LA GUIDA
Perciò
meriteremo di svegliare la Tua bontà e la Tua misericordia verso di noi, verso
questo popolo sballottato e straziato che siamo oggi, disperso sulle montagne
come un gregge senza pastore, un gregge smarrito che niente riunisce. Devia la
Tua collera da noi, addolcisci ed annulla il Tuo corruccio verso di noi. Che la
misericordia prevalga sui Tuoi attributi e Tu giri la Tua faccia verso di noi. Abbi
pietà di noi nella Tua grande misericordia e mandaci dei Tsadikim autentici,
delle vere guide in santità che ci dirigano con clemenza. Faranno entrare nel
nostro cuore e nel nostro spirito la conoscenza dello scopo finale e
giungeremo, grazie ad essi, a inseguire nella nostra vita tutti i giorni lo
scopo vero fino a raggiungerlo. Lasceremo dietro di noi tutte le passioni di
questo mondo e tutte le nostre intenzioni, tutte le nostre speranze, tutti i
nostri desideri, tutte le nostre stanchezze e tutti i nostri sforzi saranno
rivolti verso lo scopo estremo e vero, secondo la Tua buona volontà.
1.
Il popolo disperso: Malchut senza guida
Nella
Kabbalah, un popolo disperso è l’immagine di Malchut senza Shefa, un regno che
non riceve la sua luce. Quando Israele è “sballottato e straziato”, non è solo
una condizione storica: è una condizione interiore. È l’anima quando:
- non sente la sua radice,
- non riconosce la sua direzione,
- non percepisce la voce che la chiama,
- non sa più dove si trova il suo centro.
Un
gregge senza pastore è Malchut senza Tiferet, la terra senza il suo cielo, il
corpo senza la sua anima, la vita senza il suo scopo.
2.
La collera divina: Ghevurah senza dolcezza
“Devia
la Tua collera da noi, addolcisci ed annulla il Tuo corruccio”.
Nella
Kabbalah, la collera non è emozione: è Ghevurah pura, la forza del limite, del
giudizio, della contrazione. Quando Ghevurah non è addolcita da Chesed, il
mondo si percepisce duro, frammentato, ostile.
Chiedere
che la misericordia prevalga sugli attributi significa chiedere che:
- Chesed avvolga Ghevurah,
- la luce avvolga il limite,
- la bontà avvolga la severità,
- la vita avvolga la prova.
È
la preghiera per la dolcificazione dei giudizi (mituk ha‑dinim), il cuore della
pratica mistica.
3.
La guida: Tiferet che discende nel mondo
“Mandaci
dei Tsadikim autentici, delle vere guide in santità.”
Il
Tsadik, nella Kabbalah, non è un maestro umano: è un canale di Tiferet, il
punto in cui la luce superiore si rende accessibile. Il Tsadik è:
- il ponte tra alto e basso,
- la voce che traduce l’infinito nel finito,
- la forma umana della compassione divina,
- la colonna centrale che riunisce ciò che è disperso.
Quando
il mondo è confuso, il Tsadik non porta nuove idee: porta ordine, porta unità,
porta direzione.
4.
La conoscenza dello scopo: Chokhmah che entra nel cuore
“Faranno
entrare nel nostro cuore e nel nostro spirito la conoscenza dello scopo finale”.
Lo
scopo finale (tachlit) non è un obiettivo: è la radice dell’anima, il punto da
cui essa è stata emanata. Conoscere lo scopo significa:
- ricordare da dove veniamo,
- riconoscere perché siamo qui,
- percepire dove stiamo andando.
È
la discesa di Chokhmah nel cuore, la saggezza che non rimane astratta ma
diventa direzione, volontà, orientamento.
5.
Inseguire lo scopo ogni giorno: Netzach e Hod
“Giungeremo,
grazie ad essi, a inseguire nella nostra vita tutti i giorni lo scopo vero”.
Inseguire
lo scopo ogni giorno è il lavoro di Netzach (perseveranza) e Hod (umiltà).
Netzach ci dà la forza di continuare. Hod ci dà la capacità di ascoltare.
Insieme creano Yesod, la stabilità del cammino.
Il
Tsadik non ci dà lo scopo: ci dà la strada per raggiungerlo.
6.
Lasciare le passioni del mondo: la purificazione di Malchut
“Lasceremo
dietro di noi tutte le passioni di questo mondo…”
Non
significa abbandonare la vita, ma purificare Malchut, liberarla dalle illusioni
che la appesantiscono. Le passioni non sono peccato: sono energie non orientate.
Quando vengono rivolte allo scopo, diventano:
- desiderio che si trasforma in volontà,
- speranza che si trasforma in fede,
- fatica che si trasforma in merito,
- sforzo che si trasforma in luce.
7.
Tutto rivolto allo scopo: la rettificazione del cuore
“Tutte
le nostre intenzioni, tutte le nostre speranze, tutti i nostri desideri, tutte
le nostre stanchezze e tutti i nostri sforzi saranno rivolti verso lo scopo
estremo e vero.”
Questo
è il lavoro più alto: raccogliere tutte le forze dell’anima e orientarle verso
un unico punto.
È
la rettificazione del cuore (tikkun ha‑lev), il momento in cui:
- la volontà non è più divisa,
- il desiderio non è più frammentato,
- la mente non è più dispersa,
- la vita non è più contraddittoria.
È
l’unificazione di tutte le Sefirot in un’unica direzione: la volontà divina.
8.
Secondo la Tua buona volontà: ritorno a Keter
“Secondo
la Tua buona volontà”.
Qui
la preghiera ritorna al punto più alto: Keter, la radice della volontà divina.
Non chiediamo di realizzare la nostra volontà: chiediamo di essere allineati
alla Sua. Non chiediamo di cambiare il mondo: chiediamo di essere trasformati
da ciò che il mondo ci chiede.
È
la preghiera più pura: non che Tu faccia ciò che vogliamo, ma che noi vogliamo
ciò che Tu fai.
Conclusione
cabalistica
La
guida che chiediamo non è un uomo: è una forma di luce. È la discesa della
compassione nel mondo, la voce che ricorda allo spirito la sua radice, la mano
che riporta il gregge disperso verso la sua casa.
Chiedere
una guida significa chiedere:
- ordine nel caos,
- direzione nella confusione,
- unità nella dispersione,
- scopo nella vita quotidiana,
- volontà nella fatica,
- luce nell’oscurità.
E
quando la guida arriva, tutto ciò che era frammentato si ricompone, e tutto ciò
che era disperso si riunisce.
Che
la guida discenda. Che la volontà si riveli. Che il cuore si orienti. Che il
popolo si riunisca. Che la misericordia prevalga.
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