L’acqua che non Protesta: il Segreto della Shekhinah in Esilio
Lo Zohar insegna che l’acqua
rappresenta Chesed, la benevolenza divina che fluisce senza opporsi. L’acqua
non si ribella quando viene sporcata, né quando viene sprecata, né quando viene
abusata. Essa rimane fedele alla sua natura, perché sa che la sua essenza non
può essere contaminata: anche quando appare torbida, la sua radice rimane pura.
Così è l’anima.
Anche quando attraversa
impurità, sofferenze, errori, oscurità, la sua radice in Atzilut rimane
intatta. L’ARIZAL insegna che la parte più alta dell’anima, la Neshamah, non
scende mai completamente nel corpo: rimane legata al mondo superiore come una
goccia rimane legata alla nube da cui proviene.
Per questo l’anima può essere
“sporcata” dalle esperienze terrene, ma non può essere corrotta nella sua
essenza.
Quando l’acqua ha compiuto la
sua missione, risale verso il cielo attraverso l’evaporazione, ritrovando la
sua trasparenza originaria.
Così l’anima, dopo aver
completato il suo tikkun, risale ai mondi superiori, attraversando i palazzi
della purificazione descritti nello Zohar e nel Sha’ar HaGhilgulim dell’ARIZAL.
Lì ritrova la sua chiarezza,
la sua luce, la sua forma originaria.
E come l’acqua che ritorna
alle nubi per poi ridiscendere, anche l’anima può tornare più volte nel ciclo
delle incarnazioni, finché non avrà completato la sua opera.
• L’anima è una goccia del Fiume Superiore.
• La sua discesa è decretata dalla Saggezza Divina.
• Il suo compito è servire, purificare, nutrire, riparare.
• Le impurità del mondo non toccano la sua essenza.
• Il suo ritorno è un processo di risalita e chiarificazione.
• Il ciclo continua finché il tikkun non è completo.
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