Meditazioni per l’Unità Spirituale
Il
più grande di tutti i completamenti cabalistici è il livello della coscienza
umana chiamato Devekut. Devekut significa collegare. È usato per riferirsi a
quel livello in cui si è costantemene consapevoli della presenza di Dio.
Questa coscienza
non è qualche semplice riconoscimento spirituale. Piuttosto, il raggiungimento
di questo stato abilita a “vedere” l’altrimenti invisibile Mano di Dio
all’opera in tutte le cose. Chi è in uno stato di Devekut con Dio non solo vede
le azioni di Dio; egli può, per così dire, leggere la mente di Dio. Quando si è
collegati a Dio si conosce Dio, si conoscono i Suoi movimenti, le Sue vie, e
cosa più importante, la Sua volontà. IL collegamento di Devekut è assoluto. È
l’arrendersi della mente individuale alla Mente Superna, che è Dio.
Devekut è
attualmente contato come uno dei 613 comandamenti che il popolo ebraico è stato
comandato di osservare da Dio. Visto che il completo collegamento a Dio in
qualsiasi senso fisico è impossibile e sciocco da immaginare, l’osservanza di
questo requisito è tradizionalmente compiuto collegandosi integralmente a
insegnanti religiosi (Rabbini) e alle loro istituzioni che offrono istruzione
nella Torah.
Per il cabalista,
chi cerca Dio come veramente è, il comandamento di Devekut è eseguito
attraverso l’adempimento di speciali e alte meditazioni avanzate. Queste
meditazioni sono designate ad allenare la mente del cabalista a divenire
intuitivamente consapevole della presenza di Dio e delle opere della Sua Divina
mano.
Più di questo, una
volta che il cabalista ha raggiunto devekut e si è collegato con Dio, il potere
Divino può fluire attraverso lui o lei. In questo modo il cabalista diventa il
maestro di poteri miracolosi. Egli diventa la Mano di Dio e l’agente del
servizio Divino.
Le tecniche della
meditazione devekut non sono per niente segrete. Esse sono state scritte in
testi per secoli. Chi legge la letteratura ebraica ed aramaica può facilmente
trovare questi testi nei negozi di libri ebraici. Le istruzioni in queste opere
di solito non sono nascoste in mistiche metafore; di solito gli insegnamenti
sono completamene lineari. Perché allora molte persone non le usano?
Questa domanda non
è nuova. Anche ai tempi biblici ai profeti veniva chiesto questo dalle persone
della loro generazione. Perché non vogliamo avvinarci a Dio nel modo che Lui
Stesso ha scelto?
La risposta a
questa domanda, che sia dei tempi biblici o di oggi, sembra essere che molte
persone semplicemente non sono interessate. L’istruzione è prontamente
disponibile, tuttavia molti scelgono di non usarla. Se per personale pigrizia
spirituale o altre ragioni, le meravigliose tecniche del collegamento devekut
con Dio non vengono usate.
Rabbi Yisrael ben
Eliezer, il Ba’al Shem Tov, fondatore del movimento Chassidico nell’Europa del
17° secolo, aprì la pratica della Cabalà alle masse. Dissimile dall’Ari’Zal
(Rabbi Yitzchak Luria) prima di lui, il Ba’al Shem Tov enfatizzò la pratica
sullo studio. Il suo messaggio era che è quello che noi facciamo che ci
trasforma, non quello che studiamo. Il Ba’al Shem Tov, perciò, istruì molto sul
tema della devekut, insegnandola a chiunque desiderasse impararla. Più di
questo, il Ba’al Shem Tov semplificò il sistema rendendolo accessibile a tutti.
La semplicità degli
insegnamenti del Ba’al Shem Tov rende le pratiche meditative della devekut
disponibili a chiunque desidera farne uso. Una grande rivelazione che riveò fu
che gli aspetti di questa meditazione non devono essere compiuti esclusivamente
nella santa lingua ebraica.
Effettivamente,
queste sono forme di meditazione devekut che sono meglio compiute nella lingua
parlata di ogni giorno. C’è un grande segreto dietro a questa pratica, come
spiegherò.
Una delle più sublime
forme della meditazione devekut è chiamata dai cabalisti Yichudim. Queste sono
meditazioni che sono compiute per creare un’unificazione dei regni superni. In
breve, a causa dei peccati dell’uomo, le nostre menti non sono propriamente
adatte a percepire la presenza di Dio. Le meditazioni Yichudim ci abilitano a
percepire Dio nelle cose più mondane; attraverso la nostra intenzione cosciente
noi uniamo le non corporee realtà spirituali che sono state separate a causa
della nostra mancanza di percezione spirituale.
Questo è compiuto
analizzando versetti della scrittura, nelle parole di ogni giorno, per trovare
equivalenti numerici dei Santi Nomi.
In ebraico, i
sistemi alfabetico e numerico sono identici. Ogni lettera ha un valore
numerico. Ogni parola o gruppo di parole, perciò, ha il suo proprio numero
unico. Conoscendo questo numero abilita il praticante delle Yichudim ad
accertare quali Santi Nomi hanno un uguale valore numerico.
Parole o gruppi di
parole di uguale valore numerico è detto essere radicalmente collegato l’un
l’altro in modo intimo. Così, conoscendo quali Santi Nomi sono numericamente
uguali al versetto della scrittura recitato, o alle parole parlate, eleva
queste parole tramite l’equivalente numerico e le rende spiritualmente sante.
In questo modo anche la più mondana delle parole può essere analizzata per
trovare quale valore numerico rivelerà i soggiacenti Santi Nomi. In questo modo
ogni parola o discorso diventa santo. La propria mente deve pensare costantemente
a Dio finché la consapevolezza della presenza di Dio diviene una seconda natura.
Inoltre, ogni
parola parlata e vista numericamente è caricata del potere spirituale dei Santi
Nomi nascosti all’interno dell’equivalente valore numerico. Così, ogni parola
diventa santa ed è riunita con Dio, la fonte di ogni respiro, il potere dietro
ad ogni parola. Un’unione del mondano fisico e del sublime spirituale è stata
fatta, dove il fisico è elevato. Questo è come una Yichud, un’unificazione
spirituale, è compiuta.
Questa era
l’intenzione quando il Ba’al Shem Tov insegnò che Dio vuole da noi che Lo
serviamo in tutti i differenti tipi di modi. E’ facile riconoscere il nostro
servizio di Dio adempiendo la tradizionale adorazione religiosa. Ma Dio vuole
di più da noi di rituali ripetuti; questo è perché Dio creò circostanze per noi
dove veniamo forzati ad uscire dal nostro regolare regime religioso. Trovandoci
in nuove situazioni siamo forzati a cercare Dio anche in quei momenti e in quei
luoghi.
Questo è il segreto
della devekut: che noi possiamo riconoscere la presenza di Dio anche in quei
posti dove non pensiamo che Dio possa esserci.
Nel mondo religioso
del Giudaismo Ortodosso, le persone sono costantemente coinvolte nello studio
della Torah e l’adempimento di sacri rituali. Comunque, a volte la realtà
arretra la sua brutta faccia e noi siamo forzati ad uscire dal nostro
confortevole piccolo mondo. Questa forza che appare ci trascini via
dall’osservanza religiosa e dal nostro ambiente viene, tuttavia, da Dio. Dio
vuole che noi riconosciamo che Egli è ovunque all’interno e all’esterno della
religione. Dio non può essere contenuto esclusivamente all’interno del contesto
religioso, perché come dice il versetto: “L’intera terra è piena della Sua
gloria” (Isaia 6:3).
Qualunque cosa
sentite come mondano e non spirituale, come avere un lavoro noioso, è
effettivamente un’opportunità per scoprire Dio travestito. Noi siamo abituati a
distinguere tra dove sentiamo esserci Dio e dove non c’è. Questa è un’illusione
che Dio Stesso ci aiuta a dissipare.
In realtà, Dio è in
tutte le nostre attività quotidiane, sia che sia qualcosa di mondano o di
sublime. Ogni parola che parliamo, sia negli affari o in qualche interazione
sociale casuale ha un valore numerico. Analizzando le nostre parole per trovare
il loro soggiacente modello numerico arriviamo a capire che Dio è in ogni
parola che parliamo.
Anche quelle parole
parlate nella lingua che sia l’ebraico possono essere messe in relazione alla
santa lingua col semplice mezzo della parola o associazione del suono. Per esempio,
prendiamo la parola “bread”. Anche se non conoscete che la parola ebraica per
bread (pane) è “Lekhem”, la parola inglese ci riporterà a Dio. Investighiamo
qualche possibile associazione del suono con la parola.
“Bread” fa rima con “Head”, “Wed”, “Said” e “Dead”. Forza la menzione
della parola “Bread” può ricordarci di queste parole a rima che ci sillabano un
concetto: Dio dice che noi siamo sposati con Lui (avendo ricevuto la Torah sul
Monte Sinai). Egli è il nostro “head” (capo), spirituale, senza di cui saremmo spiritualmente
“dead” (morti). Così, ogni volta che ascoltiamo la parola “bread” possiamo
ricordarci le parole che formano la rima dei concetti che emergono. In questo
modo possiamo allenare le nostre menti a vedere lo spirituale nel mondano.
Chi conosce
l’ebraico, la parola inglese “bread” suona esattamente con la frase ebraica
“b’red” (discendere). Così la parola “bread” può ricordarci che Dio Stesso
“discende” tra di noi ogni momento”.
Possiamo andare
avanti continuamente con esempi basati sulle più semplici associazioni; questo
è il significato di servire Dio “in tutti i differenti tipi di modi”. Chi
ripete questa azione e diviene regolare con essa sperimenterà una
trasformazione della coscienza che lo porterà a riconoscere l’invisibile Mano
dell’Onnipotente.
Una volta che
questa visione è vista non può essere più cancellatta o dimenticata. Il
collegamento con Dio è così avvenuto; il comandamento è stato compiuto.
Tzva’at
HaRivash, Testo e Commento
1:5 “Ogni persona
deve servire il Santo benedetto con tutta la propria forza; perchè ogni cosa è
necessaria davanti al Santo benedetto, poichè Egli desidera che Lo serviamo
(vedere nota 19 sotto) in tutti i differenti tipi di modi”.
1:6 “Il significato
di questo è che a volte la persona è coinvolta con altre persone (in conversazione)
e non è, perciò, in grado di studiare (la santa Torah). Tuttavia, bisogna
essere costantemente uniti (con la mente) con il Santo benedetto, e compiere le
meditazioni (vedere nota 21 sotto) delle unificazioni spirituali (Yichudim).
Così quando la persona deve seguire i suoi affari e non è in grado di pregare e
studiare come desidera, deve tuttavia, servirLo in tutti i differenti tipi di
modi”.
“Non angosciarti di
questo, perché il Santo benedetto desidera che noi Lo serviamo in tutti i
differenti tipi di modi; a volte in un modo, a volte in un altro. Perciò,
quando i tuoi affari quotidiani ti fanno cenno, (essi sono messi lì per te per)
servirLo in quei luoghi”.
“Una grande regola:
Guarda Dio in tutte le tue azioni e concentra la tua mente su di Lui, perché
tutte quelle cose che arrivano davanti a te vengono da Lui, benedetto Egli
sia”.
Nota 19: “Così Dio ci manda
molti tipi di prove nella vita. A volte sono prove nel nostro apprendimento
della Torah o il suo opposto. A volte sono prove nelle espressioni
dell’attributo di misericordia e a volte il suo opposto. Così è con tutti gli
attributi.
“Perchè in ogni
attributo c’è un beneficio quando è applicato nel suo modo e luogo giusto.
Visto che siamo sempre sulle bilance (delle nostre vite), è nostro compito
applicare ogni attributo in accordo con la sua propria misura, non di più e non
di meno. In questo modo meritiamo una buona conseguenza (in tutti le materie
della vita)”.
Nota 21: “Se meriti e
divieni abituato ad unire il Santo Nome Benedetto, continuamente ricorderai il
Nome davanti ai tuoi occhi, e così sarai in grado di ricevere ogni cosa che
desideri. Puoi parlare ai tuoi colleghi in affati con assoluta fede”.
“Ogni parola che
esce dalla tua bocca include le unificazioni dei Santi Nomi, siano essi nelle
prime lettere, ultime lettere, valori numerici o permutazioni. (Tutto) lega le
tue azioni al Suo benedetto Nome”.
“Anche in ogni
lingua, la lingua che parli avrà all’interno unificazioni dei Suoi benedetti
Nomi”.
“Non meravigliarti
di quante Yichudim (unificazioni) possono essere adempiute in qualsiasi lingua.
Proprio come ogni principe angelico è nutrito dalla santità, così ogni lingua
riceve la sua forza vitale dalla Santa Lingua (ebraico). Esse sono nutrite dai
(suoni delle) sante lettere”.
“Questa allora è
(l’azione di) setacciamento quando Israele compie le unificazioni spirituali in
tutte le lingue. Questo è un tesoro meraviglioso che bisognerebbe essere
abituati ad usare: contemplare davanti ai tuoi occhi le lettee della (tua)
parola, che esce dalla tua bocca. Questo è quello che abbiamo ricevuto”.
Tutti i suoni hanno
la loro fonte nelle 22 lettere dell’alfabeto ebraico; le lettere e le parole di
tutte le lingue ricevono la loro energia spirituale dall’ebraico. Questo spiega
perché le Yichudim possono essere compiute in qualsiasi lingua; per
propriamente servire Dio “in tutti i differenti tipi di modi”, questi modi esserne
i differenti modi in cui il suono si manifesta (la lingua).
Anche la preghiera
può essere recitata in qualsiasi lingua, perchè le preghiere effettivamente
ascendono dal proprio cuore. Le parole che si usano sono solo i vasi per
l’intensità della propria devozione, così più il proprio cuore è nella
preghiera, più forte la preghiera sarà.
Quando la mente è
costantemente consapevole della presenza di Dio, il cuore è in uno stato di
timore. Le preghiere offerte in timore sono sempre esaudite.
Anche negli affari
di ogni giorno, il cuore ispirato dal timore e la meta riempita di Dio agiscono
come guide subconscie per dirigerci sempre sul giusto sentiero. Messo
semplicemente, quando siamo giusti con Dio internamente, Egli ci guida e ci
protegge esternamente. Ogni cosa che si trova sulla nostra strada, perciò, è
per il più grande bene, che sia visto o meno.
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