Comandamenti
L'universo e
costituito solamente di due componenti: il Creatore ed il suo desiderio di fare
piacere e la creazione ed il suo desiderio di provare del piacere. Il desiderio
di provare del piacere riparato per mezzo di uno schermo anti-egoista e
designato dal termine "partsuf", elemento spirituale. Quando il
partsuf lascia penetrare in se il piacere dedicando questa sensazione al
Creatore, realizza il "zevug de akaa" (accoppiamento per colpo),
questa azione e designata dal termine "Comandamento."
La luce che penetra
il partsuf e designata dal termine "Torah". Cioè, se l'uomo imprime
all'osservazione fisica di un comandamento un orientamento spirituale e che,
facendo questo, riceve dentro di sé, nel suo egoismo riparato, la luce della
Torah, unisce in sé due mondi.
Osservando i
comandamenti in questo mondo, l'uomo deve definire ancora ciò che vuole
ottenere per mezzo di ciò che osserva. L'osservazione puramente automatica non
permette la progressione spirituale, ma pone spiritualmente l'uomo al "livello
inanimato". Solo l'intenzione, in funzione della sua intensità e del suo
orientamento, introduce l'uomo nel mondo spirituale e definisce il suo grado
spirituale e l'intensità della sua percezione della luce spirituale, del
Creatore. "Un comandamento senza intenzione e un corpo senza anima", cioè,
si trova spiritualmente al livello inanimato.
Insegnare
l'intenzione giusta costituisce l'oggetto ed il compito della Kabbalah, e la
ragione per la quale rappresenta la parte nascosta della Torah, perché ogni
uomo e solo a conoscere la sua intenzione, e nessuno altro. Talvolta, l'uomo
stesso non può definire precisamente le sue intenzioni.
Nella sua fase
iniziale, l'insegnamento della Kabbalah e basato sullo studio dell'uomo, sul
modo di definire le sue vere intenzioni. L'uomo finisce per prendere coscienza
del suo egoismo e della vera natura del suo desiderio di provare del piacere
senza alcun pensiero per gli altri né considerazione dell'opinione né del
desiderio degli altri.
All'inizio della
sua progressione spirituale, l'uomo non comprende perché si alza la mattina
presto, studia, partecipa ai colloqui. Lo fa inconsapevolmente. È solo dopo,
quando il Creatore si rivela a lui, che comincia a prendere coscienza che e
stato portato ad agire cosi, e tutto diventa chiaro.
I mondi non
esistono senza l'uomo che ne ha la percezione. Solo l'uomo, con la sua
percezione di uno o l'altro dei frammenti della loro luce infinita ed uniforme,
chiama il frammento che percepisce il "suo mondo."
All'inverso, tutti
i gradi dei mondi sono allo stato latente nell'uomo. Si tratta delle gradazioni
della sua conoscenza dello spirituale che corrisponde all'acquisizione
progressiva, grado dopo grado, delle conoscenze che superano i limiti del
nostro mondo.
L'uomo e un punto
egoista nella creazione che deve maturare per progredire spiritualmente. Solo
la maturazione, il punto nel cuore dell'uomo che si apre, corrisponde
all'incitamento iniziale, tutti gli altri atti ne conseguono.
Siamo mossi
solamente dal desiderio di provare del piacere a tutti i livelli del nostro
sviluppo. Questo desiderio e designato dal termine "klipa" (pelle,
scorza) perché questa forza protegge l'uomo finché non e giunto ad uno stadio
di sviluppo tale che desidera togliere da sé questa pelle per accedere al
frutto. Il frutto, e la klipa riparata, il desiderio di dare senza ritorno, di
fare piacere, come il Creatore.
La klippa e una
forza spirituale. Il corpo spirituale della klippa si costituisce, proprio come
un corpo spirituale puro, di una testa e di un corpo. La testa della klippa e
designata dal termine "conoscenza", ed il corpo con "l'azione di
ricevere". La "testa" di un corpo spiritualmente puro e chiamata
"fede al di sopra della conoscenza", ed il "corpo" e
chiamato "l'azione di dare senza ritorno."
Solo lo studio
assiduo può fare portare fuori l'uomo dagli stati in cui affonda senza poter
far niente. Lo studio quotidiano purifica i pensieri, incita al movimento nella
giusta direzione.
Il vino simboleggia
la luce di "Chokmah", la luce della vita. Per sottolineare che
riceviamo questa luce della vita per mezzo di uno schermo, diciamo
"lechaim" affinché la luce che ci giunge c'illumina a nome della
vita, affinché questa luce non sia ricevuta in modo scorretto nei desideri non
riparati, ciò che farebbe sparire la luce ed apparire la "morte
spirituale."
Domanda: Ci sono delle
cattive domande, delle domande inutili?
No, se c’è una
domanda, ciò significa che c’è un desiderio alla ricerca della sua
soddisfazione, questa domanda ha il diritto di esserci. Per quanto riguarda la
risposta, e più complicato. Non è possibile fornire una risposta chiara a causa
delle differenze di percepire tra chi ha posto la domanda e chi può rispondere.
In modo generale, non esistono risposte alle domande. Ciascuno deve rispondere
da solo alle proprie domande.
Se un uomo prova
delle inquietudini spirituali, ciò significa che i legami personali lo
collegano al Creatore, legami ancora poco chiaramente sentiti, ma dei legami.
Nessun altro che lui deve saperlo, d'altronde lui stesso non comprende bene ciò
che gli arriva.
Il mondo spirituale
e solamente il desiderio di ricevere e lo schermo, masakh che gli è opposto. La
presa di decisione nel kli si effettua o a partire da un desiderio (kli
egoista), o a partire dal masakh (keli spirituale che dà senza ritorno), o a
partire dalla loro fusione (kli spirituale che riceve).
L'uomo deve
sforzarsi di analizzare tutto cio che gli arriva, di accettare tutti gli
avvenimenti come un mezzo per progredire spiritualmente. Non esiste nessuna
ricetta, in ogni caso particolare, l'uomo deve lui stesso sapere ciò che può e ciò
che non può fare, in ogni caso particolare, tutti i suoi sforzi e mettendo in
applicazione tutti i metodi indicati dai nostri maestri per risolvere ogni
questione.
Quando l'uomo vede
che dopo avere provato tutto, non può uscire allora dal suo piccolo universo,
dal suo egoismo, solleva le braccia e grida verso Dio chiedendogli dell'aiuto.
L'egoismo odora allora di morte e comincia a gridare. E solamente in questa
situazione senza uscita che il Creatore aiuta l'uomo perché questo e allora
pronto ad accettare l'aiuto del Creatore.
Riusciremo tutti a
realizzare il "gmar tikun", il perfezionamento della riparazione,
giungeremo tutti alla nostra radice "nell'ein sof", volente o
nolente. In anticipo verso la riparazione finale, verso la fine di questo
mondo, dell'esistenza egoista, indipendentemente dal nostro desiderio. La
nozione di "fine del mondo" nel linguaggio quotidiano e radicalmente
differente dal suo vero senso in Kabbalah.
Lo studio delle
vere sorgenti può accelerare la nostra progressione verso lo spirituale e può
darci la possibilità di vivere lo spirituale in questa vita. Questa strada e
chiamata strada della Torah. La progressione può farsi anche in ogni modo con
le sofferenze, seguendo le rivoluzioni dell'anima, il risultato e identico.
La strada della
Torah non significa diminuire le sofferenze o cercare di sfuggirle, non e ciò
che muove chi progredisce secondo questa via. L'uomo trasforma le sofferenze
indotte dal piacere egoista insufficiente procurato dagli oggetti di questo
mondo, in sofferenze dovute all'assenza di spirituale e, per fatto, diminuisce
il tempo del suo percorso verso lo scopo.
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