La metafora della sporcizia come residuo delle Qelipot
Il mondo interiore
dell’uomo è come un piccolo santuario: quando vi rimangono residui non
trasformati — emozioni stagnanti, desideri distorti, pensieri che non hanno
trovato la loro forma luminosa — essi diventano nutrimento per le Kelippot, le
“scorze” che vivono di ciò che non è ancora stato restituito alla sua radice.
Lo Zohar afferma che “la
sporcizia attira la sporcizia”, perché ogni stato vibrazionale chiama ciò che
gli è simile.
Luria aggiunge che le Klippot
non hanno vita propria: vivono solo del nostro scarto.
Per questo, come nel mondo
fisico gli avanzi attirano mosche e insetti, nel mondo sottile gli avanzi
psichici attirano entità che si nutrono di ciò che non è stato purificato.
Per Cordovero, la
purificazione non è solo rimuovere il negativo, ma imitare il flusso divino.
Le Sefirot non trattengono
nulla: ricevono, trasformano, donano.
L’impurità nasce quando
l’uomo trattiene ciò che dovrebbe fluire.
Così, la “pulizia” non è
repressione, ma ristabilire il movimento:
• Chokhmah: intuizione pura
• Binah: chiarificazione
• Tiferet: armonizzazione
• Yesod: canalizzazione
• Malkhut: manifestazione
pulita
Quando un pensiero o
un’emozione rimane bloccata, si corrompe.
Quando fluisce, si
purifica.
Luria insegna che ogni
emozione, anche la più bassa, contiene una scintilla divina caduta.
Non basta scacciarla: va
elevata.
La pulizia interiore è un
atto di birur, separazione ed elevazione:
• Non si combatte la Klippah.
• Le si toglie il
nutrimento.
• Si recupera la scintilla
che essa custodisce.
• La si restituisce alla
sua radice.
Quando trasformi un
desiderio distorto in desiderio di bene, un pensiero oscuro in consapevolezza,
un’emozione pesante in compassione, stai compiendo un atto di Tikkun: stai
convertendo il “cibo delle Klippot” in cibo per gli spiriti celesti, cioè per
le forze luminose che sostengono la tua anima.
La chassidut aggiunge un
punto decisivo: la pulizia non è solo vigilanza, ma accensione.
La gioia, la vitalità, la
presenza sono come luce che dissolve l’ombra.
Il Baal Shem Tov insegna
che la tristezza e la pesantezza sono il vero terreno fertile delle entità
indesiderabili: non perché siano “cattive”, ma perché sono assenza di luce.
La gioia, invece, è una
forma di devekut, unione.
Quando l’anima è accesa, le
Klippot non trovano più spazio.
In chiave
cabalistica, la pulizia avviene in tre movimenti:
1.
Sorvegliare (שְׁמִירָה – Shemirah)
Osservare
i pensieri e i sentimenti senza identificarvisi.
Vedere
dove si accumula residuo.
2.
Purificare (טָהֳרָה – Taharah)
Respirare,
chiarire, sciogliere.
Portare
luce nella zona d’ombra.
3.
Trasformare (הַמְתָקָה – Hamtaqah)
Convertire
l’energia:
•
paura → coraggio
•
desiderio distorto → desiderio di connessione
•
rabbia → forza di protezione
•
tristezza → profondità del cuore
Questo
è il lavoro di Yesod: raffinare il
canale, rendere il flusso limpido.
Liberarsi dagli
indesiderabili non è guerra, ma igiene spirituale.
Non si combattono le ombre:
si illumina ciò che le genera.
Non si scacciano le entità:
si toglie loro il nutrimento.
Ogni volta che purifichi un
pensiero, un’emozione, un desiderio, stai compiendo un atto di Tikkun che
risuona in tutte le Sefirot.
Stai trasformando scarto in
luce, residuo in nutrimento angelico, impurità in elevazione.
È un lavoro semplice,
quotidiano, ma cosmico.
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