giovedì 5 marzo 2026

La comunicazione secondo lo Zohar

 La comunicazione secondo lo Zohar

Comunicare, secondo la sapienza dello Zohar, significa aprire i sensi interiori per percepire la vita che scorre in ogni grado dell’esistenza. Le pietre, le piante, le montagne, le sorgenti, il sole e le stelle non sono oggetti inerti: sono vesti della Shekhinah, scintille della Presenza che permea tutti i mondi. Ogni creatura è un canale attraverso cui la Luce Infinita (Or Ein Sof) si condensa, si vela e si rivela.

Entrare in contatto con queste forze non è un atto poetico, ma un’opera di unificazione (yichud). È la capacità di percepire la radice spirituale che sostiene ogni forma, e di rispondere a essa con consapevolezza, amore e saggezza. Questo è ciò che lo Zohar chiama dibbur elyon, la “parola superiore”: non un linguaggio fatto di suoni, ma di risonanze.

Nella prospettiva cabalistica, la comunione non è un rito esteriore, ma un processo interiore di adesione (devekut) alla Vita Divina che fluisce attraverso le Sefirot. Non si tratta di ricevere un simbolo, ma di diventare un luogo in cui la Luce può dimorare e circolare senza ostacoli.

Comunicare significa:

• riconoscere la scintilla divina (nitzotz) presente in ogni creatura

• unire la propria coscienza alla corrente di vita che scende da Keter fino a Malkhut

• partecipare al movimento continuo di emanazione, ritorno e rinnovamento

• trasformare il proprio corpo, la propria mente e il proprio cuore in strumenti di armonia

Quando l’essere umano si apre a questa dimensione, egli non “riceve” la vita divina: la risveglia in sé, come una fiamma che riconosce la propria origine nel Fuoco Supremo.

Lo Zohar insegna che la Luce Divina si veste nei mondi come nutrimento. “Mangiare” e “bere” sono metafore per indicare l’assimilazione delle energie sottili che scorrono attraverso le Sefirot. Quando l’essere umano si unisce alla radice della vita, egli si nutre della stessa forza che sostiene gli angeli e i mondi superiori.

In questo stato:

• correnti di energia pura scorrono attraverso i canali interiori

• le regioni dell’anima – nefesh, ruach, neshamah – si illuminano e si equilibrano

• la percezione si espande oltre i limiti del tempo e della forma

• si sperimenta la continuità della vita, che non ha inizio né fine

Questa è la vera “comunione” secondo la Kabbalah: unione con la Vita Una, partecipazione al flusso eterno che anima tutte le creature.

Quando l’essere umano riconosce la propria natura di microcosmo, egli comprende che ogni suo atto, pensiero e parola risuona nei mondi superiori. Comunicare con le creature significa comunicare con le forze che le sostengono; comunicare con le forze significa comunicare con la radice divina da cui esse emanano.

In questo modo, l’essere umano diventa un ponte tra i mondi, un canale attraverso cui la Luce può fluire e portare armonia. Questa è la vita eterna di cui parlano i Maestri: non un tempo infinito, ma una qualità di presenza che trascende il tempo.

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