Umiltà
Disse Rabbi Shim‘on: Beato è l’uomo che conosce il segreto
del farsi piccolo, poiché in questo si cela la grandezza dei mondi. L’uomo
crede che la forza stia nell’imporre la propria voce e nel mostrare il proprio
sapere, ma questo è solo il movimento della natura inferiore, che vuole
separarsi e dire: “Io sono qualcosa”.
Ma quando l’uomo si presenta davanti al Santo, benedetto
Egli sia, allora tutte le forze che gridano “io” devono tacere. Poiché dinanzi
al Volto del Re non c’è spazio per due sovranità. E quando l’uomo si annulla,
allora si apre in lui il segreto dell’Ayin, il Nulla divino, che è la radice di
ogni esistenza.
E così insegnarono gli antichi: Quando l’uomo si fa piccolo,
egli diventa un vaso puro; e quando il vaso è puro, la Luce Superiore vi si
riversa senza ostacolo. Ma se l’uomo si innalza davanti al Signore, la luce si
ritrae, poiché non può abitare in un luogo dove l’ego erige muri.
Che cosa deve diminuire?
La natura inferiore, chiamata nefesh behamit, che separa e
divide, deve dissolversi come candela davanti al sole. Non perché sia malvagia,
ma perché è limitata, frammentata, incapace di contenere l’Infinito.
Quando essa si ritira, allora emerge la natura superiore, la
neshamah, che è già unita al Tutto e non conosce separazione.
Allora si compie il segreto delle parole: “Non sei tu che
vivi, ma il Santo che vive in te”.
Poiché l’uomo diventa come una finestra limpida: non si vede
più il vetro, ma solo la luce che lo attraversa.
Quando l’uomo si annulla, non scompare: egli ritorna alla
sua radice, che è più vasta dell’universo.
Il piccolo diventa grande, il limitato diventa illimitato,
il frammento ritorna al Mare senza confini.
E questo è il segreto che i saggi chiamarono “Yichuda
Ila‘ah”, l’Unione Superiore: l’uomo non dice più “io e Lui”, ma “io in Lui e
Lui in me”, come la fiamma che si unisce al fuoco.
Lo scopo di ogni disciplina spirituale, insegnano i Maestri,
è che l’uomo riconosca la sua vera identità: non un essere separato, ma una
scintilla dell’Infinito.
Non un frammento isolato, ma un raggio del Sole eterno.
E questo è il segreto della formula: “Io sono Lui” — Anokhi
Hu.
Non come affermazione dell’ego, ma come rivelazione
dell’Ayin: quando l’“io” si svuota, allora il Divino appare.
Nessun commento:
Posta un commento