La Sorgente Divina
Cercate di ristabilire ogni
giorno il contatto con la Sorgente divina, poiché ogni giorno la Sorgente
chiama e ogni giorno l’uomo può rispondere. Come è scritto nei segreti antichi:
“Un abisso chiama un altro abisso al fragore delle Sue acque”.
Così anche voi: l’abisso
della vostra interiorità chiama l’Abisso superiore, e il flusso che scende
dall’Alto risveglia il flusso che sale dal basso.
Per prima cosa fate scendere
l’acqua celeste nel vostro cuore, ché il cuore è il pozzo nascosto, il luogo in
cui la Shekhinah dimora in attesa dell’amore.
E sappiate che l’amore è la
chiave che apre il pozzo, poiché l’amore purifica, addolcisce i giudizi,
scioglie le scorie, e rende il cuore simile a un vaso limpido che può ricevere
la rugiada superiore.
Quando l’acqua celeste entra
nel cuore, essa diventa calore e misericordia; quando entra nell’intelletto,
diventa luce.
E quella luce è come il
raggio che esce dalla lettera Vav, che unisce l’Alto e il basso: illumina i
sentieri, rivela le trappole, dissolve le ombre, e mostra la via diritta che
conduce alla Vita.
Chi riceve quella luce non
cammina più nel mondo come un cieco, ma come uno che vede la radice delle cose
e ne riconosce il volto segreto.
Quando poi l’acqua celeste
penetra nell’anima, essa la dilata fino alle dimensioni dell’universo.
L’anima
allora diventa come la ה Hei finale del Nome, ampia come il mondo,
capace di contenere tutte le creature, di
portarle nel proprio respiro e di unirsi a loro nella compassione.
In quel momento l’uomo non è
più un frammento isolato, ma un’onda dell’oceano infinito: si fonde
nell’immensità e l’immensità si fonde in lui.
E quando sarete riusciti a
far scorrere quell’acqua nel cuore, nell’intelletto e nell’anima, essa risalirà
fino alla Sorgente
primordiale, il vostro spirito, che è la scintilla della י Yod nascosto.
Lì
l’acqua non è più acqua, ma pura volontà,
pura potenza, pura vita.
Lì l’uomo non vive più la
vita terrena, ma la vita divina, che è onnipotenza non nel dominio, ma
nell’unione: unione con la Radice, unione con la Luce, unione con l’Infinito.
Allora comprenderete che la
Sorgente non era lontana, ma scorreva in voi da sempre, e che tutto il lavoro
spirituale consiste nel togliere i veli che impediscono all’acqua di fluire.
E quando l’acqua fluisce
senza ostacoli, l’uomo diventa un canale della Benedizione, e la Benedizione
scorre attraverso di lui verso tutti i mondi.
E sappiate che quando l’acqua
celeste scende nel cuore, nell’intelletto e nell’anima, essa non scende
soltanto: discende per risalire, poiché ogni discesa dall’Alto è un invito alla
risalita dal basso.
Così insegnano i Maestri del
segreto: “Nessuna goccia scende senza che una goccia salga a incontrarla”.
E questa è la danza delle
acque, la danza dell’unione tra i mondi.
Quando l’acqua celeste trova
un cuore purificato dall’amore, essa diventa come un fiume che scorre senza
ostacoli.
Ma quando trova un cuore
chiuso, essa rimane sospesa, come la rugiada che attende l’alba per cadere.
Perciò l’uomo deve ogni
giorno aprire il proprio cuore, affinché la rugiada superiore possa posarsi e
trasformarsi in benedizione.
E quando la luce entra
nell’intelletto, essa non illumina soltanto i sentieri esteriori, ma anche i
sentieri interiori, quelli che conducono alla radice dell’anima.
Allora l’uomo vede non solo
ciò che deve fare, ma chi egli è.
E questa visione è più
luminosa di mille soli, poiché è la visione della propria scintilla divina, che
arde come una fiamma sottile nel santuario del pensiero.
Quando l’acqua celeste dilata
l’anima fino alle dimensioni dell’universo, l’uomo sente in sé il respiro di
tutte le creature.
Sente il canto degli angeli,
il fremito delle stelle, il gemito dei mondi inferiori, e tutto questo diventa
un’unica voce, un unico suono, un unico Nome.
E l’anima, dilatata, diventa
come la Hei del Nome, che contiene e accoglie, che espande e abbraccia.
Ma il segreto più grande è
questo: quando l’acqua celeste raggiunge lo spirito, essa non è più acqua, né
luce, né dilatazione.
Essa diventa silenzio.
Un silenzio che non è vuoto,
ma pienezza; non è assenza, ma presenza; non è quiete, ma potenza.
È il silenzio della Yod, il
punto originario da cui tutto sgorga e a cui tutto ritorna.
In quel silenzio l’uomo
conosce la vita divina.
Non una vita che domina, ma
una vita che unisce; non una vita che impone, ma una vita che irradia; non una
vita che separa, ma una vita che riconduce ogni cosa alla sua radice.
E questa è la vera
onnipotenza: non il potere di cambiare il mondo, ma il potere di essere uno con
il mondo, uno con la Sorgente, uno con l’Infinito.
E quando l’uomo vive in
questo stato, egli diventa un canale attraverso cui la Benedizione scorre verso
tutti i mondi.
Le acque superiori e
inferiori si uniscono in lui, la Shekhinah trova dimora in lui, e il Santo —
benedetto Egli sia — si compiace della sua opera.
Allora l’uomo diventa come un
albero piantato presso le acque: le sue radici affondano nella terra, ma i suoi
rami toccano il cielo.
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