Autorità
L’autorità
non nasce da un gesto esteriore, ma dall’unione interiore tra le forze
dell’uomo. Quando l’essere umano unifica le sue qualità – Chesed e Ghevurah,
Tiferet e Malkhut – egli diventa come un piccolo santuario in cui la luce
superiore trova un luogo in cui posarsi.
I
“figli interiori”, nello Zohar sono le forze, le scintille, i pensieri e le
emozioni che abitano l’uomo. Quando queste scintille sono in disaccordo, l’uomo
parla una cosa ma il suo volto ne dice un’altra; la sua voce proclama, ma il
suo Yesod non sostiene; la sua Malkhut è vuota e non può emanare. Ma quando
l’uomo ha compiuto un lavoro di unità interna, allora tutte le sue cellule – i
suoi “abitanti” – rispondono come un coro unico. La sua parola diventa Voce di
Tiferet, e la sua azione Mano di Malkhut.
Gli
altri percepiscono questa unità come autenticità, perché la luce che esce da
lui non è frammentata. È questo che lo Zohar chiama “ḥashivut
de-qadmita”: la dignità che precede l’azione, la luce che precede la parola.
Per
il Ramak, l’autorità è la capacità di armonizzare le Sefirot dentro di sé.
Non
è dominio, ma equilibrio.
•
Se prevale Chesed senza Ghevurah,
l’autorità diventa debolezza.
•
Se prevale Ghevurah senza Chesed, diventa
durezza sterile.
•
Se manca Tiferet, manca la bellezza
dell’armonia.
•
Se Malkhut non è piena, non può
trasmettere nulla.
L’essere
che ha lavorato su di sé diventa un canale limpido: ciò che dice è ciò che fa,
e ciò che fa è ciò che è.
Per
questo gli altri lo ascoltano: non perché impone, ma perché risuona.
Il
Ramak direbbe: “La sua autorità è la misura della sua armonia”.
Secondo
l’Ari, ogni uomo nasce con una Shevirah interna: frammenti, desideri opposti,
luci che non trovano un vaso.
L’autorità
autentica nasce solo quando l’uomo ha compiuto un Tikkun su questi frammenti.
•
Ha raccolto le scintille disperse.
•
Ha riparato i vasi rotti delle sue
emozioni.
•
Ha trasformato la sua Ghevurah in forza
equilibrata.
•
Ha dato forma a una Malkhut che può
ricevere e trasmettere.
Quando
un uomo che ha compiuto il Tikkun parla, non parla solo la sua parte conscia: parlano
Abba e Ima, parlano le sue radici, parlano le luci che ha ordinato dentro di
sé.
Per
questo la sua presenza è “magica”: non è magia, è ordine cosmico.
L’Ari
direbbe: “La sua parola è Mochin de-Gadlut (mente espansa) che fluisce in un
vaso purificato”.
Per
Abulafia, l’autorità nasce quando l’uomo ha unificato le lettere dentro di sé. Ogni
cellula è una lettera, ogni pensiero è una combinazione, ogni emozione è un
Nome.
Quando
le lettere sono confuse, l’uomo parla ma la sua parola non ha forza: il Nome
che esce da lui è spezzato. Quando invece l’uomo ha compiuto un lavoro di
Tzeruf, di permutazione e purificazione:
•
le lettere del suo pensiero si allineano,
•
il respiro sostiene la parola,
•
la parola sostiene l’azione,
•
l’azione sostiene l’essere.
Allora
la sua voce porta Shefa, abbondanza. Gli altri lo percepiscono come “vero”
perché la sua parola è un Nome completo, non una combinazione casuale.
Abulafia
direbbe: “La sua autorità è la vibrazione unificata del Nome che egli è”.
L’autorità
autentica è unità:
•
unità delle Sefirot (Zohar)
•
unità delle qualità (Ramak)
•
unità dopo la frantumazione (Ari)
•
unità delle lettere interiori (Abulafia)
Quando
l’uomo è unificato, tutto ciò che esce da lui – parola, gesto, sguardo – è uno.
E ciò che è uno, secondo lo Zohar, non può essere contraddetto.
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