Consiglio
Ognuno, nel corso
della vita, si costruisce una propria visione del mondo, un proprio modo di
vivere, una propria filosofia. Ma quando l’uomo è immerso nella materialità, le
sue idee non sono altro che riflessi distorti: non nascono dalla verità, bensì
dalle sue passioni, dalle sue paure, dalle sue ferite. Per questo i Maestri
insegnano che le idee dell’uomo non rettificato tendono verso il male,
non perché l’uomo sia malvagio, ma perché la sua mente è avvolta da veli che
gli impediscono di vedere la realtà spirituale.
Chi vive in questo
stato non presta attenzione ai consigli: non ascolta, non riceve, non si lascia
guidare. E per assicurarsi di non essere mai toccato dalla verità, finisce per
seguire persone che lo confermano nel suo errore — individui che hanno perso la
via, che si oppongono alla santità, che diffondono corruzione e distruzione.
Il loro “consiglio”
non è altro che il consiglio del serpente primordiale, l’antitesi
dell’Alleanza santa. Chi si lega a questo consiglio viene ricoperto di
impurità: perde la capacità di percepire la verità, la fede si indebolisce, la
preghiera si spegne. E soprattutto, perde la via verso la Terra di Israele,
che non è solo un luogo geografico, ma il simbolo della chiarezza, della
purezza, della presenza divina.
La via è una sola: legarsi
ai veri Giusti, e a coloro che camminano nelle loro vie. Il loro consiglio
è seme di verità, radice di rettificazione. Attraverso di loro l’uomo può
custodire l’Alleanza in purezza, ritrovare la bontà, la fede, la preghiera, e
diventare degno di entrare nella Terra di Israele — nella sua forma esteriore e
nella sua forma interiore.
La mitzvah dello tzitzit
è una delle più grandi protezioni contro il consiglio del serpente. Le frange
ricordano all’uomo che egli è legato a Dio, che ogni suo passo è osservato, che
ogni suo pensiero può essere elevato. Lo tzitzit è come un filo che collega
l’uomo alla radice della santità.
Chi osserva questa
mitzvah con amore e consapevolezza viene guidato verso i Giusti: la luce dello
tzitzit respinge le influenze negative e attira la guida autentica. È come se
le frange fossero antenne spirituali che captano il consiglio giusto e
respingono quello falso.
Chi non ha fede nei
Saggi — nei veri Maestri, nei Tzaddiqim — non saprà mai cosa fare. La sua mente
sarà sempre divisa, sempre incerta, sempre piena di dubbi. Non avrà mai una
direzione chiara, perché la chiarezza non nasce dall’intelligenza, ma dalla connessione.
La fede nei Saggi
non è idolatria: è riconoscere che esistono anime che vedono più lontano, che
hanno attraversato il cammino, che possono indicare la via. Senza questa
connessione, l’uomo rimane prigioniero delle sue confusioni.
Quando una persona
segue la guida dei Giusti, i giudizi che incombono su di lui vengono addolciti.
La loro parola è come acqua che spegne il fuoco del rigore. Attraverso la loro
guida l’uomo viene liberato dai problemi, perché il consiglio del Giusto non è
umano: è radicato nella radice della misericordia.
Ma se una persona
rifiuta il loro consiglio, può cadere nel dolore — e la responsabilità sarà
sua. “La sciocchezza dell’uomo perverte la sua via” (Proverbi 19:3): non
è Dio a punire, è l’uomo che si allontana dalla via della rettificazione.
E se una persona
segue il consiglio dei Giusti e le cose non vanno come sperava, deve sapere che
ciò gli è stato proibito da sopra: il Tzaddiq non sbaglia, ma a volte la via
deve passare attraverso una prova necessaria.
La guida autentica
non si trova con la logica, ma con il cuore. Devi gridare a Dio dalle
profondità del tuo essere: non un grido di disperazione, ma un grido di verità,
un grido che nasce dal desiderio di essere guidato.
Quando il grido è
sincero, l’oscurità si spezza. Il consiglio profondo — quello che non può
essere espresso con parole — si rivela. La fede si fortifica, la mente si
chiarisce, il cuore si apre.
Alla fine, l’uomo
raggiunge la fede perfetta, quella che non dipende dalle circostanze. E
attraverso questa fede arriva la guarigione: guarigione del corpo, dell’anima,
della mente, delle relazioni, del destino. Grande bontà viene portata nel
mondo, perché quando un uomo si rettifica, tutto il mondo si rettifica con lui.
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