venerdì 20 marzo 2026

Questo in corrispondenza di quello Creo HaShem

 “Questo in corrispondenza di quello”

Questa affermazione, tratta dallo Zohar dalla parashà Vayikra/Levitico, non è solo una descrizione metafisica: è la chiave di lettura dell’intera struttura della realtà.

Il mondo non è un insieme di piani separati, ma un sistema di corrispondenze, un’architettura speculare in cui ogni livello riflette e sostiene l’altro.

Secondo la Kabbalah, il Santo — benedetto Egli sia — ha creato i mondi secondo il principio di ishtalshelut, la concatenazione:

ciò che esiste in Atzilut ha un’emanazione in Beriah,

ciò che è in Beriah si veste in Yetzirah,

e ciò che è in Yetzirah si concretizza in Assiyah, il nostro mondo fisico.

Ogni cosa in basso è un ramo (anaf) che deriva da una radice (shoresh) superiore.

Nulla è isolato, nulla è casuale: ogni evento, ogni emozione, ogni gesto è un punto di contatto tra i mondi.

Lo Zohar insegna che l’essere umano è il ponte tra i mondi.

Le sue azioni non rimangono confinate nel piano materiale:

esse risvegliano forze,

attivano canali,

aprono o chiudono flussi di luce.

Ogni atto è un tzinor, un condotto che collega il basso all’alto.

La rabbia non è solo un’emozione psicologica: è un movimento energetico che risveglia le Ghevurot non rettificate, i giudizi severi.

Lo Zohar dice che chi si lascia dominare dalla collera “accende un fuoco estraneo”, perché attiva correnti di din/giudizio che non sono bilanciate dalla misericordia.

In alto questo crea:

contrazione,

oscuramento,

separazione tra i canali della luce.

E ciò che si separa in alto si riflette in basso come confusione, ostacolo, frammentazione.

La pace (shalom) è uno dei Nomi del Santo Benedetto Egli sia — e per questo chi crea pace diventa un veicolo della Sua luce.

L’amore, la gentilezza, la connessione risvegliano le Chasadim, le acque dolci che mitigano i giudizi e portano benedizione.

In alto questo genera:

unione tra le Sefirot,

armonia tra i Partzufim,

espansione della luce nei canali.

E ciò che si unifica in alto discende in basso come chiarezza, protezione, prosperità, apertura.

La legge è circolare: ciò che l’uomo risveglia in alto ritorna a lui in basso.

Non come punizione o premio, ma come eco naturale della struttura del mondo.

L’uomo è come un diapason: vibra, e i mondi superiori rispondono alla sua vibrazione.

Per questo lo Zohar insiste: l’uomo non è un osservatore passivo della realtà, ma un cocreatore.

Ogni gesto, anche il più piccolo, ha risonanza cosmica.

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