venerdì 30 gennaio 2026

Reincarnazione e Animali

 Reincarnazione e Animali

 Cosa si sa veramente delle relazioni tra l’uomo e l’animale? La tradizione esoterica, e in particolare la Kabbalah, insegna che il confine tra i regni della natura non è rigido come appare. L’essere umano, pur avendo una forma fisica ben definita, partecipa interiormente di molteplici livelli dell’esistenza, e la sua anima può attraversare stati e condizioni che vanno oltre ciò che i sensi percepiscono.

Può accadere, per esempio, che alcune anime umane siano condannate ad abitare in corpi di animali per espiare determinati errori commessi in un’esistenza precedente. La Kabbalah chiama questo processo gilgul bebehemah, una forma di reincarnazione in cui lanima non perde la propria identità, ma viene temporaneamente avvolta da un involucro più denso per purificare aspetti rimasti irrisolti. Non si tratta di una punizione nel senso comune del termine, ma di un processo di riequilibrio: lanima viene posta in una condizione che rispecchia la qualità dell’errore commesso, così da poterlo trasformare dall’interno.

La legge karmica — che la Kabbalah esprime attraverso la dinamica tra din (giudizio) e rachamim (misericordia) — la mette in quella situazione per un determinato tempo, e queste anime lavorano con l’anima dell’animale senza farla sloggiare da lì. I Maestri spiegano che l’anima animale, chiamata nefesh behemit, non viene annullata: l’anima umana si intreccia a essa come una fiamma più alta che si posa su una fiamma più bassa, guidandola e purificandosi al tempo stesso.

Può anche succedere che alcuni esseri molto evoluti entrino per qualche tempo nel corpo di certi animali, poiché vogliono studiare quell’universo, che è ancora così poco conosciuto dagli esseri umani. Questo fenomeno è chiamato ibur, “gestazione spirituale”: un’anima elevata entra temporaneamente in un corpo non per espiare, ma per compiere una missione, raccogliere conoscenza o portare benedizione a quel regno della natura. Secondo alcuni testi, gli animali che ospitano tali anime ricevono una forma di elevazione, come se per un breve periodo fossero illuminati dall’interno.

Ed ecco ancora un altro aspetto di queste relazioni. In base alla loro natura e al loro modo di vivere, gli animali sono predestinati a trattenere dentro di sé i fluidi buoni o cattivi che circolano nell’atmosfera. La Kabbalah parla di ruchot e hashpa’ot, influssi sottili che attraversano il mondo e che gli animali, più permeabili dell’uomo, assorbono con facilità. Così gli esseri umani possono scaricare sugli animali le forze negative che li tormentano, ed è ciò che inconsciamente fanno molte persone con i loro animali domestici. Non è un atto malvagio, ma un fenomeno naturale: l’animale, legato all’uomo da un vincolo affettivo, diventa un recipiente che assorbe tensioni, paure, residui emotivi.

È anche in questo modo che si spiegano certi passaggi in cui gli esorcisti liberano un essere umano dai demoni e li fanno entrare in un animale. La Kabbalah legge questi episodi come un trasferimento di forze caotiche — koach hadinim da un recipiente umano a un recipiente più adatto a contenerle e dissolverle. Non è un gesto di crudeltà, ma un atto di riequilibrio cosmico: le energie disordinate vengono ricollocate in un luogo dove possono essere neutralizzate senza distruggere la coscienza umana.

In tutte queste dinamiche, la Kabbalah vede un’unica legge: l’anima è in continuo movimento, e ogni regno della natura partecipa al lavoro di purificazione e trasformazione dell’altro. L’uomo non è separato dall’animale, né l’animale dall’uomo: entrambi sono tessere di un’unica anima cosmica che si manifesta in forme diverse per compiere il proprio cammino di ritorno alla luce.

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