giovedì 19 marzo 2026

Felicità e Separazione

 Felicità e Separazione

Quando l’uomo dice: «Sono felice perché…», in quel momento stesso la sua parola rivela il velo che ancora lo avvolge. Poiché ogni felicità che possiede un “perché” è ancora legata al mondo della separazione, al regno in cui ogni cosa ha una causa e un effetto. Ma la vera felicità — dice il Santo Zohar — non ha radice in alcuna causa terrena. Essa è come Or HaGanuz, la Luce Nascosta, che non dipende da ciò che l’uomo fa, né da ciò che riceve, né da ciò che conquista.

La vera felicità è senza causa, perché proviene da un luogo dove le cause non esistono: dal punto segreto in cui l’Ein Sof effonde la Sua luce senza misura.

L’uomo che è toccato da questa luce non sa dire: «Sono felice perché…».

Egli è felice e basta.

Respira e sente la vita scorrere come un fiume che non appartiene a lui.

Cammina e ogni passo è come un battito del mondo superiore.

Mangia, parla, guarda, e in ogni gesto percepisce un’eco che non proviene dal basso, ma dall’Alto.

Non gli è accaduto nulla: nessun successo, nessun dono, nessuna eredità, nessun amore nuovo.

Eppure, dentro di lui, qualcosa brilla.

È come se una goccia di Shefa, un flusso sottile proveniente dai palazzi superiori, si fosse posata sulla sua anima.

E quella goccia illumina tutto.

Lo Zohar dice: “Quando la Luce Superiore si posa sull’uomo, egli non sa da dove provenga, ma il suo cuore si risveglia.”

Così è la felicità vera: un risveglio che non ha motivo, un canto che non ha origine nella terra.

La maggior parte degli esseri umani lega la felicità ai possedimenti: case, denaro, onori, gloria, o alle persone che ama. Ma tutto ciò appartiene al mondo del “qualcosa”, e ciò che appartiene al mondo del “qualcosa” è destinato a mutare, a svanire, a trasformarsi.

Per questo la loro felicità è fragile come un’ombra.

La felicità che viene dall’Alto, invece, non si appoggia su nulla.

È come la luce della Sefirah Keter: non ha appigli, non ha forma, non ha motivo.

Discende e basta.

E quando discende, l’uomo si stupisce di trovare in sé uno stato di coscienza superiore, come se un vento sottile avesse aperto una finestra segreta nella sua anima.

Egli si rallegra e non sa perché.

E proprio questo “non sapere” è il segno che la sua gioia proviene dal luogo dove non esiste il sapere, ma solo la Luce.

Questa è la vera felicità: un’acqua che scorre dal Cielo e attraversa l’uomo, senza che egli possa dire da dove viene né perché è venuta.

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