sabato 31 gennaio 2026

Vincere l’insoddisfazione

 Vincere l’insoddisfazione

È già accaduto che, in un attimo di scoraggiamento, alcuni artisti abbiano distrutto certe loro opere. È normale non essere mai totalmente soddisfatti delle proprie creazioni, ma perché arrivare al punto di distruggerle? Quegli artisti non solo hanno fatto del male a sé stessi, ma hanno anche privato l'umanità di grandi tesori.

La motivazione del loro gesto deriva dal fatto che essi erano rimasti troppo concentrati su sé stessi, sulle proprie difficoltà, le proprie angosce, i propri tormenti. Non avevano saputo uscire dai limiti del proprio sé per mettersi in contatto con tutto ciò che di buono e bello esiste negli esseri umani e nella creazione. Solo questo atteggiamento avrebbe potuto proteggerli impedendo loro di dirigere quell'insoddisfazione contro la propria opera.

In linguaggio cabalistico, questo è un eccesso di Hod non rettificato: la tendenza a riflettere troppo, a rielaborare troppo, a guardare continuamente dentro di sé fino a perdere la capacità di vedere la luce esterna. Hod, quando non è bilanciato da Netzach, diventa un vortice di autocritica, di instabilità, di ricerca infinita della perfezione.

L’artista che distrugge la propria opera è vittima di una Shevirah/rotttura interiore: il vaso non regge la luce che lui stesso ha fatto scendere.

Come questi artisti, anche gli spiritualisti possono attraversare periodi di scoraggiamento, poiché percorrono un cammino difficilissimo e possono essere tentati di rinnegare il proprio impegno.

Ma la Kabbalah insegna che ogni luce deve essere bilanciata da un vaso, e ogni vaso deve essere sostenuto da una luce.

Quando la luce è troppa, il vaso si spezza. Quando il vaso è troppo rigido, la luce non entra. Per questo i Maestri dicono: “Chi guarda solo dentro di sé, vede solo la propria ombra”. La via è uscire da sé, come insegna il Baal Shem Tov: “Dove va il pensiero, lì l’uomo si trova”.

Se il pensiero rimane chiuso nel proprio tormento, l’uomo si chiude. Se il pensiero si apre alla bellezza del mondo, l’uomo si apre. Provino invece a rimanere in ammirazione davanti alle opere di Dio, in ammirazione davanti ai servitori di Dio, e quell'ammirazione li metterà al riparo dalla tristezza e dalla disperazione che le imperfezioni di cui soffrono possono ispirare loro.

In termini cabalistici, questo significa:

risalire da Hod a Netzach,

dalla riflessione alla stabilità,

dall’eco alla sorgente,

dalla critica alla gratitudine.

L’ammirazione è un atto di Netzach: è la capacità di vedere ciò che dura, ciò che è buono, ciò che è eterno.

È la forza che dice: “Nonostante tutto, la luce continua”.

Quando l’uomo contempla le opere di Dio, la sua anima si riallinea alla radice. Quando contempla i giusti, la sua anima si ricorda che la perfezione non è richiesta: è richiesto il cammino. E quando contempla la bellezza del mondo, la sua anima si ricorda che la Creazione stessa è un atto di amore che non si è mai pentito di esistere. Così, ciò che era scoraggiamento diventa Tikkun/correzione, ciò che era tristezza diventa apertura, ciò che era distruzione diventa continuità. Perché, come insegna la Kabbalah, la luce non chiede di essere perfetta: chiede di essere ricevuta.

Nessun commento:

Posta un commento

Il Nome che non si pronuncia. Si vive

  Il Nome che non si pronuncia. Si vive אלהים Elohim e שדי Shaddai possono essere studiati — יהוה Yod Hei Vav Hei può solo essere vissu...