Istruirsi di Notte Secondo la Kabbalah
Durante il sonno, la nefesh rimane ancorata al corpo, mentre ruach e neshamah ascendono secondo il loro grado di purificazione. Lo Zohar (I, 5a) descrive questo processo come una “aliyat ha-neshamah”, un’ascesa nei heichalot superiori, dove l’anima riceve mochin sottili che non possono essere accolti nello stato di veglia.
Questi mochin non
sono concetti, ma luci: orot che si imprimono nei kelim interiori e che, al
risveglio, si manifestano come intuizioni, chiarificazioni o stati di pace non
riconducibili a cause esterne.
Secondo l’Ari, il
sonno è un processo di ritiro dei mochin dai partzufim inferiori.
• Ze‘ir Anpin
ritira i suoi mochin de-gadlut e rimane in katnut.
• L’anima
dell’uomo, che è radicata nei partzufim, segue questo movimento: i suoi mochin
ascendono per essere rinnovati.
• Durante la notte,
Abba e Imma compiono un yichud che genera nuovi mochin, i quali discenderanno
all’uomo al mattino.
Per questo ogni
risveglio è una vera beriah chadashah, una nuova creazione: l’uomo riceve
mochin chadashim proporzionati alla sua preparazione notturna.
Per Cordovero, i
pensieri e le emozioni lasciati irrisolti durante il giorno generano dinim che
seguono l’anima nei mondi sottili.
• Pensieri pesanti → ghevurot non rettificate.
• Pensieri elevati → chasadim che accompagnano l’anima
come angeli.
Il momento
dell’addormentarsi è quindi un atto di tikkun ha-kelim:
ripulire i vasi
interiori affinché possano ricevere le luci che discendono dai mondi superiori.
Il Ramchal spiega
che l’anima, durante il sonno, attraversa livelli di realtà proporzionati alla
sua purezza.
Essa può:
• rimanere nei
livelli inferiori di Asiyah (se appesantita),
• ascendere in
Yetzirah e incontrare angeli,
• salire in Beriah
e ricevere comprensioni,
• o, nei casi più
elevati, lambire la luce di Atzilut.
La qualità del
risveglio dipende dal livello raggiunto.
La tradizione
operativa insegna che il sonno è un passaggio vulnerabile.
Per questo si
utilizzano:
• l Kriat Shema al ha-Mittah come sigillo di
protezione,
• formule di yichud
per unire Kudsha Brich Hu e la Shekhinah,
• invocazioni dei
nomi divini che stabilizzano i confini dell’anima (ghevulot ha-nefesh),
• e talvolta
sigilli o lettere visualizzate per impedire interferenze di forze estranee
(chitzonim).
Queste pratiche non
servono solo a proteggere, ma anche a orientare l’anima verso i palazzi di luce
e non verso regioni confuse.
Ogni sera è una
piccola histalkut, un ritiro della coscienza simile alla morte.
Ogni mattina è una
neshamah chadashah, una rinascita.
Nella terminologia
lurianica:
• la sera avviene
un ritiro dei mochin,
• la notte un loro
rinnovamento,
• il mattino una
loro reintegrazione nei kelim.
Per questo il
momento dell’addormentarsi determina la qualità del giorno seguente: chi entra
nella notte con dinim si risveglia con confusione; chi entra con chasadim si
risveglia con luce.
Prima di dormire,
l’uomo dovrebbe:
• separare i
pensieri di Asiyah (azioni),
• purificare le
emozioni di Yetzirah,
• chiarire le
intenzioni di Beriah,
• orientare la
volontà verso Atzilut.
Questo processo
crea un allineamento dei quattro mondi interiori (olamot pnimi’im), facilitando
l’ascesa dell’anima e la ricezione dei mochin.
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