Guardare Verso l’Alto
Quando l’essere umano
attraversa momenti di oscurità, egli tende a fissare lo sguardo solo sul luogo
della frattura, come chi contempla i cocci della Shevirat ha‑Kelim senza ricordare
che essi sono solo il residuo di una luce più
alta. La mente si avvolge su ciò che non funziona,
come se la coscienza fosse imprigionata nelle regioni inferiori di Malkhut,
incapace di percepire il flusso che discende dall’alto dei mondi.
Lo Zohar insegna che chi
guarda solo verso il basso vede soltanto la densità della materia, e la materia
– priva della sua radice – genera inquietudine. Ma chi solleva lo sguardo verso
l’alto, verso la sorgente delle luci, attira su di sé un raggio di Or ha‑Ganuz, la luce nascosta
che sostiene ogni guarigione.
Per questo i Maestri dicono:
“Alza gli occhi verso i monti” – i monti sono i Partzufim superiori, Abba e Ima,
da cui sgorga la saggezza e la comprensione. Quando l’anima si orienta verso di
essi, essa risale il flusso delle Sefirot, da Malkhut a Yesod, da Yesod a
Tiferet, fino a raggiungere la radice della propria vitalità.
Le difficoltà non scompaiono:
esse appartengono al mondo dell’azione, Olam ha‑Asiyah, dove la densità è inevitabile. Ma il Ramchal insegna che ogni avversità è un velo che nasconde
un movimento di Provvidenza, e che l’uomo
può attraversare quel velo solo se si collega alla luce
superiore.
Così come ci si protegge
dalla pioggia con un ombrello, dal freddo con un mantello, dagli insetti con
una barriera, allo stesso modo ci si protegge dalle avversità con la
connessione alla Luce.
L’ombrello è Yesod, che
convoglia la luce; il mantello è Tiferet, che armonizza; la barriera è Ghevurah,
che delimita e difende.
Ma la vera forza proviene dal
guardare verso l’alto, verso Keter, la corona da cui scaturisce la volontà
divina. Guardare verso l’alto significa riallineare la propria coscienza con il
flusso del Tikkun, permettendo che la luce superiore discenda e riorganizzi ciò
che è spezzato.
Chi solleva lo sguardo attira
su di sé la forza di Ze’ir Anpin, che unisce le qualità delle Sefirot, e la
dolcezza di Nukva, che riceve e trasforma. In questo incontro, l’anima trova la
capacità di superare ogni ostacolo.
Perciò, quando l’oscurità si
avvicina, non restare curvo su di essa.
Rialza il capo.
Lascia che la tua anima si
ricordi della sua origine.
Allora la luce scenderà, e
ciò che sembrava insormontabile diventerà un gradino verso l’alto.
Solo così si trionfa: non
cancellando l’oscurità, ma attirando una luce più grande.
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