Reincarnazione e Animali
Può accadere, per esempio, che alcune anime umane siano
condannate ad abitare in corpi di animali per espiare determinati errori
commessi in un’esistenza precedente. La Kabbalah chiama questo processo gilgul
be‑behemah,
una forma di reincarnazione in cui l’anima
non perde la propria identità,
ma viene temporaneamente avvolta da un involucro più denso per purificare aspetti rimasti irrisolti. Non
si tratta di una punizione nel senso comune del termine, ma di un processo di
riequilibrio: l’anima
viene posta in una condizione che rispecchia la qualità dell’errore commesso,
così da poterlo trasformare dall’interno.
La legge karmica — che la Kabbalah esprime attraverso la
dinamica tra din (giudizio) e rachamim (misericordia) — la mette in quella
situazione per un determinato tempo, e queste anime lavorano con l’anima
dell’animale senza farla sloggiare da lì. I Maestri spiegano che l’anima
animale, chiamata nefesh behemit, non viene annullata: l’anima umana si
intreccia a essa come una fiamma più alta che si posa su una fiamma più bassa,
guidandola e purificandosi al tempo stesso.
Può anche succedere che alcuni esseri molto evoluti entrino
per qualche tempo nel corpo di certi animali, poiché vogliono studiare
quell’universo, che è ancora così poco conosciuto dagli esseri umani. Questo
fenomeno è chiamato ibur, “gestazione spirituale”: un’anima elevata entra
temporaneamente in un corpo non per espiare, ma per compiere una missione,
raccogliere conoscenza o portare benedizione a quel regno della natura. Secondo
alcuni testi, gli animali che ospitano tali anime ricevono una forma di elevazione,
come se per un breve periodo fossero illuminati dall’interno.
Ed ecco ancora un altro aspetto di queste relazioni. In base
alla loro natura e al loro modo di vivere, gli animali sono predestinati a
trattenere dentro di sé i fluidi buoni o cattivi che circolano nell’atmosfera.
La Kabbalah parla di ruchot e hashpa’ot, influssi sottili che attraversano il
mondo e che gli animali, più permeabili dell’uomo, assorbono con facilità. Così
gli esseri umani possono scaricare sugli animali le forze negative che li
tormentano, ed è ciò che inconsciamente fanno molte persone con i loro animali
domestici. Non è un atto malvagio, ma un fenomeno naturale: l’animale, legato
all’uomo da un vincolo affettivo, diventa un recipiente che assorbe tensioni,
paure, residui emotivi.
È anche in questo modo che si spiegano certi passaggi in cui
gli esorcisti liberano un essere umano dai demoni e li fanno entrare in un
animale. La Kabbalah legge questi episodi come un trasferimento di forze
caotiche — koach ha‑dinim —
da un recipiente umano a un recipiente più adatto a contenerle e dissolverle. Non è un gesto di crudeltà, ma un atto di
riequilibrio cosmico: le energie disordinate vengono ricollocate in un luogo
dove possono essere neutralizzate senza distruggere la coscienza umana.
In tutte queste dinamiche, la Kabbalah vede un’unica legge:
l’anima è in continuo movimento, e ogni regno della natura partecipa al lavoro
di purificazione e trasformazione dell’altro. L’uomo non è separato
dall’animale, né l’animale dall’uomo: entrambi sono tessere di un’unica anima
cosmica che si manifesta in forme diverse per compiere il proprio cammino di
ritorno alla luce.
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