giovedì 12 marzo 2026

L’Origine dell’Ansia

 L’Origine dell’Ansia

E fu detto: Quando l’uomo cammina nel mondo inferiore, tra giorni che scorrono come fiumi impetuosi e scelte che si moltiplicano come scintille nel fuoco, allora sorge un vento sottile e tremante chiamato Daagà, l’Ansia.

E gli uomini domandano: “È amica o nemica?”.

E i Maestri risposero: “È entrambe, poiché viene dalla stessa radice da cui sgorga la Luce e da cui si cela l’Ombra”.

Quando una sola parola cade nel cuore, essa può scuotere i pensieri come cavalli impazziti, e il respiro si chiude come una porta serrata.

Questo è il vortice che nasce quando Malchut si separa dalla sua radice e non sente più il flusso delle Sefirot superiori.

Allora l’uomo si smarrisce, e la confusione diventa il suo nome.

Eppure i Maestri dissero: «Non c’è creatura che non abbia assaggiato questo vento».

Perché l’Ansia appare quando l’uomo è posto davanti a una prova, quando la sua dignità è ferita, quando deve scegliere la via.

Allora le paure, che dormivano come ombre, si risvegliano e camminano dentro di lui.

La Paura appartiene al mondo del concreto: il nodulo che si tocca, il debito che si vede. Essa è figlia di Ghevurà rivelata.

Ma l’Ansia è diversa: essa è un’ombra senza corpo, un’eco senza origine.

È un fantasma che non si lascia indicare, perché non nasce nel corpo ma nel vuoto tra le luci, dove l’uomo ha dimenticato la sua connessione.

Per questo i rimedi materiali non la placano: perché essa non appartiene alla materia.

I Cabalisti insegnano: L’Ansia non viene per distruggere l’uomo, ma per risvegliarlo.

È un angelo severo che dice: “Tu non stai vivendo il tuo potenziale. Tu hai deviato dal sentiero che ti conduce alla tua radice”.

Quando l’uomo si allontana dal suo scopo, l’Ansia lo punge come una spina nascosta.

Non per ferirlo, ma per riportarlo alla sua direzione.

E così dissero i saggi: «Stimala altamente ed essa ti esalterà» (Proverbi 4:8).

Perché l’Ansia è un invito a guardare dentro, a raddrizzare il cammino, a ricordare ciò che è stato dimenticato.

Quando l’uomo giudica il suo prossimo, egli apre la porta all’Ansia. Perché il giudizio nasce dalla separazione, e la separazione genera paura.

E quando l’uomo perde la certezza — la fiducia nel Creatore e nel disegno perfetto — allora porta pesi che non gli appartengono.

Il corpo risponde con tremore, stanchezza, palpitazioni, perché lo spirito è disallineato.

Ma quando l’uomo ritorna alla Certezza, l’Ansia si dissolve come nebbia al sole.

Beato è colui che trasforma l’Ansia in un ponte.

Perché essa può diventare:

una spinta a compiere atti di bontà

un invito a riconoscere il proprio valore

un richiamo a servire gli altri

una porta per affrontare le paure

una via per ritrovare la pace

E i Maestri conclusero: «La verità non è sempre nostra. Talvolta l’altro è il messaggero che ci riporta alla radice».

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