La Sofferenza come Espansione del Vaso
D: Perché l’essere umano
attraversa sofferenza?
R: Nella visione dei cabalisti,
la sofferenza non è punizione né crudeltà dell’esistenza. È il segno che lo
Shefa, l’abbondanza superiore, sta bussando al Vaso dell’uomo.
Quando la Luce dell’Ein Sof
desidera riversarsi in misura maggiore, il Vaso precedente non può contenerla.
Allora il Creatore — HaBoreh — frantuma il piccolo recipiente affinché l’uomo
possa costruirne uno più vasto.
Per questo i Maestri dicono: “Prima
la Luce entra, poi il Vaso viene preparato”.
La Luce precede sempre il
contenitore, e la frattura è il processo attraverso cui il Vaso si espande.
La malattia, la difficoltà,
la contrazione non sono altro che il punto in cui la Luce preme dall’interno.
La guarigione è già stata creata prima della ferita; la soluzione è già
nascosta nel problema.
Ogni sofferenza è un invito a
costruire un Vaso più grande.
Quando ti colleghi alla Luce,
chiediti: “Questo Vaso mi permette di rivelare più Luce o sto cercando solo di
ricevere?”
Se cerchi solo di prendere,
l’opportunità si dissolve. Se cerchi di espandere il Vaso, la sofferenza
diventa rivelazione.
D: Come ci si prepara a
un’esperienza divina quando le forze negative continuano a disturbare, portando
disperazione, solitudine, gelosia, e facendoci credere di essere tornati
indietro?
R: Rav Yehuda Ashlag insegna:
“Nella spiritualità non esiste scomparsa”.
La Luce che hai rivelato non
può essere cancellata. Una caduta non elimina il livello raggiunto; è solo un
velo che si posa sopra la Luce già acquisita.
L’Avversario — HaSitra Achra,
l’inclinazione negativa — crea l’illusione del ritorno al punto di partenza. Ti
sussurra che hai perso tutto, che sei di nuovo nel buio.
Ma è un inganno: la Luce
rimane, integra, eterna.
Ogni azione positiva rivela
Luce, e quella Luce non diminuisce mai.
Nel momento della
disperazione, ricordati: “La Luce è già stata rivelata. Io sto solo pulendo
l’oscurità che la ricopre”.
Le forze che ti
infastidiscono sono la voce dell’Avversario che ancora ha presa sul tuo Vaso.
Il lavoro è scollegarsi da
quella voce, non combatterla sul suo terreno.
Puoi ritornare alla Luce già
raggiunta attraverso:
• Condivisione — perché la Luce rivelata tramite atti di dazione non
si oscura mai.
• Meditazione e preghiera — non come richiesta, ma come devekut,
adesione alla Luce.
• Ricordo del livello — la memoria spirituale è un atto di
rivelazione.
Pregare, nella Kabbalah, non
significa chiedere qualcosa a Dio, ma allinearsi alla frequenza della Luce.
Che la tua strada sia
benedetta, e che la Luce che hai già rivelato continui a espandere il tuo Vaso.
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