Felicità e Separazione
Quando l’uomo dice: «Sono felice perché…», in quel momento
stesso la sua parola rivela il velo che ancora lo avvolge. Poiché ogni felicità
che possiede un “perché” è ancora legata al mondo della separazione, al regno
in cui ogni cosa ha una causa e un effetto. Ma la vera felicità — dice il Santo
Zohar — non ha radice in alcuna causa terrena. Essa è come Or HaGanuz, la Luce
Nascosta, che non dipende da ciò che l’uomo fa, né da ciò che riceve, né da ciò
che conquista.
La vera felicità è senza causa, perché proviene da un luogo
dove le cause non esistono: dal punto segreto in cui l’Ein Sof effonde la Sua
luce senza misura.
L’uomo che è toccato da questa luce non sa dire: «Sono
felice perché…».
Egli è felice e basta.
Respira e sente la vita scorrere come un fiume che non
appartiene a lui.
Cammina e ogni passo è come un battito del mondo superiore.
Mangia, parla, guarda, e in ogni gesto percepisce un’eco che
non proviene dal basso, ma dall’Alto.
Non gli è accaduto nulla: nessun successo, nessun dono,
nessuna eredità, nessun amore nuovo.
Eppure, dentro di lui, qualcosa brilla.
È come se una goccia di Shefa, un flusso sottile proveniente
dai palazzi superiori, si fosse posata sulla sua anima.
E quella goccia illumina tutto.
Lo Zohar dice: “Quando la Luce Superiore si posa sull’uomo,
egli non sa da dove provenga, ma il suo cuore si risveglia.”
Così è la felicità vera: un risveglio che non ha motivo, un
canto che non ha origine nella terra.
La maggior parte degli esseri umani lega la felicità ai
possedimenti: case, denaro, onori, gloria, o alle persone che ama. Ma tutto ciò
appartiene al mondo del “qualcosa”, e ciò che appartiene al mondo del
“qualcosa” è destinato a mutare, a svanire, a trasformarsi.
Per questo la loro felicità è fragile come un’ombra.
La felicità che viene dall’Alto, invece, non si appoggia su
nulla.
È come la luce della Sefirah Keter: non ha appigli, non ha
forma, non ha motivo.
Discende e basta.
E quando discende, l’uomo si stupisce di trovare in sé uno
stato di coscienza superiore, come se un vento sottile avesse aperto una
finestra segreta nella sua anima.
Egli si rallegra e non sa perché.
E proprio questo “non sapere” è il segno che la sua gioia
proviene dal luogo dove non esiste il sapere, ma solo la Luce.
Questa è la vera felicità: un’acqua che scorre dal Cielo e
attraversa l’uomo, senza che egli possa dire da dove viene né perché è venuta.
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