Simpatia e antipatia come movimenti delle luci interiori
Secondo la Kabbalah, ciò che
l’uomo chiama simpatia e antipatia non è altro che il modo in cui le luci delle
Sefirot si risvegliano o si contraggono in presenza di un’altra anima.
Lo Zohar insegna che ogni
incontro umano è un incontro tra radici d’anima che si riconoscono da mondi
precedenti, e che la reazione immediata – attrazione o repulsione – è un’eco
del loro stato nei mondi superiori.
La simpatia è un moto di Or
Yashar, luce diretta che scorre senza ostacoli.
L’antipatia è un moto di Or
Chozer, luce che incontra un limite, rimbalza e chiede rettificazione.
Il saggio, dice lo Zohar, non
si lascia trascinare da questi movimenti, perché riconosce che essi provengono
da tikkunim antichi, da relazioni vissute in Atzilut, Beriah, Yetzirah o
persino in Assiyah in altre incarnazioni.
Per questo egli non si
identifica con il sentimento, ma lo osserva come un messaggero.
Nella visione lurianica, ogni
relazione umana è un frammento della Shevirat ha‑Kelim, la frantumazione dei vasi.
Le simpatie indicano vasi già
riparati, che riconoscono la loro luce comune.
Le antipatie indicano vasi
ancora spezzati, che si urtano perché portano memorie di collisioni precedenti.
Il saggio, consapevole di
ciò, opera come costruttore di Partzufim:
• verso chi gli è simpatico, egli non si abbandona alla fusione
ingenua, ma cerca le crepe nascoste, perché anche la luce più dolce può celare
un residuo di ego.
• verso chi gli è antipatico, egli attiva Ghevurah dolce, la forza che
contiene senza distruggere, e trasforma il rifiuto in un’occasione di Tikkun.
Così egli ricostruisce, pezzo
dopo pezzo, il Partzuf di Ze’ir Anpin dentro di sé, equilibrando Chesed e Ghevurah,
espandendo Tiferet.
Quando qualcuno ti è
simpatico, la sua immagine risveglia in te un flusso di Chesed, una luce che
discende da Atzilut e ti infonde coraggio.
È un richiamo alla tua parte
superiore, un ricordo di un’antica armonia tra le vostre anime.
Meditare su questa persona
significa attingere a una riserva di luce che già vi unisce.
Quando qualcuno ti è
antipatico, invece, si attiva un nodo di Ghevurah, un punto di contrazione che
chiede di essere sciolto.
Non è un nemico: è un
frammento della tua stessa anima che ritorna per essere guarito.
Dire a te stesso: “Coraggio,
entrambi dobbiamo superare questo sentimento” significa riconoscere che siete
due scintille coinvolte nello stesso processo di Tikkun.
Fuggire da chi ci è
antipatico significa lasciare il vaso spezzato così com’è.
Sopportarlo con
consapevolezza significa iniziare la riparazione.
Ogni volta che trasformi un
moto di antipatia in un atto di comprensione, compi un piccolo Yichud,
un’unificazione.
È come se ricongiungessi due
scintille che, dalla Shevirah, attendono di tornare alla loro radice.
Quando questo accade, la tua
percezione del mondo cambia: entri in un livello più alto di Beriah, dove le
forme sono più pure e la luce più sottile.
Gli altri lo percepiscono: il
tuo sguardo non è più un raggio di giudizio, ma un raggio di Tiferet, e le
anime rispondono a questa trasformazione.
Chi prima ti sembrava ostile
ora sente che il tuo campo energetico è mutato, e si apre.
È il mistero dello Zohar: “La
luce attira la luce, e la durezza attira durezza”.
Quando tu cambi la tua luce,
anche il mondo cambia la sua risposta.
Ogni incontro, ogni
attrazione, ogni repulsione è un’occasione che la vita ti offre per
rinforzarti.
Non sono incidenti
psicologici: sono mappe di lavoro che l’anima ha scelto prima di incarnarsi.
Simpatia e antipatia non
vanno negate né represse: vanno trasmutate, perché sono impulsi preziosi che
indicano dove la tua anima è già luminosa e dove invece chiede riparazione.
Chi sa utilizzare questi
movimenti interiori diventa un costruttore di mondi, un restauratore del
proprio Partzuf, un collaboratore del Tikkun universale.
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