lunedì 26 ottobre 2026

Comandamenti

 Comandamenti

L'universo e costituito solamente di due componenti: il Creatore ed il suo desiderio di fare piacere e la creazione ed il suo desiderio di provare del piacere. Il desiderio di provare del piacere riparato per mezzo di uno schermo anti-egoista e designato dal termine "partsuf", elemento spirituale. Quando il partsuf lascia penetrare in se il piacere dedicando questa sensazione al Creatore, realizza il "zevug de akaa" (accoppiamento per colpo), questa azione e designata dal termine "Comandamento."

La luce che penetra il partsuf e designata dal termine "Torah". Cioè, se l'uomo imprime all'osservazione fisica di un comandamento un orientamento spirituale e che, facendo questo, riceve dentro di sé, nel suo egoismo riparato, la luce della Torah, unisce in sé due mondi.

Osservando i comandamenti in questo mondo, l'uomo deve definire ancora ciò che vuole ottenere per mezzo di ciò che osserva. L'osservazione puramente automatica non permette la progressione spirituale, ma pone spiritualmente l'uomo al "livello inanimato". Solo l'intenzione, in funzione della sua intensità e del suo orientamento, introduce l'uomo nel mondo spirituale e definisce il suo grado spirituale e l'intensità della sua percezione della luce spirituale, del Creatore. "Un comandamento senza intenzione e un corpo senza anima", cioè, si trova spiritualmente al livello inanimato.

Insegnare l'intenzione giusta costituisce l'oggetto ed il compito della Kabbalah, e la ragione per la quale rappresenta la parte nascosta della Torah, perché ogni uomo e solo a conoscere la sua intenzione, e nessuno altro. Talvolta, l'uomo stesso non può definire precisamente le sue intenzioni.

Nella sua fase iniziale, l'insegnamento della Kabbalah e basato sullo studio dell'uomo, sul modo di definire le sue vere intenzioni. L'uomo finisce per prendere coscienza del suo egoismo e della vera natura del suo desiderio di provare del piacere senza alcun pensiero per gli altri né considerazione dell'opinione né del desiderio degli altri.

All'inizio della sua progressione spirituale, l'uomo non comprende perché si alza la mattina presto, studia, partecipa ai colloqui. Lo fa inconsapevolmente. È solo dopo, quando il Creatore si rivela a lui, che comincia a prendere coscienza che e stato portato ad agire cosi, e tutto diventa chiaro.

I mondi non esistono senza l'uomo che ne ha la percezione. Solo l'uomo, con la sua percezione di uno o l'altro dei frammenti della loro luce infinita ed uniforme, chiama il frammento che percepisce il "suo mondo."

All'inverso, tutti i gradi dei mondi sono allo stato latente nell'uomo. Si tratta delle gradazioni della sua conoscenza dello spirituale che corrisponde all'acquisizione progressiva, grado dopo grado, delle conoscenze che superano i limiti del nostro mondo.

L'uomo e un punto egoista nella creazione che deve maturare per progredire spiritualmente. Solo la maturazione, il punto nel cuore dell'uomo che si apre, corrisponde all'incitamento iniziale, tutti gli altri atti ne conseguono.

Siamo mossi solamente dal desiderio di provare del piacere a tutti i livelli del nostro sviluppo. Questo desiderio e designato dal termine "klipa" (pelle, scorza) perché questa forza protegge l'uomo finché non e giunto ad uno stadio di sviluppo tale che desidera togliere da sé questa pelle per accedere al frutto. Il frutto, e la klipa riparata, il desiderio di dare senza ritorno, di fare piacere, come il Creatore.

La klippa e una forza spirituale. Il corpo spirituale della klippa si costituisce, proprio come un corpo spirituale puro, di una testa e di un corpo. La testa della klippa e designata dal termine "conoscenza", ed il corpo con "l'azione di ricevere". La "testa" di un corpo spiritualmente puro e chiamata "fede al di sopra della conoscenza", ed il "corpo" e chiamato "l'azione di dare senza ritorno."

Solo lo studio assiduo può fare portare fuori l'uomo dagli stati in cui affonda senza poter far niente. Lo studio quotidiano purifica i pensieri, incita al movimento nella giusta direzione.

Il vino simboleggia la luce di "Chokmah", la luce della vita. Per sottolineare che riceviamo questa luce della vita per mezzo di uno schermo, diciamo "lechaim" affinché la luce che ci giunge c'illumina a nome della vita, affinché questa luce non sia ricevuta in modo scorretto nei desideri non riparati, ciò che farebbe sparire la luce ed apparire la "morte spirituale."

 

Domanda: Ci sono delle cattive domande, delle domande inutili?

No, se c’è una domanda, ciò significa che c’è un desiderio alla ricerca della sua soddisfazione, questa domanda ha il diritto di esserci. Per quanto riguarda la risposta, e più complicato. Non è possibile fornire una risposta chiara a causa delle differenze di percepire tra chi ha posto la domanda e chi può rispondere. In modo generale, non esistono risposte alle domande. Ciascuno deve rispondere da solo alle proprie domande.

Se un uomo prova delle inquietudini spirituali, ciò significa che i legami personali lo collegano al Creatore, legami ancora poco chiaramente sentiti, ma dei legami. Nessun altro che lui deve saperlo, d'altronde lui stesso non comprende bene ciò che gli arriva.

Il mondo spirituale e solamente il desiderio di ricevere e lo schermo, masakh che gli è opposto. La presa di decisione nel kli si effettua o a partire da un desiderio (kli egoista), o a partire dal masakh (keli spirituale che dà senza ritorno), o a partire dalla loro fusione (kli spirituale che riceve).

L'uomo deve sforzarsi di analizzare tutto cio che gli arriva, di accettare tutti gli avvenimenti come un mezzo per progredire spiritualmente. Non esiste nessuna ricetta, in ogni caso particolare, l'uomo deve lui stesso sapere ciò che può e ciò che non può fare, in ogni caso particolare, tutti i suoi sforzi e mettendo in applicazione tutti i metodi indicati dai nostri maestri per risolvere ogni questione.

Quando l'uomo vede che dopo avere provato tutto, non può uscire allora dal suo piccolo universo, dal suo egoismo, solleva le braccia e grida verso Dio chiedendogli dell'aiuto. L'egoismo odora allora di morte e comincia a gridare. E solamente in questa situazione senza uscita che il Creatore aiuta l'uomo perché questo e allora pronto ad accettare l'aiuto del Creatore.

Riusciremo tutti a realizzare il "gmar tikun", il perfezionamento della riparazione, giungeremo tutti alla nostra radice "nell'ein sof", volente o nolente. In anticipo verso la riparazione finale, verso la fine di questo mondo, dell'esistenza egoista, indipendentemente dal nostro desiderio. La nozione di "fine del mondo" nel linguaggio quotidiano e radicalmente differente dal suo vero senso in Kabbalah.

Lo studio delle vere sorgenti può accelerare la nostra progressione verso lo spirituale e può darci la possibilità di vivere lo spirituale in questa vita. Questa strada e chiamata strada della Torah. La progressione può farsi anche in ogni modo con le sofferenze, seguendo le rivoluzioni dell'anima, il risultato e identico.

La strada della Torah non significa diminuire le sofferenze o cercare di sfuggirle, non e ciò che muove chi progredisce secondo questa via. L'uomo trasforma le sofferenze indotte dal piacere egoista insufficiente procurato dagli oggetti di questo mondo, in sofferenze dovute all'assenza di spirituale e, per fatto, diminuisce il tempo del suo percorso verso lo scopo.

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