Lettera ט Tet
Lo
Zohar vede la TET come il sigillo della Tov HaGanuz, la bontà nascosta
che Dio ha riposto per i giusti nel mondo a venire. Quando la Torah dice “Vayar
Elokim ki tov”, lo Zohar spiega che questo “tov” non è semplicemente bontà
morale, ma una luce primordiale che fu nascosta per evitare che i malvagi la
utilizzassero.
La TET è quindi
un vaso che contiene luce nascosta, non rivelata.
È la prima
lettera che si piega verso l’interno: la sua forma chiusa indica tesoro
interiore, bontà custodita, non esposta.
Per questo non
appare nelle prime Tavole: la bontà nascosta non può essere spezzata.
Il
fatto che TET non compaia nei nomi delle tribù indica, secondo lo Zohar, che la
loro identità non era fondata sulla bontà nascosta, ma sulla rivelazione
diretta della Shekhinah. La TET appartiene a un livello più profondo, non
ancora manifestato nella storia.
Per
l’Arizal, ogni lettera è un partzuf, una struttura di luci e vasi. La TET
rappresenta:
Ohr HaTov: la
luce del bene che scende da Binah verso le Sefirot inferiori.
Tikkun del
CHET: la TET è la forza che corregge il potenziale di peccato (Chet), perché la
sua luce interna impedisce la caduta.
La
prima apparizione della TET nella parola TOV indica che: la creazione è
iniziata con un flusso di bontà, ma questa bontà è stata subito ritirata
(tzimtzum) per evitare che fosse profanata.
Per
questo:
La TET non
appare nelle prime Tavole: esse appartenevano al mondo di Tohu, troppo elevato,
destinato a rompersi.
Appare invece
nelle seconde Tavole, che appartengono al mondo di Tikkun, dove la bontà può
essere integrata senza spezzarsi.
L’assenza
di TZADIK + KOF (Ketz - fine) nei nomi delle tribù è, per Luria, un segno che
il “Ketz” appartiene al mondo di Atid Lavo, non ancora rivelato. La TET,
essendo luce nascosta, è parte di quel futuro.
Il
Ramak interpreta le lettere come qualità morali e vie dell’amore divino.
La
TET è la radice della bontà attiva, non solo potenziale:
È la forza che
permette al bene di manifestarsi in ogni azione.
È la qualità
che permette al mondo di essere “tov” non solo in potenza, ma in atto.
Per
il Ramak:
La TET è la middah
di Tiferet nella sua forma più pura: armonia, bellezza, bontà equilibrata.
La sua assenza
nelle prime Tavole indica che la bontà non può essere imposta: deve essere
scelta.
La sua presenza
nelle seconde Tavole indica che la bontà è il frutto della teshuvah, non della
perfezione.
L’assenza
di CHET e TET nei nomi delle tribù è letta come:
purezza morale,
assenza di
inclinazione al male,
capacità di
vivere nella bontà senza bisogno di correzione.
Il
Ramchal vede la TET come la struttura del bene nel sistema dei mondi.
Per
lui:
“Tov” è il fine
della creazione: Dio vuole fare il bene alle Sue creature.
La TET è la
lettera che rappresenta questo scopo finale.
La
sua prima apparizione in tov non è casuale: è la dichiarazione del telos
dell’universo.
Il
Ramchal spiega che:
La TET non
appare nelle prime Tavole perché esse rappresentano il mondo ideale, non ancora
realizzato.
Appare nelle
seconde Tavole perché esse rappresentano il mondo reale, dove il bene si
manifesta attraverso processi, storia, libero arbitrio.
L’assenza
di KETZ nei nomi delle tribù è coerente con la visione del Ramchal:
il “Ketz” è
parte del progetto divino,
ma non può
essere rivelato perché la storia deve svolgersi secondo il principio del bene
progressivo, non del bene immediato.
Infine,
il fatto che TET + GHIMEL non compaiano mai insieme nella Torah è, per il
Ramchal, un segno della separazione tra bene e separazione: la TET unisce, la
GHIMEL divide; il loro accostamento avrebbe creato una contraddizione
strutturale nel linguaggio della creazione.
La
TET è:
Zohar: la luce
nascosta del bene.
Luria: il
partzuf del bene che corregge il male.
Ramak: la
qualità morale della bontà armoniosa.
Ramchal:
l’architettura del bene nel progetto divino.
È
la lettera del bene custodito, del bene che si rivela nel tempo, del bene che
non può essere spezzato, del bene che è fine ultimo della creazione.
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