mercoledì 4 marzo 2026

Scintille e Influssi

 Scintille e Influssi

Ogni giorno, nell’andare e venire delle ore, l’uomo viene attraversato da correnti che salgono e scendono nei mondi. I Maestri insegnano che queste correnti sono hashpa‘ot, influssi che cercano un luogo in cui posarsi. E che cos’è un influsso, se non una scintilla che discende dai mondi superiori o che risale dai mondi della separazione? Ogni influsso è un nutrimento: alcuni provengono dal lato della santità, altri dal lato della frammentazione.

Lo Zohar afferma che quando una corrente giunge all’uomo, essa bussa alle porte del cuore per essere accolta. Se è pura, illumina; se è impura, tenta di oscurare. Non sempre è dato all’uomo di chiudere la porta: talvolta le correnti del Sitra Achra penetrano come un vento improvviso. Ma i giusti insegnano che il vero lavoro non è soltanto respingere, bensì trasformare.

Secondo l’insegnamento dell’Arizal, quando un’influenza negativa entra nell’uomo, essa porta con sé scintille cadute. Se l’uomo cede, se si lascia trascinare dalla debolezza, allora il suo Beit Din penimi, il tribunale interiore, registra che le scintille non sono state elevate. E ciò che non viene elevato ritorna: si manifesta come turbamento dell’anima, come confusione del pensiero, talvolta persino come disturbo del corpo, poiché il corpo è il trono dell’anima e risente delle sue fratture.

Ma se l’uomo rimane desto, come insegna il Ramchal, egli può prendere ciò che è entrato e operare su di esso una tikkun, una rettificazione. Può separare la luce dalla scorza, può rendere digeribile ciò che era veleno, può trasformare la corrente oscura in un’energia che risale verso la sua radice. Questo è il segreto della avodah, il lavoro interiore: non distruggere le forze, ma riportarle alla loro origine.

Cordovero insegna che la vigilanza è come una siepe attorno al giardino dell’anima: impedisce alle correnti impure di entrare. Tuttavia, poiché nessuno è perfetto nella guardia, è inevitabile che qualche influsso estraneo penetri. In quel momento, l’uomo non deve disperarsi: deve ricordare che anche ciò che proviene dal lato dell’oscurità contiene una scintilla che attende di essere redenta.

Così, ogni tentazione diventa un luogo di incontro tra l’uomo e il suo compito cosmico. Non si tratta soltanto di evitare il male, ma di trasmutarlo, di elevarlo, di restituire alla luce ciò che la luce ha perduto. Questo è il cammino dei giusti: trasformare il veleno in medicina, la caduta in ascesa, l’ombra in un raggio che ritorna alla sua Fonte.

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