Lettera ר Resh
La Resh è la ventesima lettera, e il suo valore numerico
(200) rappresenta:
il confine tra il mondo della santità
(Kedushah)
e il mondo della separazione (Sitra
Achra)
Nella Kabbalah lurianica, 200 è il numero che indica la
soglia, il punto in cui la luce può:
discendere verso i mondi inferiori
oppure spezzarsi e cadere nelle qelipot
Per questo la Resh è curva e aperta: non è chiusa come la Bet,
non è stabile come la Dalet. È una porta che può girare.
La Resh contiene due poli opposti:
A. Rasha (רשע) – il malvagio
Il Talmud lo dice apertamente: Resh è l’iniziale di Rasha,
colui che si separa dalla radice.
Nella struttura delle Sefirot, il Rasha’ è colui che:
riceve la luce senza volerla restituire
interrompe il flusso tra Yesod e
Malkhut
crea “corto circuiti” nei canali della
benedizione
Rosh (ראש) – la testa, l’inizio
Le stesse lettere, con vocalizzazione diversa, significano
testa, principio, origine.
Il Rasha’ e il Rosh sono lo stesso potenziale, ma orientato
in direzioni opposte.
La Resh è il punto in cui l’uomo decide se essere “testa” o
“malvagio”.
Il Maghen David dice che la Resh è come un tubo piegato: un
condotto che può:
piegarsi verso la Qof (santità)
oppure piegarsi verso il nulla (klippah)
Questo è un concetto profondissimo dell’Ari:
Il tubo è il Tzinor (צינור)
Il canale attraverso cui la luce scende da:
Keter → Chokhmà →
Binà → Zeir Anpin → Malkhut
Se il tubo è dritto, la luce scende pura. Se il tubo è
piegato, la luce si distorce e diventa giudizio.
La Resh è il punto di flessione del tubo.
La Kabbalah ama i giochi di radici perché rivelano movimenti
energetici.
Rash (רש) = povero
Il povero è colui che:
non ha luce
non ha vasi
non ha connessione
È la Malkhut senza Yesod.
Resh (רש) = ereditare
Come in:
“Aleh Resh” – Sali ed eredita la terra (Deuteronomio 1:21).
Ereditare significa:
ricevere la luce
stabilire un canale
diventare partner del Creatore
La Resh è quindi il punto in cui la povertà può diventare
eredità.
La Dalet ha un piccolo tratto sporgente (la yud nascosta).
La Resh no.
Dalet = umiltà (dal, povero davanti a Dio)
La Dalet dice: “Non ho nulla di mio, tutto viene da Te”.
Resh = orgoglio (rash, povero senza Dio)
La Resh dice: “Non ho nulla, ma non riconosco la radice”.
Per questo i Maestri dicono: La differenza tra santità e
idolatria è lo spessore di un tratto.
La Resh è la Dalet senza la Yod. La Yod è la scintilla
divina. Quando manca, nasce l’idolatria.
Nell’Ari, la Resh è associata a:
il lato sinistro di Zeir Anpin (Ghevurah)
il punto in cui la luce può diventare
giudizio
la radice del libero arbitrio
La Resh è il luogo in cui:
la luce può essere canalizzata
oppure spezzata
È la lettera del Tikkun HaMidot: la correzione del
carattere.
Il Maghen David dice che la Resh è un corridoio.
Nella Kabbalah, il corridoio è:
il passaggio tra Yesod e Malkhut
il luogo in cui la benedizione entra
nel mondo
il punto in cui l’uomo può alzarsi o
cadere
Se l’uomo:
purifica il corridoio, diventa Rosh
(testa)
lo sporca, diventa Rash (povero)
La Resh è il punto di scelta.
La Resh è la lettera del libero arbitrio cosmico.
Rappresenta:
la possibilità di essere testa (Rosh) o
malvagio (Rasha)
la possibilità di essere erede (Resh) o
povero (Rash)
la possibilità di piegarsi verso la
santità o verso la klippah
la possibilità di canalizzare la luce o
spezzare i vasi
È la lettera che dice: “Ogni giorno puoi ricominciare”.
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