venerdì 31 luglio 2026

Errori

 Errori

Fai che nella Tua grande bontà, Chesed, regni sempre tra di noi un amore puro e una grande pace, Tiferet, che discenda dall’Alto e avvolga ogni cuore. Fino ad includerci l’un l’altro, unendoci in Yesod, risvegliandoci e richiamandoci reciprocamente a ritornare verso di Te in verità.

Spezzaci e annulla in noi tutti i desideri malsani e le mancanze, con la forza di Ghevurah, affinché possiamo accedere alle qualità rette e compiere ciò che è bene ai Tuoi occhi, con la perseveranza di Netzach e l’umiltà di Hod, tutti i giorni della nostra vita.

Tutto ciò che manca ad ognuno del Tuo popolo Israele, ogni qualità da acquisire, ogni mancanza da riparare o da annullare, fa’ che abbiamo sempre il merito di segnalarlo con amore al nostro prossimo, per risvegliarlo, rinforzarlo e incoraggiarlo a riparare mentre è in vita, con la chiarezza di Binah.

Che meritiamo di ritornare verso di Te con un pentimento perfetto e vero, illuminati dalla scintilla di Chokhmah, per riparare tutto ciò che abbiamo danneggiato dalla nostra giovinezza fino ad oggi.

Da adesso vieni in nostro aiuto, affinché siamo tutti secondo il Tuo buon volere, Keter, veramente. Che non deviamo dalla Tua volontà né a destra né a sinistra, da ora e per sempre. Stendi su di noi la Tua Provvidenza completa, Arich Anpin, e avvolgici nella Tua misericordia, Atik Yomin.

Aiutaci e concedici il merito, grazie allo studio delle Tue Leggi, di chiarificare, purificare e riparare i quattro elementi fondamentali del nostro corpo, affinché si elevino e si includano nelle quattro lettere del Tuo Nome: Yod – Fuoco, Hei – Aria, Vav – Acqua, Hei finale – Terra.

Spezzare tutti gli errori e i desideri vili che provengono da essi, estrarne il bene e acquisire tutte le virtù, così che i quattro elementi, una volta interamente purificati, non diano più presa al male e ritornino alla loro radice in Alto, nella santità del Tuo Nome ineffabile, Yod Hei Vav Hei, da cui traggono origine.

Sia la Tua volontà che la luce delle Sefirot e del Tuo Nome ci purifichi, ci unisca, ci guidi e ci riporti a Te, ora e sempre. Amen.

giovedì 30 luglio 2026

TIMORE

 TIMORE

Che possiamo meritare di elevare l’onore alla sua Fonte, che è il Timore santo, radice della purificazione e della vigilanza, e che siano riparati i danni causati al timore nei mondi di Assiyah, Yetzirah, Beriah e Atzilut, affinché il timore ritorni al suo trono e alla sua purezza originaria.

Che possiamo meritare di acquisire il timore perfetto, il timore del Nome onorabile e temibile, del Signore nostro Dio, il timore supremo che nasce dalla contemplazione della Tua grandezza, della Tua maestà e della Tua infinita presenza che circonda tutti i mondi e li riempie. Che non abbiamo più timore e paura di niente nel mondo, se non solo di Te, sempre, e che ogni timore vano, ogni paura terrena, ogni tremore dell’anima si dissolva davanti alla Tua luce, perché Tu sei l’unico timore che libera, l’unico timore che innalza, l’unico timore che custodisce e protegge.

Che il Tuo timore si legga sui nostri volti, come sigillo di verità, purezza e consapevolezza, alfine che, da adesso, non pecchiamo più per sempre, e che il timore della Tua grandezza sia per noi come un guardiano silenzioso che ci preserva da ogni errore e da ogni deviazione. Che il timore inferiore e il timore superiore si unifichino in noi, e che la loro unione diventi per noi protezione, chiarezza e guida, affinché il timore che corregge si elevi al timore che illumina, e il timore che trattiene si trasformi nel timore che apre le porte della Tua presenza. Che il timore santo sia per noi come una fiamma sottile che brucia le impurità e illumina il sentiero, e che la sua luce ci accompagni in ogni passo, in ogni respiro, in ogni pensiero, ora e sempre. Che il timore del Tuo Nome si stabilisca nel nostro cuore come radice eterna, e che la sua forza ci conduca alla riparazione, alla chiarezza e alla pace, oggi e per tutte le generazioni.

mercoledì 29 luglio 2026

COSTRUISCI IL TEMPIO

 COSTRUISCI IL TEMPIO

Abbi pietà di noi e risparmiaci, o Adonai, Fonte della Misericordia. Riversaci la Tua bontà infinita, apri per noi i canali di Chésed e di Rachamim, e inviaci il Messia, il nostro Tzadik, colui che unisce i mondi superiori e inferiori, che porta la luce di Tiferet nel cuore dell’umanità.

Costruisci rapidamente il Tuo Santo Tempio, mentre siamo ancora in vita, e fa’ che la Sua forma si riveli prima nei mondi spirituali e poi nel nostro mondo, affinché la Shekhinah trovi dimora stabile tra noi. Erigi le Sue mura con le pietre della nostra Emunà, purifica le Sue porte con la luce di Binà, riempi le Sue stanze con la dolcezza di Chésed, e stabilisci il Suo fondamento in Yesod, perché Malkhut risplenda come un trono di gloria.

Che si realizzi ciò che è scritto: “Ed io, nella Tua grande Misericordia, vado nella Tua casa; mi prostro nel Tuo Santo Tempio, con timore”. Fa’ che il timore sia luce, che la prostrazione sia unione, che la mia presenza davanti a Te sia come quella dei sacerdoti nel Santo dei Santi, avvolta dalla nube della Tua Presenza.

Gradisci le parole della mia bocca e i desideri del mio cuore davanti a Te, o Signore, mia rocca e mio redentore. Purifica la mia parola con le lettere della Tua santità, rendi limpido il mio cuore come acqua di Chokhmà, rafforza la mia volontà con la potenza di Ghevurà, e rendi stabile la mia anima nella Tua Malkhut.

Che la Tua luce scenda su di noi, che la Tua casa si ricostruisca, che la Tua Presenza dimori in mezzo a noi, ora e per sempre. Amen.

martedì 28 luglio 2026

Consiglio

 Consiglio

E adesso, ecco che sono venuto davanti a Te, Signore mio Dio, radice della misericordia che scende dal nome יהוה Yod Hei Vav Hei, e Dio dei miei Padri, radice del giudizio equilibrato che proviene da אלהים Elohim, affinché la mia anima possa elevarsi dalla sua piccolezza e ritrovare la via verso la sua radice superiore. Sono venuto davanti a Te per essere visto, per essere ascoltato, per essere riportato alla luce di Tiferet, dove si uniscono la bontà e la forza, la compassione e la verità.

Affinché Tu perdoni e prenda in pietà la mia anima così infelice, che ha perso la sua forma originaria, che ha dimenticato la sua radice in Binah, la Madre Superiore che avvolge e purifica. Pietà significa che la luce di Chesed scenda su di me e sciolga le ombre che ho creato; perdono significa che Tu rimuova le fratture nei miei vasi, affinché la luce possa tornare a fluire senza ostacoli.

Affinché Tu mi insegni e mi riveli un consiglio, un’idea, una scintilla di Chokhmah che illumini la mia mente, una comprensione di Binah che ordini i miei pensieri, e una connessione di Da’at che renda tutto vivo dentro di me. Un consiglio che non nasce dalla mia mente limitata, ma dalla radice della mia anima, che si trova nei mondi superiori e attende solo di essere risvegliata.

Su ciò che bisogna fare adesso, in questi tempi presenti, tempi di confusione e di occultamento, dove noi siamo rimasti come un pennone sulla sommità di una montagna: esposti ai venti, senza guida, senza protezione, come Yesod che non riceve più luce da Tiferet. Mostrami il mio tikkun, il mio compito, la mia strada, affinché io non cammini nel buio ma nella luce che Tu hai preparato per me.

Perché i veri Tzaddikim, i canali della luce, le colonne del mondo, sono spariti a causa dei nostri molti peccati, che hanno interrotto il flusso della luce e hanno indebolito i vasi della generazione. “Lo Tzadik non c’è più e nessuno vi presta attenzione”: la luce di Yesod si è ritirata, e la generazione non se ne accorge. “Gli uomini buoni sono stati rimossi e nessuno lo capisce”: la luce di Chesed è nascosta, e il mondo non sente la sua mancanza. “Perché è a causa del male che lo Tzadik è sparito”: perché la luce non può dimorare dove i vasi sono rotti, e la santità non può restare dove non c’è spazio per essa.

E per questo io vengo davanti a Te, affinché Tu mi mostri la via, affinché Tu mi restituisca la luce, affinché Tu mi ridia un consiglio che venga dall’alto, e che la mia anima possa tornare a essere un canale della Tua presenza nel mondo.

lunedì 27 luglio 2026

CONOSCENZA

 CONOSCENZA

Signore Dio, Tu che sei l’Origine della Da’at Elyon, la Conoscenza superiore che unisce Chokhmà e Binà, Tu conosci l’immensa piccolezza, bassezza e degradazione della nostra mente, perché la mente dell’uomo — che dovrebbe essere il punto di contatto tra l’Intelletto Superiore e il cuore — è stata oscurata e confusa dalle nostre azioni distorte, dai pensieri che hanno attirato forze estranee, dalle idee che hanno spezzato l’unità interiore tra le Sefirot dell’anima.

La nostra mente, che dovrebbe essere un canale limpido della Da’at, si è riempita di veli, di nebbie, di mescolanze, al punto che non sappiamo più consigliarci, non sappiamo più distinguere la voce dell’anima dalla voce dell’abitudine, la voce dello spirito dalla voce dell’ego.

Di grazia, Signore, Tu che sei pieno di bontà e misericordia, Tu che fai discendere la luce della Chesed per purificare le acque confuse della mente, abbi pietà di me e dammi direttamente la perfetta conoscenza di Te: non una conoscenza di concetti, ma la conoscenza che nasce quando la luce della Chokhmà penetra nel cuore e si unisce alla Binà, e da questa unione nasce la Da’at, la conoscenza vivente, la conoscenza che trasforma.

Dammi la conoscenza perfetta di santità, la conoscenza che non è separata dalla vita, che non è astratta, ma che illumina ogni pensiero, ogni parola, ogni gesto, affinché io conosca il Tuo Nome veramente, non solo con le labbra, ma con la radice dell’anima.

Fa’ che io meriti di temerti sempre, non con il timore che restringe, ma con il timore che apre, il timore che nasce dalla percezione della Tua Grandezza, il timore che è luce, il timore che è chiarezza, il timore che è la porta della Chokhmà.

Fa’ che io meriti il timore supremo, il timore che non è paura, ma stupore, il timore che fa tacere la mente e apre il cuore, il timore che dissolve le confusioni, il timore che rende la mente limpida come un cielo senza nubi.

Fa’ che la mia mente, purificata dalla Tua luce, ritorni ad essere un vaso degno di ricevere la Da’at Elyon, e che ogni pensiero sia un passo verso di Te, ogni parola un ponte verso di Te, ogni silenzio un ascolto di Te.

Amen.

domenica 26 luglio 2026

CONFUSIONE

 CONFUSIONE

Signore, nella mia bassezza e nella mia piccolezza, io riconosco oggi la verità del mio stato: la mia anima è come una scintilla caduta nelle profondità di Assiyah, avvolta da veli spessi, incapace di ricordare la sua origine. Il mio livello è piccolo, il mio spirito è debole, e la distanza che mi separa da Te sembra un abisso senza ponte. Eppure, proprio in questa distanza, si rivela la radice della mia preghiera.

Tu conosci, più di me, la malvagità del cuore quando si separa dalla sua radice, la sporcizia della mente quando si lascia invadere da ciò che non proviene da Te, e la confusione dei pensieri quando le luci si mescolano senza ordine, come nel caos primordiale prima della rettificazione.

Tu sai che anche nel punto più remoto del mio allontanamento, quando la luce di Chokhmah sembra spenta e la comprensione di Binah è come un deserto, le forze dell’ego e dell’interesse si risvegliano come bestie che abitano le fratture dell’anima. Esse si insinuano nei miei pensieri, li agitano, li deformano, li trascinano verso ciò che è basso, verso ciò che è inutile, verso ciò che è falso.

La guerra si apre davanti e dietro, come nelle acque del Mar Rosso: da ogni lato, le forze dell’orgoglio e della confusione mi circondano. Esse tendono trappole nei miei pensieri, reti nei miei desideri, ostacoli nelle mie intenzioni. Non mi lasciano alcuna uscita, nessun varco, nessun sentiero chiaro per fuggire verso di Te.

Ma Tu, Signore nostro Dio e Dio dei nostri Padri, conosci la struttura nascosta della mia anima. Tu vedi la scintilla che ancora brilla sotto le ceneri. Tu conosci il punto più interno del cuore — il nekudah penimit — che non si spegne mai, anche quando tutto sembra perduto.

Perciò, io ti prego:

Illumina la mia confusione con un raggio di Chokhmah, affinché un solo punto di luce possa aprire un varco nel caos. Purifica la mia mente con la dolcezza di Binah, affinché i pensieri possano ritrovare ordine e direzione. Raddrizza il mio cuore con la forza di Ghevurah, affinché io possa distinguere il vero dal falso. Avvolgimi nella compassione di Chesed, affinché io non cada nella disperazione. Conduci i miei passi verso Tiferet, affinché la bellezza della Tua verità possa ricomporsi dentro di me. E radica tutto questo in Malchut, affinché la mia vita concreta, le mie azioni, le mie parole e i miei gesti possano tornare a essere un luogo della Tua presenza.

Fa’ che la confusione diventi chiarezza, che la distanza diventi ritorno, che la guerra diventi pace, e che ogni trappola si trasformi in un passaggio verso di Te.

Perché Tu conosci tutto, e in Te ogni caos trova la sua rettificazione.

sabato 25 luglio 2026

Confessione

 Confessione

Sovrano del mondo, io confesso davanti a Te non solo le mie azioni, ma le fratture che esse hanno causato nei mondi superiori.

Ho spezzato i canali di Yesod, ho oscurato la luce di Tiferet, ho indebolito la mia radice in Binah, ho allontanato la Shekhinah dalla sua unione con il Santo, benedetto Egli sia.

Ho generato dinim e klippot, ho attirato su di me veli che impediscono alla luce dei mochin di raggiungere la mia anima. Ho separato ciò che doveva essere unito, e unito ciò che doveva essere separato.

Per questo, Signore, io vengo a chiedere non solo perdono, ma tikkun, riparazione, ricostruzione dei canali della mia anima.

Riconduci la mia nefesh alla sua radice, purifica la mia ruach dai venti impuri, rinnova la mia neshamah con la luce di Ehyeh Asher Ehyeh.

Riunisci in me le lettere del Tuo Nome: יהוה Yod He Vav Hei, affinché la mia anima torni a essere un trono per la Tua presenza.

Rimuovi da me le scorie che ho generato, spezza le catene dei miei desideri distorti, sciogli i nodi che mi legano alla materia senza luce.

Fa’ discendere su di me la luce di Chesed, che lava, purifica e ristora. Fa’ risplendere su di me la luce di Ghevurah, che taglia, separa e corregge. Fa’ stabilire in me la luce di Tiferet, che armonizza e unisce.

Riunisci la mia anima alla Tua Shekhinah, e fa’ che io possa tornare a camminare nella Tua via, con cuore puro, con spirito saldo, con intenzione retta.

Sovrano del mondo, accogli la mia confessione come un seme di ritorno. Fa’ che da essa germogli la luce del Tuo perdono, la forza del Tuo amore, la dolcezza della Tua presenza.

Che la mia anima torni a Te, che la mia parola sia verità, che il mio cuore sia limpido, che la mia via sia luce.

Amen.

venerdì 24 luglio 2026

CONCEZIONE

 CONCEZIONE

יהוה (Adonai) Fonte della Vita e Radice delle Anime, fa’ che la Tua misericordia avvolga la nostra unione, affinché il nostro legame coniugale avvenga nella santità suprema, come un yichud tra le luci di Chokhmah e Binah, tra il maschile e il femminile, tra il dare e il ricevere, per la gloria del Tuo grande Nome, che è la radice di ogni esistenza.

Concedici il merito di attirare nel mondo anime pure e luminose, anime che discendono dalla Fonte delle Anime di Israele, radicate nelle lettere della santa Torah, nate dal Pensiero Supremo del Santo, benedetto Egli sia, affinché i nostri figli siano vasi limpidi di luce, anime che portano la scintilla del Tetragramma nel loro cuore.

Fa’ che i nostri figli diventino eruditi autentici, timorosi di Dio, integri, che si consacrano alla Torah per il Tuo Nome, e compiano i Tuoi comandamenti con cuore puro, con la forza di Ghevurah, la dolcezza di Chesed, e l’armonia di Tiferet.

Che il Tuo grande Nome sia nobilitato, lodato e santificato dai nostri figli e dai figli dei nostri figli, come un flusso di luce che scende da Atzilut a Malkhut, e risale di nuovo come lode e santificazione.

Che si dica di loro: “Un figlio saggio è la gioia di suo Padre”, e che si compia in essi la parola: “Che tuo padre e tua madre si rallegrino, e che sia colma di gioia colei che ti ha generato”.

Prolunga i loro giorni e i loro anni nel bene e nella fortuna, fa’ che camminino nella luce di Netzach e Hod, che siano radicati in Yesod, e che manifestino la Tua volontà in Malkhut per tutta la loro vita, per sempre.

יהוה (Adonai), unisci le nostre anime nella santità, fa’ che la nostra unione sia un canale di luce, che la nostra casa sia un santuario, che la nostra discendenza sia una scala tra cielo e terra, e che ogni generazione sia più vicina a Te.

Amen, Ken Yehi Ratzon.

giovedì 23 luglio 2026

COMPORTAMENTO

 COMPORTAMENTO

Ti piaccia, o Signore, יהוה Yod Hei Vav Hei, radice della mia anima e respiro dei mondi, accordarmi il merito di non perdere il mio mondo, di non smarrire la mia scintilla divina, di non dissipare la mia vita “invano e nel timore”, ma di trasformare ogni istante in un atto di luce.

Che io possa vedere me stesso con occhi di verità, e chiedermi consapevolmente: cosa faccio in questo mondo, un mondo che dura quanto un battito di ciglia? Che la mia coscienza si elevi fino a Binah, la comprensione, affinché io possa riflettere sulla mia condotta e giudicare tutte le mie azioni — di ogni giorno, di ogni ora, di ogni istante — con la chiarezza di Tiferet, la bellezza dell’equilibrio.

Che io possa giudicarmi in ogni momento: ho agito bene o no? Che questo giudizio non sia severità sterile, ma Ghevurah che si trasforma in Chesed, rigore che si converte in misericordia, affinché io possa avere pietà di me stesso e pentirmi delle mie cattive azioni e dei miei pensieri impuri. Che il pentimento apra in me la porta di Yesod, il fondamento, e mi riconnetta alla sorgente della vita.

Allontanami veramente dal male — nei pensieri, nelle parole, nelle azioni — e purifica le mie facoltà interiori: la mia mente, che appartiene a Chokhmah; il mio cuore, che appartiene a Binah; il mio parlare, che appartiene a Malkhut. Fa’ che ogni mia espressione sia un veicolo della Tua luce, e che io compia sempre ciò che è bene ai Tuoi occhi.

Rendi stabile il mio cammino nella Sefirah di Netzach, la perseveranza, e rendi limpida la mia intenzione nella Sefirah di Hod, la sincerità. Fa’ che la mia anima si radichi nella Tua volontà, e che il Tuo Nome — הוה Yod Hei Vav Hei — risplenda in me come la scintilla nascosta che Tu hai posto nel mio cuore.

Che il mio respiro pronunci il Tuo Nome, che il mio silenzio custodisca il Tuo segreto, che la mia vita diventi un Tikkun, una riparazione, e che ogni mio passo sia un passo verso di Te.

Amen, Amen, Amen. Yehi Ratzon. Ken Yehi.

mercoledì 22 luglio 2026

COLLERA

 COLLERA

Sia gradito davanti a Te, Signore nostro Dio e Dio dei nostri padri, Tu che sei Fonte di vita, Radice delle radici, Tu che sei pieno di desiderio, di bontà e di misericordia, di venire in mio aiuto e di guidarmi verso la rettificazione.

Proteggimi e preservami dalla collera, dall’impeto che sorge dal fuoco della Ghevurah non rettificata, e da ogni forma di severità che distorce la mia anima. Circondami con la Tua bontà, avvolgimi con la Tua luce, e veglia sempre su di me affinché il mio cuore rimanga saldo nella Tiferet, la bellezza dell’equilibrio e della compassione.

E anche nel momento in cui la collera tenta di impadronirsi di me, abbi pietà di me nella Tua misericordia infinita. Veglia su di me e salvami, affinché non mescoli alla mia collera alcuna crudeltà, affinché non cada nella durezza del giudizio, affinché non cada nella trappola della Sitra Achra che si nutre del fuoco dell’ira.

Fa’ che io meriti di annullare e spezzare la collera con la Tua Chesed, che la misericordia sovrasti il giudizio, che la dolcezza vinca la durezza, che la luce della Shekhinah pacifichi il mio spirito.

Fa’ che io possa sentire una grande pietà proprio nel momento in cui sto per andare in collera — che la compassione si risvegli prima del fuoco, che la voce dell’anima preceda la voce dell’ego, che la mia interiorità ricordi che ogni creatura è scintilla della Tua luce.

Che in me non ci sia altro Dio oltre a Te, che non mi prostri davanti ad alcun dio straniero, né davanti all’idolo dell’ira, perché chi va in collera è considerato come se avesse fatto idolatria: ha sostituito Te con il proprio ego.

Salvami, nella Tua grande clemenza, dalla collera, affinché non vada mai in collera per alcuna cosa, affinché non sia severo né duro, affinché nessun sentimento di animosità o di giudizio animi il mio cuore.

Fa’ che io meriti di attingere solo alle Tue qualità, di essere buono verso tutti, di essere paziente come la Shekhinah che sopporta ogni cosa, di restare muto davanti a coloro che mi oltraggiano, non per debolezza, ma per forza spirituale, perché il silenzio in quel momento è un atto di unione con Te.

Che la mia anima si elevi sopra il fuoco della collera, che il mio cuore si radichi nella Tiferet, che il mio spirito si rivesta di Chesed, che la mia mente sia illuminata dalla Binah, che la mia volontà sia guidata dal Keter della pace.

E possa io essere un canale della Tua luce, un luogo dove la collera si spegne e la misericordia si accende.

Amen, ken yehi ratzon.

martedì 21 luglio 2026

Matrimonio

 Matrimonio

Di grazia, Abbi pietà di noi, o Fonte di ogni misericordia, Tu che dimori in Keter, corona nascosta, e fai discendere la Tua luce attraverso le dieci Sefirot fino ai nostri cuori. Sostienici affinché possiamo vivere l’unione coniugale nella grande santità di Tiferet, bellezza che armonizza il maschile e il femminile, lo spirito e la carne, la parola e il silenzio. Fa’ che la nostra unione sia secondo la Tua volontà, che è tov, buona, radicata in Chokhmah e compiuta in Malchut, dove ogni cosa trova forma.

Vieni ad aiutare il Tuo popolo, la Casa di Israele, e tutti i nostri discendenti, affinché la luce di Yesod, fondamento dell’unione, scorra pura e limpida come il fiume che irriga i mondi. A chi deve trovare il suo congiunto, invia dall’Alto la persona che gli è destinata secondo la radice della sua Neshamah, secondo la sorgente da cui l’anima è stata tratta nel mondo di Beriah.

Fa’ che i congiunti non si scambino né si perdano a causa dei nostri peccati, perché Tu hai stabilito ogni coppia nella matrice di Binah, dove le anime vengono formate in coppia come due lettere che si cercano per completare una parola. Aiuta l’uomo a trovare rapidamente il congiunto che gli conviene, colui che gli hai destinato nel cielo secondo la fonte delle anime, affinché la loro unione sia come יהוה Yod Hei Vav Hei ed אלהים Elohim, due nomi che si rispecchiano e si completano.

Rendi la loro unione un ponte tra i mondi:

  • che in Assiyah sia pace e fedeltà,
  • in Yetzirah sia emozione purificata,
  • in Beriah sia comprensione profonda,
  • in Atzilut sia pura adesione alla Tua luce.

Fa’ che ogni casa fondata nell’unione sia un piccolo Mishkan, un santuario dove la Presenza dimora tra due anime che si riconoscono come metà di un’unica radice. E che la benedizione di Shaddai, custode delle porte dell’unione, protegga ogni coppia e ogni discendente, ora e sempre.

Amen, Amen.

lunedì 20 luglio 2026

CUORE

 CUORE

Adonai, Fonte della mia vita e radice di ogni bene, rinnova in me la gioia della Tua liberazione, e sostienimi con uno spirito generoso, puro e saldo.

Fa’ che il mio cuore rimanga sempre aperto, sensibile alla sofferenza dei poveri meritevoli, pronto ad aiutarli con tutte le mie forze, con le mie mani, con il mio tempo, con la mia presenza.

Concedimi di donare senza esitazione ciò che è mio, di condividere con larghezza e con amore la benedizione divina che Tu riversi su di me in ogni istante. Che io possa essere un canale limpido della Tua bontà, uno strumento attraverso cui la Tua luce scende nel mondo.

Rafforza in me la volontà di muovermi, di andare da un luogo all’altro, di cercare e raccogliere doni e sostegno grazie alla generosità dei nostri fratelli, figli d’Israele, per sollevare chi è caduto, per sostenere chi vacilla, per riempire le mani di chi non ha nulla.

Fa’ che io possa provvedere a ciò che manca loro: nutrimento per il corpo, vesti per proteggersi, e tutto ciò di cui hanno bisogno per vivere con dignità.

Che il mio cuore non si stanchi mai di amare, che le mie mani non si stanchino mai di dare, che i miei occhi non si chiudano mai davanti alla sofferenza, e che la mia anima si ricordi sempre che ogni atto di generosità è un atto di avvicinamento a Te.

Amen.

domenica 19 luglio 2026

Shavuot

 Shavuot

Mio Dio, Fonte di ogni principio e di ogni rivelazione, permettici di far discendere fino a noi la santità del Mikvè della santa festa di Shavuoth, la santità che scese sui figli di Israele quando ricevettero la Torah e si riavvicinarono a Te con cuore puro e spirito limpido. Essi meritarono di ricevere la santa Torah grazie alla loro immersione nel Mikvè, grazie alle acque che purificano, elevano e rendono degni della luce.

Che tutti noi possiamo, nel momento della festa di Shavuoth, immergerci nel Mikvè superiore, nel Mikvè della cinquantesima porta della purezza, la porta che si apre solo per misericordia suprema, la porta che è bontà infinita, conoscenza luminosa, sapienza che non appartiene all’uomo ma che l’uomo può ricevere come dono. Che la porta cinquantesima si apra sopra di noi come corona di purezza, e che le sue acque ci avvolgano come grembo di rinascita.

Permettici di attirare verso di noi la santità di questo Mikvè per tutto l’anno, che la sua luce non sia per noi un momento ma un flusso continuo, che la sua purezza scorra nei nostri giorni, nelle nostre parole, nelle nostre azioni. Permettici di purificarci e santificarci sempre, di rinnovarci in ogni istante, di ritornare alla radice limpida da cui la Torah discende.

Fa’ che possiamo uscire velocemente dalle cinquanta porte dell’impurità, che le acque del Mikvè superiore ci sollevino da ogni oscurità, da ogni confusione, da ogni peso, e che possiamo rientrare nelle cinquanta porte della purezza, nelle porte della luce, della comprensione, della misericordia, della verità. Che la nostra vita diventi Mikvè vivente, che il nostro cuore diventi luogo di rivelazione, che la nostra anima diventi vaso di Torah.

Amen.

sabato 18 luglio 2026

Preghiera della Tsedakà

 Preghiera della Tsedakà

O Signore, Dio nostro, Tu che sei la radice di ogni bene e la sorgente di ogni misericordia, purifica il nostro cuore dalla cattiva passione del denaro, e liberaci dalla stretta dell’avidità, affinché la nostra anima possa tornare limpida come la luce della Tua Presenza.

Infondi in noi la forza della Sefirà di Chesed, che è amore puro e generosità senza limiti, e apri le nostre mani come si aprono i canali della luce nei mondi superiori, perché possiamo meritare di fare molta carità a poveri meritevoli, coloro nei quali risplende una scintilla della Tua santità.

Che la parte essenziale delle nostre occupazioni sia dedicata alla Tsedakà, e che ogni nostro guadagno sia purificato nella Sefirà di Ghevurà, affinché il denaro non diventi un ostacolo, ma un veicolo di rettificazione e di bene.

Facci conoscere i poveri meritevoli, coloro che Tu hai scelto come recipienti della Tua luce nascosta, e donaci la saggezza di Binà per riconoscerli, la compassione di Tiferet per avvicinarli, e la fermezza di Yesod per sostenerli con continuità.

Aiutaci a compiere il comandamento della Tsedakà nel modo più perfetto, con gioia, con cuore allegro e volto luminoso, come chi porta un’offerta davanti al Re dei re. Che la nostra mano dia senza umiliare, che la nostra parola conforti, che il nostro sguardo pacifichi, che il nostro cuore rallegri il loro cuore.

Donaci abbondante denaro, non per la nostra gloria, ma affinché possiamo essere strumenti della Tua luce nella Sefirà di Malkhut, e diventare meritevoli grazie ai poveri stessi, come è detto: “La forza del Re è l’amore della giustizia; Tu hai fondato la rettitudine, giustizia ed equità operasti in Yaakov” (Salmo 99:4).

Perché tutto proviene da Te, e ciò che Ti restituiamo è solo ciò che Tu hai posto nelle nostre mani (1 Cronache 29:14). Tu che sei caritatevole verso tutte le creature, sii clemente verso di noi, e permettici nella Tua misericordia di diventare caritatevoli come Te.

Estirpa la meschinità dal nostro cuore, affinché possiamo dare con gioia e affabilità, senza amarezza, senza calcolo, senza paura. Che la nostra mano si apra ampiamente per dare al povero ciò che gli manca, che sia sempre pronta per chi ha fame, che possa vestire chi è nudo, che possa sostenere chi è caduto.

E per questo, Signore nostro Dio, benedicici e aiutaci a comporre le nostre preghiere davanti a Te con perfezione. Che la nostra preghiera sia pura come la luce della Hei superiore, pulita come la Yod che la precede, senza pensieri estranei, senza schermi, senza separazioni tra noi e Te.

Che la Tsedakà apra i canali della luce, che la preghiera li purifichi, che la gioia li espanda, e che la Tua Presenza dimori tra noi.

venerdì 17 luglio 2026

Preghiera del Canto

 Preghiera del Canto

Sia Tua volontà, o Signore, nostro Dio e Dio dei nostri padri, Tu che hai scelto il Tuo servo David, re d’Israele, e la sua discendenza dopo di lui, Tu che hai gradito i suoi canti melodiosi e le sue lodi che salgono come profumo soave, Sia Tua volontà ricordarTi nella Tua grande bontà della Presenza della Tua Potenza, della Tua Shekhinah santa, che erra da un luogo all’altro, che vaga tra i mondi, come l’uccello che si allontana dal suo nido, come la luce che cerca la sua dimora, come la voce che cerca il cuore puro in cui posarsi.

“E Tu ti solleverai, prenderai Sion in pietà, perché è tempo di farle grazia, l’ora è arrivata.” Rialza l’Assemblea di Israele, la Tua Malchut, falla risalire dalla sua caduta, ricongiungila alla sua radice, ricomponi la sua unità, rivesti la sua bellezza, illumina la sua voce.

Aiutaci in virtù della Tua grande misericordia, apri per noi le porte della gioia, purifica il nostro cuore, raddrizza la nostra intenzione, e fa’ che meritiamo che la nostra voce si elevi quando cantiamo, che la nostra bocca diventi strumento di luce, che il nostro respiro diventi spirito di santità, che il nostro canto salga davanti a Te come offerta pura.

Donaci la forza di ordinare davanti a Te cantici, canti e lodi, con voce piena di gioia e di allegria, con voce che unisce i mondi, con voce che risveglia la Shekhinah, con voce che porta pace nei palazzi superiori.

Che per tutta la nostra vita noi cantiamo con voce melodiosa e gradita, come Tu desideri, come Tu hai stabilito, come la Tua volontà eterna si compiace, e che il nostro canto sia per Te un ponte di luce, un’offerta di amore, un ritorno alla Tua unità.

Amen.

giovedì 16 luglio 2026

La Torah allude profeticamente agli anni della storia?

 La Torah allude profeticamente agli anni della storia?

Questa settimana iniziamo la lettura del quinto e ultimo libro della Torah, Sefer Devarim. Questo libro contiene in totale 955 versetti, un numero importante nella tradizione ebraica. Si dice infatti che ci siano 955 livelli nei Cieli (cfr. Ma’aseh Rokeach sulla Mishnah, Kinnim). Ciò si basa su un versetto di Devarim in cui Mosè dice:

“Ecco, a Hashem, il tuo Dio, appartengono i Cieli (hashamayim), e il Cielo dei Cieli (shmei hashamayim), e la Terra e tutto ciò che è su di essa!” (Deuteronomio 10:14)

Il valore numerico della parola “Cieli” (השמים), contando la mem sofit piena, è 955. Nel frattempo, la parola “ecco”, hen (הן), ha un valore di 55, a indicare che i 55 livelli più alti dei Cieli sono riservati esclusivamente a Dio. (Ma’aseh Rokeach afferma che l’angelo Metatron ha accesso a 900 livelli, ma oltre questi c’è solo Hashem).

È dunque molto significativo che Devarim abbia 955 versetti, come i livelli dei Cieli. In effetti, i “Cieli” sono un motivo ricorrente in quest’ultimo libro della Torah, più che in qualsiasi altro. Secondo il mio conteggio, ho trovato 39 occorrenze della parola shamayim (e sue varianti) nel Sefer Bereshit, 12 in Shemot, nessuna nei due successivi, e 40 in Devarim.

Tra queste ultime si trovano alcuni dei versetti più importanti e celebri della Torah, tra cui lo bashamayim hi, “la Torah non è nei Cieli” (Deuteronomio 30:12), e il passo dello Shema che recitiamo più volte al giorno, dove si dice che Dio “chiuderà i Cieli” se non osserviamo i Suoi comandamenti (Deuteronomio 11:17), e che ci benedirà grandemente “come i Cieli” se li osserviamo (Deuteronomio 11:21).

C’è anche la promessa di Hashem che radunerà il popolo nella Terra Santa dagli “estremi dei Cieli” (Deuteronomio 30:4), e il canto finale di Mosè che inizia con Ha’azinu hashamayim (Deuteronomio 32:1).

Un altro fenomeno interessante che è stato evidenziato riguardo a Devarim è che i suoi versetti sembrano alludere agli anni storici ai quali corrisponderebbero.

Attualmente ci troviamo nell’anno ebraico 5786 AM (Anno Mundi, “anno del mondo”), e la Torah contiene in totale 5845 versetti. (Il Talmud afferma che la Torah dovrebbe avere 5888 versetti; per una soluzione a questo problema, si veda “I versetti mancanti della Torah” in Garments of Light, Volume Due.) Non è del tutto chiaro da dove provenga esattamente questo concetto. Alcuni lo riportano a nome del Gaon di Vilna; credo di averlo sentito per la prima volta anni fa dal rabbino Benjamin Blech.

Prima di addentrarci nella questione, è importante menzionare che fare questo tipo di analisi richiede moltissimi conteggi e una buona calcolatrice, insieme a precisione e perseveranza. Ho passato ore a contare e ricontare i versetti per assicurarmi che tutto fosse allineato correttamente. Ho riscontrato che altri che hanno scritto o parlato di questo argomento presentano paralleli leggermente diversi, talvolta sfasati di uno, due o tre versetti. Parte del problema è che esistono variazioni nella numerazione di capitoli e versetti. Infatti, è relativamente noto che la suddivisione in capitoli e versetti non fu storicamente un’invenzione rabbinica. Fu in realtà introdotta da Caraiti e Cristiani!

Detto ciò, la suddivisione in capitoli e versetti è diventata universalmente accettata, ed è oggi regolarmente utilizzata dai nostri rabbini e nei nostri sefarim. Nei Salmi è scritto che Dio stesso “conta nel registro dei popoli” (87:6). Ciò significa che, qualunque convenzione gli esseri umani abbiano sviluppato per contare e organizzare le nostre opere e la nostra società, Hashem segue quelle stesse convenzioni! Naturalmente, tutto era già previsto da Hashem molto prima della Creazione, quindi, non c’è motivo di screditare del tutto la teoria dei versetti-anni per questo. Quando si allineano correttamente i versetti agli anni, troviamo effettivamente alcuni paralleli sorprendenti (se non profetici).

I versetti corrispondenti agli anni che vanno dall’ascesa dei Nazisti (nel 1933, cioè 5693 AM) fino alla fine della Shoah (nel 1945, cioè 5705 AM) sono Deuteronomio 29:19–30:3. Questo brano parla di un caso in cui un particolare clan o tribù all’interno di Israele si allontana da Dio e dalla Torah. Che cosa farà Hashem con questo segmento ribelle del popolo ebraico?

Dio non li perdonerà. Anzi, l’ira e la passione di Dio si abbatteranno su di loro, finché ogni maledizione registrata in questo libro scenderà su di loro, e Dio cancellerà il loro nome da sotto i Cieli. Dio li separerà da tutte le tribù d’Israele per la sventura, secondo tutte le maledizioni del patto registrate in questo libro della Torah. E le generazioni future chiederanno — i figli che verranno  dopo di voi, e gli stranieri che giungeranno da terre lontane e vedranno le piaghe e le malattie che Dio ha inflitto a quella terra, tutto il suo suolo devastato da zolfo e sale, incapace di essere seminato o di produrre, senza che vi cresca erba, proprio come il sovvertimento di Sodoma e Gomorra, Admah e Zeboim, che Dio rovesciò nella sua furia ardente. E tutte le nazioni diranno: “Perché Dio ha fatto questo a questa terra? Che cos’è questa terribile ira?” Allora si dirà: “Perché hanno abbandonato il patto di Hashem, il Dio dei loro padri, che Egli aveva stretto con loro quando li fece uscire dalla terra d’Egitto; e sono andati a servire altri dèi e li hanno adorati, dèi che non conoscevano e che Egli non aveva assegnato loro; perciò l’ira di Hashem si è accesa contro questa terra, per far venire su di essa tutta la maledizione scritta in questo libro…

Abbiamo effettivamente visto la distruzione orribile dell’ebraismo ashkenazita nel periodo corrispondente a questi versetti, e tragicamente essi hanno sperimentato tutte le terribili maledizioni della Torah (come descritto in modo vivido in Bechukotai e Ki Tavo). Ma il brano ha una conclusione positiva, con il versetto corrispondente al 1945 e alla fine della guerra (e alla migrazione di molti sopravvissuti verso la Terra Santa), che dice: “Allora Hashem, il tuo Dio, invertirà la tua cattività, avrà compassione di te, e ritornerà e ti radunerà da tutti i popoli dove Hashem, il tuo Dio, ti aveva disperso.”

Dopo la guerra, i successivi anni (1946-1949, cioè 5706-5709) videro l’ascesa dello Stato di Israele, con una massiccia aliyah ebraica, l’armamento e l’addestramento della Haganah e la sua trasformazione nell’IDF, il voto delle Nazioni Unite nel 1947, poi l’uscita dei britannici e la dichiarazione d’Indipendenza nel maggio del 1948. A ciò seguì una vittoria decisiva di Israele nella Guerra d’Indipendenza, la consolidazione della sua posizione e del suo potere nel 1949, insieme all’istituzione della prima Knesset in quell’anno. Questi anni corrispondono ai versetti Deuteronomio 30:4-7, che dicono:

Anche se i tuoi esiliati si trovassero agli estremi del mondo, da lì Hashem, il tuo Dio, ti radunerà—da lì sarai riportato. E Hashem, il tuo Dio, ti condurrà nella terra che i tuoi antenati possedettero, e tu la possederai; e sarai reso più prospero e più numeroso dei tuoi antenati. Allora Hashem, il tuo Dio, aprirà il tuo cuore e il cuore dei tuoi discendenti—per amare Hashem, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, affinché tu possa vivere. E Hashem, il tuo Dio, infliggerà tutte quelle maledizioni ai nemici e ai persecutori che ti hanno oppresso.

La successiva sequenza fondamentale di eventi furono gli anni che precedettero la Guerra dei Sei Giorni, durante la quale Israele liberò e riunificò finalmente Gerusalemme, riconquistò le sue terre bibliche ancestrali fino al fiume Giordano (con tutti i numerosi luoghi santi che vi si trovano), e divenne la potenza dominante della regione.

I piani per la Guerra dei Sei Giorni furono preparati alcuni anni prima, e dipendevano da informazioni vitali portate dalle spie israeliane, tra cui il celebre Eli Cohen in Siria (tragicamente catturato nel 1965). Nel frattempo, gli arabi preparavano i loro piani per distruggere Israele. Fu nel 1963 che Egitto, Iraq e Siria formarono la Repubblica Araba Unita, con un esercito coordinato che avrebbe potuto distruggere lo Stato ebraico.

Alcune settimane prima della Guerra dei Sei Giorni, il presidente egiziano Nasser dichiarò: “Non entreremo in Palestina con il suo suolo coperto di sabbia, vi entreremo con il suo suolo intriso di sangue.”

Nel frattempo, il suo alleato, il presidente siriano Hafez Assad, disse: “Le nostre forze sono ora completamente pronte non solo a respingere qualsiasi aggressione, ma a iniziare noi stessi l’azione… è giunto il momento di iniziare una battaglia di annientamento.”

Quegli anni cruciali, 1963-1967 (o 5723-5727 AM), corrispondono ai versetti Deuteronomio 31:1-5, l’inizio della parashat Vayelekh:

Mosè andò e parlò queste cose a tutto Israele. Disse loro: “Oggi ho centoventi anni; non posso più uscire e entrare; e Hashem mi ha detto: ‘Tu non passerai questo Giordano. Hashem, il tuo Dio, passerà davanti a te; Egli distruggerà queste nazioni davanti a te, e tu le spodesterai; e Giosuè passerà davanti a te, come Hashem ha detto.’ Dio farà a loro ciò che fece a Sihon e Og, re degli Amorrei, e alle loro terre, quando furono annientati. Dio li consegnerà nelle vostre mani, e voi li tratterete pienamente secondo l’ordine che vi ho comandato.”

In modo sorprendente, Hashem promette una vittoria miracolosa come quella che annientò Sihon e Og, e nella Guerra dei Sei Giorni gli eserciti di Nasser e Assad furono anch’essi completamente annientati, in modo miracoloso. Inoltre, Israele riconquistò tutte le terre fino al fiume Giordano, che è esplicitamente menzionato in questo brano.

Che dire dei riferimenti ai “Giorni Finali” e all’Ikvot haMashiach? Come ho discusso innumerevoli volte negli anni (incluso lo shiur più recente e questo vecchio saggio), lo Zohar contiene una famosa profezia riguardo al punto di partenza finale dei Giorni della Fine, basata sul concetto dei “giorni celesti”. I Saggi insegnarono (basandosi sul Salmo 90) che ogni millennio della storia umana è un “giorno celeste”. Così, il “venerdì pomeriggio”, o l’Erev Shabbat della storia, inizia sei ore prima del Sabato cosmico, cioè nell’anno 5750, che cominciò nel settembre del 1989. In modo affascinante, se ancora una volta mettiamo in parallelo gli anni con i versetti, troviamo il seguente brano corrispondente in Deuteronomio 31:28-29:

“Raduna presso di me tutti gli anziani delle tue tribù e i tuoi ufficiali, affinché io possa pronunciare queste parole nelle loro orecchie, e chiamare il Cielo e la Terra come testimoni contro di loro. Poiché so che dopo la mia morte vi corromperete, e devierete dalla via che vi ho comandato; e il male vi colpirà nei Giorni Finali, perché farete ciò che è male agli occhi di Hashem, provocandolo con le opere delle vostre mani.”

Cosa succede quando torniamo più indietro nel tempo? La corrispondenza tra versetti e anni funziona ancora?

Poniamo di tornare al 1492 e all’Espulsione dalla Spagna. Ciò corrisponderebbe al 5252 del calendario ebraico, che si allinea con Deuteronomio 12:21. Questo versetto inizia con ki irchak mimkha hamakom, “Se il luogo che Hashem ha scelto per stabilire il Suo Nome è troppo lontano da te…”. Si potrebbe vedere qui un’allusione alla penisola iberica, che storicamente era considerata la comunità ebraica più lontana possibile, trovandosi all’estremo occidentale del Vecchio Mondo.

Quando il profeta Ovadiah (1:20) si riferisce all’esilio ebraico più distante, dice che essi sono lontani fino a Tzarfat e Sepharad, tradizionalmente intesi come Francia e Spagna, come commenta Rashi. Rashi suggerisce anche che le tribù settentrionali di Israele furono esiliate in Francia, mentre i Giudei furono esiliati in Spagna.

Un altro anno estremamente significativo nella storia mondiale ed ebraica è il 1648 (o 5408). Fu l’anno in cui terminò la Guerra dei Trent’anni (relativamente, il conflitto più letale della storia umana) e in cui Shabbatai Tzvi dichiarò di essere il messia, iniziando a raccogliere un enorme seguito che lasciò un impatto permanente sul futuro dell’ebraismo. Il versetto corrispondente è Deuteronomio 20:12, che dice che se una città non vuole fare pace con Israele e va in guerra contro Israele, allora Israele deve assediare e bloccare quella città per sconfiggerla.

È interessante notare che Shabbatai Tzvi dichiarò di essere il messia nella sua città natale, Smirne. In quel periodo, gli Ottomani erano impegnati in una guerra marittima con Venezia, chiamata Guerra di Candia (1645-1649). Durante il conflitto, Venezia aveva bloccato e assediato vari importanti porti ottomani, tra cui Smirne! Tzvi rivelò la sua “messianicità” nel mezzo di questo conflitto paralizzante, in un momento in cui i mercanti ebrei di Smirne erano in grande difficoltà. E fu poco dopo la fine della guerra (e dell’assedio) che Tzvi venne espulso da Smirne dal suo rabbinato.

Il movimento di Tzvi continuò a crescere fino al 1666, quando fu catturato dagli Ottomani e minacciato di esecuzione. Il codardo e ciarlatano che era, Tzvi si convertì all’Islam per salvare la propria vita, dimostrando alla maggior parte del mondo ebraico che era un falso messia. Questo avvenne nel 5426 del calendario ebraico, corrispondente a Deuteronomio 21:10, che dice: “Quando andrai in guerra contro i tuoi nemici, e Hashem tuo Dio li consegnerà nelle tue mani e tu ne farai dei prigionieri…”

Quando i nemici di Israele venivano fatti prigionieri, e un israelita desiderava sposare una particolare “bella prigioniera”, ella doveva prima sottoporsi a un processo di un mese che prevedeva, tra le altre cose, la rimozione dei suoi “abiti di prigionia” (21:13). Credo che questo alluda alla cattura di Shabbatai Tzvi e alla sua conversione all’Islam, con la rimozione dei suoi abiti tradizionali ebraici e l’adozione invece dell’abbigliamento musulmano e del turbante ottomano.

Ora, quando ho provato a cercare versetti e anni andando più indietro nel tempo, prima di Devarim, non ho trovato paralleli convincenti. Per esempio, l’anno 70 d.C., quando il Tempio fu distrutto, corrisponde a Numeri 6:9, che descrive dettagli del nazir. La nascita di Abramo nel 1812 a.C. (o 1948 AM nel conteggio tradizionale ebraico) corrisponderebbe a Esodo 16:1, che descrive come i Figli d’Israele arrivarono nel deserto di Sin dopo l’Esodo. Nulla di particolarmente rilevante.

L’Esodo stesso nel 1312 a.C. (o 2448 AM) corrisponderebbe a Esodo 32:13, che dice:

“Ricorda i tuoi servi, Abramo, Isacco e Israele, ai quali hai giurato per Te stesso dicendo: Renderò la vostra discendenza numerosa come le stelle del cielo, e darò alla vostra discendenza tutta questa terra di cui ho parlato, affinché la possiedano per sempre.”

Questo versetto è in qualche modo collegato al tema dell’Esodo, ma non in modo particolarmente forte.

Pertanto, penso che la corrispondenza versetti‑anni funzioni solo per Sefer Devarim, e che questo sia uno dei suoi elementi unici. È vero che gli eventi e gli anni della storia antica sono difficili da collocare cronologicamente, e non sappiamo necessariamente con precisione quando certi eventi siano accaduti. Questo rende ancora più difficile rintracciare anni e versetti precedenti a Devarim. Il passato è nebuloso, ma che dire del futuro?

L’anno attuale, 5786, corrisponderebbe al versetto in Ha’azinu: “Ecco, tutto ciò è riposto presso di Me, sigillato nei Miei depositi.” (Deuteronomio 32:34)

Che cosa è sigillato nel deposito di Dio? Sforno commenta collegandolo a un versetto simile in Isaia 63:4, che si riferisce al tanto atteso Giorno del Giudizio, e a un versetto in Daniele 12:9 che afferma che i Tempi Finali sono sigillati. Il Gaon di Vilna commenta (in Aderet Eliyahu) che tutti i mali fatti a Israele sono “immagazzinati”, e che Dio risponderà misura per misura nel prossimo Giorno del Giudizio.

Quando verrà questo giorno di vendetta? Il versetto successivo (corrispondente al prossimo anno, 5787) dice:

“Poiché la Mia vendetta e la Mia ricompensa giungeranno nel momento in cui il loro piede vacillerà, poiché il giorno della loro rovina è vicino, e il loro destino sopraggiunge rapidamente.”

E il versetto seguente (per 5788) completa il quadro:

“Poiché Dio farà giustizia al Suo popolo e si vendicherà dei Suoi servi.”

Il brano termina sette versetti dopo (corrispondenti al 5795, cioè 2035) con queste parole:

“O nazioni, acclamate questo popolo! Poiché Egli vendicherà il sangue dei Suoi servi, farà ricadere la vendetta sui Suoi avversari e purificherà la terra del Suo popolo.”

Questo è l’ultimo versetto del canto di Ha’azinu, e poi viene detto:

“Mosè venne, insieme a Hoshea figlio di Nun, e recitò tutte le parole di questo poema agli orecchi del popolo.” (Deuteronomio 32:44)

In totale, ci sono 5845 versetti, il che significa che l’ultimo anno alluso sarebbe il 2045. Questo implica che il Mashiach debba arrivare entro il 2045? La storia come la conosciamo finirà entro quella data?

Possiamo trarre ulteriori spunti da un’altra intrigante possibilità di corrispondenza versetti‑anni. Come menzionato in una lezione recente (su Trump e l’Iran), esiste una sorprendente corrispondenza tra i 150 capitoli dei Salmi e gli anni a partire dal 1901. Cioè, il Salmo 1 corrisponderebbe al 1901, il Salmo 17 al 1917, e così via.

Troviamo che il Salmo 48, corrispondente al 1948, parla di regni vicini che si uniscono contro Israele e cercano di distruggerlo, ma poi fuggono nel panico:

“Ecco, i re si sono alleati; avanzano insieme. Alla sola vista, restano sbigottiti, si spaventano, si danno alla fuga…” (vv. 5-6)

Nel frattempo, gli ebrei festeggiano:

“Gioisca il monte Sion! Esultino le città di Giuda, per i Tuoi giudizi.” (v. 12)

I sionisti esultano!

Il Salmo 67 è il celebre “Salmo della Menorah” che il re Davide aveva inciso sul suo scudo quando andava in guerra. Nell’anno corrispondente, 1967, Israele andò in guerra e liberò e riunificò Gerusalemme, la Città di Davide.

Il Salmo 89, corrispondente al 1989, parla della venuta del Mashiach e della sua unzione (v. 21), e nel 1989 gli archeologi annunciarono la riscoperta dell’antico olio di unzione.

Il Salmo 90 corrisponde al 1990 e al 5750. Ricorda che il 5750 è il punto di partenza finale per l’Ikvot haMashiach, basato sull’idea che ogni “giorno celeste” equivalga a 1000 anni umani. Qual è il versetto‑prova fondamentale per l’idea che 1000 anni umani siano un “giorno” celeste? Proprio il Salmo 90, che dice: “Ai tuoi occhi mille anni sono come il giorno di ieri che è passato.”

Il Salmo 126 inizia con: “Quando Dio restaurò la cattività di Sion, eravamo come sognatori… Allora si dirà tra le nazioni: ‘Dio ha fatto grandi cose per loro!’” Questo è proprio come il 2026, iniziato con il ritorno dell’ultimo ostaggio del 7 ottobre.

Guardando avanti, il Salmo 127 inizia con Dio che progetta di ricostruire la Sua Casa: “Se Dio non costruisce la casa, invano faticano i costruttori; se Dio non custodisce la città, invano veglia il guardiano.”

Il Salmo 145, che corrisponderebbe al 2045, e all’ultimo anno alluso da Sefer Devarim, è il potente Ashrei che recitiamo tre volte al giorno. Termina dicendo che: “Ogni carne benedirà il Suo santo nome per sempre e in eterno.”

Ricorda anche che il Salmo 145 è un acrostico, ma manca il versetto con la lettera nun. Alcuni dicono che sarà restaurato con la venuta del Mashiach. (Su quale potrebbe essere quel versetto, basandosi su antiche evidenze archeologiche, vedi la lezione citata.)

Dopo il Salmo 145, abbiamo solo altri cinque salmi “Hallelujah” che descrivono le meraviglie incredibili della futura era messianica. Questo include:

  • Dio che “regna su Sion per sempre” (146:10),
  • Dio che “ricostruisce Gerusalemme, raduna gli esiliati d’Israele—guarisce i loro cuori spezzati e fascia le loro ferite.” (147:2-3),
  • l’intero cosmo che loda Dio (148),
  • Israele che canta un nuovo canto di gioia alla fine dei giorni (149),
  • e infine Dio lodato nel Suo Santuario ricostruito, con tutte le anime che vi giungono e cantano Halleluyah! (150)

Questo ci porterebbe al 2050. È un anno significativo per un altro motivo: i cabalisti insegnarono che la generazione del Mashiach è una reincarnazione della generazione dell’Esodo, e che la Redenzione Finale rispecchierà la Prima Redenzione. Poiché la Prima Redenzione terminò 190 anni prima del previsto (con il conteggio tradizionale che Israele trascorse solo 210 anni in Egitto, e non i 400 originariamente decretati), si può ipotizzare che anche la Redenzione Finale arriverà 190 anni prima della scadenza.

Dunque, tornando indietro di 190 anni dalla soglia dei 6000 anni, arriviamo al 5810, cioè 2050. E se i versetti di Devarim e Tehillim corrispondono davvero agli anni futuri, abbiamo molto da attendere con speranza, e molto presto.

Shabbat Shalom!

Mayim Achronim

mercoledì 15 luglio 2026

SHABAT

 SHABAT

Ribono shel Olam, nella Tua bontà che scende da Keter Elyon, radice di ogni santità, concedimi il merito di ricevere lo Shabat come la Luce primordiale che precede la creazione, con santità sovrabbondante, con gioia che sgorga da Binà, con pace che proviene da Tiferet, con fraternità che discende da Chesed, e con tutte le forme di gioia che si riversano nei mondi.

Nella Tua grazia, aiutami a osservare lo Shabat secondo le sue leggi, affinché la mia Malkhut sia purificata e resa degna di ricevere la luce delle Sefirot superiori. Preservami dal trasgredire alcuno dei trentanove lavori proibiti, i loro derivati e le recinzioni rabbiniche, affinché la mia azione non interrompa il flusso di Shefa che scende nei mondi durante questo giorno. Fa’ che io consideri conclusi tutti i miei affari profani, e che nessun pensiero di lavoro, di affari o di occupazioni materiali attraversi la mia mente, affinché la mia coscienza si elevi da Asiyà a Yetzirà, e da Yetzirà a Beriyà, fino a percepire la quiete di Atzilut.

Concedimi il merito di purificare le mie parole durante lo Shabat, affinché la mia bocca diventi un canale di Malkhut deKedushà, e che i miei propositi di Shabat non assomiglino a quelli dei giorni feriali. Che nessuna parola vana esca dalla mia bocca, affinché il mio parlare sia un iychud tra Tiferet e Malkhut, tra la bellezza della Tua Torah e la presenza della Tua Shekhinà.

Aiutami e dammi il merito di santificare lo Shabat con ogni tipo di santificazione, di onorarlo con ogni tipo di onore e magnificenza. Che sia nel nutrimento, nelle bevande, negli abiti adatti, nella casa preparata, negli utensili degni; oppure nel mio cuore e nei miei organi, con canti, lodi, melodie e cantici, con grande gioia e allegria, con timore e amore straordinari. Che tutto questo sia un’unione tra Chokhmà e Binà, tra Ze‘ir Anpin e Nukvà, affinché la Shekhinà possa riposare su di me e sulla mia casa.

Concedimi un attaccamento meraviglioso e profondo al Tuo Nome grande e santo, affinché il mio spirito si unisca alla radice della mia anima in Keter, e che la luce dello Shabat impregni i sei giorni della settimana, trasformando ogni giorno in un riflesso della Sua santità. Che io possa ricordarmi sempre dello Shabat e preparare cose buone fin dal primo giorno della settimana, come è scritto: “Ricordati del giorno di Shabat per santificarlo”, ricordati — cioè dal primo giorno — affinché la mia settimana sia un crescendo verso la Luce.

Nella Tua grande misericordia, dammi il merito di ricevere lo Shabat come conviene, con molta gioia, con ricchezza e onore, e con meno peccati possibile. Che possa moltiplicare i cibi di Shabat e di Yom Tov senza guardare alle spese, perché ogni pietanza è un veicolo di Shefa che scende da Yesod verso Malkhut. Che possa impegnarmi a trovare ogni tipo di delizia, cibi e bevande in onore dello Shabat, affinché il mio nutrimento sia un atto di avodà, come è scritto: “Mangialo, oggi”, perché il nutrimento di Shabat è divinità, è santità, è luce superiore rispetto al nutrimento dei giorni feriali.

Che abbia il merito, grazie al nutrimento di Shabat, di riparare le trasgressioni che ho potuto commettere in questo giorno, perché Tu sai quanto è difficile per un essere umano vigilare completamente su sé stesso. Solo Tu puoi preservarmi da ogni trasgressione. Fa’ che io possa moltiplicare i cibi di Shabat affinché, attraverso questo, possa riparare tutte le trasgressioni shabatiche che ho potuto commettere nella mia esistenza, e che la luce dello Shabat ricostruisca ciò che è stato spezzato, purifichi ciò che è stato oscurato, e riporti la mia anima alla sua radice in Atzilut.

Yehi ratzon che lo Shabat diventi per me un portale di unione, di guarigione, di elevazione e di ritorno alla Tua luce infinita.

martedì 14 luglio 2026

Scopo Vero

 Scopo Vero

Sia Tua volontà, o Signore nostro Dio e Dio dei nostri padri, che la luce della Tua Volontà Suprema, proveniente da Keter Elyon, discenda su di noi con misericordia infinita, e ci aiuti a fare la Tua volontà con cuore integro, purificato e retto, affinché la nostra volontà inferiore si unisca alla Tua Volontà superiore e il nostro cuore divenga un trono per la Tua Presenza.

Che possiamo allontanarci veramente dal male, separandoci da ogni klippà e da ogni oscurità, e fare sempre ciò che è bene ai Tuoi occhi, rivelando la luce di Chesed e la forza di Ghevurah nella loro armonia perfetta, così da meritare di raggiungere il vero scopo per cui siamo stati creati, e che la nostra anima si elevi verso la sua radice in Tiferet, la bellezza della verità.

Che in tutte le nostre azioni e occupazioni di questo mondo, nella dimensione di Malchut, la nostra intenzione sia sempre orientata al bene finale, e che ogni gesto, ogni pensiero e ogni parola diventino canali di Yesod che conducono al vero scopo, affinché tutto ciò che facciamo sia un ponte tra il mondo inferiore e il mondo superiore.

Che non facciamo alcuna cosa, che non ci consacriamo ad alcuna occupazione, che non pronunciamo alcuna parola che non sia legata allo scopo finale, e che la nostra bocca, le nostre mani e la nostra mente siano purificate e rese strumenti della Tua luce, affinché ogni movimento della nostra vita sia un atto di unificazione e di elevazione.

Che noi realizziamo il versetto che dice: “In tutte le Tue vie conosciLo e Lui renderà retto il tuo cammino”, e che la luce di Daat illumini le nostre vie, che Netzach e Hod diventino sentieri di consapevolezza, e che Tiferet raddrizzi il nostro cammino con la Sua armonia divina.

Che tutte le nostre azioni siano fatte per il Cielo, Lishmà, per la santificazione del Tuo Nome, affinché la luce superiore scenda attraverso Yesod e si riveli in Malchut, e che ogni istante della nostra vita diventi un luogo di incontro tra noi e Te, o Fonte della Vita.

lunedì 13 luglio 2026

Scudo Protettore per il Mese di AV

 

Rosh Chodsh Av

 

BONTA’ – TOV

 BONTA’ – TOV

Sovrano del Mondo, Radice della Bontà che scende da Chèsed di Atzilùt, Tu conosci la struttura dei nostri vasi interiori, e sai quanto è difficile spezzare e annullare gli errori della collera e della severità, quando il fuoco di Ghevurà si accende in noi e tenta di dominare la mente e il cuore.

Quando la collera brucia, a Dio non piaccia, la luce di Chokhmà si ritira, la mente si oscura, e il Ruach perde la sua stabilità. Per questo Ti supplichiamo: fa’ discendere su di noi la dolcezza di Chèsed, la luce bianca che placa il rosso della severità, e unisci in noi Chèsed e Ghevurà nel punto di equilibrio di Tiferet, affinché il nostro cuore ritrovi la sua forma retta.

Abbi pietà di noi per il Tuo Buon Nome, il Nome che unisce le quattro lettere del Tetragramma nella loro armonia: Yod – radice della saggezza, Hei – espansione della comprensione, Vav – canale della misericordia, Hei – manifestazione della bontà nel mondo.

Vieni in nostro aiuto, guardaci e salvaci sempre nella Tua misericordia e nella Tua infinita bontà. Fa’ che la luce di Arich Anpin, la lunga pazienza, si riveli in noi, e che la forza di Ze’ir Anpin sia addolcita e guidata dalla compassione.

Aiutaci a spezzare e annullare in noi e attorno a noi il peccato della collera e della severità. Che la fiamma di Ghevurà sia purificata e trasformata in Ghevurà de-Chèsed, la forza che protegge senza distruggere, la disciplina che costruisce senza ferire.

Fa’ in modo che non sia mai travolto e non agisca del tutto con severità. Che meriti di essere sempre buono con tutti, da adesso e per sempre, e che la mia bontà sia un canale attraverso cui la Tua luce scende nel mondo, portando pace, equilibrio e guarigione.

Meditazione:

  • Immagina un fuoco rosso nel petto: è la collera.
  • Sopra di esso, visualizza una luce bianca che scende dall’alto: è Chèsed.
  • La luce bianca avvolge il rosso, lo addolcisce, lo rende rosa, poi oro.
  • L’oro è Tiferet, equilibrio, bellezza, bontà attiva.

Formula interiore:

“Unisco Chèsed e Ghevurà nel mio cuore, e stabilisco Tiferet in me”.

Kavanà: Ogni volta che la collera sorge, non la respingo: la riconosco, la porto alla luce, la trasformo. La severità diventa forza che protegge, non che ferisce. La bontà diventa stabilità, non debolezza.

Sovrano del mondo, addolcisci in me la collera e la severità. Fa’ discendere la Tua bontà nel mio cuore. Trasforma la mia forza in equilibrio, la mia severità in protezione, la mia collera in luce. Che io sia buono con tutti, oggi e sempre.

domenica 12 luglio 2026

BENE ETERNO

 BENE ETERNO – Yichud ha‑Tov ha‑Nitzchì

Sovrano del mondo, Tov u‑Metiv, Colui che diffonde bontà in tutti i mondi. Con la Tua Volontà Superna, radicata nel Keter Elyon, Tu hai emanato il primo pensiero, il Machshavà ha‑Rishonà, nel quale tutto era già incluso in perfezione.

Nella Luce di Arich Anpin, Tu hai concepito il bene finale che desideri riversare sulle creature, affinché ogni essere possa ascendere dal livello dell’azione fino alla radice del pensiero, e unirsi alla Volontà Primordiale che precede ogni mondo.

Con la Sapienza meravigliosa di Chokhmà, Tu hai emanato i mondi; con la Comprensione di Binà, li hai strutturati; con la Bellezza di Ze’ir Anpin, li hai vivificati; e con la Presenza della Shekhinà, li hai radicati nel mondo dell’Azione.

Dal vertice del Mondo dell’Emanazione (Atzilut) fino all’estremità del Mondo dell’Azione (Assiyà), Tu hai disposto ogni livello affinché noi, camminando nel sentiero del Tikkun, potessimo elevarci gradualmente, purificando il desiderio, rettificando il pensiero, e tornando alla Radice del Bene.

Fa’ che attraverso le nostre azioni rette, le nostre parole di verità e le nostre intenzioni pure, possiamo ascendere dal mondo dell’Azione al mondo della Formazione, dalla Formazione alla Creazione, e dalla Creazione all’Emanazione, fino a includerci nel Pensiero Primordiale che è la radice di ogni bene.

E così, per la forza del Yichud Keter–Chokhmà–Binà, per la dolcezza del Chesed che scende da Arich Anpin, e per la rettificazione di Ze’ir Anpin e Nukvà, possa rivelarsi in noi e nel mondo il Bene Eterno, il bene tra i beni, il bene che non si interrompe mai.

Meditazione del Bene Eterno

1. Respira e porta la mente nel punto più alto, la punta della Yod, visualizzando una luce bianca che rappresenta il Pensiero Primordiale.

2. Senti che questa luce è bontà pura, senza forma, senza limite.

3. Visualizza la discesa della luce attraverso le Sefirot:

o    Chokhmà come un lampo di intuizione,

o    Binà come un’espansione chiara,

o    Ze’ir Anpin come un flusso armonico,

o    Shekhinà come presenza vicina e materna.

4. Porta questa luce fino al tuo corpo, nel mondo dell’Azione.

5. Ora risali lentamente, riportando ogni parte di te verso la radice del Pensiero Primordiale.

6. Pronuncia interiormente: “Mi includo nel Pensiero Primordiale del Bene Eterno”.

7. Senti che il bene finale è già presente, già compiuto, e tu ti stai solo allineando ad esso.

8. Rimani nella sensazione di bene infinito, come se fosse la tua natura originaria.

Sovrano del mondo, fonte del Bene Eterno, Tu hai creato tutti i mondi con saggezza affinché potessimo ritornare al Pensiero Primordiale e unirci al bene finale che Tu hai preparato per noi. Fa’ che ogni mia azione, parola e pensiero si elevi verso quel bene, e che la Tua luce mi conduca al Bene Eterno. Amen.

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