterna è dunque una fuga dalla propria
interiorità. È un modo per evitare il vero lavoro: affrontare le proprie Klippot.
Luria insegna che ogni emozione disturbante contiene
nitzotzot she‑naflu, scintille cadute (Etz Chaim, Sha’ar HaNitzotzot, cap. 1–2).
La ribellione è la forza che può:
• rompere il guscio (Klippah),
• liberare la
scintilla,
• restituirla alla sua
radice.
Il Tanya (cap. 28–30) afferma che la vera ribellione è
quella contro la nefesh ha‑behemit, l’anima animale, che tenta costantemente di sedurre l’uomo con desideri
incontrollati, cupidigia, reattività.
Il Meor Einayim (Parashat Shemot) aggiunge che ogni emozione
negativa è un “angelo caduto” che attende di essere redento.
Lo Zohar (I, 179a) descrive le forze inferiori come “ospiti
non invitati” che abitano la casa dell’uomo.
Luria le vede come forme incomplete che cercano nutrimento.
Quando l’uomo non è consapevole di queste presenze, esse:
• si nascondono,
• si rafforzano,
• costruiscono
abitudini,
• creano reazioni
automatiche.
Il loro potere deriva dal fatto che l’uomo non le vede.
La ribellione autentica è un atto di Ghevurah le‑Kedushah,
rigore al servizio della santità.
Riferimento tecnico:
• Etz Chaim, Sha’ar
HaGhevurot, cap. 5: la Ghevurah che si eleva diventa “fuoco che purifica”, non
che distrugge.
È la forza che dice: “Mi ribello contro ciò che è inferiore
alla mia anima”.
Questa ribellione:
• non è violenza,
• non è repressione,
• non è odio verso se
stessi.
È discernimento.
È liberazione.
È Tikkun.
1. Identificazione
Riconosci la Klippah non come difetto, ma come energia non
integrata (Tanya, cap. 29).
2. Ribellione interiore
Dirigi la forza di Ghevurah verso l’interno (Etz Chaim,
Sha’ar HaGhevurot),
3. Trasformazione
Non sopprimere: raffina (Sha’ar HaBirurim, cap. 1–3).
4. Liberazione della scintilla
Ogni impulso contiene una luce caduta (Etz Chaim, Sha’ar HaNitzotzot)
La ribellione diventa un atto di Tikkun quando riporta la
luce al suo luogo (Sha’ar HaTikkunim).
La ribellione è una forza sacra.
Se la dirigi verso l’esterno, diventa distruttiva.
Se la dirigi verso l’interno, diventa liberazione.
I veri nemici non sono fuori: sono le forme interiori della Klippah
che attendono di essere trasformate.
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